di Conchita Sannino
La Repubblica, 20 agosto 2025
Intervista al procuratore di Napoli: “Il malessere di reclusi e agenti è dovuto non solo alle case di pena stracolme ma anche al potere di personaggi che ormai lì dettano legge”. “Preoccupato? Certo che lo sono”. In particolare, per cosa? “E come si fa a non esserlo, di fronte alla situazione delle carceri? Basta entrarci e capisci”. Nicola Gratteri non rinuncia ai toni franchi. Il pm nato nella Locride e diventato nel mondo simbolo della lotta alla ‘ndrangheta, una vita sotto scorta, da due anni è procuratore a Napoli. I fatti dell’altra notte, l’evasione choc da Poggioreale, sono sulla sua scrivania: il carcere dista peraltro pochi metri dagli uffici dei pm.
cronachedelsannio.it, 20 agosto 2025
“I tragici accadimenti degli ultimi giorni, anche nella nostra città, accendono i riflettori su un’emergenza complessa e delicata come quella carceraria e come spesso succede gli stessi riflettori si spengono dopo qualche giorno lasciando le situazioni immutate. La consapevolezza della complessità e delicatezza del tema impone un approccio serio, realistico, lungimirante e propositivo. Che il detenuto sconti la sua pena per i reati commessi, estinguendo il debito con la giustizia è un principio imprescindibile. Punto focale, considerando sempre (e per noi questo non è secondario), che dietro ad ogni reato c’è una vittima e la sofferenza di una o più famiglie. In un paese democratico come il nostro, la Carta Costituzionale della Repubblica Italiana è la via maestra da seguire per evitare retoriche ideologiche”. Lo afferma il coordinamento sannita di Libera guidato da Michele Martino.
di Andrea Bucci
La Stampa, 20 agosto 2025
La decisione del tribunale di sorveglianza di Torino: sì ai domiciliari per un detenuto con patologie. “Nelle carceri piene aumenta la sofferenza”. Mentre fanno ancora discutere le dichiarazioni del ministro della Giustizia Carlo Nordio, secondo cui “non c’è alcuna correlazione tra sovraffollamento e suicidi nelle carceri”, il tribunale di sorveglianza di Torino si muove in direzione opposta con un’ordinanza “pilota” che, interpretando in modo estensivo la legge sull’ordinamento penitenziario, considera lo stesso sovraffollamento una ragione sufficiente per concedere la detenzione domiciliare a un condannato con malattie non gravi e curabili in carcere. Una decisione che tutela indirettamente anche il lavoro della polizia penitenziaria, oggi gravata da condizioni insostenibili. Il caso riguarda un uomo di 47 anni, affetto da obesità e cardiopatia ischemica cronica, detenuto nel carcere Lorusso e Cutugno di Torino dove sta scontando 4 anni e 10 mesi per rapine aggravate, resistenza a pubblico ufficiale e ricettazione.
torinoggi.it, 20 agosto 2025
Un’altra estate bollente per il carcere torinese, in tutti i sensi. In una settimana un detenuto si è tolto la vita e altri due sono stati salvati in extremis da due guardie carcerarie. Intanto, a livello regionale si infiamma il dibattito sulla figura del Garante delle persone private della libertà personale. Prima, la critica delle opposizioni sulla nomina della nuova Garante regionale Monica Formaiano, secondo loro troppo politica. Poi, l’attacco della destra al Garante Regionale uscente, Bruno Mellano, che non avrebbe dedicato attenzione alla figura degli agenti penitenziari. Il centrosinistra ha risposto che, per statuto, il Garante si deve occupare dei diritti dei detenuti e non degli altri soggetti che popolano il sistema carcerario, che ha comunque sempre tenuto in considerazione nei suoi rapporti.
L’Edicola del Sud, 20 agosto 2025
Dodici milioni di euro. È il budget a disposizione delle carceri pugliesi per l’avviamento di progetti di inclusione socio-lavorativa in favore dei detenuti. Tre milioni andranno al carcere di Bari. Lo ha annunciato, in occasione di una visita istituzionale nella casa circondariale del capoluogo pugliese, il senatore di Fratelli d’Italia e componente della commissione parlamentare Antimafia, Filippo Melchiorre. La somma è stata assegnata qualche giorno fa con decreto, ha spiegato Melchiorre, e “servirà per ristrutturare un’ampia ala della struttura nella quale saranno avviati corsi per diventare panettiere e pasticciere. A breve partiranno tutte le gare”.
avveniredicalabria.it, 20 agosto 2025
Da Reggio Calabria a Palermo, passando per il Parlamento, il cinema entra negli istituti penitenziari per accendere riflessioni profonde e generare un confronto autentico tra istituzioni, autori e persone detenute. “Cinema dentro e fuori le Mura” è la storica e originale sessione del Reggio Calabria Film Fest che, attraverso il linguaggio dell’arte, cerca di dare voce a chi vive privato della libertà, con l’obiettivo di favorire rieducazione e reinserimento sociale.
di Teresa Numerico
Il Manifesto, 20 agosto 2025
La tecnologia costituisce una nuova regolazione dei rapporti sociali e ambientali, ed è perciò il campo principale della lotta politica. Il volume di Asma Mhalla Tecnopolitica (Add editore, pp. 272, euro 22) ha il pregio di portare nel dibattito mainstream la profonda interconnessione tra Big Tech e il cosiddetto Big State, descrivendola come un Leviatano a due teste, mutualmente dipendenti. L’autrice, che lavora al think tank liberale dell’Institut Montaigne, concentra il focus sul carattere militare della tecnologia che si manifesta attraverso gli strumenti per una sorveglianza di massa in pace e in guerra e la costruzione di una metastruttura economica, capace di datificare i fenomeni sociali per sottometterli a sistemi algoritmici predittivi del futuro collettivo e individuale. Inoltre, la sfida militare tra tecnologia e politica si concentra sulla comunicazione: un bombardamento permanente, il cui target è la conquista delle capacità cognitive umane, con lo scopo di oscurare la linea di separazione tra la realtà e un suo specchio deliberatamente distorto, immaginario e complottista.
di Roberto Bongiorni
Il Sole 24 Ore, 20 agosto 2025
Ritratto intimo del “Mandela palestinese” attraverso gli occhi del figlio, tra sacrifici, resistenza e prospettive future. L’”ultima volta” per Arab Barghouti è un dolore freddo, un vetro spesso che divide. È un contatto mancato. Sono gli sguardi sospettosi dei secondini, le manette che segnano i polsi del padre Marwan, il leader più popolare tra i palestinesi. “Era la fine del 2020. Papà si trovava nel carcere israeliano di Hadareem, dove ha scontato 18 dei suoi 23 anni di detenzione. Come sempre ha chiesto di me, dei miei fratelli, degli amici. Di sé non ha parlato. Non si è lamentato. Poi mi ha salutato nel suo modo. Ha poggiato il palmo della mano sul vetro ed io ho poggiato la mia. Da allora non mi hanno più permesso di rivederlo”.
di Chiara Daina
Corriere della Sera, 20 agosto 2025
“Servono strumenti nuovi”. I Trattamenti sanitari obbligatori in Italia sono molti di più rispetto a quelli registrati al Ministero spesso a causa di una falla nei sistemi di comunicazione. Il professore Miravalle: “I comuni dovrebbero dotarsi di un Osservatorio”. C’è un paradosso che riguarda il trattamento sanitario obbligatorio (Tso) e rischia di essere un boomerang per la comunità: “Sui ricoveri forzati delle persone con alterazioni psichiche che rifiutano le cure, benché incidano sulla privazione della libertà individuale che è tra i diritti inviolabili dell’uomo, oggi sappiamo pochissimo: quanti sono, quanto durano, perché si fanno e quali categorie sociali coinvolgono”. La denuncia è di Michele Miravalle, professore di Sociologia del diritto all’Università di Torino e coordinatore del primo Osservatorio sui Tso in Italia, quello del capoluogo piemontese, nato nel 2024 da una convenzione tra Comune, ateneo, Asl e garante dei detenuti, per assicurare un monitoraggio del fenomeno, studiarne l’impatto e migliorare le risposte ai bisogni. Ci sarebbe infatti un ampio sommerso che non sprona i manager pubblici ad aumentare gli sforzi per offrire alternative efficaci e ridurre il ricorso ai Tso, come invece raccomandato dalla legge Basaglia.
di Valeria Ferraro
Il Domani, 20 agosto 2025
A Lampedusa non esiste una camera mortuaria per accogliere i corpi dei naufraghi. Ammassati a terra, in attesa di una sepoltura dignitosa. Sono rimasti così, per giorni, i feretri di alcune delle vittime della tragedia di Ferragosto di Lampedusa. Simbolo di una carenza strutturale che dura da anni e per la quale sono stati proposti progetti, stanziati fondi, ma senza riuscire a trovare una soluzione Tredici bare, protette dal sole con un sottile telo bianco, fermato con dei mattoncini rossi, erano sistemate per terra, vicino ai nuovi loculi del cimitero di Cala Pisana, a Lampedusa vicino al telone della Croce Rossa e a un deposito usato come camera mortuaria. In quelle casse di legno, segnate con lettere, ci sono tutt’oggi i corpi di tredici dei 23 migranti che hanno perso la vita nel naufragio del 13 agosto 2025, a meno di venti miglia dall’isola. Dopo il trasferimento a Porto Empedocle delle prime dieci bare, la sera di Ferragosto su un traghetto di linea, le altre son rimaste lì per tre giorni, in attesa di una destinazione o di un riconoscimento, per poi esser imbarcate a loro volta per la costa agrigentina, dove sono arrivate la mattina del 19 agosto.










