Ansa, 18 marzo 2015
"Chiediamo al governo nazionale che disponga la riapertura della casa circondariale di Lamezia Terme Nicastro. Si tratta di una struttura nella quale riteniamo possano essere rispettati, con alcune attenzioni, i parametri europei sull'accoglienza negli istituti penitenziari e che dunque non può restare chiusa, anche in considerazione del grave problema del sovraffollamento carcerario che contraddistingue l'amministrazione penitenziaria nel nostro Paese".
Lo afferma il presidente del Consiglio regionale della Calabria, Tonino Scalzo. "Riteniamo - aggiunge - che la casa circondariale di Lamezia sia idonea a perseguire, con modalità rispettose della dignità dell'individuo, la finalità rieducativa della sanzione penale sancita dalla nostra Costituzione. Peraltro, in un territorio come quello calabrese, in cui la presenza della criminalità organizzata è così radicata, anche il carcere è un presidio istituzionale di legalità che non può essere cancellato con un tratto di penna. Siamo convinti che il ministero della Giustizia, nel rispetto delle normative in materia e tenuto conto del rilievo specifico della casa circondariale lametina, saprà rivedere un provvedimento che a nostro avviso è controproducente per il sistema penitenziario e, in senso più ampio, per tutto il mondo della giustizia".
Adnkronos, 18 marzo 2015
"Si tratta di un carcere in miniatura, di un piccolo istituto con 69 presenze". Così il garante regionale dei diritti dei detenuti, Franco Corleone, ha definito la casa circondariale di Siena, al termine del sopralluogo di questa mattina. "Ho notato dei miglioramenti rispetto alla visita dell'anno scorso - ha detto Corleone - è stata realizzata una palestra interna, sono state tolte le gelosie a tutte le celle, è stata attivata la biblioteca, in collegamento con quella comunale e poi nell'intercinta, tra il muro esterno e l'edificio, in collaborazione con l'istituto agrario, sono state messe piante ornamentali". Molti i detenuti che lavorano, in cucina o come addetti alle pulizie e poi c'è un detenuto lavorante esterno. Diverse anche le attività del carcere, come la realizzazione di un audiolibro e del giornalino dell'istituto.
Tra le criticità Corleone ha parlato di una "struttura nel suo complesso vecchia con spazi ridotti", il carcere è, infatti, stato realizzato in un ex convento del 1300. "Molte celle singole - ha aggiunto il garante - sono piccolissime con micro bagno e ci sono solo tre docce per piano. Inoltre, in due celle manca la luce, sono infatti, ancora presenti le bocche di lupo". Corleone ha poi parlato di un progetto, ancora senza finanziamento, di apertura di una "pizzeria gestita da detenuti per un pubblico esterno". "Mi preme sottolineare una questione che presto verificherò - ha concluso Corleone - pare che manchino i braccialetti per consentire a tre carcerati la detenzione domiciliare". Infine, il garante ha parlato della mancanza di luoghi fuori dal carcere in grado di ospitare i detenuti in permesso, "il Comune - ha detto - dovrebbe farsi carico di cercare spazi appositi".
Il Mattino, 18 marzo 2015
Un ergastolano, sottoposto al 41bis, detenuto nel carcere "Cerialdo" di Cuneo, ieri pomeriggio si è impiccato nella sua cella. Si tratta di Palmerino Gargiulo, campano di 53 anni. "Il suo avvocato - afferma il Garante regionale dei detenuti, Bruno Mellano - da tempo segnalava una situazione psico-fisica incompatibile con questa tipologia di detenzione. A causa di un'interpretazione restrittiva delle regole del 41bis, mi è impedito di avere colloqui riservati, a Cuneo come a Novara, con i detenuti".
"Ho da poco ricevuto 10 telegrammi dai ristretti cuneesi e a breve tornerò in visita al carcere Cerialdo - aggiunge il garante - pur sapendo che, nonostante la disponibilità del direttore Claudio Mazzeo, non potrò parlare in modo riservato con i detenuti".
Comunicato Sappe
Ieri pomeriggio, a Cuneo, si è impiccato nella sua cella un detenuto campano di 53 anni, che era sottoposto al regime detentivo del 41bis e condannato all'ergastolo. A darne notizia è il Sindacato autonomo Polizia penitenziaria Sappe, in una nota. "Purtroppo, il pur tempestivo intervento dei poliziotti penitenziari non ha potuto impedire che l'uomo, che era in cella da solo, mettesse in atto il tragico gesto", commenta Donato Capece, segretario generale del sindacato.
"In un anno, la popolazione detenuta in Italia è calata di poche migliaia di unità: il 28 febbraio scorso erano presenti nelle celle 53.982 detenuti, che erano l'anno prima 60.828", aggiunge. "La situazione nelle carceri italiane resta ad alta tensione: ogni giorno, i poliziotti penitenziari nella prima linea delle sezioni detentive hanno a che fare, in media, con almeno 18 atti di autolesionismo da parte dei detenuti, 3 tentati suicidi sventati dalla Polizia Penitenziaria, 10 colluttazioni e 3 ferimenti", conclude Capece.
di Monica Curino
www.giornaledibrescia.it, 18 marzo 2015
Emilio Quaranta, ex procuratore dei minori di Brescia e Garante dei detenuti, si è spento nelle scorse ore. Malato da tempo, ha vissuto gli ultimi mesi in grande riservatezza, tra gli affetti più cari della sua famiglia. Aveva 73 anni.
Foggiano di nascita, Emilio Quaranta è diventato magistrato nel 1967. Già nel 1970 arriva nella nostra provincia, dove ricopre il ruolo di Pretore a Salò. Di Pretura in Pretura, da Salò a Brescia, negli uffici di via Vittorio Emanuele il dottor Quaranta ha ricoperto prima l'incarico di giudice penale e poi di dirigente della sezione penale. Con la scomparsa delle preture, ci fu il suo passaggio a coordinatore dell'ufficio del Gip del Tribunale. La sua nomina a Procuratore del Tribunale minori risale al 2001. Solo un anno più tardi in queste vesti si trovò a coordinare le indagini su una delle vicende di cronaca più drammatiche che si ricordino nel Bresciano, l'omicidio della piccola Desirée Piovanelli di Leno, barbaramente uccisa nel settembre 2002, da tre minori vicini di casa a Leno e dall'allora 35enne Giovanni Erra.
Il suo addio alla magistratura, che lo ha visto spesso interprete del suo ruolo in una chiave estensiva, con attenzione verso le tensioni della società che spesso il suo incarico gli poneva in evidenza, risale al 2011. Dello stesso anno la sua elezione a Garante dei detenuti per il Comune di Brescia. Incarico che lo vide, tra le altre cose, sostenere anche il ricorso di 348 detenuti di Canton Mombello davanti alla Corte europea di giustizia per le inadeguate condizioni di detenzione in cui versavano.
www.laprovinciadibiella.it, 18 marzo 2015
Quella di ieri è stata una giornata particolarmente difficile nel carcere di Biella. Sono stati ben due infatti gli episodi di violenza che avrebbero potuto avere conseguenze ben più drammatiche senza il tempestivo intervento degli agenti della polizia penitenziaria.
Erano da poco passate le 14 quando un detenuto di 32 anni di origine marocchina è stato salvato in extremis nella sua cella al primo piano della sezione B dopo che aveva tentato di togliersi la vita con la cinghia dell'accappatoio, legata alle sbarre della finestra. Gli agenti sono subito accorsi e lo hanno salvato appunto praticandogli un massaggio cardiaco.
Subito dopo protagonista è stato un altro detenuto marocchino, di 21 anni, della medesima sezione, che al termine della doccia ha preso a schiaffi un agente per futili motivi. Lo stesso detenuto, visibilmente alterato, una volta tornato in cella ha preso una lametta e si è procurato una serie di ferite sul corpo, tanto che si è reso necessario il trasporto in ospedale, dove gli sono state praticate le cure del caso e dove è tutt'ora ricoverato.
www.spoletonline.com, 18 marzo 2015
Quattro quelli impegnati nei prossimi sei mesi in attività di manutenzione. Ha avuto avvio nella mattinata di ieri il progetto sperimentale per l'impiego di detenuti in lavori di pubblica utilità presso l'Ase di Spoleto, in attuazione del protocollo d'intesa siglato lo scorso mese di novembre tra Amministrazione comunale - Assessorato alle Politiche sociali, Casa di Reclusione di Spoleto e Ufficio Esecuzione Penale Esterna del Ministero della Giustizia di Spoleto.
Il progetto ha avuto inizio con l'individuazione dei primi 4 detenuti che, per i prossimi 6 mesi e coordinati dai tecnici dell'Ase, saranno impegnati in attività di manutenzione di aree verdi e manutenzione urbana e stradale. I primi interventi riguarderanno l'area della zona di Monterone, con particolare riferimento alla manutenzione e ripulitura delle strade e del complesso monumentale delle mura urbiche. I detenuti hanno preso parte ad una attività preliminare di formazione sul tema della sicurezza negli ambienti di lavoro, soprattutto per quanto riguarda l'utilizzo dei diversi dispositivi e il rispetto delle norme di sicurezza.
"Siamo molto soddisfatti per essere riusciti a dare gambe ad un progetto di grande valore sociale a cui, come amministrazione, abbiamo lavorato fin da subito affinché potesse concretizzarsi rapidamente - sono state le parole del vicesindaco Maria Elena Bececco. Il protocollo d'intesa firmato lo scorso novembre e il convegno organizzato a dicembre con il patrocinio del Ministero della Giustizia e del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, sono stati due passaggi fondamentali per poter affrontare compiutamente le questioni relative al reinserimento dei detenuti".
Il progetto infatti intende promuovere il reinserimento sociale dei condannati anche attraverso l'occupazione in attività di pubblica utilità, da effettuarsi durante il periodo di espiazione della pena, garantendo al contempo ai detenuti l'acquisizione di competenze e conoscenze professionali spendibili nella fase post detentiva.
Le attività sono svolte dai detenuti a titolo completamente gratuito, assumendo così una valenza simbolica "risarcitoria" nei confronti della collettività cittadina che si avvarrà proficuamente di tali interventi manutentivi, altrimenti non realizzabili a causa della scarsità di risorse pubbliche disponibili. Il progetto, sulla scorta di questa prima esperienza, proseguirà con l'individuazione di ulteriori detenuti per le fasi successive che si protrarranno fino alla fine del 2016, con la possibilità di essere poi prorogato ed anche ampliato.
www.siracusanews.it, 18 marzo 2015
Nell'ambito delle iniziative delle "Buone pratiche del Comune" l'assessore alle Politiche ambientali, Pietro Coppa, e l'esperto del sindaco, Emma Schembari, incontreranno giovedì alle 9 nella Casa circondariale di Siracusa il direttore della struttura, Angela Lantieri.
Dal mese di giugno del 2010 la Casa circondariale di Siracusa, grazie ad un finanziamento della Cassa delle Ammende, ha avviato un progetto specifico di raccolta di istituto che ha portato ad una riduzione quasi totale dei rifiuti indifferenziati ed al riconoscimento dello sgravio fiscale da parte del Comune.
"Un esempio di buone pratiche- ha dichiarato l'assessore Coppa- che intendiamo continuare e cercare di valorizzare ulteriormente. L'incontro di giovedì servirà infatti ad individuare altre ed eventuali azioni condivise tra il Comune e la Casa circondariale".
La Casa Circondariale di Cavadonna rappresenta un esempio virtuoso di raccolta differenziata, non abbastanza comunicato e spesso addirittura sconosciuto. Sviluppare un progetto ambientale è uno strumento importante per migliorare formazione e sensibilizzazione dei detenuti alla tematica ambientale, le prestazione ambientali, risparmiando energie e altre risorse e potenziando le finalità rieducative che le sono proprie. Coinvolgendo in questo obiettivo tutta la comunità (personale, detenuti e i familiari di entrambi) il risultato diventa un successo di squadra.
L'invito di Giovedì rappresenta un punto di condivisione dei successi con l'Amministrazione comunale che ha fatto della sostenibilità e dello sviluppo sostenibile del territorio un un obiettivo strategico ma anche un invito a sviluppare nuove azioni dato che si conclude nel 2014 il finanziamento richiesto alla Cassa Ammende .
Il progetto sulla corretta gestione dei rifiuti nella Casa Circondariale di Cavadonna ha realizzato una autosufficienza della raccolta differenziata, della selezione degli imballaggi recuperabili e per la frazione organica l'avviamento del compostaggio di comunità.
L'iniziativa è stato attivata nel novembre del 2010, realizzato e difeso dalla Direzione della struttura carceraria, prima con Angela Giani, proseguito con Angela Lantieri. Fonte di finanziamento la Cassa delle Ammende, un fondo specifico del Ministero della Giustizia che finanzia programmi di reinserimento in favore di detenuti e internati, programmi di assistenza ai medesimi e alle loro famiglie e progetti di edilizia penitenziaria finalizzati al miglioramento delle condizioni carcerarie. Gli obiettivi sono la formazione e sensibilizzazione dei detenuti alla tematica ambientale, la minimizzazione dell'impatto della struttura con la riduzione della produzione di rifiuti da portare in discarica e la diminuzione dei costi attivando le riduzioni della tassa.
Dopo una prima formazione iniziale per tutti i detenuti coinvolti nel progetto, sono stati distribuiti all'interno di ogni cella tre tipi di sacchetti di diversi colori, che vengono ritirati ogni mattina dai detenuti lavoranti che operano in ogni sezione di appartenenza. I sacchetti sono trasferiti nei cassonetti adibiti alla raccolta della plastica, carta e rifiuto organico, posti all'ingresso del padiglione detentivo. Questo tipo di raccolta differenziata, denominata "Raccolta Mono-Materiale" (carta e plastica) assicura una purezza merceologica al rifiuto e quindi, minori scarti da avviare allo smaltimento ottenendo in tal modo frazioni differenziate con una elevata purezza possono essere conferite al recupero e riciclo senza ulteriori processi d lavorazione. Dopo quasi 3 anni sono stati raccolti in modo differenziato circa 14 mila Kg di plastica e circa 28 mila Kg di carta e cartone.
www.corrieredinovara.it, 18 marzo 2015
Provincia di Novara e Casa Circondariale hanno sottoscritto un protocollo d'intesa (a cui aderiscono anche Magistratura di sorveglianza e Ufficio esecuzioni esterne di Novara) che impegnerà una squadra di detenuti ritenuti idonei (fine pena, reati minori, buona condotta, ecc.) in attività di interesse sociale come manutenzione delle scuole, pulizia delle strade e interventi al verde pubblico.
"Il protocollo ricalca il modello già adottato dal Comune di Novara, la novità è rappresentata dal fatto che le attività riguarderanno tutto il territorio provinciale, con particolare attenzione alla manutenzione stradale e all'edilizia scolastica - spiega il presidente Matte Besozzi - Probabilmente il primissimo intervento sarà l'imbiancatura del distaccamento del liceo artistico Casorati (il corso musicale come è noto ha traslocato nelle vacanze natalizie nei locali dell'ex Convitto Carlo Alberto, ndr) durante le vacanze pasquali; poi pensiamo alla manutenzione delle piste ciclabili sulle alzaie dei canali, in alcuni punti molto ammalorate, alla pulizia dei cigli stradali, indispensabile prevenzione alle alluvioni che ci è stata sollecitata soprattutto nella zona tra Pettenasco e Orta. Dopo una prima fase con gli interventi più urgenti - prosegue Besozzi - raccoglieremo le criticità segnalate dai Comuni calendarizzando nel tempo tutta una serie di interventi successivi".
Al progetto stanno lavorando congiuntamente gli assessorati alle Politiche sociali e al Lavoro: "Per iniziative come queste la programmazione è l'elemento più importante - commentano i consiglieri Tino Zampogna e Biagio Diana - Gli uffici delle Politiche sociali si occuperanno del coordinamento, raccogliendo i progetti e interfacciandosi con la Casa circondariale e gli altri soggetti coinvolti. Il progetto, oltre a dare una prima risposta su interventi necessari ma difficili da realizzare per i vincoli economici imposti dal bilancio dell'Ente, ha un elevato valore sociale, offrendo ai detenuti la possibilità di rendesi utili alla società e di effettuare un'esperienza lavorativa che sarà preziosa quando avranno concluso la pena".
L'iniziativa è praticamente a costo zero per l'amministrazione provinciale, che coprirà unicamente le spese per i materiali necessari agli interventi e di assicurazione. La sorveglianza da parte degli agenti rientra nella normale attività di Polizia penitenziaria e non ha alcun costo aggiuntivo per la collettività.
www.altarimini.it, 18 marzo 2015
Al via il 19 marzo il progetto "Padri al di là delle sbarre" ad opera del Centro per le Famiglie del Comune di Rimini, in collaborazione con l'associazione di volontariato Madonna della Carità, con il contributo della Direzione della Casa Circondariale e di tutta l'Area Educativa d'Istituto. Il progetto è un appuntamento fisso di sostegno alla genitorialità e ha come obiettivo la realizzazione di momenti di incontro-confronto con i papà detenuti.
Quest'anno, in virtù delle esperienze fatte, si strutturerà un percorso più intenso scandito da momenti e attività diverse con i padri detenuti, impegnati in lavori di gruppo e laboratori ricreativi sino a dicembre 2015. Il tutto culmina in due appuntamenti clou in occasione della Festa del Papà il 19 marzo e il Natale. Quando, in un clima giocoso, padri e figli potranno regalarsi del tempo per una condivisione serena.
Novità di quest'anno saranno i momenti di festa svolti all'interno dello spazio adibito a Ludoteca (nella Casa Circondariale), luogo colorato a misura di bambino realizzato grazie ad un contributo proveniente dal progetto "Generazioni Solidali" promosso da una rete di associazioni di Volontariato con il sostegno di Volontarimini. Una preziosa collaborazione è poi arrivata da alcuni detenuti che si sono dedicati alla realizzazione di vivaci murales, dai volontari dell'associazione "Madonna della Carità", dall'Area Educativa d'Istituto e da una donazione di arredi da parte di Ikea.
"Ludoteca per la Casa Circondariale" è un'azione del progetto "Generazioni Solidali" piena di significato e frutto di un lavoro che ha coinvolto le associazioni di volontariato: Avulss Rimini, Alzheimer Rimini, Auser Rimini, Donarsi, Madonna della Carità, Pedalando e Camminando, La Roverella, Uildm, sezione di Rimini, Laboratorio Solidale.
di Pio Brotto
Il Gazzettino, 18 marzo 2015
"Accanto all'educazione al sapere, si collocherebbe l'educazione alla legalità poiché oggi più che mai le regole e le norme sociali fanno parte del nostro bisogno di apprendimento". È una delle tante considerazioni per cui è stata voluta la presenza del criminologo Alessia Milani in 25 classi, nelle quarte e quinte elementari e seconde e terze medie dell'Istituto comprensivo.
Si tratta di uno dei primi esempi nel Veneto, in un momento in cui la scuola è molto interessata a fenomeni comportamentali negativi quali il bullismo o altre forme di devianza. Il tutto è partito da un incontro tra Lino Bordignon, presidente dell'associazione "Le Giare", il dirigente scolastico Chiara Riello e la criminologa Alessia Milani.
"Per affrontare le spese, abbiamo presentato il progetto "Legal-mente" al Centro servizi per il volontariato - spiega Lino Bordignon - da cui abbiamo ottenuto un contributo, noi abbiamo messo la nostra parte e così siamo passati alla fase operativa". "La nostra scuola - aggiunge la preside Chiara Riello - non è diversa dalle altre scuole del Bassanese, ci sono situazioni buone, altre da correggere. Questo progetto di lotta al bullismo e alle devianze è ben strutturato, ci è piaciuto fin da subito, ma la scuola è alle prese con le ristrettezze economiche. Abbiamo però ottenuto la collaborazione anche dell'amministrazione comunale".
"Il mio progetto - spiega la Milani - si impegna a portare i detenuti nelle scuole, con il duplice scopo di far conoscere agli alunni certe realtà e certe tematiche e nello stesso tempo mettere in relazione i detenuti con il normale mondo esterno: vi assicuro che i risultati, in altre esperienze già collaudate, sono stati positivi per i due soggetti interessati".
Una ventina le classi interessate, con oltre 450 alunni, una quarantina di insegnanti impegnati in attività trasversali e il progetto si concluderà nei primi mesi del prossimo anno scolastico. "Con questa attività - conclude la dirigente Riello - vogliamo che i nostri ragazzi arrivino a formare un proprio pensiero critico promotore di azioni meditate e di una condotta pro-sociale. In questo nostro impegno è richiesta la collaborazione oltre dei ragazzi con i loro insegnanti, pure delle famiglie. I ragazzi sono entusiasti delle attività, sia perché partecipano attivamente, sia perché sperimentano pratiche di simulazione e di riflessione".
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