di Carmelo Musumeci
Ristretti Orizzonti, 21 aprile 2015
La rottamazione della sezione di "Alta Sicurezza 1" del carcere di Padova è iniziata. E Giuseppe è stato il primo questa mattina ad essere trasferito. Immaginavo che sarebbe stato nella lista di quelli che non sarebbero stati declassificati perché gli avrebbero fatto pagare l'evasione tentata sei anni fa, anche se poi, arrivato a Padova cinque anni fa e trattato finalmente con un po' di umanità, aveva finalmente iniziato a scontare la sua pena in modo dignitoso, costruttivo ed in positivo. Però troppo spesso il carcere non ha lo scopo di educare, ma deve solo punire. Giuseppe da alcuni mesi frequentava la redazione di "Ristretti Orizzonti" e incontrava centinaia di studenti durante la settimana nel progetto "Scuola-Carcere" e rispondeva con timidezza a tutte le loro domande.
di Sara Papalia
Ristretti Orizzonti, 21 aprile 2015
Ancora a proposito della chiusura dell'Alta Sicurezza a Padova. Mi chiamo Sara Papalia e mio padre, Antonio, è uno dei tanti detenuti della Casa di reclusione di Padova che in questi giorni vedono la loro vita, i loro percorsi e i rapporti con i loro famigliari appesi a un filo.
di Ezio Mauro
La Repubblica, 21 aprile 2015
C'è tutta la sproporzione del mondo in cui viviamo, tutto il peso delle disuguaglianze che sopportiamo e pratichiamo, nella corsa di centinaia di migranti sul lato del peschereccio egiziano, per protendersi verso le luci del mercantile che si sta avvicinando a mezzanotte.
Fino a far inclinare il barcone con la forza della disperazione e della speranza che diventano la stessa cosa: per poi rovesciarlo nel naufragio che condanna alla morte certa i profughi trasformati in prigionieri nelle stive chiuse a chiave dai trafficanti di schiavi.
di Pierluigi Battista
Corriere della Sera, 21 aprile 2015
Ecco indetto per giovedì il vertice straordinario dell'Unione Europea, dopo l'ecatombe del Mediterraneo. Ma che sia straordinario davvero. Operativo subito. Coordinato senza gelosie, ripicche, esclusivismi, manovre dilatorie. Circostanziato nella definizione dei costi economici che le operazioni di contrasto a questa strage continua comportano necessariamente. Realistico nella definizione degli obiettivi urgenti.
di Adriana Cerretelli
Il Sole 24 Ore, 21 aprile 2015
Nonostante ami proclamarsi campione mondiale della difesa dei diritti umani e si fregi con orgoglio del premio Nobel per la pace, l'Europa non è facile alla compassione. Ancora meno alla solidarietà. Quando nell'estate del 2013 il siriano Bashar Assad rovesciò armi chimiche sui propri civili presunti ribelli, rumoreggiò immediato lo sdegno ma poi i Governi Ue preferirono voltare la testa. L'anno scorso nel Mediterraneo sono morti 3.200 emigranti senza sortire reazioni degne di nota in fatto di concrete azioni comuni. Con buona pace di allarmi, proteste e sollecitazioni italiane.
di Gian Antonio Stella
Corriere della Sera, 21 aprile 2015
Dal naufragio è emerso il dolore di milioni di italiani ma anche il cinismo più becero di una minoranza di anonimi. "Nessuna pena, 700 zozzoni in meno da sfamare!", scrive in un post "Mladic", l'anonimo che per vomitare odio online si è scelto come nickname quello del generale serbo noto come "il boia di Srebrenica".
E conclude: "Nessuno li ha chiamati, speriamo nel mare grosso sempre". Una ferocia raggelante. Ma niente affatto isolata. Il naufragio del peschereccio libico, col suo carico di anime inghiottite dal mare a poche ore di navigazione dalla terra dove sognavano una vita diversa, pare aver fatto emergere non solo il dolore di milioni di italiani ma anche il cinismo più becero di una minoranza di anonimi. Razzisti elettrizzati dalla possibilità di dare sfogo, nascosti dai "nickname", ai loro sfoghi biliosi.
Sia chiaro: non parliamo delle critiche alla gestione dell'emergenza. Ogni opinione ostile alle scelte degli ultimi governi e ogni rimpianto per il "cattivismo" di Bobo Maroni, i patti scellerati con Gheddafi e i respingimenti, per quanto possano risultare indigesti a chi s'appella agli accordi internazionali, ai diritti umani, alla Costituzione, ha diritto a essere espressa. Ovvio. Anche criticare pesantemente Renzi e Alfano, Orlando o Mattarella è del tutto legittimo. Ci mancherebbe.
Così come sono sgradevoli ma legittime le ironie, dopo certe intercettazioni dell'inchiesta Mafia capitale ("con gli immigrati si fanno molti più soldi") sul ruolo delle cooperative: "Mi associo con deferenza al lutto che coop rosse ed Onlus vaticane e non, hanno subito".
Negli sfiati di cui parliamo, però, c'è di più. "Si temono 700 morti... io avrei temuto di più 700 vivi da mantenere!", posta "Moshe" a commento di un pezzo sul Giornale titolato "Ecatombe nel Mediterraneo, si temono 700 morti". Ivano Colzani, uno dei pochi che si firma, fa i conti: "1.350 (costo mensile per profugo) x 700 (nr. presunto di profughi affondati) x 12 (numero di mesi di presenza e mantenimento sul suolo italico) = 11.340.000 Euro risparmiati". Che i numeri siano falsi perché sostenere provvisoriamente un profugo fino alla definizione del suo status costa molto meno, come spiega un documento contro i luoghi comuni del Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione del ministero dell'interno, non importa.
Conta lo sfogo: "Non capisco perché questi profughi che partono da Paesi sud-sahariani non si vadano a rifugiare nelle nazioni africane confinanti dove non c'è guerra e vengano dritti in Italia", sbuffa Parsifal1. Non sa che in realtà secondo l'Onu ci sono nel mondo 50 milioni di rifugiati e il Kenya ne ospita mezzo milione, la Repubblica del Congo quasi due di sfollati interni, il Sudan 743 mila esterni e 1,2 milioni interni, la Nigeria un milione e mezzo, il Sudafrica 2 milioni? Secondo Parsifal1, invece, vengono tutti in Italia "perché i nostri politici venduti hanno fatto leggi che garantiscono a questa gente una casa e uno stipendio che un giovane disoccupato italiano può solo sognarsi...".
"Tersicore" conferma: "È chiaro che se si promette a tutti i poveri del mondo alloggio, vitto, e sanità gratis per tutta la vita, e senza dare nulla in cambio, e a nostre spese...". La casa? Lo stipendio? Il vitto? In regalo tutta la vita? L'importante è spararla... È falso che "non danno nulla in cambio", come dimostra la fondazione Moressa secondo cui, ad esempio, esistono già 497 mila aziende fondate da immigrati che complessivamente contribuiscono con circa l'8% al Pil? Chissenefrega! "Sono "africani", spiega sprezzante l'anonimo Rapax: "Non combattono, fanno lavorare le donne, si fanno predare... e hanno capito che è meglio non fare un c...o e farsi mantenere da dei cog...ni occidentali... almeno accettino i rischi".
"Avviso ai pescatori: stanno abbondantemente pasturando il Canale di Sicilia, si prevede che quelle acque saranno molto pescose questa estate", posta su Facebook il gruppo musicale Nobraino. "È ormai da molti anni che non mangio il tonno in scatola. l'ultimo che avevo divorato, perché ne ero molto ghiotto, aveva un colore nero!", scrive schifato "Scandalo".
E prosegue: "I pescatori siciliani pescano tutto!! quindi per non diventare cannibale ho deciso di non mangiarlo!!". "Obiettore" si associa: "Non mangerò più pesce pescato nel Mediterraneo". A proposito, e la sepoltura dei corpi? "Non pagheremo mica noi i funerali di questi clandestini vero?", chiede "giangol".
"Bare a nostro carico? saranno anche queste di mogano da 8.000 euro cadauna...", butta lì sarcastico l'anonimo "non rassegnato". Niente di nuovo: dopo il naufragio dell'ottobre 2013 già si lagnò un certo "Stegalas": "Altro sperpero di denaro pubblico: nei loro posti, i cadaveri manco li seppelliscono decentemente, li calano nella nuda terra dentro un sudario ed amen... Noi invece: 363 bare di buona qualità per un totale di 1.500 x 363 = 544.500 euro... 363 loculi per un totale di 1.800 x 363 = 653.400 Tour marittimo: circa 20 mila euro". Insomma: quanti soldi! "Sarebbe bastato lasciare al mare il compito di fare pulizia...".
Sono in diversi, a invocare quella "pulizia": "Spiace dirlo, ma amico mare...", posta "gianniverde". "Forza Mediterraneo, avanti così", esulta Luci60. "Appena 700? Peccato avrebbero dovuto essere almeno 7.000 e con loro tutti i cattocomunisti italidioti!", strilla "emigrante 48". "Finalmente una notizia positiva dal fronte del mare. I nemici invasori hanno subito una notevole perdita! Ma non è sufficiente per vincere la guerra contro i clandestini invasori. Speriamo in sempre più consistenti naufragi futuri", scrive "seccatissimo".
"Non danno soldi ai pensionati perché dobbiamo mantenere tutti quegli animali bastardi che vengono qua", telefona Daniele da Brescia al filo diretto "la catapulta" a Radio Padania. E il conduttore, senza fare una piega: "Penso che dicendo animali si riferisca ai clandestini che arrivano a frotte dalle coste dell'Africa...". E tutto in mezzo a noi, a poche ore dalla morte in mare di centinaia e centinaia di uomini, donne, bambini. E senza che chi in questi anni ha seminato odio provasse un minimo di rossore.
Grazia Maria Coletti
Il Tempo, 21 aprile 2015
Continueranno a ingrassare facendo affari d'oro sulla pelle dei disperati che cercano la terra promessa in Italia e invece trovano una bara d'acqua nel Mare Nostro. È questo l'unico dato certo, oggi. Il resto, cioè i 976 scafisti arrestati dall'Italia negli ultimi mesi, cifra diffusa dal premier Matteo Renzi nelle ore seguenti all'ecatombe dei 950 migranti al largo delle coste della Libia, è solo un bel numero ma che resta sulla carta. In realtà, come spiegano fonti interne al Viminale, solo qualche decina di quei Caronti assassini, che approfittano della fame di felicità di chi fugge da guerre e persecuzioni, sarebbe ancora dietro le sbarre. Arrivare a un 10 per cento, assicurano, sarebbe già un bel risultato. Ma difficilmente è così.
È come una tela di Penelope, infatti, il lavoro di forze di polizia e militari che identificano e fermano i mercanti di uomini sulla base delle segnalazioni dei migranti trasportati sui barconi. Fermati, dopo 5 giorni al massimo, gli scafisti tornano liberi in attesa del rinvio a giudizio. E chi li rivede? Del resto non sono sprovveduti. Sanno che vengono da noi in ipotesi di reato, in un paese dove se verranno identificati saranno arrestati. In quel caso sono supportati da un cordone di "complicità criminali" per rientrare a casa.
E quando ciò non avviene c'è difficoltà nel reperire fatti di reato: chi ha denunciato non è in grado di fornire prove, "non gli fanno la ricevuta dei soldi presi". Chi li accusa poi viene avvicinato nei Cie e indotto a cambiare versione. "Spesso abbiamo gente che dichiara di essersi sbagliata". E pensare che la legge che prevede la punizione per il reato di ingresso illegale in Italia punisce gli scafisti con la reclusione fino a 12 anni (se viene dimostrato che hanno preso denaro) e una sanzione di 15mila euro per ciascun immigrato fatto sbarcare.(E c'è l'aggravante per trattamento inumano e degradante, gli immigrati chiusi nelle stive ne sono un esempio). Fargli pagare di tasca in soldoni era stato pensato proprio per scoraggiare i mercanti di carne umana da macello, si fa notare.
Ma ipotizzare che qualcuno paghi la sanzione è pura fantascienza, spiegano ancora. Immaginiamo solo che qualcuno dei 28 sopravvissuti al disastro del peschereccio ribaltatosi con centinaia di persone nella notte tra sabato e domenica a 60 miglia dalla Libia indicasse chi è lo scafista che ha portato alla morte centinaia di compagni che resteranno seppelliti nel Canale di Sicilia dove è affondata l'imbarcazione nella quale erano stati rinchiusi. Lo scafista, semmai fosse preso, dovrebbe sborsare una cifra fantasmagorica: 15 mila euro per 100 immigrati fanno già un milione e mezzo. Una somma che in questo caso va ancora moltiplicata, perché su quella barca lunga neanche 23 metri erano stipati 950 persone, come ha raccontato il bengalese trentenne ricoverato all'ospedale di Catania.
E anche se la testimonianza deve ancora trovare riscontri, come ha spiegato il procuratore di Catania Giovanni Salvi su quel barcone capovoltosi davanti al mercantile "King Jacob" andato in soccorso non c'erano meno di 700 migranti. Quindi la somma da sborsare sarebbe di 14 milioni 250mila euro. Come su tutto il lavoro sprecato delle nostre forze dell'ordine e dei militari che ascoltano i superstiti alla ricerca di indizi. L'individuazione dei traghettatori avviene infatti su indicazione della persone trasportate dagli scafisti.
La loro denuncia viene usata come un segnale di vicinanza al paese che dovrà dare il via libera alla richiesta di asilo politico per non entrare nella clandestinità. Anche perché ottenere un sì non è poi così scontato come ha dimostrato la prefettura di Varese, che ha respinto il 70 per cento delle richieste di asilo. Ma difficilmente le denunce resistono. "Va verificato quanti di questi "Caronte" denunciati per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina vengono effettivamente rinviati a giudizio e processati e qui senz'altro la questione si complica - conferma Giorgio Innocenzi, segretario generale nazionale della Confederazione sindacale autonoma di polizia.
Infatti una volta denunciati gli stranieri vengono tenuti nella migliore delle ipotesi qualche giorno in detenzione dopo di che vengono rilasciati in attesa di giudizio, in questa fase molti scappano, altri evidentemente più avvezzi al nostro sistema giudiziario, confutano il reato che nasce spesso da dichiarazioni fatte a caldo da alcuni migranti che si fatica a suffragare con i fatti".
di Emilio Sacchetti (Presidente Società Italiana di Psichiatria)
Il Sole 24 Ore, 21 aprile 2015
La legge di superamento degli Opg ha avuto un travaglio lungo e laborioso soprattutto a causa delle difficoltà di trovare un punto condiviso di equilibrio tra due tipi di garantismo. Da un lato, quello che sancisce il diritto dell'individuo, indipendentemente dalla sua posizione giudiziaria, ad usufruire pienamente dei servizi sanitari messi a disposizione della comunità.
Dall'altro, quello non meno importante che sancisce il diritto della società ad essere debitamente protetta da qualsiasi azione criminosa, indipendentemente dallo stato di salute mentale di chi commette tale azione. Risulta quindi facile comprendere il perché una buona parte del dibattito della legge di superamento dell'Opg sia stata spesa per discutere in merito all'organizzazione strutturale e funzionale delle Rems, e alla dotazione complessiva dei posti letto da predisporre nel loro interno. Infatti si è spesso usato il paravento delle Rems per chiedere rinvii all'attuazione della. Quasi che il numero di posti letto da prevedere nelle Rems rappresentasse l'asse portante della Legge. Che invece è un altro, come altri sono i problemi veri.
Ma già prima della sua piena ed effettiva entrata in vigore, la legge di superamento degli Opg ha riscosso almeno due apprezzabili successi: diversamente da altri interventi legislativi su problematiche di competenza anche psichiatrica sono stati finalmente sollecitati e largamente recepiti i suggerimenti provenienti dalle associazioni scientifiche più accreditate, da ampie frange di operatori e dal mondo delle associazioni dei pazienti e dei famigliari; inoltre il dibattito ha promosso un primo, del tutto iniziale ritorno al dialogo tra importanti componenti del mondo psichiatrico che avevano da tempo sostanzialmente interrotto ogni canale di comunicazione.
È però evidente che un processo innovativo come quello del superamento degli Opg non può avere una efficace trasduzione sul campo senza risorse. Invece restano insoluti i problemi della carenza di fondi ed è sempre più evidente che una buona applicazione della legge comporta una revisione più generale di vari temi medici e legali connessi ai rapporti tra reati, disturbi mentali e loro cura. In primo piano a questo riguardo c'è la necessità di creare una buona assistenza psichiatrica in carcere. Qualsiasi previsione di superamento degli Opg che non scalfisca in maniera apprezzabile anche l'assistenza psichiatrica in carcere è espressione di un pensiero irrealistico. Inoltre è fondamentale rivedere il concetto di pericolosità sociale, l'individuazione di linee guida chiare che regolamentino possibili conflitti di interesse tra il consulente tecnico e lo specialista che opera all'interno della struttura carceraria. In questo senso la collaborazione con le procure e con il ministero di Grazia e Giustizia è fondamentale.
L'assistenza psichiatrica in carcere
Attualmente, più che di psichiatria carceraria si dovrebbe per correttezza parlare di psichiatrizzazione del carcere. Infatti, la psichiatria che opera nei penitenziari è chiamata a svolgere in proprio e/o a condividere compiti, ad esempio di tipo eminentemente psicologico, che non sono propri della psichiatria. Inoltre, gli psichiatri che operano in carcere si trovano ad agire in un contesto che è comprensibilmente governato da regole sue proprie ma che risulta spesso restio ad accettare anche le regole proprie di un corretto agire psichiatrico. Rappresentativi a questo riguardo sono i casi relativi ai ridotti standard di sicurezza, all'insufficiente flessibilità dei livelli garantiti di sorveglianza, all'erogazione di gran parte di cure da parte di operatori non professionalmente qualificati, alla mancata disponibilità di opzioni terapeutiche oggi routinarie nella prassi del Dsm.
Ecco dunque la necessità di una formazione ad hoc del personale carcerario, di un adeguamento degli standard strutturali di sicurezza con livelli più intensi di sorveglianza, l'inserimento di percorsi di riabilitazione psichiatrica, un monitoraggio forte dell'aderenza alle terapie, screening approfondito delle patologie de novo per separare i casi incidenti da quelli alla ricerca di vantaggi secondari, trasferimento, tout court, delle linee guida diagnostico-terapeutiche utilizzate dai Dsm, messa a punto di specifiche linee guida diagnostico-terapeutiche dedicate all'agitazione psicomotoria e all'aggressività rivolta contro se stessi e/o agli altri.
La pericolosità sociale
Il superamento degli Opg è anche un buon punto di partenza per una ridefinizione della pericolosità sociale. Due sono i punti chiave da considerare. Il primo che l'attribuzione della pericolosità sociale per motivi psichiatrici non poggia su certezze ma su presunzioni (spesso grossolane ed effimere), dal momento che sono molte le variabili esterne più o meno o controllabili che entrano in gioco. Il secondo, molto sottile e suscettibile di falsificazioni, è la linea che separa la libera scelta delinquenziale da quella condizionata dalla presenza di disturbo mentale. Ciò implica la necessità di recuperare con forza la lezione della clinica, dando maggior spazio soprattutto ai percorsi diagnostici e terapeutici pregressi, a scapito della tendenza non sopita a privilegiare interpretazioni poco basate sull'evidenza, arbitrarie e, talvolta, fantasiose. Quindi è fondamentale ridisegnare il modello attuale della consulenza tecnica in psichiatria adeguandolo a questi punti.
La consulenza tecnica in psichiatria
Questo istituto richiede da tempo un sostanziale rimodellamento, ora che sono stati superati gli Opg. È ragionevole quindi prevedere che i tentativi di predeterminare gli esiti di una consulenza tecnica grazie ad un adeguato addestramento probabilmente aumenteranno. È infatti evidente che il gap tra la posizione di carcerato con o senza problemi psichiatrici e quella di autore di reato a causa di un qualche disturbo mentale, si è acuita a tutto vantaggio della seconda proprio grazie alla chiusura degli Opg. Sussistono pochi dubbi che il soggiorno in una Rems o in una struttura afferente al Dsm sia decisamente migliore della permanenza in cella.
di Luca De Carolis
Il Fatto Quotidiano, 21 aprile 2015
Il magistrato interviene al convegno del M5S su corruzione e mafia: "prescrizione da rifare".
Dopo la politica degli annunci ora sulla giustizia servono fatti, assieme a un severo cambio di direzione". È un messaggio forte e chiaro al governo, quello lanciato ieri dal procuratore di Palermo Nino Di Matteo durante il convegno "Corruzione, il nuovo volto della mafia", organizzato alla Camera dai Cinque Stelle (tra gli oratori, Marco Lillo del Fatto ).
È la prima volta a Montecitorio, per il pm antimafia. E in una sala che lo accoglie con una standing ovation, Di Matteo non usa metafore: "Spero che il sistema della giustizia non si traduca sempre in più in sistema duro con i deboli ma blando nei confronti di colletti bianchi e soggetti istituzionali". Invoca riforme "non più rinviabili", partendo da un tema caldo: "Temo che le nuove regole sulla prescrizione siano un pannicello caldo, volto ad alleviare e non risolvere lo sciagurato sistema che la regola.
La decorrenza dovrebbe essere sospesa a partire dal momento in cui viene scoperto il reato, oppure dall'inizio del processo". Quindi, non dopo la sentenza di primo grado (due anni di sospensione), come previsto dal ddl della maggioranza approvato dalla Camera. Ma Di Matteo critica anche il ddl anticorruzione passato in Senato, lamentando la mancata introduzione dell'agente provocatore (su cui il M5S aveva presentato appositi emendamenti).
E formula forti perplessità sul nuovo articolo 416 ter del codice penale, quello che disciplina lo scambio elettorale politico-mafioso. Lo scambio "di denaro o altre utilità" come condizione per la punibilità non gli pare sufficiente. Va sanzionata anche la "semplice" pressione da parte del mafioso nei confronti del politico, anche quando non accompagnata da minacce. La stessa posizione del pm della Dda di Reggio Calabria, Giuseppe Lombardo, che lo dice chiaro: "Siamo pochi e spesso ci sentiamo soli".
Anche Lombardo critica le norme anticorruzione approvate in Senato: "Per i soggetti pubblici corrotti serve l'interdizione perpetua". Tanti gli interventi di parlamentari del Movimento. tra questi, il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio, che si rivolge ai due magistrati: "Montecitorio paga i vitalizi a politici che voi avete fatto arrestare". A margine, lo stesso Di Maio precisa: "Se le proposte di Di Matteo entreranno nel ddl anticorruzione lo voteremo".
di Marcello Calvo
Giornale d'Italia, 21 aprile 2015
Niente braccia incrociate, ma una protesta simbolica di sospensione per 3 giorni dalle cosiddette attività di supplenza. L'Anm si divide. Non passa neanche questa volta la linea dura dello sciopero contro la riforma della responsabilità civile delle toghe. All'assemblea prevale nuovamente la mozione della maggioranza di Area e Unicost, che chiede al legislatore di introdurre un filtro contro le "azioni temerarie".
Ma con una protesta simbolica di sospensione, per 3 giorni a giugno (22, 23 e 24), delle "attività di supplenza". Ossia quelle a cui i giudici si prestano per far camminare la già lentissima macchina giudiziaria, pur non essendo loro compito. Prevale quindi la linea morbida con 1.212 voti ottenuti dalla maggioranza, contro i 756 "racimolati" da quella che in questo caso potrebbe essere bollata come la "minoranza".
Che voleva già incrociare le braccia lo scorso ottobre ed è raffigurata da Magistratura Indipendente - che un tempo rappresentava l'ala conservatrice del centrodestra e oggi ha invece assunto quel ruolo sindacale che una volta spettava alle toghe rosse - oltre che da Autonomia e solidarietà. Differenze di idee e opinioni. Posizioni contrastanti che hanno creato una forte frattura. Non scomposta. Ad accomunare le diverse correnti, la rabbia.
Delusi dal governo, furiosi per la riforma. È questo il sentimento condiviso da tutti, che non può sfociare in un gesto che creerebbe altri problemi al già inadeguato apparato della giustizia. Il testo approvato chiede di verificare gli effetti della nuova legge e affida al comitato direttivo e alla giunta il mandato di fare in qualche modo da depuratore contro la discussa norma. Attraverso diversi strumenti giuridici da "inquadrarsi nell'ambito della lite temeraria o dell'abuso del processo". La parola d'ordine, per le toghe, è "rispetto".
Anche e soprattutto da parte del Parlamento. L'esigenza è quella di "stroncare sul nascere eventuali azioni pretestuose o manifestamente infondate". Stratagemmi che impediscano insomma un uso strumentale della legge. Tant'è, anche se proseguiranno con le loro attività, nella 3 giorni prevista per l'inizio dell'estate i giudici eviteranno di sostituirsi all'attività dei cancellieri. Nella categoria esiste un forte disagio, forse perché le certezze dei togati cominciano a vacillare. Non si sentono più così intoccabili e quello scagliato dal governo rappresenta un duro colpo inferto a un sistema che adesso appare più vulnerabile.
Altro che responsabilità civile, i magistrati vorrebbero una nuova azione giustizialista. A partire dalla riforma della prescrizione fino ad arrivare a rafforzare quegli strumenti di contrasto da utilizzare contro la criminalità organizzata. Per il momento dovranno accontentarsi di un po' meno giorni di ferie e di essere sottoposti al principio del "chi sbaglia paga". Che vale - o almeno dovrebbe - valere per tutti.
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