di Vitalba Azzollini*
Il Domani, 24 giugno 2025
La Corte costituzionale continua a esercitare una “supplenza” legislativa, a fronte di una politica incapace di farsi carico di temi controversi, come il riconoscimento del figlio di una coppia omogenitoriale o il fine vita. Una maggioranza di governo poco disponibile a riconoscere diritti che emergono da nuove istanze urgenti e nodali non può lamentarsi se i giudici intervengono per rimediare alla sua inerzia. Il riferimento è alla fecondazione assistita e al fine vita, temi su cui si è di recente pronunciata la Corte costituzionale.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 24 giugno 2025
Le autorità italiane hanno effettuato un rimpatrio in Egitto direttamente dall’aeroporto di Tirana. La notizia è stata data ieri da Altreconomia, a firma di Luca Rondi e Kristina Millona, e confermata dal Viminale. I due giornalisti hanno ricostruito il fatto scoprendo la procedura di noleggio di un aereo datata 8 maggio e pubblicata sul sito della polizia in carta intestata del Viminale. Il volo per il Cairo è partito il giorno dopo. È il primo rimpatrio dall’Albania senza passaggio dall’aeroporto di Roma Fiumicino, come nei (pochi) altri casi analoghi. Il documento governativo per il noleggio del velivolo, costato 139mila euro, dà seguito a una pratica che il Viminale aveva già avviato il 28 aprile con lo scopo di trovare un charter di almeno 140 posti che andasse da Roma al Cairo facendo scalo, solo all’andata, a Tirana. Nella prima tratta erano previsti 10/20 stranieri e 30/80 operatori di polizia, nella seconda 20/40 stranieri e 60/100 operatori di polizia. Sul volo di ritorno questi ultimi risultano come unici passeggeri.
di Ernesto Galli della Loggia
Corriere della Sera, 24 giugno 2025
Gli organi internazionali, dall’Onu ai tribunali, rischiano di essere destinati a perdere il carattere dell’imparzialità. Prima circostanza di fatto: il 13 giugno scorso Israele ha aperto le ostilità contro la Repubblica islamica dell’Iran lanciando un devastante attacco aereo contro il suo territorio. Non c’è dubbio: Israele ha aggredito l’Iran, e a tutti gli effetti del diritto internazionale è uno Stato aggressore. Così come certamente uno Stato aggressore sono da sabato notte gli Stati Uniti. Dove il presidente Trump ancora una volta ha fatto mostra del suo modo di agire. Un modo lunatico e rischioso condito dai soliti toni trionfali nella circostanza quanto mai inopportuni.
di Francesco Strazzari
Il Manifesto, 24 giugno 2025
Silenzio sui progetti politici. Non hanno insegnato nulla venti anni di grande preponderanza militare in Afghanistan per portarci dai Talebani ai Talebani. Come le ossessioni, tutto precipita seguendo il proprio corso. Dopo aver trovato la strada spianata dall’aviazione israeliana, i bombardieri Usa sono rientrati placidamente nel Missouri. Mission accomplished, quasi fosse finita, mentre la guerra non fa che espandersi. JD Vance rassicura la base Maga, dichiarando che gli Stati uniti non sono in guerra con l’Iran, ma solo col suo programma nucleare, figlio dell’insipienza dei precedenti presidenti nel fare i conti con il Medio oriente. Ecco affacciarsi subito uno dei temi ricorrenti nel dibattito sulla politica estera Usa: il predecessore aveva bombardato male, causando guerra, così che oggi il nuovo presidente è costretto a bombardare, ma lo fa bene e ci porta la pace. Il tutto attraverso l’esaltazione della forza della superpotenza, decisiva perché in grado di produrre “danni monumentali”.
di Umberto De Giovannangeli
L’Unità, 24 giugno 2025
“L’Ue, che ha fallito il suo obiettivo di autonomia e indipendenza, sta a guardare. E la sinistra rischia di soccombere alle destre reazionarie: ripartiamo da relazioni disarmate dialogando con i cattolici”.
di Maysoon Majidi
Il Manifesto, 24 giugno 2025
La voce dei familiari dei dissidenti, preoccupati per la sorte dei loro cari. L’attacco aereo condotto dall’esercito israeliano sul carcere di Evin, simbolo storico della repressione politica nella Repubblica islamica, ha provocato incendi, rivolte interne e la distruzione di strutture sanitarie. Costruito negli anni 70 dal servizio segreto del regime Pahlavi (la Savak), Evin ha visto il suo ruolo repressivo ampliarsi con la Repubblica islamica. Per oltre quarant’anni, migliaia di prigionieri politici, giornalisti, attivisti per i diritti umani e oppositori del regime sono stati detenuti in questa struttura.
di Daniele Zaccaria
Il Dubbio, 24 giugno 2025
Dallo scià agli ayatollah, il carcere speciale riservato ai prigionieri politici è da mezzo secolo un laboratorio della repressione politica. Quel portone divelto da un missile iraniano resterà a lungo tra i simboli di questa guerra. Il carcere di Evin non è un semplice carcere, è il luogo in cui il regime iraniano rinchiude dissidenti e oppositori politici. Quel missile, seguito dal post del ministro degli esteri israeliano che su X ha scritto “viva la libertà”, rappresenta un cambio di passo di una guerra nata non solo per fermare la produzione di uranio dell’Iran.
di Angela Stella
L’Unità, 23 giugno 2025
Giustizia, Pd all’attacco. “La destra ha voluto riportarci indietro di 30 anni e riaprire lo scontro con la magistratura, una guerra che esaspera gli animi. Non vediamo uno spirito costituente, la destra va avanti a forzature parlamentari”. A dirlo è stata la segretaria del Pd Elly Schlein al convegno “Giustizia secondo Costituzione”, organizzato dai dem a Roma sabato scorso per fare il punto sul tema delle carceri, su quello che da molti relatori è stato definito “panpenalismo emozionale” e sulla separazione delle carriere, che per la leader dei dem altro non è che una riforma voluta con “evidente approccio ideologico e ritorsivo” e con cui si vuole “soggiogare un altro potere dello Stato”.
di Claudio Cerasa
Il Foglio, 23 giugno 2025
La politica non può attaccare i magistrati, l’Anm può attaccare il governo. Il presidente dell’Anm, Cesare Parodi, in un’intervista su Avvenire si presenta come “uomo del dialogo”: “Noi non cerchiamo lo scontro, cerchiamo un dialogo su temi che ci stanno molto a cuore - ha detto il presidente dell’associazione dei magistrati. C’è gran differenza tra conflitto e confronto. E noi siamo per il confronto”. Naturalmente è solo un trucco, tattico e retorico: Parodi non cerca affatto il dialogo. Lo ha spiegato chiaramente ai suoi colleghi poco prima che l’eleggessero presidente: “Il governo deve ritirare tutta la riforma. Non torniamo indietro su niente. Io non tratto su nulla”.
di Carlo Cambi
La Verità, 23 giugno 2025
Il sottosegretario alla Giustizia: “Di fatto oggi c’è discrezionalità, forse dovremmo far perseguire per primi i reati più odiosi. La nostra riforma premia i magistrati per bene”. Forse pochi lo sanno, ma sull’isola di Gorgona a metà strada tra Livorno e Capraia, lungo la rotta che porta in Corsica, c’è l’ultimo penitenziario agricolo d’Italia, che peraltro l’Europa - se così si può dire - c’invidia. Qui i detenuti, stipendiati, lavorano la terra e fanno da ormai 14 anni due vini di eccezionale qualità sotto la guida di una delle più prestigiose cantine del mondo, la Marchesi dè Frescobaldi. Andrea Delmastro delle Vedove - uno dei più stretti amici di Giorgia Meloni tanto da esserne stato in più occasioni l’avvocato di fiducia - ha voluto essere alla presentazione del Gorgona 2024, bianco da uve Ansonica e Vermentino.
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