di Giuseppe Molfese
njus.it, 24 aprile 2025
Con sentenza n. 15838 del 23 gennaio-23 aprile 2025, la prima sezione penale della Corte di Cassazione ha affermato che dalla condizione detentiva possono derivare limitazioni anche significative alla ordinaria sfera dei diritti della persona e ciò anche in conseguenza dell’adozione di misure organizzative dell’Amministrazione penitenziaria volte a garantire, all’interno degli istituti, l’ordine e la sicurezza interna e, con essi, il trattamento rieducativo, cui la pena deve essere necessariamente finalizzata secondo la previsione dell’art. 27, comma 3, Cost.
di Francesco Parrella
Corriere del Mezzogiorno, 24 aprile 2025
È allarme sul sovraffollamento delle carceri: “A dicembre nei 15 istituti penitenziari della regione si contavano 7.509 detenuti su 5.584 posti disponibili”. Poi l’appello: “Indulto per chi deve scontare meno di un anno”. “I reati commessi da minori stanno aumentando”. Samuele Ciambriello, Garante campano delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale, e portavoce nazionale della conferenza dei garanti territoriali, alla presentazione del Rapporto annuale 2024 nell’aula Siani in Consiglio regionale, ha evidenziato che l’anno scorso in Campania 6.200 under 18 sono stati fermati, denunciati, affidati a servizi sociali, accompagnati dai genitori, messi alla prova, mandati nelle comunità e, per reati più gravi, nelle carceri.
di Simona Musco
Il Dubbio, 24 aprile 2025
Faccia a faccia coi reclusi di Rebibbia, che chiedono ai giornalisti di aprire uno squarcio sull’universo chiuso degli istituti penitenziari: “La parola può costruire ponti”. “Il carcere è un buco nero. Ci vogliono zitti e buoni”. Il microfono è in mano a un personaggio politico. Il palcoscenico, però, non è quello a cui per anni è stato abituato. Si tratta di Gianni Alemanno, ex sindaco di Roma. La sua voce rimbomba nella sala “Meta” del carcere di Rebibbia Nuovo Complesso: uno stanzone semplice ma elegante, con pareti bianche a mattoncini e finestre alte, sbarrate, sul lato destro.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 24 aprile 2025
“Non è accettabile che i detenuti siano condannati al silenzio e che i giornalisti non possano mostrare le condizioni fatiscenti delle carceri”, dice l’ex sindaco di Roma, recluso a Rebibbia. Le critiche dei detenuti alla politica e alla magistratura di sorveglianza per l’emergenza sovraffollamento. “Entrare in carcere oggi significa entrare in un buco nero, isolato dal resto del mondo. È necessario quindi cercare di stabilire un contatto tra chi vive il carcere e l’esterno, ma è impossibile farlo se noi detenuti non abbiamo la possibilità di raccontare l’esperienza che viviamo, rilasciando un’intervista, o se i giornalisti non possono mostrare al pubblico l’ambiente, spesso fatiscente, in cui siamo costretti a vivere. Non è accettabile che il carcere sia un buco nero e i detenuti siano condannati al silenzio”.
Il Messaggero, 24 aprile 2025
Una donazione destinata al pastificio del carcere minorile di Casal del Marmo. È stato questo il gesto del Pontefice rivelato dal monsignor Benoni Ambarus, per tutti “Don Ben”, ausiliare di Roma che Bergoglio ha voluto accanto a sé per l’apertura della Porta Santa della chiesa del Padre Nostro nel penitenziario romano di Rebibbia. “Fino a pochi giorni fa il Santo Padre trascinava il suo corpo a Regina Coeli, per urlare al mondo, con tutta la sua forza, la necessità di prestare attenzione ai detenuti. Gli ultimi suoi averi li ha donati a loro, 200mila euro dal suo conto personale”, ha detto a Repubblica il Vescovo delegato alla carità e alle carceri. Poi una critica alle istituzioni: “Nonostante il suo enorme impegno, le istituzioni non hanno fatto nulla per dare anche solo un piccolo segnale. Il mio bilancio non è positivo”.
di Paolo Viarengo
La Stampa, 24 aprile 2025
“Una designazione che “lascia attoniti”. Anche la Camera penale di Asti prende posizione contro la Garante dei detenuti Stefania Sterpetti, finita nella bufera per una serie di post pubblicati sui social network negli anni passati in cui inneggiava al Duce e auspicava la morte dell’ex terrorista Cesare Battisti. La Camera penale parla di “commenti assolutamente incompatibili con il delicatissimo ruolo che andrà a ricoprire, ovvero di tutelare i diritti dei detenuti tramite un costante monitoraggio delle condizioni di vita inframurarie”.
di Angelica Giambelluca*
personemagazine.it, 24 aprile 2025
Terzo giorno di volontariato in carcere. Ho iniziato da poco a fare la volontaria nel carcere di Bollate, un’esigenza che sentivo da tempo e che finalmente sono riuscita a realizzare. Ma un conto è immaginarsi dietro a quelle sbarre, altro conto è viverlo per davvero. Ed è davvero un altro conto. Al terzo giorno inizio a farmi un’idea più precisa del mio ruolo, inizio a capire meglio le mille regole della struttura, inizio a riconoscere volti, voci, modi di fare. Un codice unico che appartiene solo a queste mura e a queste persone, e che fuori di qui sarebbe a mala pena comprensibile. Una delle prime cose che mi hanno colpito è la stessa strutturala della Casa di Reclusione di Bollate: questa è la definizione corretta, e differisce dalla casa circondariale dove si trovano detenuti definitivi, ma soprattutto imputati in attesa di giudizio.
teatrostabile.umbria.it, 24 aprile 2025
Torna per la sua settima edizione il progetto “Per Aspera Ad Astra - riconfigurare il carcere attraverso la cultura e la bellezza” con lo spettacolo Destinati al vento, in scena giovedì 15 maggio alle 18 presso la Casa Circondariale di Capanne e lunedì 19 maggio alle 19.30 al Teatro Morlacchi di Perugia. La messa in scena diretta da Vittoria Corallo, promossa da Acri (l’Associazione nazionale delle fondazioni di origine bancaria) realizzata con il sostegno di Fondazione Perugia e prodotta dal Teatro Stabile dell’Umbria, è il settimo capitolo di una ricerca portata avanti insieme ai detenuti - alcuni già tra i protagonisti delle precedenti sei edizioni di “Per Aspera ad Astra” all’interno della Casa Circondariale di Capanne - pensata per contribuire al recupero dell’identità personale e alla risocializzazione dei detenuti.
di Arnaldo Capezzuto
Il Fatto Quotidiano, 24 aprile 2025
È il racconto di una ragazza, che a 16 anni impugnò un’arma per diventare un’affiliata del clan del Rione Traiano guidato dai fratelli Mario e Nunzio Perrella, quest’ultimo in un interrogatorio con il magistrato Franco Roberti affermò: “Dottò, a’ munnezza è oro”. Il soprannome di “Nikita” come la protagonista del film di Luc Besson se l’è visto affibbiare direttamente dal boss per la sua abilità nell’uso della pistola. Dopo 22 anni di carcere, Cristina ha imparato a guardare il vero volto del male. Senza scelta, morte o carcere. Non ha mai collaborato con lo Stato, si è assunta le proprie responsabilità di fronte alla legge prendendo coscienza di cosa sia la piovra della criminalità organizzata. È una testimone senza fronzoli, cruda e reale dal di dentro della camorra. Ed è proprio a Pianura che è tornata, dopo tanti anni, per presentare questo libro dalle parole autentiche e senza retorica.
di Barbara Carnevali
La Stampa, 24 aprile 2025
L’opinione pubblica transalpina si interroga dibattendo di Gisèle Pelicot quanto della serie tv su Marie Trintignant. Nel nostro Paese invece si ripete un copione identico: non è servito neanche lo choc per la morte di Giulia Cecchettin. In questi giorni, in Francia, si discute di una miniserie che tratta di violenza contro le donne: “Da rockstar ad assassino - Il caso Cantat”. Non ha le ambizioni estetiche di “Adolescence”, ma merita di essere guardata: ripercorrendo con la sensibilità di oggi un caso di cronaca di venti anni fa è un’esperienza esemplare di straniamento storico. L’attrice francese Marie Trintignant fu uccisa nell’estate del 2003, in un albergo di Vilnius, dal compagno Bertrand Cantat. Il carismatico cantante del gruppo rock Noir Désir la massacrò di botte nel corso di una lite dovuta a gelosia, lasciandola in coma per ore prima di chiamare i soccorsi.









