reggiotoday.it, 16 ottobre 2024
La seduta, tenuta presso l’aula commissioni del Consiglio regionale della Calabria, si è incentrata sulla tutela dei diritti delle persone detenute, riguardo alla genitorialità e alla condizione delle donne in carcere. La Commissione regionale per l’uguaglianza dei diritti e delle pari opportunità fra uomo e donna, presieduta dalla prof.ssa Anna De Gaio, ha tenuto, venerdì 11 ottobre, una significativa seduta presso l’aula commissioni A. Acri del Consiglio regionale della Calabria, incentrata sulla tutela dei diritti delle persone detenute, con particolare riguardo alla genitorialità e alla condizione delle donne in carcere. Al centro dell’incontro, l’audizione dell’avv. Luca Muglia, garante regionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale, che ha rappresentato un momento di svolta, portando alla luce una realtà penitenziaria che richiede interventi urgenti e mirati.
di Giovanni Seu
mitomorrow.it, 16 ottobre 2024
Pochi giorni fa si è suicidato il 75° detenuto dall’inizio dell’anno. È avvenuto proprio a San Vittore, il carcere più sovraffollato d’Italia, ma c’è chi non demorde e prova a dare un po’ di sollievo. Bisogna partire dai numeri che rivelano bene tutta la drammaticità della situazione nelle carceri in Italia. Venerdì scorso un detenuto di 44 anni di origini pugliesi in carcere per reati correlati agli stupefacenti, con fine pena provvisorio fissato al 2027 si è suicidato in una cella di San Vittore. “Si tratta del 75° recluso che si toglie la vita dall’inizio dell’anno in Italia, in una strage continua”, ha affermato Gennarino De Fazio, segretario generale della Uilpa, il sindacato della Polizia Penitenziaria.
di Lucio Boldrin*
formatrieti.it, 16 ottobre 2024
Mi accingo a scrivervi qualcosa in merito alla realtà carceraria non senza difficoltà e ritrosia e pessimismo perché sono stanco di parole e parole” scrive Padre Lucio da anni ormai cappellano di Rebibbia, struttura che ‘abita’ dalle 8.30 alle 19.30 sei giorni su sette. Non mi soffermerò sui numeri dei suicidi tra i detenuti e gli agenti di polizia penitenziaria, il sovraffollamento e la sempre maggiore crescente mancanza di agenti e del personale medico, paramedico e di persone nell’area educativa, e neppure delle condizioni delle carceri italiane obsolete e carenti a livello igienico. Ne ho sentito parlare e letto ovunque. Penso anche la maggior parte di voi. Ma come vivono i detenuti in molte carceri italiane? Difficile saperlo per me e ancora meno per chi vive di luce riflessa o per sentito dire. Vi dico soltanto che da un po’ seguo su tik tok un ex detenuto che è uscito, libero dal 2018, e che cerca di rispondere alle domande che gli vengono poste sulla realtà carceraria. Vi posso assicurare che in molte risposte lo sento lontanissimo da ciò che ha vissuto e di come è cambiata la situazione carceraria in pochi anni.
di Carlotta Rocci
La Repubblica, 16 ottobre 2024
Il Magistrato di Sorveglianza ha rigettato il ricorso di un detenuto che protestava per le condizioni disumane. Negli ultimi quindici anni è entrato e uscito dal carcere di Torino almeno una quindicina di volte. Celle piccole, con almeno due ma a volte anche quattro compagni di stanza, “condizioni inumane”, per l’uomo, 42 anni, che - assistito dall’avvocato Alessandro La Macchia - ha presentato un ricorso al tribunale di sorveglianza chiedendo una “riduzione della pena detentiva” per le condizioni in cui è stato detenuto. Nell’interpretazione della Corte Europea per i Diritti dell’Uomo sono da considerarsi “inumane” le situazioni che rendono la pena “non solo particolarmente difficoltosa ma totalmente squalificante della dignità umana”.
di Marta Borghese
La Repubblica, 16 ottobre 2024
“Dietro le sbarre per trent’anni ho visto l’inferno in 38 carceri. All’uscita ho trovato il vuoto”. “Sa quanti ne ho visti di vecchietti con il catetere che non ce la fanno più, che ti chiedi che cosa ci facciano ancora lì. Curati e monitorati, c’è scritto nei referti. Curati e monitorati”. Scuote la testa V.D., sessant’anni o poco più, di cui 33 trascorsi nei penitenziari: “Quando sei in carcere - esordisce - devi solo pregare di stare bene di salute”. Lui ne ha cambiati 38: Poggioreale, Secondigliano, Genova, Foggia. Una sfilza infinita di sezioni speciali. “Un mattatoio” commenta di qualcuno. Il passato è nella camorra degli omicidi per strada. Il presente è tra i pacchi del banco alimentare: li smista e li consegna per l’associazione evangelica torinese “Brothers keeper ministry”, che dal febbraio 2020 si prende cura di lui. “Fuori dal carcere non c’è niente. Se non hai nessuno torni dentro in un attimo”.
di Massimo Massenzio
Corriere di Torino, 16 ottobre 2024
In aula parla uno dei detenuti. Aveva segnalato alla Procura e in seguito, con una seconda lettera, ritrattò. “Un agente mi disse “ricordati che hai bisogno di noi”, ritira la denuncia e spiega che ti sei fatto male da solo”. “Me ne hanno fatte di tutti i colori”. È quanto ha detto in tribunale a Torino un detenuto chiamato a testimoniare al processo sui presunti casi di maltrattamento avvenuti fra il 2017 e il 2018 all’interno del carcere delle Vallette. Fra i 22 imputati ci sono numerosi agenti di polizia penitenziaria. L’uomo è un 54enne originario di Alessandria, recluso dal 2014, con alcuni problemi di carattere psicologico.
di Nicola Buonaiuto e Giuseppe Pergola*
tusciaweb.eu, 16 ottobre 2024
L’azienda Asl Roma F ospita nel proprio distretto di Civitavecchia due sedi carcerarie: il cosiddetto “Nuovo Complesso” con 547 detenuti e la “Casa di reclusione di Civitavecchia” che ne ospita 91. Le precedenti normative nazionali hanno sancito il trasferimento delle funzioni in materia di sanità penitenziaria dal ministero di Grazia e Giustizia ai sistemi sanitari regionali. L’assistenza sanitaria del locale sistema penitenziario è quindi oggi in carico al sistema sanitario regionale ed operativamente alla Asl Roma 4. La realtà carceraria nel nostro paese vive notoriamente di carenze strutturali, strumentali e di personale, rendendo spesso gli ambienti di vita dei detenuti e del personale di assistenza poco adeguati. Non sfuggono a questo disagio neppure i medici penitenziari che quotidianamente rendono possibile l’assistenza ad un elevato numero di detenuti con modalità e risorse molto più limitate rispetto all’utenza “fuori le mura”. Ciò nonostante questi professionisti assicurano una assistenza ordinaria e spesso straordinaria di ottimo livello, per le condizioni date, in un ambiente che è per sua natura difficile ed afflittivo.
La Nazione, 16 ottobre 2024
Vab e Alia in campo per il progetto Ulepe. Da detenuti a operatori ecologici per il completo reintegro nella società. Il progetto che ha ricevuto il patrocinio del Comune di Prato, è gestito operativamente dalla Vab che si occupa di coordinare l’attività a titolo gratuito: l’associazione seguirà le persone adulte imputate e condannate che sono attualmente seguite dall’ufficio Ulepe, Ufficio locale esecuzione penale esterna di Prato appartenente al Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità. In pratica i volontari di Vab Prato si occuperanno di assegnare alle persone le varie attività, seguendole con dei tutor nelle fasi operative sul territorio e comunicando mensilmente all’Ufficio del ministero le ore svolte insieme ad una relazione sul contributo individuale apportato al progetto dai singoli cittadini che saranno coinvolti a partecipare.
Famiglia Cristiana, 16 ottobre 2024
Grazie all’impegno congiunto delle associazioni “Seconda Chance” e “Sport senza Frontiere” partiranno a dicembre i lavori per realizzare nel Penitenziario napoletano il più grande polo sportivo carcerario in Italia con la realizzazione di due campi di padel e la ristrutturazione del campo di calcio attuale. “Si tratta di un’iniziativa di rieducazione attraverso lo sport”, spiega Flavia Filippi, fondatrice di “Seconda Chance”, “e si fonda sull’idea che il carcere non debba essere solo un luogo di detenzione, ma anche uno spazio di crescita personale e di riqualificazione”.
di Raffaella Calandra
Il Sole 24 Ore, 16 ottobre 2024
Se è vero - per dirla con John Donne - che “nessun uomo è un’isola”, per comprendere davvero le voci di un carcere bisogna ascoltare anche quelle che restano fuori. Come in certe sere alle Mantellate a Roma o intorno a via Filangieri a Milano, quando il vento ripete nomi di mariti, figli, fratelli - quasi solo uomini - scanditi a squarciagola da donne che fanno giungere così il proprio abbraccio al di là di blindo e cancelli.
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