di Davide Lerner
Il Domani, 13 ottobre 2025
Venti leader - compresi Meloni e Macron - attesi al vertice di Sharm el Sheikh per la firma del piano per la Striscia. Presiederà Al-Sisi con a fianco il tycoon. I miliziani: “Il disarmo? In questi termini è inaccettabile”. In mattinata il discorso del presidente Usa alla Knesset. La visita fulmine di Donald Trump in Israele ed Egitto nella giornata di lunedì 13 ottobre corrisponde alla transizione dalla fase uno della sua road map, spettacolare ed immediata nella sua esecuzione, a capitoli che si preannunciano più tortuosi ed accidentati del processo di pace.
di Fulvio Fulvi
Avvenire, 12 ottobre 2025
Dall’inizio dell’anno 66 detenuti si sono tolti la vita: una tendenza peggiore del 2024, quando si toccò il picco di 91 decessi. Ma preoccupa anche l’abuso di droghe: a San Vittore 2 morti in 12 ore per sospetta overdose. Non si ferma l’onda lunga dei suicidi in carcere. Un interminabile supplizio. Dall’inizio dell’anno ad oggi hanno raggiunto quota 66. L’ultimo, nella Casa circondariale di Verona Montorio: un detenuto di 51 anni di origini albanesi è stato trovato impiccato lunedì pomeriggio nella sua cella. Tre giorni prima il Tribunale del Riesame aveva rigettato la sua richiesta di rilascio: era accusato di maltrattamenti in famiglia. È il terzo caso nel carcere scaligero dall’inizio dell’anno, dopo i due del marzo scorso e i quattro del 2024.
Il Pescara, 12 ottobre 2025
Una riflessione sul ruolo del carcere nei casi di persone con malattie psichiatriche. È quella che fa Monia Scalera, garante dei detenuti della Regione Abruzzo, parlando del femminicidio di Lettomanoppello. “Il tragico femminicidio di Lettomanoppello impone una riflessione profonda e urgente sul sistema penale e sul modo in cui la società si prende cura o, spesso, non si prende cura, di chi manifesta fragilità psichiche gravi”, scrive Scalera.
di Giovanni Bianconi
Corriere della Sera, 12 ottobre 2025
Quando compare sul maxischermo del videocollegamento, il ministro della Giustizia esordisce con le identiche parole di due anni fa, al precedente congresso di Area democratica, stessa platea di “toghe rosse” o presunte tali: “Mi è venuto in mente quello che De Gasperi disse alla Conferenza di Parigi dopo la guerra: “Qui dentro tutto sembrerebbe ostile tranne la vostra personale cortesia”; spero che non sia così”. Due anni fa la riforma costituzionale che separa le carriere di giudici e pubblici ministeri e divide in due l’organo di autogoverno era un annuncio del governo e una minaccia per i magistrati; oggi è cosa (quasi) fatta, in attesa dell’ultimo imminente passaggio legislativo al Senato e del referendum confermativo previsto in primavera.
Una riforma che “non affronta i problemi della giustizia”, conferma ora lo stesso Carlo Nordio alle assise genovesi di Area, raccogliendo così l’unico applauso a parte quello finale di buona educazione. Per il resto, il Guardasigilli ripete che l’autonomia e l’indipendenza delle toghe (tantomeno dei pm) non sono a rischio; che la riforma è conseguenza legittima e necessaria del processo penale accusatorio; che era nel programma elettorale e il governo ha il diritto di farla. Affermazioni che lasciano indifferenti non solo i magistrati progressisti, ma pure quelli delle altre correnti venuti a ribadire la contrarietà alle modifiche costituzionali.
di Gilda Maussier
Il Manifesto, 12 ottobre 2025
Preoccupa il voto popolare. Il ministro della Giustizia interviene sulla riforma al V congresso dei magistrati di Area democratica. L’Anm: “La nostra battaglia non è contro qualcuno ma in difesa della Costituzione”. “Nessun intento punitivo verso la magistratura”; “sappiamo che abbiamo idee molto diverse e molto chiare ma questo non significa arrivare a uno scontro frontale”. In vista del referendum sulla riforma costituzionale per la separazione delle carriere dei magistrati (manca solo l’ultimo via libera del Senato), il ministro della Giustizia Carlo Nordio tenta di attutire lo scontro con l’opposizione e con i suoi ex colleghi magistrati. E usa un tono quasi adulatorio, quando ipotizza che “se dovesse passare la riforma non è detto che non ci sia possibilità di collaborazione sulle leggi attuative” e “sul potenziamento delle risorse”. D’altronde, la platea a cui si rivolge il Guardasigilli è quella del V congresso di Area democratica per la giustizia in corso a Genova. È un tentativo, ma a giudicare dalla reazione delle toghe di AreaDg, ieri Nordio non ha proprio fatto breccia in cuori e menti.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 12 ottobre 2025
Il vicepresidente del Csm: “Spero che le correnti tornino a essere dei centri culturali di visione del modello di magistrato nella società anziché degenerare in luoghi di spartizione di posti e di potere”. “È vero che l’aspetto della separazione delle carriere non deve essere valutato come assolutamente risolutivo per il sistema giustizia. Detto questo, non credo che la separazione delle carriere, qualora approvata, sarà di eventuale pregiudizio per i cittadini”. “Faccio presente - ha aggiunto - che in tutti i Paesi del mondo che hanno un processo accusatorio è prevista la separazione delle carriere, così in Germania, in Svezia, in Canada, in Portogallo.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 12 ottobre 2025
La prima presidente della Corta di Cassazione spiega perché secondo lei la riforma della giustizia ha “solo un valore simbolico, nessuna utilità concreta”. “L’opinione pubblica ha diritto di essere informata”, premette Margherita Cassano, prima presidente della Corte di Cassazione. Ma, aggiunge: “Ancora non ha compreso niente di questo argomento, che è squisitamente tecnico”. La magistrata, con 45 anni di carriera alle spalle, smonta punto per punto la riforma costituzionale che introduce la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. “È una riforma che non garantirà ciò sulla base del quale viene giustificata. Si dice che servirà a rendere più efficace la giustizia, ma sono due piani completamente distinti”.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 12 ottobre 2025
L’intervento del presidente del Cnf al congresso di AreaDg a Genova, dove sono intervenuti anche Nordio, Schlein, Conte e Magi. Quello che si sono detti lo sanno solo loro ma Elly Schlein (leader del Pd), Cesare Parodi (Presidente Anm), Giovanni Zaccaro (Segretario di Area) e Rocco Maruotti (Segretario Anm) si sono ritagliati circa dieci minuti di colloquio privato (foto esclusiva del Dubbio) tra loro al termine dell’intervento della Segretaria dem al congresso di AreaDg in corso a Genova.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 12 ottobre 2025
Secondo il giurista il referendum sarà una sfida all’ultimo voto in cui (quasi) “tutto” è concesso. Eppure c’è qualche rischio. Professor Giorgio Spangher, secondo lei la campagna referendaria sulla separazione delle carriere sarà caratterizzata da un dibattito sul merito o si andrà oltre? È difficile che una campagna referendaria non vada oltre il merito, peraltro la materia è molto tecnica. Il problema è che si deve vendere un prodotto ai cittadini. E non a caso entrambi gli schieramenti, in primis Anm e Ucpi, si stanno avvalendo di comunicatori professionisti per cercare i giusti messaggi e slogan. “Voi pensate veramente che la riforma della separazione migliori la giustizia?” “Avete paura che i magistrati saranno condizionati dall’Esecutivo?”. Ci saranno profili sui quali si cercherà di emozionare gli elettori: pensiamo solo alla diffusione della serie tv su Enzo Tortora. Ognuno farà al meglio la sua parte.
di Umberto Maiorca
perugiatoday.it, 12 ottobre 2025
Il procedimento davanti al Tribunale di Sorveglianza dura dieci mesi in più del dovuto e al detenuto spettano 600 euro di risarcimento. Il Ministero della Giustizia, però, ricorre alla Cassazione e la decisione viene trattenuta per stabilire un precedente giudiziario. La vicenda nasce da un reclamo presentato da un detenuto a maggio 2019 e conclusosi solo a marzo 2022 dopo circa due anni e dieci mesi. Il detenuto, invocando la legge Pinto, chiedeva un risarcimento per il ritardo accumulato. La Corte d’appello di Perugia, con decreto monocratico, accoglieva la richiesta, liquidando un indennizzo di 600 euro, dopo aver equiparato il procedimento di sorveglianza a un “appello”, fissando in due anni la durata ragionevole. Con uno sforamento di dieci mesi, il diritto al risarcimento era stato riconosciuto.
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