di Giorgio Paolucci
Avvenire, 11 giugno 2025
“Il Sinodo è arrivato anche tra queste mura. Quando papa Francesco l’ha indetto, ho chiesto ai miei amici detenuti cosa si aspettano dalla Chiesa e quale contributo vogliono portare. Ci vediamo qui ogni settimana: oggi è l’incontro numero 142, è una ricchezza per tutti noi”. Padre Gabriele mi accoglie nella cappella della Casa circondariale “Ettore Scalas” di Cagliari Uta, mezz’ora di auto dalla città, un carcere scomodo da raggiungere sia per chi ci lavora sia per i parenti che arrivano in visita. Uno dei tanti costruiti lontano dai centri abitati in ossequio alla logica securitaria che vuole tenere alla larga un mondo che invece ha bisogno più che mai di stringere rapporti con chi vive “fuori”.
di Alex Corlazzoli
scarpdetenis.it, 11 giugno 2025
Raccontare chi ha lottato contro la criminalità organizzata è un dovere civico. Come scriveva Gesualdo Bufalino: “Se un giorno la mafia sarà sconfitta sarà debellata da un esercito di maestri”. “Il film I cento passi è ricco di contenuti e immagini caratterizzati da emozioni negative come rabbia, odio, disprezzo, paura ed angoscia. La proposta del maestro ci sembra piuttosto audace quindi a nostro parere, solo un confronto con tutte le parti guidato dalla competenza di uno psicologo, potrebbe esserci d’aiuto per valutare l’opportunità o meno di fare visionare a bambini di dieci anni questa pellicola”.
di Danilo Paolini
Avvenire, 11 giugno 2025
Da qualunque prospettiva si osservi l’esito del voto c’è poco da stare allegri e molto da apprendere. È ora che la disaffezione degli italiani alla partecipazione democratica venga presa in esame. Poco meno di un terzo degli aventi diritto ha dunque scelto di votare per i cinque referendum in materia di leggi sul lavoro e di cittadinanza. Era la soglia minima di affluenza, il 30%, individuata alla vigilia dai promotori, soprattutto dai partiti del cosiddetto “campo stretto” (Pd, M5s e Avs) per poter dire di non avere del tutto fallito il bersaglio. Circa 13 milioni i voti per il Sì ed è stato sottolineato che sono 700mila in più di quelli che, alle ultime elezioni politiche, hanno consentito a Giorgia Meloni di essere incaricata dal presidente della Repubblica di formare il Governo in carica.
di Flavia Perina
La Stampa, 11 giugno 2025
Il vertice di maggioranza sul fine vita di ieri ha fatto notizia per due cose che non c’entrano niente col tema, e cioè la lite tra Lega e Forza Italia e in materia di terzo mandato e pace fiscale: non è che l’ultimo segnale di un’agenda dei diritti che resta ostinatamente irrilevante, dimenticabile, chiusa malgrado tutto, comprese le dichiarazioni di intenti dei leader. Si sa, ad esempio, che Antonio Tajani è favorevole allo Ius Culturae, cioè la cittadinanza ai bambini di origine straniera che hanno fatto due cicli scolastici in Italia. E però quell’orientamento resta lì, nel limbo dei desideri espressi ad alta voce, senza nessuno che lo prenda sul serio (pure Giorgia Meloni, in altre ere, era d’accordo, ma ora che governa figuriamoci).
di Francesco Grignetti
La Stampa, 11 giugno 2025
Nel corso della riunione convocata a palazzo Chigi sarebbe emersa l’ipotesi di creare un comitato etico nazionale. Dopo lo stallo registrato nei mesi scorsi qualcosa sembra muoversi sul fronte del fine vita. Secondo quanto si apprende da fonti parlamentari, infatti, nel corso della riunione convocata a palazzo Chigi dalla premier Giorgia Meloni per discutere del tema, sarebbe emersa l’ipotesi di dar vita a un comitato etico nazionale, i cui componenti vengano nominati attraverso un Dpcm, che abbia voce in capitolo sul coinvolgimento del Servizio sanitario nazionale (Ssn) sui casi di fine vita e sulla necessità di garantire le cure palliative in tutto il territorio nazionale.
di Francesca Spasiano
Il Dubbio, 11 giugno 2025
Dopo il vertice di maggioranza che si è tenuto ieri a Palazzo Chigi, spunta l’ipotesi di un coordinamento nazionale per le richieste di suicidio assistito. Un’idea ci sarebbe, per superare il nodo più “pesante” emerso sul fine vita: affidare tutto a un comitato etico nazionale, nominato attraverso un Dpcm, in modo che non siano le singole asl a gestire le richieste. Il nodo in questione riguarda proprio il ruolo del servizio sanitario nazionale, che Fratelli d’Italia vorrebbe escludere del tutto: metterlo nero su bianco sarebbe complicato, e infatti il centrodestra non ha ancora trovato la quadra sul punto.
di Concetto Vecchio
La Repubblica, 11 giugno 2025
Una fetta non trascurabile di elettori che alle ultime Europee avevano votato Pd ha respinto la proposta di dimezzare da dieci a cinque anni i tempi di residenza per diventare italiani. Elly Schlein si era espressa per il sì. A Firenze un elettore su quattro del Pd ha votato no al quesito sulla cittadinanza. A Bologna uno su cinque. A Genova il 22 per cento. Lo certificano i flussi analizzati in dieci grandi città dall’Istituto Cattaneo. Sorprendente? Non tanto. Non si spiega altrimenti quel 34,57 per cento di no per il quinto quesito, scheda gialla, al referendum dell’8 e 9 giugno.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 11 giugno 2025
Sei mesi per fissare un appuntamento che non arriva mai; intermediari che si appostano fuori dalle ambasciate chiedendo migliaia di euro; famiglie separate per anni nonostante abbiano tutti i documenti in regola. È il quadro che emerge dall’inchiesta condotta dal progetto “Annick. Per il diritto all’unità familiare”, che nel 2024 e nei primi mesi di quest’anno ha assistito oltre 90 persone straniere alle prese con le procedure di ricongiungimento familiare. Un diritto fondamentale, riconosciuto dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo, dalla Costituzione italiana e dalle direttive europee, si è trasformato in un percorso a ostacoli, dove i tempi di legge non vengono rispettati e proliferano pratiche ai limiti della legalità.
di Paolo Valenti
lavialibera.it, 11 giugno 2025
“Era meglio morire”. Il calciatore libico è stato condannato a trent’anni insieme ad altri quattro compagni perché ritenuto membro dell’equipaggio del barcone su cui nel 2015 sono morti 49 migranti. Il 12 giugno, la Cassazione si pronuncerà sulla richiesta di revisione del processo. Le lettere del giovane dal carcere diventeranno un libro. “Era preferibile per me morire che fare una vita così, fare il detenuto da innocente. Era meglio la morte naturale”. A scrivere dal carcere Ucciardone di Palermo è Alaa Faraj, negli atti giudiziari Alla F. Hamad Abdelkarim. Nato in Libia trent’anni fa, nel 2017 la giustizia italiana l’ha condannato a spenderne altrettanti in cella perché ritenuto, insieme a quattro compagni, lo “scafista” del barcone che, nella notte di Ferragosto del 2015, è stato soccorso dalla Marina italiana al largo di Lampedusa e nella cui stiva sono stati trovati i corpi di 49 persone, morte asfissiate durante la traversata.
di Patrizia Meringolo
Il Manifesto, 11 giugno 2025
Mauro Croce, l’autore, è un professionista e un teorico di grande spessore. Una persona che sa coniugare la riflessione scientifica con l’attivismo, nel senso più profondo e politico del termine. Mi ha coinvolto perché apparteniamo alla stessa generazione, con gli stessi riferimenti teorici e gli stessi ideali, orgogliosi dei cambiamenti possibili (pensiamo alla 180…) e frustrati per le battaglie politiche senza approdi soddisfacenti. Croce descrive il suo ‘tirocinio’ a Londra, dove la comunità terapeutica di Phoenix House si proponeva come un trattamento ‘efficace’ per le tossicodipendenze. Siamo all’inizio degli anni 80, l’eroina cominciava a fare vittime di overdose e di marginalità sociale anche in Italia, dove i servizi sembravano impotenti e scarsamente attrezzati, e i professionisti apparivano accomunati allo stigma dei loro utenti.
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