provincia.tn.it, 15 novembre 2025
“Il dibattito sulla funzione della pena e sulle condizioni detentive resta di drammatica attualità. In Trentino non possiamo relegarlo a Spini di Gardolo perché chiama in causa tutti, istituzioni e società”. Così il vicepresidente della Provincia autonoma di Trento, Achille Spinelli, intervenendo stamattina al convegno “Emergenza carcere a 50 anni dalla legge di riforma dell’Ordinamento penitenziario”, in corso oggi e domani presso il Palazzo di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Trento. Il vicepresidente ha ricordato quindi come la Provincia, pur non avendo competenza specifica sulla materia, che resta in capo allo Stato, intervenga nelle carceri nella gestione della sanità penitenziaria e, attraverso la stipula di convenzioni con il Ministero della Giustizia, nel reinserimento sociale e lavorativo dei detenuti tramite la realizzazione di importanti servizi di supporto e percorsi di formazione.
di Augusto Goio
vitatrentina.it, 15 novembre 2025
A cinquant’anni dalla legge che avrebbe dovuto umanizzare il carcere e renderlo luogo di rieducazione, gli istituti penitenziari italiani restano sovraffollati, in sofferenza e ancora lontani dallo spirito della Costituzione. Lo hanno rimarcato i primi interventi che hanno aperto, questa mattina nella sala conferenze Fulvio Zuelli al Palazzo di Giurisprudenza, il convegno “Emergenza carcere a 50 anni dalla legge di riforma dell’Ordinamento penitenziario”, che oggi (14 novembre) e domani si propone di riaccendere il dibattito pubblico sul tema del carcere e della pena. Il convegno è promosso dalla professoressa Antonia Menghini, già Garante dei diritti dei detenuti della Provincia autonoma di Trento e docente di Diritto penale alla Facoltà di Giurisprudenza di UniTrento, con Elena Mattevi, ricercatrice di Diritto penale presso lo stesso Dipartimento, in collaborazione con la Camera Penale di Trento.
di Andrea Aliverti
malpensa24.it, 15 novembre 2025
“È bene che la politica ne parli, ma è ora di fare qualcosa di concreto per le carceri”. È il cappellano della Casa circondariale di Busto Arsizio, don David Maria Riboldi, a sferzare la platea della tavola rotonda su “Carcere e Lavoro” organizzata da Azione a villa Calcaterra ieri sera, 13 novembre. “Lo Stato spende 3,8 miliardi per la gestione delle carceri, se li spendesse per le cooperative sociali che fanno progetti di reinserimento si farebbe molta più sicurezza - le parole di don David - ad esempio nella cooperativa La Valle di Ezechiele, su 35 persone occupate in cinque anni solo una è tornata a commettere reati”. Lo ricorda anche Sonia Serati, consigliere comunale di Gallarate: “La recidiva è stimata attorno al 70% per chi esce dal carcere ma scende al 2% tra chi segue progetti di reinserimento”.
di Fulvio Stumpo
laprovinciacr.it, 15 novembre 2025
Con il cappellano del Beccaria un viaggio nel mondo della devianza minorile: “Se in carcere vince il più forte è un fallimento. Bisogna parlare e capire. I social ingannano”. “Sei finito qui, ma non sei finito”. Don Claudio Burgio, cappellano del carcere minorile ‘Cesare Beccaria’ di Milano, accoglie così i ragazzi che finiscono in istituto. Un’accoglienza che non è solo un augurio, ma un programma, reale e concreto, di rieducazione per chi ha sbagliato. “Così come prevede la nostra Costituzione”, ha detto il sacerdote, intervenuto stamattina al convegno nel Salone dei quadri, nell’ambito delle celebrazioni per gli 80 anni della Costituzione, una serie di incontri voluti dal prefetto Antonio Giannelli, un progetto coordinato dalla professoressa Giusy Rosati.
diocesiprato.it, 15 novembre 2025
Una amicizia nata dal superamento di una tragedia, avvenuta quattordici anni fa. Nuova tappa del cammino di conoscenza e approfondimento sul tema “giustizia riparativa” promosso dalla Caritas diocesana di Prato. Domani, sabato 15 novembre, alla Biblioteca Lazzerini, è in programma un convegno dedicato a questa esperienza di riparazione e riconciliazione, aperto a tutti gli interessati. La prima parte sarà dedicata al racconto di una testimonianza. Saranno presenti Claudia Francardi e Irene Sisi, protagoniste di un percorso davvero esemplare e significativo. Una notte di quattordici anni fa, vicino a Grosseto, un’auto con quattro amici reduci da una festa viene fermata da una pattuglia dei carabinieri. Matteo Gorelli, uno dei giovani, reagisce con violenza aggredendo i militari.
di Giulio Cavalli
Il Domani, 15 novembre 2025
Il report, diffuso dopo lunghe verifiche, certifica la reazione eccessiva delle forze dell’ordine davanti al tentativo di “un piccolo gruppo” di forzare il cordone di sicurezza, tra “uso eccessivo della forza” e “fermi senza base giuridica”. L’uso di gas lacrimogeni senza preavviso, di idranti “a distanza ravvicinata” e le manganellate non “hanno rispettato i protocolli di necessità e proporzionalità”. La questura dà una versione opposta. A Udine, il 14 ottobre, la manifestazione nazionale contro la partita Italia-Israele e la normalizzazione del genocidio a Gaza è diventata un laboratorio di versioni contrapposte.
di Paolo Dimalio
Il Fatto Quotidiano, 15 novembre 2025
Canapa sativa Italia: “Finalmente il chiarimento definitivo”. I giudici Ue valuteranno se le leggi italiane siano conformi al diritto Ue. I giudici amministrativi sottolineano dubbi sul divieto “indipendentemente dal livello di thc”. Mentre proseguono i sequestri agli agricoltori della canapa, il Consiglio di Stato porta sul tavolo della Corte di Giustizia europea il bando alla cannabis light. I magistrati lussemburghesi potrebbero spazzare via il divieto del fiore della canapa introdotto dall’articolo 18 del decreto Sicurezza, ma per il verdetto dovremo attendere un paio d’anni. Con l’ordinanza pubblicata il 12 novembre, i giudici amministrativi hanno chiesto ai colleghi europei di valutare se la normativa italiana sia coerente con le leggi europee.
di Sergio D’Elia e Roberto Rampi
L’Unità, 15 novembre 2025
Di fronte all’orrore del 7 ottobre è come se in Israele l’idea tremenda della vendetta abbia preso il sopravvento sulle idee di giustizia e libertà, di vita del diritto per il diritto alla vita, che sono quelle che hanno fatto la differenza in un mondo dove dominano regimi ingiusti e illiberali, che profanano la vita e il diritto. Si affaccia ora anche lo spettro della pena di morte, l’idea del contrappasso e del castigo anche nella giustizia. In nome di Abele lo Stato diventa Caino. L’unico parlamento pluralista e democratico in una terra senza parlamenti degni di questo nome, vota la ripresa della pena capitale. Ma solo per i palestinesi che si sono macchiati le mani di sangue israeliano. Caino non è il fratello ebreo di Abele, è il fratello musulmano che ha ucciso l’ebreo. È la rivalsa dello Stato etnico, siamo a un passo vicino al basso più profondo che oltrepassa la dimensione già abissale dello Stato etico, padre padrone della vita dei suoi cittadini.
di Don Mattia Ferrari
La Stampa, 15 novembre 2025
Dall’inizio del 2025 negli Usa è iniziato un programma di deportazioni di massa. Le operazioni si svolgono ovunque. Dai dati ufficiali a fine settembre risultavano detenute presso la Immigration and Customs Enforcement (Ice) 59.762 persone, di cui il 71,5% non aveva alcuna condanna penale. Altre 181.210, famiglie e singoli individui, risultavano ufficialmente sotto controllo nel programma Alternatives to Detention (Atd). A fine ottobre risultavano deportate più di 527.000 persone, mentre circa 1,6 milioni avevano lasciato gli Usa formalmente in modo volontario.
di Giacomo Talignani
La Repubblica, 15 novembre 2025
A Belém prevista una gigantesca manifestazione per la città. Sale la tensione sul tema sicurezza, l’esercito all’interno della Cop. Intanto, a rilento, proseguono i negoziati. La risposta all’inazione si chiama Marcha Global Unificada por la Justicia climatica. Oggi, 15 novembre, per le strade di Belém in Brasile, dove è in corso la Cop30, un fiume di persone di ogni provenienza e colore marcerà per la città per chiedere più giustizia climatica, la fine immediata dei combustibili fossili, maggiore partecipazione e più diritti per i popoli indigeni nella gestione delle terre. Ci saranno contadini, pescatori, famiglie, agricoltori, centinaia di rappresentanti dei popoli indigeni dell’Amazzonia, ma anche i vari movimenti globali per il clima, come i giovani di Fridays For Future. Sarà una gigantesca onda, si spera una festa, che punta ad attirare l’attenzione del mondo sui negoziati che, mai come prima, quest’anno a Belém dovranno fornire risultati concreti. E sarà anche la prima volta, dopo tre anni di Cop in petrol-stati, dove la società civile tornerà a farsi sentire in maniera così massiccia. In parte, il grido d’aiuto della società - come quello di popoli indigeni e attivisti - ha già sconvolto il grande vertice sul clima del Brasile.
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