di Laura Badaracchi
retisolidali.it, 26 giugno 2024
Racconti dal carcere è il podcast dell’associazione Antigone che raccoglie le voci dei detenuti a Rebibbia Nuovo Complesso. I suoni inquietanti di dentro e quelli persi lì fuori, gli odori che mancano, il tempo che non passa mai, la speranza. Si chiama “Racconti dal carcere” il podcast dell’associazione Antigone curato da Stefano Bocconetti e Federica Delogu. Raccoglie le voci delle persone detenute nel penitenziario romano di Rebibbia Nuovo Complesso che fanno parte della redazione di Jailhouse Rock, trasmissione radiofonica curata da Antigone e condotta (nonché ideata nel 2010) da Patrizio Gonnella e Susanna Marietti, in onda ogni sabato dalle 16.30 alle 17.30 su Radio Popolare e altre radio italiane. Al programma collaborano i detenuti di Rebibbia e Bollate (Milano) che fanno il Giornale Radio dal Carcere (Grc), mentre la redazione di Rebibbia è protagonista del podcast.
di Andrea Capocci
Il Manifesto, 26 giugno 2024
La Camera ha approvato ieri all’unanimità la legge che allarga l’accesso ai servizi sanitari anche a chi è privo della residenza. La legge a prima firma di Marco Furfaro (Pd) colma così una delle lacune più gravi della nostra sanità. Sebbene la Costituzione tuteli la salute “come fondamentale diritto dell’individuo”, di fatto l’iscrizione al servizio sanitario nazionale è subordinata alla residenza anagrafica. Senza, è impossibile rivolgersi a un medico di base e o prenotare una visita medica. Questi diritti minimi verranno d’ora in poi garantiti anche a chi è privo di certificato di residenza. “La legge non solo restituisce il pieno diritto alle cure a decine di migliaia di persone - festeggia il deputato dem - ma finalmente sapranno che lo Stato non le ha abbandonate. E che uscire da una condizione di fragilità è possibile”. Per l’entrata in vigore sarà necessario il passaggio in Senato. L’unanimità è una sorpresa fino a un certo punto. Delle sei regioni che già oggi prevedono l’iscrizione alla Asl di chi non ha dimora, due (Emilia-Romagna e Puglia) sono governate dal centrosinistra e ben quattro (Abruzzo, Marche, Liguria e Piemonte) dalla destra. Fuori dagli slogan, pure la destra asociale sa che l’accesso alla salute è interesse collettivo. L’inedita convergenza ha richiesto però qualche compromesso.
di Denise Amerini
collettiva.it, 26 giugno 2024
“Il gioco si fa duro” è il titolo del libro bianco sulle droghe, quindicesima edizione, un volume che come ogni anno fa un focus sul tema delle pene e della detenzione ed evidenzia come il sovraffollamento delle carceri sia provocato dalle normative sulle droghe, in particolare dall’articolo 73 del testo unico che punisce anche il solo possesso. Presentato ieri (24 giugno), è promosso da un cartello di associazioni che vede la Cgil insieme a Società della Ragione, Forum Droghe, Antigone, Cnca, Arci, Associazione Luca Coscioni, Lila.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 26 giugno 2024
Presentata ieri la Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle tossicodipendenze. Aumentano i consumi tra i giovani. Ma secondo i dati Oms è l’alcol la sostanza più letale. In Italia è in corso una “diffusione pandemica di sostanze stupefacenti”. Lo sostiene il governo Meloni che ha presentato ieri, alla vigilia della giornata mondiale contro la droga, la Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle tossicodipendenze. Ad aprire le danze il plenipotenziario Alfredo Mantovano, sottosegretario di Stato, che ha evidenziato tre fattori: l’aumento dei consumi e delle sostanze, l’abbassamento dell’età del primo utilizzo, l’incremento del principio attivo. E poi, soprattutto, la scarsa consapevolezza di quanto fa male “qualsiasi tipo di droga”. Una generalizzazione utile a promuovere l’equiparazione tra cannabis e altre sostanze. Del resto, ha sostenuto, la classificazione di fumo ed erba come “droghe leggere” è antiscientifica.
di Franco Corleone
Il Manifesto, 26 giugno 2024
Ho conosciuto Alfredo Mantovano, giovane deputato della destra, preparato e non arrogante, nella XIII legislatura dal 1996 al 2001 in cui ero sottosegretario alla giustizia preparato e non arrogante; suo compagno di partito era l’onorevole Simeone che con Luigi Saraceni firmò una importante legge contro discriminazioni classiste ed evitare inutili carcerazioni in attesa di misure alternative alla detenzione. Altri tempi davvero. Oggi Mantovano è l’esponente più agguerrito del governo Meloni e le incombenze della gestione del potere non gli impediscono di coltivare l’ossessione sulla droga e di sostenere le tesi del proibizionismo ideologico più manipolatorie e infondate.
di Stefano Baudino
L’Indipendente, 26 giugno 2024
Nel nostro Paese sono tornati a salire gli ingressi in carcere per reati di droga: ben 10.697 delle 40.661 entrate nelle case circondariali italiane del 2023 sono infatti state causate dall’art. 73 del Testo Unico, ovvero “detenzione a fini di spaccio”. Si tratta del 26,3% del totale (nel 2022 era il 26,1%). È quanto emerge dai dati pubblicati nella nuova edizione del Libro Bianco, un rapporto indipendente redatto da associazioni e sindacati sul modo in cui il Testo Unico sugli stupefacenti impatta sul sistema penale, sui servizi e sulla società. Il report rivela che, degli oltre 60 mila detenuti presenti in carcere nel periodo di riferimento, 12.946 lo erano a causa del solo art. 73 del Testo Unico, mentre altri 6.575 lo erano per il combinato disposto tra art. 73 e l’art. 74 (associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope). Solo 994 erano in galera esclusivamente per l’art. 74. Complessivamente, si trova dietro le sbarre per la legge sulle droghe oltre il 34% dei detenuti, quasi il doppio della media europea (18%) e molto di più di quella globale (22%).
di Filippo Miraglia*
Il Manifesto, 26 giugno 2024
Trentacinque anni fa, dopo l’omicidio del rifugiato sudafricano Jerry Masslo, avvenuto nell’agosto del 1989 a Villa Literno, il 7 ottobre di quell’anno, un vasto schieramento di forze sociali promosse la prima grande manifestazione contro il razzismo. Quella data segna la nascita di un movimento antirazzista per i diritti delle persone di origine straniera e contro ogni forma di discriminazione. A distanza di 35 anni, la condizione del mondo dell’immigrazione è peggiorata e, nonostante il numero di migranti sia cresciuto (da poche centinaia di migliaia del 1989 a più di 5 milioni oggi), abbiamo visto diminuire la visibilità e il protagonismo di migranti e rifugiati, in parallelo a un aumento della politicità dell’argomento e di un uso sempre più strumentale a fini elettorali.
di Vincenzo Vita
Il Manifesto, 26 giugno 2024
Dall’associazionismo globale (e italiano) al lavoro di ricerca del team legale, la liberazione del fondatore di WikiLeaks passa anche per la spinta dal basso. Un respiro di sollievo nelle prime ore della notte tra lunedì e martedì scorsi: all’1.44 ecco la notizia sognata. Assange è libero. A breve - il 9 e 10 luglio - l’Alta Corte del Regno unito avrebbe preso una decisione definitiva. Ma qualche giorno prima, finalmente, le porte del carcere speciale di Belmarsh (chiamato la Guantanamo inglese) si sono aperte.
di Daniele Zaccaria
Il Dubbio, 26 giugno 2024
Dopo la morte del dissidente russo, i soliti noti hanno accusato l’occidente di “ipocrisia” e “doppiopesismo”. Ma in Occidente è ancora lecito manifestare, evidentemente anche con successo.Nei giorni successivi alla morte di Alexei Navalny avvenuta in circostanze misteriose in una colonia penale della Siberia, i soliti noti si sono prodigati nel paragonare il caso del dissidente russo a quello di Julian Assange, accusando l’opinione pubblica occidentale di “ipocrisia”, perché in fondo l’oppositore di Vladimir Putin e il fondatore di Wikileaks sarebbero due facce della stessa medaglia, entrambi vittime di un potere che non tollera e che punisce il dissenso, a Mosca come a Washington.
di Marina Castellaneta
Il Manifesto, 26 giugno 2024
Una saga legale che sembra chiusa, ma destinata ad avere effetti di lunga durata sulla libertà di stampa e sul diritto ad informare e a essere informati. Una detenzione durata 5 anni nel carcere di Belmarsh, ma molto più lunga se si considera la sostanziale reclusione nell’ambasciata ecuadoregna di Londra. La scarcerazione, anche se l’iter giudiziario non è concluso, è avvenuta ieri dopo il raggiungimento di un accordo tra il Dipartimento della giustizia statunitense e Assange. Un accordo a cui ha dato certamente un impulso decisivo il provvedimento dell’High Court di Londra che aveva concesso ad Assange la possibilità di presentare un nuovo appello contro il provvedimento di estradizione negli Usa deciso dalle autorità inglesi. Questo avrebbe significato per l’amministrazione americana un nuovo round nelle aule di giustizia inglesi con l’opinione pubblica sempre più mobilitata a favore di Assange. Non solo. Proprio nell’ultimo anno anche alcuni governi e organismi internazionali si sono attivati. Prima la Relatrice speciale Onu contro la tortura, Alice Jill Edwards, aveva chiesto, nei mesi scorsi, alle autorità inglesi di fermare l’estradizione di Assange e poi il governo australiano, dopo anni di silenzio rispetto a ciò che stava subendo Assange, si è risvegliato e grazie al premier Anthony Albanese ha iniziato a fare pressioni su Usa e Uk per il rilascio del proprio cittadino. Alle 18.36 del 24 giugno, quindi, Assange ha lasciato il carcere di massima sicurezza. Dal punto di vista giuridico, però, il cammino non è concluso anche se vicino alla fine. Queste le nuove tappe fissate dall’High Court of Justice che con l’ordinanza depositata il 25 giugno ha concesso la libertà condizionata ad Assange per consentirgli di recarsi presso il Tribunale distrettuale Usa di Saipan in base all’accordo di patteggiamento concluso il 19 giugno.
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