di Lorenzo Cremonesi
Corriere della Sera, 13 ottobre 2024
Detenuto da vent’anni in un carcere israeliano per terrorismo, il palestinese Bassem Khandaqji ha scritto un romanzo il cui protagonista, dotato di doppia identità, avvia una ricerca sul personaggio dei Vangeli. Che riguarda anche l’attualità. Nato a Nablus, nella Cisgiordania occupata da Israele, nel 1983, Bassem Khandaqji proviene da una famiglia di profughi palestinesi. Aderente al Fronte popolare per la liberazione della Palestina, è stato arrestato nel 2004 dalle autorità israeliane per avere partecipato alla pianificazione di un attentato suicida che fece tre vittime. Condannato a più ergastoli, Khandaqji si trova in carcere, dove si è laureato e ha cominciato a scrivere. Con “Una maschera color del cielo” ha vinto il Premio internazionale per la narrativa araba 2024.
di Maria Egizia Fiaschetti
Corriere della Sera, 13 ottobre 2024
JR porta il suo lavoro in un penitenziario della California dove i detenuti sono soprattutto latinos, neri e suprematisti bianchi. “Ma in una gabbia si può cambiare”. Il film è a Napoli. Si interroga sul potere dell’arte come agente di cambiamento il documentario “Tehachapi” del francese JR, 41 anni, che con i suoi collage su scala ambientale realizzati in contesti conflittuali e marginalizzati, dal muro al confine tra Messico e Stati Uniti alla striscia di Gaza, è riuscito a mantenere intatta la funzione pubblica dei graffiti nella babele visiva contemporanea. Il film, che il 16 ottobre sarà presentato al Teatro San Carlo di Napoli nell’ambito del Festival Artecinema, è una sorta di “messaggio in bottiglia” che racchiude una domanda: “Può un pezzo di carta trasformare la realtà?”. La risposta è nelle sequenze girate all’interno del carcere di massima sicurezza di Tehachapi, tra i più violenti della California, dove i detenuti sono quasi tutti latinos, afroamericani e bianchi suprematisti. Prima di confrontarsi con l’amministrazione americana, JR ha provato a sviluppare l’idea nel suo Paese ma non è stato possibile: “Quando ho contattato il governatore della California - racconta - non aveva la minima idea di chi fossi, poi si è ricordato di aver partecipato a un mio lavoro a San Francisco e in tre giorni ho ottenuto il permesso. Ho cercato su Google Earth e ho trovato quello di cui avevo bisogno: un cortile di cemento”. Il piazzale utilizzato come campo da basket ha accolto il maxi poster con i ritratti fotografici dei detenuti che guardano verso l’alto alla ricerca di un contatto con il mondo esterno.
di Loredana Lipperini
L’Espresso, 13 ottobre 2024
Mentre le denunce diminuiscono, il Governo fomenta il terrore di molti italiani di subire reati. Che poi la paura non sia quella di venir aggrediti o uccisi, ma di perdere uno status sociale, come notava anni fa la psicologa Chiara Volpato, poco conta: l’importante è che si continui a essere terrorizzati, magari dai fantasmi, e si esulti quando il Governo in carica risponde da par suo.
di Giuliano Santoro
Il Manifesto, 13 ottobre 2024
Movimenti Adesioni da tutt’Italia alla giornata di mobilitazioni territoriali La campagna intreccia vertenze e lotte. Verso il corteo nazionale. La giornata No Ddl Sicurezza è cominciata con un bel blocco stradale, una di quelle proteste che il provvedimento vorrebbe reprimere con forza. I manifestanti si sono ritrovati a Roma, sull’arteria di via Cristoforo Colombo. Poi hanno raggiunto il ministero dell’ambiente e hanno lanciato sulla facciata della vernice lavabile (altro reato gravissimo per i tutori dell’ordine al governo). “Attiviste e attiviste, alcuni con maschere animali, hanno dato un primo segnale di opposizione al ‘decreto Ungheria’ - hanno spiegato dal megafono - altre azioni seguiranno a Roma e nel paese fino a che non verrà fermato il disegno di legge”.
di Francesco Olivo
La Stampa, 13 ottobre 2024
Il ministro dell’Interno: “Migranti, rafforzare il sistema di espulsioni. Ma da alcuni giudici resistenza ideologica”.
di Claudio Del Frate
Corriere della Sera, 13 ottobre 2024
L’annuncio del numero uno del Viminale: “Apriranno la prossima settimana”. Budget di 653 milioni ma molti costi sarebbero stati evitati se i migranti fossero stati accolti in Italia. I lavori nella struttura per la gestione dei migranti di Gjader prevista dal protocollo siglato tra Roma e Tirana sono ancora in corso. Uno dei centri, nel porto di Shengjin sulla costa adriatica dell’Albania, è pronto da più di un mese ma l’altro, a circa 24 chilometri a est, vicino all’ex aeroporto militare di Gjader, è ancora lontano dall’essere terminato. Una sede sarà dedicata al riconoscimento dei migranti, l’altra alla loro permanenza. L’accordo prevede la destinazione nelle strutture albanesi solo dei migranti soccorsi in acque internazionali da navi italiane, escluse le donne, i bambini e le categorie vulnerabili. Il numero di migranti presenti contemporaneamente in territorio albanese non potrà essere superiore a tremila. L’ambasciatore Bucci ha spiegato che il primo ritardo è dovuto al terreno friabile del campo di Gjader, che necessitava di un intervento di consolidamento. Inoltre, l’ondata di caldo di luglio ha costretto le autorità a imporre una pausa nelle ore più calde della giornata. Le prove di un’intensa attività di costruzione erano evidenti all’esterno delle strutture, con due escavatori e un’alta gru in azione per spostare enormi tubi e preparare l’installazione di una recinzione perimetrale intorno al sito di circa 20 ettari. Gli edifici in container che forniranno alloggi ai residenti del campo sono già stati installati, ma all’ingresso principale sono ancora presenti pile di pannelli e telai per costruire altre unità abitative. Il capo del vicino villaggio di Gjader e i residenti locali hanno dichiarato che i lavori al centro sono tutt’altro che conclusi.
di Maurizio Ambrosini
Avvenire, 13 ottobre 2024
Il Governo non ha esitato a parlare di una misura di deterrenza nei confronti dei potenziali partenti e questo spargerà paura tra i richiedenti asilo. Senza contare i problemi organizzativi annunciati. Il Governo Meloni ha annunciato l’imminente apertura dei due centri per il trattamento dei richiedenti asilo in Albania. Dopo vari annunci e rinvii (i centri dovevano aprire il 20 maggio) forse questa volta ci riuscirà davvero. Per raggiungere l’obiettivo, ha fatto ricorso alle procedure d’urgenza che saltano vincoli e garanzie delle normali gare d’appalto. I centri saranno due: uno al porto di Schengjin, destinato all’identificazione e alle procedure d’ingresso, con una capienza di 200 posti. Tre milioni di euro il costo di realizzazione, più 200.000 per gli allacci nel solo 2024. L’altro, a Gjader, comprende una struttura per il trattenimento di richiedenti asilo (880 posti), un Cpr (144 posti) e un penitenziario (20 posti). Altri milioni di euro spesi. Ingenti i costi di gestione previsti: 800 milioni di euro da qui al 2028 (Il Sole-24 Ore), tutti a carico dell’Italia, ma con ricadute occupazionali ed economiche al di fuori del nostro paese.
Il magistrato: “L’Europa ridefinisce i Paesi sicuri per i migranti. Trattenerli ora è più difficile”
di Alessia Candito
La Repubblica, 13 ottobre 2024
Intervista a Francesco Micela, presidente di sezione al Tribunale di Palermo: “Dall’ultima direttiva del 2013 si può definire un territorio come non pericoloso solo se lo è in modo generale e uniforme. L’abbiamo già applicata”. Dalla sua sezione del tribunale di Palermo sono passati i casi dei migranti trattenuti nel centro che il Viminale qualche mese fa ha aperto in fretta e furia a Porto Empedocle. Ed è uno dei primi distretti in cui la sentenza della Corte di Giustizia Europea che ridefinisce i criteri per identificare un Paese come sicuro sia stata applicata. “Prima - spiega il presidente Francesco Micela - Palermo procedeva a un esame caso per caso, seguendo i principi comunitari secondo cui il trattenimento si può disporre soltanto in circostanze eccezionali e quando altre misure alternative sarebbero inutili. Adesso è venuto meno uno dei presupposti generali che legittima il trattenimento alla frontiera per la Tunisia, come per molti Paesi”.
di Anna Zafesova
La Stampa, 13 ottobre 2024
“Un colpo terribile”, dice Volodymyr Zelensky mentre incontra Papa Francesco, “una notizia sconvolgente”, secondo la diplomazia dell’Unione Europea, un “crimine di guerra” come viene qualificato dalla magistratura di Kyiv. La notizia della morte della giornalista ucraina Viktoria Roschina in un carcere russo, a 27 anni, è arrivata proprio mentre la sua famiglia aspettava di poterla riabbracciare: dopo lunghe trattative, era stata inclusa nella lista dei prigionieri da scambiare tra Russia e Ucraina. Invece, dopo lunghi silenzi, le autorità penitenziarie russe hanno infine comunicato al padre della cronista, Volodymyr Roschin, che sua figlia è deceduta, in circostanze e per cause sconosciute, mentre veniva trasferita dal carcere di Taganrog, nel Sud della Russia, in una prigione moscovita.
di Uski Audino
La Stampa, 13 ottobre 2024
Varsavia teme la pressione di Mosca sul confine bielorusso. La Polonia intende sospendere momentaneamente il diritto d’asilo per limitare la migrazione. Sarà questo uno degli elementi della nuova strategia sulla migrazione, ha dichiarato il capo del governo di Varsavia, secondo quanto riferisce l’agenzia di stampa polacca Pap, ripresa dai media tedeschi. “Chiederò che questa decisione sia riconosciuta in Europa”, ha detto Tusk senza fornire ulteriori dettagli. Al congresso del suo partito (KO, Coalizione Civica) Tusk ha dichiarato che lo Stato ha il compito di riprendere il controllo del suo territorio al 100% e ha accusato il presidente russo Vladimir Putin e il governatore bielorusso Alexander Lukashenko di usare i migranti per esercitare pressioni sul suo Paese. Questo è “contrario all’essenza del diritto di asilo”. “Ridurremo al minimo l’immigrazione illegale in Polonia”, ha aggiunto Tusk, che presenterà la nuova strategia sulla migrazione martedì in consiglio dei Ministri.
- Nicaragua. L’Onu denuncia torture sui detenuti politici
- Nuove carceri: quando, e come?
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- Un’edilizia penitenziaria che punta solo a tenere le persone detenute separate dalla collettività
- Niente architettura per il carcere italiano









