di Virginia Piccolillo
Corriere della Sera, 29 ottobre 2025
Il ministro: basta con l’aggressività. Un caso le parole su Garlasco. Medita di prendere la parola oggi in Aula il ministro Carlo Nordio. Per difendere la sua riforma costituzionale sulla separazione delle carriere che domani vedrà il via libera definitivo dagli ultimi attacchi piovuti ieri in Senato. Scuoteva la testa il titolare della Giustizia ieri, dai banchi del governo di Palazzo Madama, mentre il dem Alfieri accusava: “Umilia la magistratura”. L’M5S Elisa Pirro rincarava: “È un cavallo di Troia per riorganizzare il potere giudiziario e assoggettare il pm al potere esecutivo”. E l’Avs Ilaria Cucchi chiosava: “Il governo sta piegando la Costituzione a una democratura”. Un poco sollevato solo dalla difesa di Carlo Calenda: “La riforma libera la magistratura dalla dipendenza dalle correnti”. E rivolto al Pd: “Questa riforma era nelle tesi dell’Ulivo. Avete cambiato idea su tutto per seguire l’M5S”. Rumori, proteste in un’aula semivuota.
di Mario Lavia
linkiesta.it, 29 ottobre 2025
Toni sobri e niente invettive, così il No alla separazione delle carriere diventa un atto di buon senso più che di battaglia politica. Schlein evita lo scontro frontale con Meloni e archivia, per ora, le parole incendiarie di Amsterdam. A un certo punto nella sala Koch del Senato, un’aula grande che era mezza vuota dove ieri mattina si è riunita l’assemblea dei gruppi parlamentari del Partito democratico, è risuonata una frase un po’ sinistra: “Si prega i signori passeggeri di allacciare le cinture di sicurezza”. Non era un messaggio politico, che peraltro sarebbe risultato consono alla situazione, ma la voce uscita dal collegamento da remoto della senatrice Tatjana Rojc che si trovava in volo. Risate per stemperare un clima descritto come abbastanza preoccupato. Già, che fare di fronte al referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati? Scontata l’indicazione per il No. Ma come darla? Con quale messaggio politico? Perché come al solito non la pensano esattamente tutti allo stesso modo.
di Conchita Sannino
La Repubblica, 29 ottobre 2025
Nordio: “Il referendum non sia su Meloni. Intercettazioni porcheria, farò la riforma”. Parodi (Anm): “Se perdo lascio”. C’è il Nordio uno che picchia sui magistrati e riapre il fronte delle intercettazioni, e c’è il Nordio due che “supplica” gli ex colleghi di “non essere aggressivi” e di non trasformare il referendum “in un Meloni sì-Meloni no”. Ma a pesare politicamente sulla giornata è invece un pacatissimo La Russa che fa spallucce rispetto alla riforma della giustizia che spaccherà il Paese, fino al referendum. “Io ero per questa legge, ma in fondo già oggi è difficile il passaggio tra pm e giudici”. Insomma: “Non so se il gioco valeva la candela”, esita la seconda carica dello Stato. Un colpo indigesto, per via Arenula. E per non pochi alleati.
di Edmondo Bruti Liberati
La Stampa, 29 ottobre 2025
Con il voto al Senato il Ddl Meloni/Nordio “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte Disciplinare” viene approvato nel testo depositato il 13 giugno 2024, senza che ne sia mutata una virgola. Dopo un momento di disponibilità verso modifiche, si è andati alla “blindatura”. Il percorso di riflessione che il Costituente aveva proposto la revisione è stato di fatto vanificato. La legge sarà pubblicata in Gazzetta Ufficiale, ma l’entrata in vigore, non essendo stata raggiunta la maggioranza dei due terzi, rimane sospesa all’esito del referendum che si preannuncia.
di Luca Sablone
Il Riformista, 29 ottobre 2025
“Alta Corte e sorteggio terrorizzano le toghe, basta strapotere”. L’ex pm di Mani Pulite: “Il Csm non giudicherà più sé stesso” ma “la maggioranza non commetta errori di comunicazione o la riforma rischia di saltare per sempre”. Affluenza? “Dobbiamo spiegarlo ai cittadini. Anche io l’ho spiegato a mia sorella di 90 anni, che ha fatto la terza elementare”. Sì alla separazione delle carriere, no alla “giustizia domestica” e allo strapotere del Consiglio superiore della magistratura. Il voto favorevole al referendum arriva da chi meno te lo aspetti: Antonio Di Pietro. L’ex pm simbolo di Mani Pulite sostiene la riforma che sta agitando il mondo togato.
di Alberto de Sanctis
Il Riformista, 29 ottobre 2025
Abbiamo chiesto ad Andrea Mirenda, componente del CSM, cosa ne pensa della riforma costituzionale nella parte in cui prevede il sorteggio dei membri togati. La magistratura associata è indignata all’idea che i componenti del Consiglio Superiore della Magistratura siano sorteggiati. Prima di conoscere la sua opinione, le chiedo un po’ provocatoriamente di raccontarci la sua esperienza. Per quale ragione è stato sorteggiato, visto che oggi i componenti sono di regola eletti?
di Coordinamento camere panali calabresi
Il Dubbio, 29 ottobre 2025
Non è vero che l’Anm ha lasciato solo Gratteri: lo ha lasciato indisturbato. Abbiamo ascoltato con attenzione le dichiarazioni del Procuratore di Napoli Nicola Gratteri, che ha invitato ANM alla compattezza contro la separazione delle carriere, paventando il rischio che dietro la riforma vi sia il disegno di “controllare il pubblico ministero” e di “normalizzare la magistratura”.
di Giulia Ghirardi
fanpage.it, 29 ottobre 2025
Un detenuto è stato trovato senza vita nel carcere di Bollate, alle porte di Milano. “Il detenuto ha inalato del gas. È un metodo che viene utilizzato con un doppio scopo: sballarsi o togliersi la vita. Ma ancora non si sa quale fosse l’intento”, spiega Luigi Pagano, Garante dei detenuti di Milano. La procura di Milano ha aperto un’indagine per ricostruire l’esatta dinamica dell’accaduto. All’alba di ieri mattina, martedì 28 ottobre, un detenuto di 43 anni è stato trovato senza vita nel carcere di Bollate, alle porte di Milano. “Il detenuto ha inalato del gas. È un metodo che solitamente viene utilizzato con un doppio scopo: sballarsi o togliersi la vita”, ha spiegato a Fanpage.it Luigi Pagano, Garante dei detenuti di Milano. Sul caso la procura di Milano ha aperto un’indagine per ricostruire l’esatta dinamica dell’accaduto e così accertare la ratio alla base del gesto.
di Nicola Palma
Il Giorno, 29 ottobre 2025
Si chiamava Youssef, era nato in Marocco, aveva 43 anni e gliene mancavano meno di 3 da scontare per tornare in libertà. Era detenuto a Bollate dal 2022 per un cumulo di condanne pari a 6 anni per furti e rapine. Fine pena: 2028. È morto ieri notte sull’ambulanza che lo stava trasportando in ospedale, a circa un’ora dall’allarme lanciato dai compagni di cella attorno alle 23.30. Gli agenti della penitenziaria lo hanno immediatamente soccorso, ma purtroppo i tentativi di rianimarlo si sono rivelati vani. Il fortissimo odore di gas percepito dalle guardie all’interno della stanza ha fatto immediatamente sospettare che l’uomo abbia inalato gas dal fornelletto da campeggio utilizzato dai reclusi per cucinare.
di Stefano Brogioni
La Nazione, 29 ottobre 2025
Da quasi un mese il giudice ha disposto la scarcerazione dal carcere di Sollicciano, tramutando la sua detenzione in arresti domiciliari con il braccialetto elettronico. Ma da quel 1 ottobre, giorno in cui la corte d’appello ha accordato la trasformazione della misura cautelare, non è ancora arrivata la disponibilità da parte della Fastweb per l’applicazione del dispositivo.
- Firenze. Un convegno per fare il punto sulla salute mentale in carcere
- Mantova. “Spazio Extra”: un progetto educativo e creativo per i giovani detenuti del carcere
- Bologna. La pallavolo in carcere: per vincere al di là del muro
- Busto Arsizio. Liberamente Sportivi: presentato il progetto alla Casa circondariale
- “Il silenzio di Moussa”, per cambiare la cura della salute mentale nelle carceri










