di Alessandro Portelli
La Stampa, 25 aprile 2025
Nel classico di Guglielmo Petroni “Il mondo è una prigione” ripubblicato, oggi si trovano le domande che non abbiamo avuto il coraggio di farci nel dopoguerra. Pubblichiamo la prefazione di Sandro Portelli a “Il mondo è una prigione” di Guglielmo Petroni (Premio Strega nel 1974), ripubblicato da La Nave di Teseo e da oggi, 25 aprile, in libreria.
di Venanzio Postiglione
Corriere della Sera, 25 aprile 2025
Il ricordo della Liberazione e il lutto per il Papa non sono incompatibili. Quella mattina. Qui. Al Corriere. Nella stessa sala dove Luigi Albertini aveva salutato la redazione e la libertà di stampa, novembre 1925, “con il cuore gonfio d’amarezza”. Ora ci sono i giornalisti, i tipografi, i partigiani, c’è una ferita di vent’anni da ricucire, Dino Buzzati si prepara a scrivere l’articolo di cronaca, si combatte ancora per le strade, è il 25 aprile del ‘45. Il titolo del “nuovo” Corriere è un pezzo di storia: “Milano insorge contro i nazifascisti”. L’editoriale di Mario Borsa urla “Riscossa”, esalta “il popolo che rialza la testa” e allo stesso tempo si appella alla ragione: “Non ci devono essere vendette individuali, ma ci deve essere giustizia”. Cuore e testa. Sobrietà vera, nelle ore più drammatiche.
di Piero Ignazi*
Il Domani, 25 aprile 2025
Ovunque in Europa, al momento della fine della guerra, scoppia la voglia di vivere. I ragazzi e le ragazze danzano tutta la notte nella prima estate di pace, scrivono i giornali francesi, e nella Roma liberata si balla in tutte le piazze, tanto da suscitare le proteste di un Vaticano così lontano dall’oggi. La Liberazione del 25 aprile riporta indietro le lancette dell’orologio a un tempo perduto di possibile serenità, di possibile costruzione di una vita nuova. Ora che “la guerra è finita, è giunto il momento dell’amore”, conclude così la sua storia di quel periodo William Hitchcock. L’orgia di morte che ha travolto il nazismo e i suoi servi, soprattutto laddove hanno incontrato una resistenza armata come in Italia, in Francia e nei Balcani fino alla Grecia, ha steso un’ombra tale da provocare una reazione di segno opposto.
di Valentina Rorato
Corriere della Sera, 25 aprile 2025
Indagine inglese: una combinazione tossica di disuguaglianze sanitarie e asocialità, causata dall’interruzione della scuola, ma anche della routine e delle relazioni sociali durante la pandemia, ha creato una tempesta perfetta. I bambini e i ragazzi sono in crisi e stanno attraversando una vera e propria tempesta perfetta per la loro salute mentale: un giovane su 5, tra 8 e 25 anni, soffre di una forma di ansia e depressione, secondo dati recenti del Servizio sanitario nazionale inglese. Il 20,3% di questi bambini o ragazzi ha 8-16 anni, il 23,3% 17-19 anni e il 21,7% è nella fascia più grande (20-25 anni). Quali sono le cause? Una combinazione tossica di disuguaglianze sanitarie e asocialità, causata dall’interruzione della scuola, ma anche della routine e delle relazioni sociali durante la pandemia, ha creato una tempesta perfetta per la cattiva salute mentale nei giovani.
di Marco Bresolin e Eleonora Camilli
La Stampa, 25 aprile 2025
Dopo l’ispezione in quattro strutture, evidenziata la mancanza di un regime di attività, l’approccio sproporzionato alla sicurezza, la qualità variabile dell’assistenza sanitaria e la mancanza di trasparenza nella gestione da parte di fornitori privati. Le condizioni dei Cpr italiani “sollevano interrogativi sull’applicazione di tale modello da parte dell’Italia in un contesto extraterritoriale, in particolare in Albania”, dove il governo ha deciso di riconvertire i centri inizialmente destinati all’esame delle domande dei richiedenti asilo. È l’allarme lanciato nel rapporto annuale del comitato anti-tortura del Consiglio d’Europa, che torna sulla situazione dei Centri per il rimpatrio dei migranti dopo il report diffuso a dicembre che aveva scatenato la reazione irritata del governo.
di Ammiraglio Vittorio Alessandro
L’Unità, 25 aprile 2025
Un particolare cui si aggrappa chi, come chi scrive, si ostina a discernere il cuore e la forza di molti uomini della Guardia costiera dalla politica anti-migratoria sovrapposta dal Viminale al salvataggio della vita umana in mare. La Guardia Costiera ha condotto l’ultimo suo salvataggio nel canale di Sicilia in condizioni di estrema difficoltà, spendendo una perizia che poche organizzazioni del soccorso in mare posseggono in tutto il mondo. L’instancabile cruscotto di Sergio Scandurra per Radio Radicale ha incrociato la posizione delle unità di soccorso con le proibitive condizioni di mare registrate in quelle ore - dalle 20,30 alle 23,30 di martedì scorso - nell’area situata a circa 70 miglia a sud di Lampedusa: un inferno di raffiche di vento con picchi di 50 nodi e mare 6 dal quale le due motovedette accorse da Lampedusa hanno tratto in salvo 86 naufraghi (uno non ce l’ha fatta, per ipotermia).
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 25 aprile 2025
Hanno chiesto asilo, così la Corte d’appello di Roma ha negato il trattenimento in Albania. Intanto il Comitato anti tortura del Consiglio d’Europa critica i centri extra territoriali e presto potrebbe visitarli. Inesorabile come il corso di un fiume la consapevolezza che con la richiesta di asilo si torna in Italia e forse anche in libertà si sta facendo strada tra i cittadini stranieri reclusi in Albania. In questi giorni le navi delle autorità italiane avranno da fare la spola tra un lato e l’altro dell’Adriatico: ieri la Corte d’appello di Roma ha rifiutato di convalidare la richiesta di detenzione di due nuovi richiedenti protezione internazionale, mentre già domani sono in programma altre udienze analoghe. Le domande d’asilo stanno crescendo ed è lecito pensare che presto saranno avanzate da tutte le persone recluse.
di Luca Attanasio
Il Domani, 25 aprile 2025
Dal Sud Sudan al Congo, Bergoglio ha levato la sua voce contro lo sfruttamento, lo schiavismo e per i diritti del continente. È il papa che più di tutti ha “africanizzato” il collegio cardinalizio: una scelta che peserà sull’elezione del successore. Jorge Bergoglio veniva “dalla fine del mondo”, come ebbe e a dire in occasione del primo saluto subito dopo la nomina, ma da un contesto che, seppur colonizzato e parte del Sud globale, era molto differente dall’Africa. Ugualmente, in dodici anni di pontificato, Francesco ha progressivamente saputo e voluto porre l’Africa al centro della chiesa e ha contribuito a inserirla nell’agenda geopolitica internazionale. Con la sua insistenza sull’essere chiesa in “uscita” e sulla necessità di raggiungere le periferie fisiche ed esistenziali, l’ultimo papa ha inteso e fatto intendere che il futuro della sua chiesa e del mondo intero si giocassero lì e ha gradualmente assunto una coscienza più chiaramente decolonizzata anche grazie al contributo che alla chiesa universale hanno dato figure emergenti di prelati africani.
di Giovanna Branca
Il Manifesto, 25 aprile 2025
Alison Parker di Human Rights Watch commenta il report dell’organizzazione. “La democrazia americana si sta dirigendo verso un regime che rifiuta ogni nozione di giustizia”. Cento attacchi ai diritti umani in cento giorni, quelli raggiunti ieri dall’amministrazione di Donald Trump. La lista è stilata da un report di Human Rights Watch “per illustrare - dice al manifesto la vicedirettrice dell’ufficio statunitense dell’organizzazione, Alison Parker - la magnitudine di ciò che questo governo sta facendo alle vite delle persone comuni negli Stati uniti e in tutto il mondo”. È importante notare come questa lista, che ha l’aspetto di un bollettino di guerra, riguardi danni arrecati a “ogni aspetto della vita delle persone”: dalla loro “capacità di sfamare se stesse e i propri figli”, all’aspettativa di “ricevere un trattamento giusto e imparziale da parte del governo”. Dal “diritto alla salute” alla “previdenza sociale, la libertà di parola, la possibilità di accedere alle informazioni e manifestare il proprio dissenso”.
di Papa Francesco
Il Dubbio, 24 aprile 2025
Il discorso che Papa Francesco tenne il 23 ottobre 2014 alla delegazione dell’Associazione Internazionale di Diritto Penale invocando la dignità di ogni persona. “Il sistema penale va oltre la sua funzione propriamente sanzionatoria e si pone sul terreno delle libertà e dei diritti delle persone, soprattutto di quelle più vulnerabili, in nome di una finalità preventiva la cui efficacia non si è potuto verificare, neppure per le pene più gravi, come la pena di morte. c’è il rischio di non conservare neppure la proporzionalità delle pene, che storicamente riflette la scala di valori tutelati dallo Stato”.
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