di Elio Di Bella
agrigentoggi.it, 12 giugno 2025
Un progetto dal forte valore simbolico e sociale vede la luce ad Agrigento: si chiama “Viaggiare su un filo d’olio” ed è nato all’interno della Casa Circondariale “Pasquale Di Lorenzo” di Agrigento, grazie alla collaborazione con l’azienda agricola Val Paradiso, punto di riferimento dell’olivicoltura biologica siciliana. Dietro questo nome poetico si cela un percorso concreto di formazione, riscatto e rinascita. I protagonisti sono i detenuti, che nel corso degli ultimi mesi hanno potuto mettere le mani nella terra, curare gli ulivi, raccoglierne i frutti e contribuire in prima persona alla nascita di un olio extravergine dal significato profondo. Si chiama “La Rupe”, come l’altura su cui sorge il carcere, e rappresenta il primo risultato tangibile di un progetto che unisce agricoltura sociale, dignità del lavoro e opportunità di reinserimento.
di Virginia Platini
futura.news, 12 giugno 2025
Isolamento, separazione dal resto della società, pregiudizi: sono i punti di contatto, secondo l’Unione italiana ciechi e ipovedenti, dell’esperienza delle persone con disabilità e di chi è detenuto in carcere. Due mondi “in apparenza lontani - ha dichiarato il presidente di Uici Torino Gianni Laiolo - ma con alcuni aspetti in comune”, che si sono incontrati grazie al progetto Creatività inclusiva, promosso da Uici con il contributo della fondazione Crt. Per tre mesi, da aprile a maggio 2025, donne detenute nella casa circondariale Lorusso e Cotugno e donne cieche e ipovedenti hanno lavorato insieme a una collezione di abiti sartoriali, coordinate dalla stilista Aythya.
di Emiliano Rozzino
giornalelavoce.it, 12 giugno 2025
Disabilità e superficialità giudiziaria: la denuncia di Marco Bongi in un libro-verità. Non si tratta di malagiustizia, almeno non nel senso classico del termine. Ma quello narrato da Marco Bongi, di Mappano, nel suo nuovo libro, “Giustizia cieca. Ricordi e pensieri di un non vedente troppo idealista”, è uno di quei casi in cui, per dirla senza giri di parole, la giustizia ha inciampato. Ha inciampato nella fretta, nella superficialità, in quel bisogno cronico - tutto italiano - di trovare in fretta un colpevole, un nome da dare in pasto all’opinione pubblica. Un errore che, come spesso accade, si ripercuote su chi è già fragile, su chi porta sulle spalle il peso di una disabilità e su chi ha osato credere ancora nei valori profondi delle istituzioni.
di Gustavo Zagrebelsky
La Repubblica, 12 giugno 2025
La libertà dei singoli individui è tutelata dalla Costituzione. Ma la salvaguardia di questo principio resta fragile. E ogni celebrazione dell’odio non può essere accettata. Il rispetto dei pensieri, delle credenze e dei modi di vivere è ciò che chiamiamo tolleranza, sostanza spirituale degli ordinamenti dove si ama la libertà. Comporta uguaglianza nella diversità e, dunque, libertà. Non è solo un atteggiamento psicologico individuale nei confronti dei “diversi da sé”. È anche il contenuto di un vero diritto che plasma di sé l’intera società: il diritto a essere lasciati in pace, il right to be let alone, antidoto alla massificazione. Oggi parliamo di diritto alla privacy. Fare parte per sé stesso può essere l’aspirazione del solitario, ma anche la condizione per agire liberamente nella vita sociale.
di Mauro Bazzucchi
Il Dubbio, 12 giugno 2025
Antonio Tajani ha sorpreso tutti tornando alla carica con lo Ius Scholae dopo la debacle della sinistra ai referendum, ma non si tratta di una strategia nuova. Sembra un deja-vu, e per certi versi lo è: si avvicina l’estate e all’orizzonte riappare, proprio come 12 mesi fa, la polemica infinita tra Forza Italia e Lega sulla cittadinanza. L’anno scorso, nei mesi più caldi, nei quali la penuria di notizie politiche rilevanti costringe i cronisti ad arrovellarsi su questioni spesso scarne di contenuti concreti, il botta e risposta serratissimo tra Matteo Salvini e Antonio Tajani sulla proposta azzurra di rivedere in senso più flessibile alcune norme per l’accesso alla cittadinanza italiana (sintetizzate prima con la formula ius scholae e quindi con ius Italiae) ha praticamente colonizzato i media social e quelli tradizionali.
di Michele Gambirasi
Il Manifesto, 12 giugno 2025
“C’è una visione punitiva e vendicativa del carcere. Noi dovremmo guardare a esempi virtuosi, come possono essere Olanda e Norvegia, invece che guardare a modelli come l’Ungheria”. Lo ha detto Ilaria Salis, europarlamentare eletta nelle liste di Avs che nei penitenziari ungheresi ha trascorso oltre un anno tra febbraio 2023 e giugno 2024, discutendo dell’uso repressivo del carcere, per colpire il dissenso politico e i movimenti sociali. Ne hanno parlato ieri insieme all’irlandese Kathleen Funchion, eurodeputata dello Sinn Fein, e Pernando Barrena, eletto a Bruxelles con i baschi di EH Bildu. Con loro anche attivisti, avvocati, ricercatori ed ex prigionieri politici dei tre paesi, tra cui Valerio Pascali, Valeria Verdolini presidente di Antigone Lombardia ed Emilio Scalzo del movimento No Tav.
di Paolo Lambruschi
Avvenire, 12 giugno 2025
È una crescita inarrestabile quella dei profughi nel mondo, in fuga da guerre e violenze. Sono più che raddoppiati negli ultimi 10 anni mentre sono retrocessi ai livelli del 2015 gli aiuti umanitari dopo i tagli decisi soprattutto dagli Stati Uniti di Donald Trump seguiti dai Paesi del G7. Lo rivela il nuovo rapporto annuale Global Trends diramato oggi dall’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati che, una volta di più, ribalta la percezione dei Paesi ricchi di essere invasi. Infatti, il 73% dei rifugiati del mondo, una quota sproporzionata secondo l’agenzia del Palazzo di vetro, vengono ospitati nei Paesi a basso e medio reddito e la maggior parte, il 67%, rimane negli Stati limitrofi ai conflitti. Ma proprio i continui tagli agli aiuti umanitari mentre il numero di persone costrette a fuggire a causa di guerre, violenze e persecuzioni in tutto il mondo è insostenibilmente alto, avverte il report, rischiano di provocare ulteriori movimenti forzati verso Europa e Italia.
di Emilio Minervini
Il Dubbio, 12 giugno 2025
Trump ha inviato i marines in California per arginare la presunta invasione di clandestini. Ma qualcosa non torna. Sarebbe stato l’ordine, dato dal capo del gabinetto della Casa Bianca, Stephen Miller, agli agenti federali di arrestare più persone possibile in assenza di condanne penali, a innescare le proteste di Los Angeles. Proteste pacifiche che non hanno fatto che aumentare con l’invio, da parte della Casa Bianca, prima della guardia nazionale e dei marines poi, in un domino dagli esiti incerti e pericolosi. Atti per i quali, come riportato negli scorsi giorni, il governatore della California, Gary Newsom, ha avanzato due diverse cause all’amministrazione Trump, una per l’invio della guardia nazionale e una per lo stanziamento dei marines.
di Walter Veltroni
Corriere della Sera, 12 giugno 2025
La repressione delle proteste in America rischia di segnare il passaggio a un assetto più autoritario. Quello che sta avvenendo in California in queste ore, documentato da centinaia di video, ci precipita nel grande tema di questo tempo: la modificazione profonda, radicale, del potere. Trump sceglie un tema, quello dell’immigrazione, sul quale sa di godere di vasto consenso nella sua impaurita opinione pubblica, e opera una forzatura che ha a che fare con la tenuta delle istituzioni democratiche americane.
di Andrea Colombo
Il Manifesto, 12 giugno 2025
Salvini oscilla tra ondate di ammirazione, emulazione e invidia. Donald è il suo eroe, fa quel che lui vorrebbe e non può. “Difende la sicurezza”, certo: spingere il Paese alla guerra civile farà dormire ai cittadini sonni tranquilli. Spari permettendo. Meloni no: alle forme ci tiene e in sostanza è questa la sola differenza fra lei e i trogloditi di Washington e via Bellerio. Ma si dia a Giorgia ciò che a Giorgia spetta: il copyright le appartiene di diritto. L’idea è sua e nel vecchio continente era piaciuta subito a tutti, senza distinzioni da XX secolo fra destra e sinistra. Trump non si è inventato niente. Poi, certo, ognuno ha il suo stile e quello europeo è più felpato e ipocrita. L’americano adora ostentare inciviltà, qui si preferisce praticarla senza farlo sapere, magari delegando i compiti più truci al primo libico che passa. Ma all’osso non c’è differenza. L’Albania è la nostra Guantanamo.
- Il carcere oggi è abbandonato a se stesso
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