di Marta Gasparon
genteveneta.it, 26 aprile 2025
Una promessa lanciata l’anno scorso dal Patriarca in occasione della visita del Papa nella Casa di reclusione femminile della Giudecca, che potrebbe prendere forma già entro il 2025. A parlarne è il direttore della Caritas diocesana, Franco Sensini. Una trentina di posti letto a disposizione di detenuti e ristrette, per garantire loro un graduale accompagnamento verso l’esterno, affinché ricostruiscano la propria autonomia e dignità. È il progetto che dovrebbe prendere forma entro il 2025 (o comunque coinvolgendo parte del 2026), a cui sta lavorando la Caritas diocesana in sinergia con la Diocesi, in linea con l’impegno assunto dal Patriarca Francesco in occasione della visita di Papa Bergoglio in città, e nella Casa di reclusione femminile della Giudecca, nell’aprile dell’anno scorso, quando promise al pontefice che avrebbe portato avanti un’iniziativa di questo tipo, a favore dell’ambiente carcerario.
di Paolo Foschini
Corriere della Sera, 26 aprile 2025
Gli avevano scritto l’ultima volta due mesi fa, il giorno in cui era stato ricoverato e cioè poco prima di partire a loro volta per Roma dove dovevano cantare per lui al Giubileo degli Artisti. E ora, pochi minuti dopo la notizia della morte di papa Francesco, i detenuti del reparto La Nave di San Vittore hanno scritto di nuovo. “Oggi è un giorno di sofferenza per noi”. Comincia così la lettera di Salvatore dal reparto La Nave di San Vittore. Scritta di getto, neanche un’ora dopo la notizia. Bisogna sapere che di solito nei giorni festivi non sono previste attività particolari per le persone detenute. C’è la messa, per chi ha il permesso di uscire dalla cella. Ma per il resto poco o niente, in genere la giornata si consuma giocando a carte o guardando la tv. E appunto perché l’ha visto improvvisamente scritto in tv, a metà mattina, anche al reparto la Nave di San Vittore c’è stato uno che l’ha gridato per primo: “È morto il Papa”. E da una cella all’altra il grido è rimbalzato: il Papa, il Papa.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 26 aprile 2025
La storia di Roberto Giannoni. L’ex bancario ha trascorso un anno in carcere ingiustamente. Il padre morì di crepacuore un mese prima del processo e la madre un mese dopo la sua assoluzione. Poi Giannoni divenne volontario in carcere e nel 2016 il Pontefice lo chiamò a raccontare la sua storia a piazza San Pietro: “Nessun Papa ha voluto così bene ai detenuti. Si sentiva portatore della croce”. “Non dimenticherò mai l’abbraccio di Papa Francesco in piazza San Pietro, davanti a 40 mila persone. In quel momento lo percepii come un mio fratello. Papa Francesco è sempre stato fratello dei detenuti e delle vittime delle ingiustizie, come me”.
di Cristina Pastore
La Stampa, 26 aprile 2025
Lorenzo e Michele avevano incontrato il Pontefice nel 2022. Per loro quella giornata rappresenta un ricordo indelebile. Incontrare Papa Francesco, anche solo per pochi minuti, per tutti è stato qualcosa di speciale, per Lorenzo e Michele di più. Erano detenuti tre anni fa quando con una delegazione della comunità carceraria di Verbania lo avvicinarono durante un’udienza generale, e ancora adesso sono in cella. La notizia della morte di Francesco li ha raggiunti nella casa circondariale di Pallanza, dove hanno imparato a ricamare. L’invito del Papa ad andarlo a trovare era arrivato dopo che gli avevano mandato un loro lavoretto.
di Annibale Gagliani
Corriere del Mezzogiorno, 26 aprile 2025
“Ogni atto di ribellione esprime nostalgia per l’innocenza e una richiesta all’essenza dell’essere”. Albert Camus rifletteva nella costruzione de L’uomo in rivolta su un problema filosofico attuale per la giustizia italiana: il suicidio come atto liberatorio contro la profonda inquietudine. Una condizione trattata con sensibilità e sguardo incisivo da Alessandro Trocino nel suo ultimo saggio “Morire di pena - 12 storie di suicidio in carcere” (Editori Laterza). Un dato in costante crescita allarma il sistema carcerario nostrano: la media di oltre ottanta suicidi di detenuti all’anno su un campione di oltre cinquanta istituti penitenziari coinvolti, senza contare le numerose rivolte contro le guardie e la gestione precaria dell’ordine dovuta al sovraffollamento delle strutture. A ciò si affiancano le decine di gesti estremi delle guardie carcerarie, che pongono i riflettori su un senso di smarrimento che va al di là dello status.
di Antonio Grana
Il Fatto Quotidiano, 26 aprile 2025
Ignorati dai potenti che ora lo celebrano. Nel suo pontificato il Papa ha saputo parlare senza mezze misure ai governanti del mondo. Compresi quelli che lo applaudono pur essendo agli antipodi del suo pensiero. Quasi tutti i potenti del mondo hanno onorato la memoria di Papa Francesco. Di ora in ora, subito dopo la notizia della sua morte, le agenzie di stampa sono state inondate dalle dichiarazioni di apprezzamento dei politici di ogni schieramento per il Pontefice più mediatico della storia. Ma Bergoglio è stato anche un uomo che ha saputo parlare con estrema chiarezza di temi scomodi, soprattutto per chi governa le sorti del mondo, bastonando i potenti senza usare mezze misure, rifiutando l’ipocrita linguaggio politicamente corretto.
di Umberto Di Giovannangeli
L’Unità, 26 aprile 2025
Francesco è stato anche il “Papa dei gesti”. Molto spesso imprevisti e imprevedibili. Spiazzanti. Come quel 5 novembre 2024, quando il Papa era sulla strada di ritorno dalla Gregoriana, dove in mattinata aveva incontrato la comunità accademica, e a un tratto la nota Fiat 500L bianca, invece di proseguire dritto per Casa Santa Marta ha deviato verso una via del centro di Roma. Francesco ha voluto fare sosta a casa di Emma Bonino. Una visita del tutto a sorpresa. Al termine il Papa, una volta uscito dal portone dell’abitazione, è stato avvicinato da alcune persone incuriosite che gli hanno domandato in che condizioni avesse trovato Bonino.
di Marco Erba
Avvenire, 26 aprile 2025
La Festa della Liberazione è una ricorrenza sempre nuova, sempre attuale, anche dopo ottant’anni. Ogni totalitarismo, di qualsiasi colore esso sia, è infatti la negazione di quell’umano che ha come fondamento la libertà di dire chi si è con le parole, con le azioni, con le scelte. Per questo la Liberazione va sempre celebrata: perché è una festa grazie alla quale, ogni anno, abbiamo l’occasione di riscoprire la nostra umanità, la nostra essenza di donne e uomini liberi. Ma il fascismo esercita ancora un grande fascino su molte persone, moltissime delle quali giovani o giovanissime. Me ne accorgo non solo dai fatti di cronaca, ma anche tutti i giorni, tra i banchi di scuola. È un fenomeno diffuso per tutta la penisola, da Sud a Nord, da Est a Ovest.
di Filomena Gallo*
La Stampa, 26 aprile 2025
Maurizio Fravili ha 68 anni, è malato di Parkinson dal 2020, nel 2023 ha scritto ad Agnete Kirkeby chiedendo di poter accedere alla fase clinica sperimentale delle ricerche per la cura del Parkinson in Svezia. Ma la risposta è stata che possono accedere solamente i pazienti inglesi e svedesi. Maurizio, alla luce del peggioramento della sua salute e con la speranza che presto arrivi una cura, il 1° marzo 2024 ha scritto al Ministro della Salute chiedendo che anche in Italia la ricerca possa utilizzare gli embrioni non idonei per una gravidanza, per trovare cure innovative e speranze per chi soffre perché in Italia questa possibilità è vietata.
di Marika Ikonomu
Il Domani, 26 aprile 2025
Dopo oltre 300 giorni di reclusione, perché accusata di aver aiutato a gestire l’imbarcazione che ha portato 77 migranti in Italia, è stata assolta per non aver commesso il fatto. Essere libere non significa solo non essere più in carcere: anche ora che non è più reclusa, “sente la mancanza di libertà”. Ha un sogno: mettere in luce la criminalizzazione dei rifugiati attraverso l’articolo 12 del Testo unico sull’immigrazione. “La libertà è una parola che non può essere descritta. So solo che è una necessità, come si ha bisogno di acqua e cibo”. Maysoon Majidi, attivista per i diritti umani e regista curdo-iraniana, parla della libertà dopo aver passato oltre 300 giorni di carcere in Italia. Fuggita dall’Iran con il fratello per la sua attività politica, ha vissuto prima nel Kurdistan iracheno per poi andare in Turchia, dove si è imbarcata per raggiungere le coste calabresi.









