di Ezio Baldari
eunews.it, 9 ottobre 2025
Un’infrazione avviata nel 2021 ne genera una seconda che si aggiunge alla prima. Nel mirino leggi nazionali mai cambiate. Magistrati onorari e giungla contrattuale, l’Italia non ha adeguato il proprio ordinamento e adesso scatta il deferimento alla Corte di giustizia. La Commissione europea ha concesso almeno quattro anni per risolvere un problema fin qui mai risolto, e l’Italia ha pure beneficiato del ‘fattore Draghi’: nel 2022 una lettera di messa in mora supplementare ha di fatto ritardato il processo di infrazione avviato nel 2021, ma poi niente è stato fatto, e allora la decisione di procedere per le vie legali.
di Luigi Ferrarella
Corriere della Sera, 9 ottobre 2025
“Nessun intento punitivo, solo routine”. È un caso la richiesta arrivata dal ministero della Giustizia sulle adesioni allo sciopero del 3 ottobre. Il ministero della Giustizia ha chiesto ai dirigenti di tutti gli uffici giudiziari italiani di “comunicare a questo ministero il numero di magistrati eventualmente aderenti, e la percentuale di adesione per distretto, allo sciopero indetto” il 3 ottobre dalla Cgil e da Usb dopo l’abbordaggio israeliano alle barche italiane della Global Sumud Flotilla, “nonché di comunicare alle sole ragionerie territoriali competenti il nominativo dei magistrati che hanno partecipato allo sciopero, allo scopo di effettuare la dovuta ritenuta stipendiale”.
di Simona Musco
Il Dubbio, 9 ottobre 2025
Il report della nona commissione del Csm: “La novità legislativa non è in contrasto con i principi di autonomia e indipendenza”. L’adozione dei test psicologici per i magistrati non appare in conflitto con i principi di autonomia e indipendenza della magistratura, purché sia garantita la trasparenza del processo, la protezione dei dati e la possibilità di ricorso in caso di esito negativo.
di Angela Stella
L’Unità, 9 ottobre 2025
Intervista al segretario di Area democratica per la giustizia, la corrente di sinistra delle toghe, alla vigilia del V congresso: “Non facciamo opposizione, abbiamo il dovere di spiegare i rischi della riforma”. Le carceri? “Oggi la pena è fuori dalla Costituzione, servono provvedimenti clemenziali”. I diritti e la giurisdizione: se ne parla a Genova dove Area democratica per la giustizia ha programmato il suo V congresso da venerdì 10 a domenica 12. Ne parliamo con il Segretario, Giovanni Zaccaro.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 9 ottobre 2025
Oggi alla Camera la relazione che salva i ministri dall’indagine: “Agito per interesse pubblico, c’era il rischio di rappresaglie”. La strada incerta per scudare Bartolozzi: si va verso il conflitto d’attribuzione. Sono due le partite che si giocano stamattina alla Camera sul caso Almasri. Una si sa già come va a finire: la maggioranza voterà la relazione del forzista Pietro Pittalis e alzerà lo scudo parlamentare contro la richiesta d’autorizzazione a procedere per il sottosegretario Alfredo Mantovano, il ministro della Giustizia Carlo Nordio e il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. L’altra, invece, è più incerta: per Pittalis la volontà di procedere per via ordinaria contro la capa di gabinetto di via Arenula Giusi Bartolozzi - indagata per false informazioni rese ai pm - “determina un pregiudizio concreto alle prerogative costituzionali della Camera” ai sensi della legge sui reati ministeriali. In altre parole, lo scudo andrebbe esteso anche a lei.
di Luigi Mastrodonato
Il Domani, 9 ottobre 2025
“Spostare l’attenzione sulla vita delle vittime è utile a chi vuole proteggere presunti comportamenti illegali della polizia”. Ilaria Cucchi ha presentato sul caso un’interrogazione. Franca Pisano, la madre di Igor: “Rendere pubbliche le foto del corpo è stata una decisione dolorosa. Ma dopo oltre tre anni di inerzia da parte delle istituzioni non abbiamo avuto scelta. Spero questo possa aiutarci a ottenere la verità sulla morte di mio figlio. Il silenzio di questi anni e stato assordante”. La vicenda del decesso di Igor Squeo durante un intervento di polizia a Milano, raccontata su Domani, finisce in Parlamento.
di Dalia Ismail
Il Fatto Quotidiano, 9 ottobre 2025
Il suo, come denuncia l’avvocato Giuseppe Romano dei Giuristi Democratici, “è un vero e proprio processo alla resistenza palestinese in Cisgiordania”. Da sabato 4 ottobre Anan Yaeesh, cittadino palestinese detenuto nel carcere di Melfi, ha iniziato uno sciopero della fame. Lo ha fatto - spiega il Comitato Free Anan - “in solidarietà con le mobilitazioni italiane per la Palestina, in particolare con quella di Roma dello stesso giorno, quando oltre un milione di persone è sceso in piazza contro il genocidio del popolo palestinese, e per riaffermare i propri diritti violati”. Un processo che, come denuncia l’avvocato Giuseppe Romano dei Giuristi Democratici, “è un vero e proprio processo alla resistenza palestinese in Cisgiordania”.
di Lucia Sforza
ecaserta.com, 9 ottobre 2025
Si indaga sulle responsabilità e sulla gestione della struttura: la vittima è un 60enne del Casertano deceduto per un trauma cranico. Un grave episodio di violenza avvenuto all’interno della Rems (Residenza per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza Sanitaria) di San Nicola Baronia ha avuto un tragico epilogo. Un uomo di sessant’anni, detenuto psichiatrico originario della provincia di Caserta, è deceduto presso l’ospedale Moscati di Avellino a seguito di un’aggressione brutale. L’episodio risale al 29 settembre, quando l’uomo è stato colpito ripetutamente da un altro paziente, di 40 anni, con violenti calci e pugni alla testa, riportando un gravissimo trauma cranico.
di Paolo Marino
Libertà, 9 ottobre 2025
La procura chiede gli arresti domiciliari per un agente e due assistenti di polizia penitenziaria. Ma il gip rigetta la richiesta. La vicenda è quella della morte di Wajdi Hella, detenuto tunisino di 27 anni, impiccatosi in una cella del carcere di via delle Novate nella notte tra il 29 e il 30 dicembre 2024. Secondo il pubblico ministero Antonio Colonna il decesso poteva essere evitato e per questo ha indagato i tre poliziotti per omicidio colposo (ipotizzando che l’esito fatale potesse essere prevedibile e che siano stati violati i doveri nell’adempimento di una funzione pubblica) e di falso commesso da pubblico ufficiale, aggravato dall’intenzione di occultare il reato di omicidio colposo.
di Andrea Zanello
La Stampa, 9 ottobre 2025
Si è aperta l’udienza preliminare: sono accusati delle devastazioni del novembre 2024. Sono 23 i detenuti imputati per la rivolta partita in carcere a Vercelli il 19 novembre del 2024. A vario titolo sono tutti accusati di devastazioni e lesioni. Ieri in tribunale a Vercelli si è aperta l’udienza preliminare: in un caso è già stata avanzata una proposta di patteggiamento. Ma pare che sia la volontà di tutti gli imputati quella di affrontare il giudizio passando da riti alternativi. Si deciderà durante la prossima udienza, in calendario a fine mese. A sostenere l’accusa è il sostituto procuratore Francesco Condomitti. La maggior parte dei detenuti imputati è stata trasferita in altre carceri: alcuni subito dopo gli episodi di violenza partiti poco più di un anno fa a Billiemme. Quattro agenti della polizia penitenziaria erano dovuti ricorrere a cure mediche. Nessuno di loro però si è costituito parte civile, così come l’avvocatura di Stato in rappresentanza dell’istituto penitenziario.
- Catania. Il Convegno “Riparare e ricostruire: esperienze ed idee dentro e fuori dal carcere”
- Palermo. Dalla condanna per omicidio alla laurea con lode a 70 anni
- Avellino. Fare ginnastica per ritrovare umanità e dignità: la novità per le detenute
- Premio “Carlo Castelli”, il dibattito sul distacco del reo dal proprio delitto
- “Le Porte della Speranza”. Riparte con l’arte l’impegno del Vaticano per i detenuti










