di Alberto Cisterna
Il Sole 24 Ore, 8 ottobre 2025
Cronaca di una sfida senza coraggio. È stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 233 del 7 ottobre 2025 la legge 3 ottobre 2025, n. 148, recante la conversione del decreto legge 8 agosto 2025 n. 117, che reca “Misure urgenti in materia di giustizia”. La legge 148/2025 costituisce una sorta di alambicco destinato a distillare soluzioni di lungo periodo per l’apparato giudiziario italiano che vanno, quindi, ben oltre l’intento del Governo di porre rimedio al ritardo nel raggiungimento degli obiettivi del PNRR entro il 30.6.2026.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 8 ottobre 2025
I berlusconiani: prima il sì definitivo alla legge così com’è, le variazioni possono trovare spazio in altri provvedimenti. Clima tesissimo ieri durante una riunione dei deputati di maggioranza della commissione Giustizia di Montecitorio, allargata alla presidente della commissione Antimafia Chiara Colosimo, al viceministro Francesco Paolo Sisto e al sottosegretario Andrea Delmastro. Secondo diverse fonti parlamentari, sarebbero risuonate urla, e più di qualcuno avrebbe abbandonato il tavolo prima del termine della discussione. Pomo della discordia: la proposta di legge sui limiti ai pubblici ministeri nel sequestro degli smartphone.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 8 ottobre 2025
Il documento del centrodestra: Nordio, Piantedosi e Mantovano hanno agito per difendere “interessi dello stato costituzionalmente rilevanti”, tutelando la vita e l’incolumità degli italiani presenti in Libia. Critiche al Tribunale dei ministri. Sul caso Almasri i ministri Nordio, Piantedosi e il sottosegretario Mantovano hanno agito per difendere “interessi dello stato costituzionalmente rilevanti”, tutelando la vita e l’incolumità degli italiani presenti in Libia sui quali, secondo quanto segnalato dai servizi segreti, pendevano minacce di atti ostili da parte della Rada Force, cioè la milizia guidata proprio da Almasri. Sarà questo il punto centrale della relazione, predisposta da Pietro Pittalis (FI), che la maggioranza presenterà in Aula giovedì mattina in occasione del voto sull’autorizzazione a procedere chiesta dal Tribunale dei ministri nei confronti di Nordio, Piantedosi e Mantovano. Nella relazione non mancheranno critiche molto dure proprio nei confronti della magistratura.
di Giulio Cavalli
Il Domani, 8 ottobre 2025
Il ministro Matteo Piantedosi ha definito l’arma “uno strumento di dissuasione più sicuro dell’arma da fuoco”. Ma il vademecum operativo redatto dal Viminale nel 2018 non contiene limiti vincolanti su durata, frequenza o zone di mira. In più le linee guida non sono state mai aggiornate. Lunedì 6 ottobre, alle otto e mezza del mattino, i carabinieri sono intervenuti in via Nicola Fornelli, nel quartiere Chiaia di Napoli, per una lite domestica. L’uomo coinvolto, Antony Ehogonoh Ihaza, 35 anni, nato a Napoli da genitori nigeriani, era in stato di forte agitazione, secondo i primi verbali “nudo e in preda a crisi psicomotoria”.
di Luigi Mastrodonato
Il Domani, 8 ottobre 2025
La procura ha chiesto una seconda archiviazione per la morte di Igor Squeo. I consulenti della famiglia: “Schiacciato a terra, scomparsa la pistola elettrica”. Igor Squeo non è morto per overdose da cocaina. Ne sono convinti i familiari e ne sono convinti i medici che hanno redatto l’ultima relazione tecnica sulle cause del suo decesso. La storia risale al 12 giugno 2022 e riguarda un 33enne che morì per arresto cardiocircolatorio nel corso di un intervento di polizia nel suo appartamento di Milano. Sin dall’inizio il pm ha sposato la tesi dell’intossicazione da sostanza stupefacente e per questo ha chiesto l’archiviazione, a cui la legale della famiglia, Ilaria Urzini, ha fatto opposizione. Ora è arrivata una nuova richiesta di archiviazione, nonostante i molti punti che non tornano in questa storia.
di Luigi Mastrodonato
Il Domani, 8 ottobre 2025
“Il caso di Igor Squeo ne richiama altri del passato, casi che sembravano chiusi e che invece hanno portato alla luce violenze delle forze dell’ordine”, dice il sociologo di A buon diritto. Al fianco della famiglia Squeo, a sostenere la battaglia per la verità, c’è l’associazione A buon diritto. Il presidente è Luigi Manconi, che a Domani spiega le anomalie della morte di Squeo, che sono sovrapponibili a quelle emerse in tanti altri casi simili.
di Katiuscia Guarino
Il Mattino, 8 ottobre 2025
La vittima di 59 anni del Casertano, è morto ieri nel reparto di rianimazione dell’ospedale Moscati di Avellino, dove era stato ricoverato in seguito a un violento pestaggio avvenuto all’interno della Rems (Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza) di San Nicola Baronia. L’aggressione risale a lunedì 29 settembre. Secondo una prima ricostruzione, l’uomo sarebbe stato brutalmente colpito da un altro ospite della struttura, un 32enne con problemi psichiatrici.
di Luca Marino
La Stampa, 8 ottobre 2025
La garante dei detenuti Diletta Berardinelli: “Il lavoro in carcere è un fattore determinante per il reinserimento nel tessuto sociale dei detenuti”. Uscire dal carcere dovrebbe significare ricominciare, ma come si può ricominciare se nessuno ti dà una possibilità? Il sistema è pensato per punire, non per rieducare. Daniele è un ex detenuto. Il nome è di fantasia. Così denunciava 10 anni fa in uno studio del 2017 del dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Torino. E oggi la situazione non è cambiata. Lavorare è essenziale per rientrare in società dopo il carcere, ma è una possibilità remota per molti ex detenuti.
youtg.net, 8 ottobre 2025
A renderlo noto è Maria Grazia Caligaris, presidente dell’associazione Socialismo diritti e riforme, che tramite un comunicato denuncia la forte carenza di personale del settore all’interno della struttura penitenziaria. “È a rischio la continuità assistenziale dei detenuti con patologie psichiatriche e tossicodipendenze nella Casa Circondariale di Cagliari-Uta. È urgente un’integrazione del personale anche per evitare che la situazione possa degenerare”, spiega Caligaris. Nonostante gli sforzi da parte dei sanitari nel carcere, come spiegano dall’associazione, per migliorare la qualità dei servizi, la carenza di personale rischia di creare apprensione tra i familiari dei detenuti.
di Nicolò Delvecchio
Corriere del Mezzogiorno, 8 ottobre 2025
“Il meccanismo è semplice: ogni detenuto che arriva a Gorgona, lavora. E tutta l’isola va avanti grazie ai detenuti, che fanno funzionare la comunità in cui si trovano”. Giuseppe Renna, leccese di 62 anni, è dall’aprile 2023 il direttore del carcere di Gorgona, struttura che occupa l’intera superficie della più piccola isola dell’arcipelago toscano. Ex vicedirettore del carcere di Lecce, da sette anni è in Toscana e in questo tempo ha girato diversi istituti della regione, trovando a Gorgona il migliore esempio pratico del concetto di “rieducazione del condannato”. E lì, sull’unica isola-carcere d’Europa, i detenuti contribuiscono a produrre un vino che costa anche 180 euro a bottiglia.
- Pisa. “Giustizia in carcere”: dibattito al Settembre Sangiulianese
- Genova. Teatro Necessario da 20 anni dà forma alla riabilitazione dei detenuti attraverso il teatro
- Ivrea (To). “Vorrei portare fuori le canzoni composte con i detenuti”
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- Sprint sul fine vita per “anticipare” il rebus Consulta










