di Mauro Bazzucchi
Il Dubbio, 19 settembre 2025
La riforma della giustizia diventa ufficialmente la bandiera del centrodestra e la vetrina della sua unità. Con il voto di ieri alla Camera in terza lettura, la separazione delle carriere è ormai pronta per arrivare davanti agli italiani. Non essendo stato raggiunto il quorum dei due terzi dei componenti in seconda deliberazione (come prevede l’articolo 138 della Costituzione), sarà il referendum a decidere, trasformando una vittoria parlamentare in un pronunciamento popolare. Formalmente manca ancora un ultimo voto al Senato, Giorgia Meloni e l’intera maggioranza sono già con la testa rivolta al referendum. Non si tratta di un semplice adempimento costituzionale: sarà una prova di forza politica, una sorta di test generale per le elezioni del 2027.
di Massimo Franco
Corriere della Sera, 19 settembre 2025
La gazzarra alla quale si è assistito ieri in Parlamento è un cattivo presagio. Non solo e non tanto per la riforma della giustizia in sé, sulla quale esistono posizioni opposte e tutte legittime. A portare a riflettere è la prospettiva che quel clima rissoso venga replicato nel Paese nella campagna per il referendum. Già il fatto di darlo per scontato perché la maggioranza sapeva che non avrebbe ottenuto i due terzi dei voti favorevoli ha indebolito qualunque volontà di dialogo con le opposizioni; e ha radicalizzato preventivamente i due fronti. In più, presentarla come una vittoria postuma di Silvio Berlusconi rischia di connotarla come una rivalsa sulla magistratura: anche se solo su quella “politicizzata”, che pure esiste.
di Riccardo De Vito
Il Manifesto, 19 settembre 2025
Alla Camera arriva il via libera alla “seconda lettura conforme” del disegno di legge di riforma della giustizia. Manca l’ultima votazione del Senato e poi sarà il momento del referendum oppositivo previsto dalla Costituzione. La discussione uscirà dalle aule del Parlamento per andare, come si diceva una volta, in mezzo al popolo. C’è da auspicare che quel tempo arrivi presto. Inutile sperare che dal secondo giro al senato arrivi qualcosa in più del clima rissoso che si è visto ieri alla camera: il testo della revisione costituzionale è stato blindato dall’accordo tra i partiti di maggioranza e non sarà l’ultimo esame del Senato a consegnarci un dibattito centrato e trasparente.
di Gabriella Cerami
La Repubblica, 19 settembre 2025
Giustizia, ci sarà il referendum costituzionale: ecco come sono andati i quattro precedenti. In attesa della quarta e ultima lettura al Senato, è già sicuro che si dovrà tenere la consultazione popolare per approvare o respingere la riforma che prevede la separazione delle carriere tra pm e giudici. Sarà il quinto referendum costituzionale. Nel 2026 si andrà al voto per approvare o respingere la riforma che prevede la separazione delle carriere tra pm e giudici, approvata in terza lettura alla Camera.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 19 settembre 2025
Il segretario generale dell’Anm, Rocco Maruotti, critica la separazione delle carriere usando argomentazioni che nella sostanza, come ha fatto Davigo, delegittimano proprio la magistratura. Più ci si avvicina all’approvazione finale della riforma sulla separazione delle carriere e più sembra diventare chiaro che al centrodestra, per vincere il referendum, converrà far parlare i magistrati da soli, lasciando che le loro affermazioni, sempre più assurde, siano ascoltate dall’opinione pubblica. Sono le toghe, infatti, i nemici peggiori della propria categoria. La conferma, dopo le dichiarazioni incredibili di Piercamillo Davigo (secondo cui, con la riforma in vigore, i pm cominceranno a fare accertamenti patrimoniali nei confronti dei giudici che assolvono troppo, così terrorizzandoli), giunge dalle esternazioni di Rocco Maruotti, nientemeno che segretario generale dell’Associazione nazionale magistrati.
di Simone Canettieri
Il Foglio, 19 settembre 2025
Il ministro dopo il sì della Camera: “A ottobre l’ultimo passaggio in Senato”. Il centrodestra vuole fare la prima mossa per mobilitare gli italiani e frenare i comitati del no. Anm in testa. “Ottobre e marzo”. Dopo il penultimo sì del Parlamento alla riforma della giustizia - con tanto di bagarre in Aula fra maggioranza e opposizione - Carlo Nordio con un discreto senso dell’umorismo si fa largo fra i cronisti: “Per la cronaca di chi ritiene che sia dedito all’alcolismo, vado a festeggiare questa bellissima giornata con uno spritz”. Al bancone della buvette di Montecitorio, che è il suo Café Procope, il ministro della Giustizia indica appunto ottobre come mese per l’ultimo sì alla riforma in Senato, prima che la manovra dalle commissioni approdi in Aula, e marzo come possibile periodo per il referendum confermativo. Sempre Nordio fa capire, mentre sorseggia il suo aperitivo con il viceministro Paolo Sisto e la capo di gabinetto Giusi Bartolozzi, che sarà il governo a cavalcare la battaglia referendaria. E non a subirla. Tuttavia la faccenda non è semplice, come sembra.
di Irene Famà
La Stampa, 19 settembre 2025
Il ministro: “Se politicizzeranno la consultazione e vinciamo noi, per loro sarà un’umiliazione”. Il Guardasigilli è soddisfatto. Per lui, quei 243 “sì” alla riforma costituzionale della giustizia rappresentano “il coronamento di un impegno decennale” e ora la strada gli pare tutta in discesa. Forse per etichetta, forse per scaramanzia, a una possibile vittoria al referendum gira intorno. In un primo momento mormora: “La maggioranza schiacciante verrà confermata”.
di Gian Domenico Caiazza
Il Dubbio, 19 settembre 2025
L’approvazione in terza lettura della riforma dell’ordinamento giudiziario è ovviamente una buona notizia per chi attende da essa l’allineamento dell’Italia a tutte le più importanti democrazie occidentali. Gli avversari di questa riforma sono abili nel caricarla di significati ideologici che, semplicemente, non le appartengono. Sono piuttosto loro che dovrebbero spiegare ai cittadini la ragione per la quale l’Italia dovrebbe rimanere pressoché l’unico Paese del mondo democratico con un processo penale di tipo accusatorio e un ordinamento giudiziario a carriere unificate. Siamo nella mesta compagnia di Romania, Turchia e Bulgaria; perché la Francia ha sì le carriere unificate, ma in perfetta coerenza con il suo sistema processuale di tipo inquisitorio: l’eccezione che conferma la regola.
di Giovanni Maria Jacobazzi
Il Dubbio, 19 settembre 2025
Su 500 posti disponibili per smaltire l’arretrato civile, arrivate circa 200 domande. Incentivi economici insufficienti, dubbi sul giudice naturale. Sono scaduti ieri i termini per la presentazione della domanda per partecipare alla maxi ‘ task force’ chiamata a smaltire, facendo udienza solo da remoto, i processi civili pronti per la decisione ed attualmente pendenti che rischiano di non far raggiungere gli obiettivi del Pnrr. Da quanto ha potuto apprendere Il Dubbio da fonti qualificate di piazza Indipendenza, su 500 posti disponibili le domande pervenute al Consiglio superiore della magistratura sarebbero state meno della metà, circa 200.
di Andrea Pasqualetto
Corriere del Veneto, 19 settembre 2025
Ieri il padre di Giulia Cecchettin ha commentato l’episodio del pestaggio in carcere: “Una cosa che non mi fa sentire felice”. Ci pensa, ci spera. È una speranza che corre su un filo sottilissimo che lega lui, Filippo Turetta, il carnefice, a Gino Cecchettin, il padre della vittima dell’atroce delitto, Giulia. Si chiama giustizia riparativa, un approccio diverso di espiazione della pena introdotto in Italia nel 2022 dalla riforma Cartabia che prevede il coinvolgimento diretto delle parti attraverso un percorso di pace e di ascolto e di riconoscimento della vittima e ha come fine la compensazione del danno causato.
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