di Giuseppe Caporale
La Repubblica, 31 gennaio 2015
Grazie ad un pasticcio all'italiana, tra pochi mesi il mostro di Foligno sarà libero. Ventuno anni dopo il brutale omicidio di due bambini, Simone Allegretti, 5 anni e Lorenzo Paolucci, 12 anni, il 3 settembre prossimo Luigi Chiatti uscirà dal carcere. Il serial killer che rapiva e seviziava i ragazzini della città umbra, nel 1994 era stato condannato a due ergastoli in primo grado, ma in appello aveva ottenuto un sconto di pena: 30 anni di reclusione per seminfermità mentale.
Da quel momento in poi per lui sono scattati una serie di altri bonus. Nel 2006 ha ottenuto il beneficio dell'indulto (tre anni) e ora gli ulteriori sconti previsti dalla legge Gozzini (sei anni) gli spalancheranno definitivamente le porte del penitenziario di Prato. Il giorno della sua scarcerazione definitiva il presidente del tribunale di Sorveglianza di Firenze, Antonietta Fiorillo, dovrà comunque emettere un parere sull'attuale pericolosità sociale di Chiatti.
Ma anche dovesse ritenerlo ancora una minaccia, non potrà disporre il ricovero in un ospedale psichiatrico giudiziario, perché ad aprile queste strutture pubbliche saranno definitivamente abolite. E non è tutto: al ministero della Salute vige il caos su come gestire la transizione. Nessuna regione italiana infatti ha attivato - come invece era previsto - le nuove strutture d'accoglienza: le R.e.m.s., residenze per l'esecuzione di misure di sicurezza, che in base alla nuova norma saranno di competenza delle Asl.
Ed è probabile che nell'attesa saranno le case di cura private ad accogliere - previa gara d'appalto - i malati criminali. Almeno per qualche anno. Comunque, d'ora in poi saranno gestiti non più come detenuti, ma come pazienti. Senza polizia penitenziaria e sorveglianza, ma solo attraverso l'attività dei medici. "La liberazione di Chiatti è il risultato di un pasticcio dietro l'altro del nostro sistema giudiziario" commenta amaro l'avvocato Giovanni Picuti, legale dei genitori delle vittime. "Nessuno oggi può dirci cosa accadrà, dove andrà. Tornerà a Foligno a vivere con i genitori? Il tribunale stabilirà una vigilanza?
Siamo amareggiati e sconcertati. Eppure - ricorda il legale - contestammo tutto da subito. Prima lo sconto a 30 anni per la seminfermità: per noi era evidente che Chiatti era lucido, consapevole delle sue azioni, altro che matto. Per capirlo è sufficiente leggere i file del suo computer dove annotava i pedinamenti dei bambini di Foligno. Poi provammo ad opporci anche al beneficio dell'indulto. Ma è stato sempre tutto inutile. E ora, c'è anche la beffa dell'assenza di strutture idonee". Il sindaco di Foligno, Nando Mismetti, non nasconde la preoccupazione.
"La sola notizia della liberazione rischia di scatenare il panico in città - spiega - la comunità ha vissuto un grave trauma. Ricordo che per mesi qui i bambini non uscivano più da soli... Ci fu chi assoldò la polizia privata. Quei crimini furono tanto efferati quanto inspiegabili...". E quando il primo cittadino cita la comunità, non dimentica i genitori di Chiatti. "Anche quella famiglia è stata distrutta - spiega - Ermanno, il padre, oggi ha oltre novant'anni. Lui all'epoca della tragedia era un medico di famiglia con quattromila mutuati. Praticamente aveva in cura buona parte della città. Anche per lui e sua moglie è stato un shock".
E promette: "Chiederemo chiarezza su questa vicenda al ministro della Giustizia Andrea Orlando. La città non merita di soffrire ancora. La gravità delle sue azioni non ci consente di far finta di nulla". E c'è chi, invece, vuole incontrare il mostro di Foligno prima che esca definitivamente dal carcere. Si tratta del padre del piccolo Lorenzo Paolucci, seviziato e ucciso nella casa di montagna dei Chiatti, a Casale. "Devo parlargli - spiega Luciano Paolucci.
Voglio capire se davvero è pentito di ciò che ha fatto, se è guarito. Dubito che in carcere l'abbiano curato. Io l'ho perdonato, perché lui da bambino fu violentato, come è emerso dagli atti del processo. Ma credo che scarcerarlo dopo appena 21 anni sia molto pericoloso. Lo stesso Chiatti confidò a una guardia carceraria alcuni anni fa: non fatemi uscire altrimenti colpirò ancora. L'agente penitenziario venne pure a testimoniare in aula.
E poi ci sono le lettere che di recente ha scritto ad un ex detenuto, Sergio, suo compagno di cella e pedofilo pentito, dove racconta alcuni sogni che fa... Sempre sui bambini". Paiono cauti gli avvocati Guido Bacino e Claudio Franceschini, legali del serial killer che quando gli inquirenti gli davano la caccia lasciava messaggi nelle cabine telefoniche di Foligno firmandosi, lui stesso, "il mostro". "Chiederemo una perizia per valutare il suo stato di salute. Quello che sappiamo è che in questi anni il ragazzo si è messo a studiare e a sostenere esami all'università di Firenze che è convenzionata con il carcere". E ora, a 46 anni, Luigi Chiatti è pronto a uscire.
di Fiorenza Sarzanini
Io Donna, 31 gennaio 2015
È vero che la giustizia è ormai in uno stato di grave difficoltà e i tribunali sono ingolfati, ma certo suscita perplessità la lista dei reati che rischiano di fatto di essere depenalizzati con il provvedimento approvato a metà dicembre dal governo. Il disegno di legge, per il quale è stata chiesta al Parlamento una corsia preferenziale, prevede la possibilità di "archiviare per tenuità del fatto tutti i reati sanzionati con una pena detentiva non superiore nel massimo a 5 anni o con una sanzione pecuniaria, prevista da sola o in aggiunta al carcere".
L'obiettivo è certamente giusto, visto che le nuove norme mirano ad alleggerire il carico di lavoro, privilegiando invece quei fascicoli dove i cittadini hanno subito un danno ingente. Però viene da chiedersi in base a quale criterio si sia deciso di non escludere dall'elenco violazioni odiose come la corruzione di minori, gli atti persecutori, le percosse, l'incesto, il gioco d'azzardo, ma anche la corruzione, l'abuso d'ufficio e altri illeciti commessi da pubblici ufficiali. Il provvedimento dà alla parte lesa la possibilità di presentare opposizione e comunque lascia aperto un eventuale giudizio civile per il risarcimento del danno.
Ma questo non appare comunque sufficiente a garantire le persone danneggiate. Molto meglio sarebbe stato, ed è auspicabile che sia il Parlamento a provvedere, tenere fuori i reati più gravi, quelli che destano grande allarme sociale.
Redattore Sociale, 31 gennaio 2015
Ieri l'incontro interregionale dei Garanti in vista degli Stati generali sul sistema carcerario che si svolgeranno a primavera. I reclusi sono passati da 1.225 nel 2012 a 869. La capienza regolamentare è pari a 812. Gli stranieri sono passati da 483 a 388 (-19,7%)
Si è aperto ieri mattina nelle Marche il seminario "Ri-Visitare le carceri", l'incontro interregionale dei Garanti dei detenuti promosso dall'Ombudsman delle Marche in preparazione degli Stati generali sul sistema carcerario che si svolgeranno a primavera. Un'occasione per fare il punto della situazione sulla detenzione nelle carceri marchigiane, dove le ultime disposizioni normative su droghe leggere o immigrazione hanno contribuito a migliorare la situazione diminuendo l'afflusso dei detenuti.
Secondo i dati del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria la popolazione carceraria, infatti, diminuisce del 18,9% e i detenuti presenti negli istituti di pena marchigiani (dato aggiornato al 31 dicembre 2014) sono 869. Il dato, per il terzo anno consecutivo, conferma la tendenza al calo della popolazione detenuta, passata dai 1225 reclusi del 2012, ai 1072 del 2013, con un' ulteriore diminuzione del 18,9% (- 203 detenuti) nel 2014. Questo trend è confermato anche a livello nazionale, con un - 14,3% dei reclusi in Italia.
Gli stranieri sono passati da 483 a 388 (-19,7%). Nell'insieme il totale (869) è di 57 unità al di sopra della capienza regolamentare dei sette istituti di pena marchigiani, pari a 812 detenuti. Scontano una condanna definitiva 591 reclusi, mentre 278 sono in attesa di un giudizio finale. Il carcere di Pesaro è quello con il maggior numero di detenuti, 237, nonostante nell'ultimo anno la popolazione a Villa Fastiggi sia calata del 24%. Segue quello anconetano di Montacuto, 191, Fossombrone, 148, e Ascoli Piceno 119. Dal punto di vista delle attività trattamentali, sono 58 i progetti finanziati dalla regione Marche, con finanziamenti pari a 338.650 euro.
Durante il seminario sono emerse novità anche per quanto riguarda il quadro sanitario: nel 2014 sono stati registrati 253 casi di autolesionismo, di cui 102 solo a Montacuto. Il 30% dei reclusi è tossicodipendente (261), il 14% è affetto da Epatite C (119), il 24% manifesta patologie psichiatriche (211) e il 38% segue una terapia psicotropa (334).
Nel 2014 sono stati aperti 204 fascicoli dal Garante dei detenuti delle Marche e rispetto al 2013, anno in cui le pratiche sono state 129, l'aumento è stato pari al 58%. Si sono svolti 428 colloqui tra gli operatori dell'Ufficio del Garante, tre funzionari e il Garante, e i ristretti. Nel 2013 sono stati 170, 125 nel 2012 e 110 nel 2011. L'obiettivo dell'incontro è stato quello di definire un quadro aggiornato sulla situazione dei penitenziari, con un'attenzione particolare alle relazioni affettive e familiari dei detenuti.
www.regione.sardegna.it, 31 gennaio 2015
Integrato l'avviso per la concessione dei contributi in favore delle associazioni e cooperative per azioni finalizzate a sostenere la presa in carico delle persone soggette a provvedimenti penali (detenuti, ex detenuti e soggetti a misure alternative) attraverso l'attuazione di percorsi riabilitativi e di interventi alternativi alla detenzione. Le integrazioni riguardano:
- i criteri di accesso per i beneficiari nella parte relativa all'iscrizione nei registri generale del volontariato, delle associazioni di promozione sociale o all'albo regionale delle cooperative istituiti presso la Regione;
- le modalità di presentazione del progetto nella parte attestante l'iscrizione nei registri e all'albo.
L'Assessorato dell'Igiene e sanità, inoltre, ha prorogato al 27 febbraio 2015 la data di scadenza per la presentazione dei progetti.
Ricordiamo che le associazioni, oltre ad essere iscritte nei vari registri o albo, dovranno avere sede operativa in Sardegna e operare nell'ambito dell'accoglienza e dell'inclusione sociale e socio lavorativa di persone sottoposte a misure restrittive e in favore di minori entrati nel circuito penale con prescrizioni a carico. In particolare, questi i destinatari delle azioni:
- soggetti adulti che si trovano in esecuzione penale interna con possibilità di ammissione al lavoro all'esterno o alle misure alternative alla detenzione, in esecuzione penale esterna o sottoposti a misura di sicurezza non detentiva e soggetti che hanno concluso l'esperienza di esecuzione penale sia detentiva che non o una misura di sicurezza non detentiva, da non più di cinque anni;
- minori sottoposti a provvedimenti penali e a misure di sicurezza non detentiva nonché i fuoriusciti dal circuito penale da non più di due anni.
I progetti dovranno essere presentati tramite raccomandata con ricevuta di ritorno o agenzia di recapito autorizzata al seguente indirizzo:
Assessorato regionale dell'Igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Direzione generale delle politiche sociali. Servizio programmazione ed integrazione sociale. Via Roma - 253 - 09123 Cagliari. La domanda e la relativa documentazione, firmate digitalmente, potranno pervenire alternativamente tramite posta elettronica certificata all'indirizzo:
di Damiano Aliprandi
Il Garantista, 31 gennaio 2015
È la nona vittima tra i detenuti dall'inizio dell'anno, cinque si sarebbero tolti la vita. Rita Bernardini: "non è vero che l'emergenza è finita"
In carcere si continua a morire impiccati. Giovedì pomeriggio, gli agenti della polizia penitenziaria del carcere palermitano del Pagliarelli, hanno rinvenuto il corpo di un detenuto di 26 anni impiccato con un lenzuolo nella cella in cui era in isolamento.
Il ragazzo si chiamava Ciro Carrello ed era in attesa di giudizio. Era stato arrestato a novembre nell'ambito di una inchiesta sui favoreggiatori del boss Matteo Messina Denaro che coinvolse anche il marito della nipote del padrino latitante. Per lui l'accusa era di rapina, aggravata dall'avere favorito Cosa nostra. Insieme a un gruppo di complici derubò un deposito della Tnt di Campobello di Mazara di proprietà di una ditta riconducibile a Cesare Lupo, uomo d'onore fedelissimo dei boss Graviano.
Il suicidio di Ciro però non convince nessuno, e nemmeno gli inquirenti che lo avevano arrestato. Al pm Carlo Marzella, che lo ha arrestato a novembre, Carrello avrebbe cominciato a raccontare i particolari di una serie di colpi eseguiti da una banda che farebbe capo ai clan. E sembrerebbe che il ragazzo, proprio per questa sua decisione di collaborare, avrebbe ricevuto messaggi di avvertimento del tipo: "Pensa alla tua famiglia!". Come è da prassi, la magistratura ha disposto l'autopsia sul corpo del detenuto. Il sistema carcerario d'altronde è fatto su misura per poter simulare con tutta tranquillità una impiccagione.
Questo perché i suicidi oramai sono all'ordine del giorno e fino ad ora non c'è mai stata una verità processuale sulle morti sospette in carcere. Alla fine si archivia sempre tutto. Rimane comunque un giallo la morte di Ciro Carrello. E se risulterà un omicidio mascherato da suicidio, il sospetto di una talpa interna al carcere palermitano si farà sempre più concreto. Anche perché, ricordiamo, il ragazzo era in isolamento e quindi le uniche persone che possono stare in contatto con lui sono le guardie penitenziarie. E nel carcere palermitano aleggia tuttora il sospetto che alcune guardie possano essere corruttibili. Il 19 settembre scorso la procura di Palermo ha iscritto nel registro degli indagati cinque agenti di polizia penitenziaria in servizio nel carcere di Pagliarelli per la fuga - avvenuta a maggio - dell'ergastolano albanese Valentine Frokkaj, di 36 anni, di cui non si hanno più notizie.
Il reato ipotizzato è di procurata evasione. L'inchiesta è coordinata dai sostituti procuratori Daniele Paci e Caterina Malagoli. Bisogna capire se quel 7 maggio scorso la fuga dal carcere avvenne per un distrazione involontaria o per un accordo tra il detenuto e chi doveva vigilare. Il 7 maggio Frrokkaj era scappato dal Pagliarelli durante l'ora d'aria.
L'albanese, che stava scontando una condanna a vita per aver ucciso un suo connazionale nel 2007 a Brescia e non nuovo alle evasioni, aveva raggiunto il muro di cinta del penitenziario sul lato di viale Regione Siciliana e, con una corda fatta con dei lenzuoli, aveva agganciato un palo della luce e scavalcato la doppia recinzione. Poi è sparito nel nulla. Per acciuffarlo era partita una clamorosa caccia all'uomo con centinaia di agenti in strada ed elicotteri, ma non c'è stato nulla da fare.
In tutto questo - sempre nella regione Sicilia - si aggiunge anche il problema della mancata nomina del garante dei detenuti. A denunciare ciò sono stati i Radicali italiani - i quali parlano non solo di danno economico, ma anche di scarso senso civico -approfittando della recente inaugurazione dell'anno giudiziario a Catania.
"Abbiamo presentato una denuncia contro il presidente Crocetta alla Corte dei conti - aveva detto il segretario Bernardini - per danno erariale perché non solo si comporta in maniera illegale per non avere nominato il Garante dei detenuti, ma in più spende 500 mila euro l'anno per gli uffici di Catania e Palermo in cui i dipendenti si girano i pollici perché non hanno niente da fare". Poi la Bernardini aveva aggiunto: "In questi uffici addirittura, e questo è cosa gravissima, non aprono nemmeno le lettere di denuncia presentate dai detenuti. C'è un'omissione molto grave che va al di là del danno erariale".
Intanto con la morte di Ciro Carrello salgono così a 5 i detenuti che si sono tolti la vita nei primi giorni del 2015, per un totale di 9 decessi. Nove detenuti morti nel giro di 29 giorni, eppure per il ministro Orlando l'emergenza carceri è superata. Ed è sempre la segretaria radicale Rita Bernardini a smentire il guardasigilli: "Noi facciamo proprio il messaggio alle Camere dell'ex presidente della Repubblica fatto l'8 ottobre 2013 che è stato completamente ostracizzato. Il primo presidente della Cassazione Santacroce ha detto che l'emergenza carceri non è assolutamente finita e che occorre muoversi rapidamente e che non è possibile ulteriormente tergiversare. Esattamente il contrario di quello che ha detto il ministro della Giustizia Andrea Orlando, intervenendo subito dopo.
Ha detto che l'emergenza era finita e che in Italia era tutto a posto. Ma c'è anche un'altra emergenza denunciata dal Presidente della Repubblica, ed è la debacle della giustizia italiana con l'irragionevole durata dei processi". E spiega: "Quest'anno è accaduto qualcosa di singolare perché non hanno fornito i dati dei procedimenti penali pendenti. Non l'ha fatto il ministro Orlando relazionando alla Camera, non lo ha fatto il primo presidente della Cassazione che ha parlato solo dell'incredibile contenzioso giacente presso la Suprema corte, ma non ci ha detto cosa succede nei tribunali".
Poi sempre la Bernardini conclude: "E adesso ecco perché è importante l'opera dei Radicali italiani! In un Paese, se non funziona la giustizia, allora non funziona nulla perché mancano le regole minime per la convivenza sociale. Abbiamo uno Stato criminale condannato in sede europea per due motivi: l'irragionevole durata dei processi e il trattamento inumano è degradante nelle carceri". Sui cinque suicidi di quest'anno, due sono avvenuti proprio nel carcere di Pagliarelli. L'ultimo è di Ciro, l'altro riguarda il detenuto Massimiliano Alessandri ritrovato morto nel giorno di Santo Stefano. Di anni ne aveva 44, e anche lui fu ritrovato impiccato con un lenzuolo.
9Colonne, 31 gennaio 2015
Questa mattina a Perugia, presso il Nuovo Complesso Penitenziario di Capanne, il Lions Club Perugia Concordia consegnerà due cuccioli di cane Labrador, Mirto e Margot, a quattro detenuti che si occuperanno della loro socializzazione. Gli istruttori cinofili della Scuola per Cani Guida Lions di Limbiate formeranno i detenuti. "Accudendo i cuccioli nella prima fase della loro vita, i detenuti si sentiranno utili per i non-vedenti di cui gli animali diventeranno successivamente guida" si legge in una nota.
Il programma Prison Puppy Raiser (Far crescere un cucciolo in prigione) si ispira al programma statunitense Leader Dogs for the Blind, lanciato nel 2002 e che interessa oggi 6 case circondariali con importanti risvolti umani e sociali "in quanto i reclusi selezionati per il programma, una volta liberi, sono meno inclini ad essere coinvolti in situazioni illegali e sono molto motivati nel loro nuovo compito di educatori/formatori, sapendo che il ruolo da loro svolto in qualità di Puppy Raiser sarà determinante per la crescita equilibrata del cane".
Askanews, 31 gennaio 2015
Il Comune di Firenze e il Centro di Giustizia Minorile stanno completando un protocollo che prevedrà la realizzazione di alcuni interventi di riqualificazione urbana in cui saranno impegnati ragazzi, generalmente con precedenti penali, seguiti dai servizi sociali, o anche detenuti. Ad annunciarlo l'assessore all'Ambiente Alessia Bettini, nel corso dell'inaugurazione del giardino verticale su una parte esterna della stazione Leopolda.
La parete vegetale è alta circa quattro metri e larga venti. A realizzarla sono stati cinque ragazzi, con precedenti penali, seguiti dal Centro di Giustizia Minorile, per il progetto InThree sviluppato da Cgm, Comune di Firenze l'istituto di formazione Apab. Rispetto a quanto già realizzato, ad esempio, con le grandi aiuole di piazza Beccaria, la riqualificazione del giardino di via Maragliano, gli interventi alla scuola La Pira e il Bugs Hotel de Le Cascine, la novità odierna è introdotta proprio dal Comune di Firenze, che si appresta a siglare un protocollo col Centro di Giustizia Minorile.
Così l'assessore all'Ambiente del Comune di Firenze, Alessia Bettini: "Stiamo perseguendo con opere come questa una triplica funzione: dare a questi ragazzi la possibilità di una riqualificazione anche professionale, una risposta importante al decoro della città perché su una parte di cemento andiamo a mettere delle piante ornamentali, nonché una risposta seppur piccola all'inquinamento atmosferico perché questi rampicanti assorbono anche le polveri sottili. È una bellal opera di riqualificazione. Questo è il primo atto di altre iniziative che faremo sempre nel quartiere della Leopolda."
Quanto al protocollo di intesa, ha aggiunto Bettini, "lo stiamo scrivendo insieme al Cgm, fa parte di altre attività come a piazza Beccaria e al giardino di via Maragliano perché crediamo in questa duplice funzione di recupero sociale e recupero ambientale." In occasione dell'evento, alla presenza di Serena Aglietti, è stato consegnato un assegno (1000 cm x 50 cm) di 1.000,00 euro da spendere, come borsa lavoro della durata di un mese e mezzo, presso l'azienda Aglietti che si prenderà a carico il ragazzo che si è distinto per capacità e impegno.
Enrica Pini, funzionario del Centro Giustizia Minorile di Firenze, competente per la Toscana e l'Umbria, ha sottolineato:: "al momento abbiamo ragazzi affidati al servizio sociale minorenni della giustizia, in altre occasioni abbiamo avuto anche detenuti dell'istituto penale di Firenze. L'obiettivo della collaborazione con Apab e ora anche col Comune di Firenze è quello di dare la possibilità ai ragazzi di un riscatto rispetto al reato, e poi dal punto di vista pedagogico si può dare loro la possibilità di far vedere comunque che attraverso l'apprendimento di una professione si può avere una posizione dignitosa all'interno della società.
Sono per lo più extracomunitari coi quali stiamo facendo un lavoro a tutto tondo per il loro inserimento della collettività. In questo progetto sono stati cinque, in altri ne abbiamo avuto dieci." All'inaugurazione erano presenti anche Anna Mendolea, direttrice dell'Ufficio di Servizio Sociale per i Minorenni, Fiorenzo Cerruto direttore dell'Istituto penale per minorenni di Firenze e alcuni cittadini dei comitati del quartiere Leopolda-Paisiello.
www.siracusanews.it, 31 gennaio 2015
È stato presentato stamane al carcere di Augusta il primo corso per pizzaiolo, a cui parteciperanno detenuti che a breve termineranno di scontare la pena. La direzione del carcere ha accolto di buon grado la proposta del Rotary club di offrire un corso di quaranta ore, tenuto da grandi maestri pizzaioli Giuseppe Paolini, Vincenzo Perez, Daniele Ucciardo e Giorgio Sortino.
Quello del rapporto con la società civile, i club service, l'associazionismo è un must della casa di reclusione che attraverso i contributi di queste realtà cerca di sopperire alla scarsità di risorse pubbliche; l'iniziativa si aggiunge quindi a quelle già avviate con l'associazione del Buon Samaritano , con l'Inner Whell di Augusta ed a quelle che in un prossimo futuro ci si auspica di poter avviare con la fondazione Siracusa È Giustizia alla quale sono stati chiesti finanziamenti per attività oltre che in favore dei detenuti, anche del personale .
Nel presentare il corso, Paolini non ha nascosto l'emozione per l'ambientazione particolare in cui si svolge e ha auspicato che i dodici detenuti allievi possano trovare lavoro uscendo nei prossimi mesi dal carcere. L'esame finale consisterà nella preparazione di una pizza per tutti e cinquecento i detenuti della casa di reclusione.
www.campanianotizie.com, 31 gennaio 2015
Due internati dell'Opg "Filippo Saporito" hanno tinteggiato le stanze aperte al pubblico della locale stazione dei Carabinieri. Il progetto, nato da un protocollo d'intesa sottoscritto tra il Comune di Aversa e l'Opg, vuole consentire di svolgere ad alcuni internati un'attività lavorativa di pubblica utilità a favore della collettività come strumento rieducativo.
Questa mattina alla 'consegna dei lavorì presso la stazione dei Carabinieri ha partecipato il sindaco di Aversa Giuseppe Sagliocco, la direttrice della struttura penitenziaria Elisabetta Palmieri, il comandate della Polizia Penitenziaria dell'Opg Luigi Mosca, il direttore sanitario Angelo Russo e il ten. Col. Vittorio Carrara, comandante del reparto territoriale dei Carabinieri di Aversa.
"Con l'utilizzo di internati in lavori di pubblica utilità - ha detto il sindaco di Aversa Giuseppe Sagliocco - abbiamo dato vita una cultura di accettazione reciproca nella quale gli interessi dei singoli e della collettività possano coesistere non solo in maniera armonica, ma diano la possibilità di una soluzione positiva ed innovativa condivisa al bisogno di giustizia espresso dalla collettività e a quella di riscatto espresso dal singolo, nell'ottica della cosiddetta giustizia riparativa".
Gli internati che sono stati impiegati in lavori di pubblica utilità all'esterno, individuati secondo presupposti per i quali sussistano le condizioni per l'ammissione alle licenze per prestare attività di pubblica utilità, hanno lavorato con gioia all'imbiancamento delle sale. Soddisfatta dell'iniziativa la direttrice dell'Opg Elisabetta Palmieri che ha sottolineato come "questo progetto si inserisce nel più ampio programma di recupero, anche terapeutico, degli internati. Recupero dal punto di vista educativo e terapeutico che consente agli internati di avere un contatto con il mondo esterno anche in vista della loro uscita dalla struttura penitenziaria".
Entusiasta del lavoro svolto anche il Ten. Col. Vittorio Carrara, comandante del reparto territoriale dei Carabinieri di Aversa che ha espresso "soddisfazione per quest'esperienza che ha permesso di avvalerci della capacità di persone che stanno effettuando un percorso riabilitativo, e nel contempo fare qualcosa di utile perché sono stati tinteggiati i locali della Stazione dei Carabinieri aperti al pubblico". All'ingresso della stazione dei Carabinieri, inoltre, sono stati posizionati dei lavori degli alunni del Liceo artistico Giordano di Aversa realizzati nell'ambito del bicentenario della fondazione dell'Arma dei Carabinieri.
www.a-zeta.it, 31 gennaio 2015
Circa 150 studenti milanesi incontreranno mercoledì 4 febbraio i corsisti del carcere di Opera del progetto "Leggere Libera-Mente", che si occupa di biblioterapia con le persone detenute attraverso la lettura, la scrittura creativa, poetica, autobiografica e giornalistica.
Grazie all'associazione Cisproject-Leggere Libera-Mente, nell'ambito degli eventi di BookCity per le scuole organizzati dal Comune di Milano, l'incontro offrirà un'opportunità di confronto sul tema della lettura quale finestra aperta all'ascolto dell'altro, al confronto con storie diverse e uguali alla propria, che offre soluzioni nuove. In occasione dell'iniziativa sarà proiettato il film documentario "Levarsi la cispa dagli occhi", che narra la nascita e lo sviluppo di un progetto formativo e di recupero, attivato all'interno del carcere di Milano-Opera, a cui seguirà un dibattito.
"Siamo molto felici di poter discutere con i giovani il risultato del lavoro svolto a Opera con le persone detenute - dichiara Barbara Rossi di Cisproject - Leggere-Libera-Mente. In quest'ambito, la proiezione del film, dai forti contenuti emotivi, oltre che educativi, sarà importante per far capire come la lettura sia per tutti, e forse soprattutto per chi vive in una condizione di privazione della libertà, un'occasione di crescita personale e talvolta anche di riscatto, che permette di superare i propri errori per immaginare un futuro migliore. Con questa premessa il confronto con i giovani, che hanno proprio il difficile compito di costruire questo futuro, credo possa essere molto molto importante e stimolante".
Non da ultimo, il film e la possibilità di confronto tra persone libere di esprimersi, offre un'occasione importante per rivedere eventuali propri pregiudizi. Se il carcere è nell'immaginario comune il luogo del buio, del moderno "bau bau", se per la società è rassicurante pensare che "tutti i cattivi e tutto il male sia lì custodito", allora lanciare uno sguardo oltre il muro e farci i conti diventa un'importante occasione di crescita per tutti.
Chi volesse prenotarsi può scrivere a:
- Rossano (Cs): "Note di libertà" un'iniziativa dell'Istituto musicale "Donizetti" nel carcere
- Pesaro: l'Associazione "Bracciaperte" dona al carcere attrezzature per parrucchieria
- Ivrea (To): Osapp; ritrovato un cellulare, era nascosto nella cella di due detenuti romeni
- Milano: al via un corso su "Giovani e carcere", è organizzato dalla Caritas Ambrosiana
- Cosenza: anche quest'anno il laboratorio teatrale per i detenuti della Casa circondariale









