direfarecambiare.org, 21 giugno 2025
Sabato 21 giugno 2025 alle ore 11.00, presso il Teatro della Casa di Reclusione di Rebibbia, si terrà il concerto conclusivo del laboratorio di canto del progetto Say Do Change, realizzato all’interno dell’istituto penitenziario con la partecipazione di 15 uomini detenuti, al termine di un percorso durato otto mesi. Condotto dalla cantautrice e docente Assia Fiorillo, con la direzione artistica di Giulia Morello, il laboratorio ha rappresentato un intenso cammino di espressione artistica, crescita personale e inclusione sociale.
torinotoday.it, 21 giugno 2025
Al Green Pea da venerdì 27 a domenica 29 giugno: talk, esposizioni di prodotti artistici e artigianali realizzati in carcere, sfilate e una mostra fotografica sulle carceri italiana. Si inizia venerdì 27 giugno dalle ore 18 con l’apertura della gallery e alle ore 19,00 con il talk inaugurale “Creare per Rinascere - Lavoro, Arte e Dignità oltre le Sbarre” moderato da Monica Carelli, referente dello spettacolo teatrale Brothers in Jail. Un dialogo aperto tra professionisti del diritto, rappresentanti del mondo accademico, universitario, istituzionale, artistico e degli operatori sociali, per raccontare come la moda, il teatro, la fotografia e la formazione professionale possano diventare strumenti concreti di reinserimento sociale, crescita personale e rigenerazione umana per le persone detenute.
di Claudio Urbano
chiesadimilano.it, 21 giugno 2025
Al Festival della Speranza per i giovani suonerà un violoncello ricavato dal legno dei barconi nel laboratorio del carcere di Opera per iniziativa della Casa dello Spirito e delle Arti, il cui presidente Arnoldo Mosca Mondadori spiega: “Questi strumenti riescono a trasformare anche il pubblico che li ascolta”. Dalle sponde di Lampedusa a quelle del Lago di Lecco, dopo aver ricevuto nuova vita nel laboratorio di liuteria del carcere di Opera. È la metamorfosi del legno dei barconi dei migranti, trasformati negli strumenti dell’Orchestra del Mare e saliti ormai sui palchi di tutto il mondo. Il prossimo concerto sarà nel carcere di Sing Sing, a New York, dopo che un detenuto ne ha conosciuto la storia. Prima, un violoncello suonerà per i giovani della Diocesi, nella serata del Festival della Speranza a Lecco.
di Patrizio Gonnella
Il Manifesto, 21 giugno 2025
L’indagine di Donatella Stasio “L’amore in gabbia. La ricerca della libertà di un reduce dal carcere”, a cura di Daniela Padoan, per Castelvecchi. Lungo la storia di Gianluca, tragica e straordinaria, si snoda il viaggio nel sistema penale e carcerario italiano. Non è facile raccontare l’essenza della vita in carcere, le sue ambiguità, le sue distorsioni, la sua selettività senza affidarsi a codici tradizionali, siano essi sociologici o più strettamente giuridici. Il grande merito di Donatella Stasio, nello scrivere L’amore in gabbia. La ricerca della libertà di un reduce dal carcere (a cura di Daniela Padoan, Castelvecchi, pp.182, euro 18,50) è proprio quello di avere stravolto la chiave narrativa, mettendosi all’incrocio tra il romanzo biografico e l’inchiesta giornalistica.
di Andrea Fabozzi
Il Manifesto, 21 giugno 2025
Pensavate che la stretta riguardasse solo giovani infervorati, attivisti appassionati e militanti accaniti? Invece i primi a farne le spese sono gli operai, già denunciati dalla polizia. Non avendo ancora imparato a volare, i metalmeccanici che nel giorno dello sciopero per il contratto manifestavano a Bologna, fatalmente hanno ostruito “con il proprio corpo” (altri non ne avevano) la “libera circolazione su strade ordinarie”. Succede da diversi secoli, a questo in fondo servono i cortei di protesta; succede da prima che in Italia fosse reato il blocco stradale e ferroviario e cioè dal 1948. Punito allora in maniera più mite da come lo è oggi dal governo Meloni e dalla creatura che meglio lo rappresenta, il decreto “sicurezza”. Prima si rischiava una multa (male anche quello) adesso due anni di carcere. Pensavate che la stretta riguardasse solo giovani infervorati, attivisti appassionati e militanti accaniti? Invece i primi a farne le spese sono gli operai, già denunciati dalla polizia.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 21 giugno 2025
Ecco le motivazioni del rinvio alla Corte Ue. Forti dubbi di compatibilità tra le modifiche alla legge di ratifica e le direttive europee. Intanto a Gjader restano in 28. La Cassazione ha depositato ieri le motivazioni del rinvio alla Corte di giustizia Ue che di fatto blocca la nuova fase dell’accordo Roma-Tirana, quella sui migranti “irregolari” deportati dall’Italia. Il caso era stato anticipato dal manifesto il 30 maggio scorso, dando notizia dei dubbi degli ermellini sulla compatibilità tra le modifiche alla legge di ratifica del protocollo e le direttive procedure e rimpatri. Il giorno precedente al Palazzaccio era stato letto il dispositivo su due ricorsi, unificati, avanzati dal Viminale contro le non convalide dei trattenimenti decise dalla Corte d’appello di Roma. Al centro delle valutazioni la posizione di un richiedente asilo tunisino e di uno algerino, che hanno fatto domanda di protezione dietro le sbarre di Gjader. L’anteprima sul “quotidiano comunista” aveva fatto innervosire il capogruppo FdI alla Camera Galeazzo Bignami che, “inquietato e sconcertato”, aveva annunciato un’interrogazione al guardasigilli Carlo Nordio per capire come avevamo avuto accesso al provvedimento. Interrogazione di cui ci piacerebbe conoscere l’esito, visto che il dispositivo era pubblico.
di Andrea Colombo
Il Manifesto, 21 giugno 2025
Il vertice limitato ai “ministri competenti”, al termine della riunione del consiglio dei ministri, è convocato per fare il punto sulla Libia. La situazione è preoccupante. Le partenze di migranti sono in aumento, la sicurezza in picchiata e forse c’è anche qualche ombra in più: quella di manovre russe per insediarsi sfruttando la guerra per bande. Ma in un momento come questo è impossibile non parlare di Iran. La premier infatti ne parla. Non con tutti ma, prima che il vertice inizi, con il ministro degli Esteri, che incidentalmente è anche leader di un partito di maggioranza.
di Giulio Cavalli
Il Domani, 21 giugno 2025
Oltre 600 morti nel naufragio del 14 giugno 2023 a Pylos. Le accuse dei giudici: naufragio, mancato soccorso e esposizione a pericolo mortale. Ora i sopravvissuti e le famiglie delle vittime parlano di “crimine di stato” e chiedono che siano indagati anche i vertici rimasti fuori dall’inchiesta. Il 14 giugno 2023, a 47 miglia dalla costa greca, il peschereccio Adriana affonda portando con sé oltre 600 persone. È il naufragio più grave nella storia recente del Mediterraneo. Le vittime erano partite dalla Libia, stipate in condizioni disumane: uomini sotto coperta, donne e bambini - almeno un centinaio - rinchiusi nella stiva. Di quelli non si è salvato nessuno. Solo 104 superstiti, che navigavano in posizioni più fortunate. La barca era alla deriva da ore, visibile a Frontex già dalla mattina del 13 giugno. Per 15 ore le autorità greche hanno monitorato senza intervenire. Poi, secondo decine di testimonianze, un tentativo di traino operato dalla motovedetta della Guardia costiera ellenica provoca l’affondamento.
di Nicoletta Dentico
Avvenire, 21 giugno 2025
Da Gaza al Sudan, allo Yemen: attenzione a non lasciarci anestetizzare Fame è una parola strana, astratta eppure materica. Un processo di lotta del corpo. Studiamo accuratamente i processi della fame, eppure non abbiamo idea di che cosa sia veramente, noi che ne parliamo in un pianeta che produce cibo per nutrire una volta e mezzo in più la popolazione che lo abita. La fame nega anche l’accesso all’acqua, alla casa, alla salute. Fame è una parola politica, più che umanitaria. Ha a che fare con il potere sulla terra. Lo sappiamo dalla ignobile storia delle potenze coloniali nei secoli scorsi. Lo constatiamo con quanto sta accadendo in Palestina sotto gli occhi del mondo da quando il governo israeliano ha annunciato la sua campagna di assedio per fame contro Gaza.
di Greta Privitera
Corriere della Sera, 21 giugno 2025
La premio Nobel per la Pace e attivista iraniana Narges Mohammadi: “Sono scappata da Teheran , ho vissuto i primi giorni sotto le bombe e non ho mai avuto così tanta paura. Sono morti decine di civili, anche bambini. Dobbiamo unirci per la pace”. Sulla chat, la spunta non diventa mai doppia. I messaggi non arrivano. Le chiamate suonano a vuoto. Sono giorni che proviamo a metterci in contatto con la premio Nobel per la Pace, l’iraniana Narges Mohammadi. “Non riusciamo a sentirla, gli ayatollah hanno staccato Internet”, scrive una persona della sua famiglia. Staccano perché al buio si opprime meglio. Si incarcera, si tortura. S’impicca meglio.
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