di Michele Passione (Avvocato)
Il Garantista, 22 aprile 2015
Fate presto, fate bene! L'Aula del Senato ha ricominciato l'esame del Ddl sulla tortura, dopo l'approvazione del testo modificato alla Camera lo scorso 9 aprile. Com'è noto, in seguito alla sentenza della Corte europea dei Diritti dell'uomo dello scorso 7 aprile, nel ricorso Cestaio contro Italia, il dibattito tra i Deputati si è improvvisamente (?) concluso, consegnando a Palazzo Madama per la lettura finale un articolato che, in teoria, dovrebbe costituire una risposta all'ennesima bocciatura del nostro Paese dinanzi alla Corte "Edu".
di Michele Passione (Avvocato)
Il Manifesto, 22 aprile 2015
Il prossimo 24 giugno la Corte Costituzionale deciderà sulla questione sollevata dal Tribunale di Sorveglianza di Messina, che lamenta la violazione di ben 13 articoli della Carta (e, tra essi, di 4 Principi fondamentali) ad opera della legge 81/2014, che prevede la chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari. Le disposizioni censurate sono quelle secondo le quali la sola mancanza di un progetto di cura non può costituire motivo a sostegno del giudizio di pericolosità, né che lo stesso può fondarsi sulla base di elementi inerenti le condizioni di vita individuali, familiari e sociali delle persone.
di Maurizio Caprino
Il Sole 24 Ore, 22 aprile 2015
Il reato di omicidio stradale potrebbe scattare anche negli incidenti causati da chi passa col rosso, circola contromano o si rifiuta di sottoporsi ai test per accertare se il guidatore è sotto effetto di alcol o droga. Inoltre, potrebbe essere inasprita la parte del reato relativa alla velocità.
Verteranno anche su queste novità le votazioni della commissione Giustizia del Senato sul disegno di legge 859, che un mese fa era stato adottato come testo base per l'introduzione dell'omicidio stradale nel Codice penale. Dunque, per ora sono state recepite almeno alcune delle richieste di inasprimento reiterate dalle associazioni che si occupano di sicurezza stradale. E che avevano organizzato nuove manifestazioni proprio per ieri, quando scadeva il termine per la presentazione degli emendamenti al testo base.
La scadenza, però, è stata posticipata a lunedì prossimo, per dar modo ai senatori di studiare ulteriori modifiche o di rinunciare a presentare i propri emendamenti. Si è ritenuto che ciò fosse necessario perché il relatore, Giuseppe Luigi Cucca (Pd), ha appena aggiunto al testo base alcune parti nuove, per cercare un equilibrio con le posizioni più "dure". Ma ciò non esclude che possano arrivare proposte ancora più severe. Così come non è detto che la versione inasprita del testo base non sia ammorbidita: su alcuni punti ci sono perplessità tecniche.
È il caso, per esempio, dell'aggiunta della guida contromano all'elenco delle infrazioni che, in caso d'incidente mortale, dovrebbero far scattare per il conducente responsabile l'accusa di omicidio stradale: imboccare un'autostrada o una superstrada nella carreggiata sbagliata è certamente pericolosissimo, ma spesso accade per mero errore. Magari legato a deficit visivi o cognitivi. Quindi non ci sarebbe quella volontà specifica (di accettare un rischio elevato) che giustifica le pene più severe che l'omicidio stradale avrà rispetto all'omicidio colposo.
In base a considerazioni analoghe è per ora rimasta senza esito la proposta delle associazioni di inserire nel testo base anche gli incidenti dovuti a grave distrazione. Quanto alla velocità, un mese fa era stato previsto l'omicidio stradale in caso di andatura doppia rispetto al consentito; nel testo base emendato, fuori dai centri abitati basterebbe un eccesso di 50 km/h. Tra i ritocchi apportati da Cucca c'è anche la previsione di considerare la revoca della patente una pena accessoria e non una sanzione amministrativa da comminare a parte.
di Cristina Bartelli
Italia Oggi, 22 aprile 2015
L'abuso di diritto, sinonimo dell'elusione fiscale, sarà sanzionato solo amministrativamente, con l'onere della prova in capo all'amministrazione finanziaria. Al contribuente spetterà il compito di dimostrare il vantaggio extra fiscale in vista dei quali ha compiuto l'operazione.
Il consiglio dei ministri, dopo una serie di stop and go ha approvato ieri in prima lettura il decreto legislativo sulla certezza del diritto che contiene la codificazione nel nostro ordinamento del principio dell'abuso di diritto. Ora il testo, che per essere approvato in tempi certi ha perso per strada la riforma dei reati tributari, sarà inviato alle commissioni parlamentari per i prescritti pareri. Il decreto legislativo inserisce, dunque, un nuovo articolo, il 10-bis, innestato nello statuto del contribuente (legge 212/2000).
In conferenza stampa, ieri, il ministro dell'economia Pier Carlo Padoan ha spiegato le ragioni della norma nel "delineare con certezza la condotta contestabile dal contribuente e cioè fornire margini chiari entro i quali operare senza incorrere nella violazione involontaria dello spirito delle norme fiscali". L'onere della prova resterà a capo dell'amministrazione finanziaria mentre "il contribuente deve dimostrare il vantaggio extra fiscale in vista del quale ha compiuto l'operazione" ha spiegato Padoan che ha aggiunto: "ricordo che comportamenti che riguardano frode, reati tributari, e evasione presentano rilevanza penale. Nel caso dell'abuso del diritto il regime sanzionatorio è di tipo amministrativo e quindi non penale".
Delineando dunque una netta spartizione tra le condotte elusive e quelle evasive. Sono tre i presupposti della condotta dell'abuso di diritto: l'assenza di sostanza economica delle operazioni effettuate, la realizzazione di un vantaggio fiscale indebito e la circostanza che il vantaggio è l'effetto essenziale dell'operazione. In particolare per configurare l'abuso di diritto deve sussistere la violazione della ratio delle norme o dei principi generali dell'ordinamento.
La norma esclude dal perimetro dell'abuso di diritto le operazioni giustificate da valide ragioni extra fiscali, non marginali anche di ordine organizzativo. Nella relazione di accompagnamento del provvedimento si specifica rispetto alle indicazioni della legge delega che il principio si applica anche "quando l'attività economica del contribuente sia professionale e non imprenditoriale". Inoltre sempre nella relazione di accompagnamento si evidenzia che non è "possibile configurare una condotta abusiva laddove il contribuente scelga, per dare luogo all'estinzione di una società di procedere a una fusione anziché alla liquidazione". Sono per il legislatore ora due operazioni messe sullo stesso piano, ancorché disciplinate da regole fiscali diverse.
Inoltre il contribuente ha la possibilità di presentare istanza di interpello preventivo. E l'atto di contestazione dell'abuso non dovrà contenere eventuali addebiti che dovranno essere contestati separatamente. La procedura di contestazione dell'abuso poi è rigida. Il Fisco cioè dovrà attenersi a quelle regole con la richiesta di chiarimenti entro 60 giorni e dovrà contenere sempre, a pena di nullità, le motivazioni analitiche in relazione alla condotta abusiva.
Nel provvedimento, poi, si introduce una procedura collaborativa tra fisco e aziende con un fatturato maggiore di 10 mld di euro per gestire il rischio fiscale. Dove l'amministrazione finanziaria diventa consulente dell'azienda. Il decreto definisce cosa si debba intendere per rischio fiscale. Un po' sulla falsa riga del rischio di impresa per la responsabilità amministrativa degli enti.
È quel rischio suscettibile di produrre danni patrimoniali o reputazionali con particolare riferimento a situazioni che possono comportare violazioni dirette della norma tributaria o nelle quali possa ravvisarsi incertezza interpretativa. In questa categoria rientrano tutte quelle operazioni per cui possa configurarsi l'abuso di diritto. Sul punto è intervenuto il presidente della commissione finanze della Camera, Daniele Capezzone che fa notare: "che uno dei punti fondamentali della delega, che il governo era chiamato ad attuare, e cioè la cooperazione Fisco-imprese, sia stata riservata dal governo solo alle imprese oltre i 10 miliardi di euro di fatturato. E tutti gli altri? E le piccole e medie imprese? Il governo ha dimenticato oltre il 90% delle imprese italiane, quelle più tartassate dal Fisco".
Ansa, 22 aprile 2015
Grave stato di decadimento cognitivo, lunghi periodi di sonno, rare parole di senso compiuto, eloquio assolutamente incomprensibile, quadro neurologico in progressivo, anche se lento, peggioramento: è la diagnosi che i medici dell'ospedale San Paolo di Milano fanno del boss Bernardo Provenzano, ricoverato in stato di detenzione al 41 bis nel nosocomio lombardo.
Il referto è stato depositato oggi all'udienza preliminare, davanti al gup di Palermo Riggio, in cui il capomafia di Corleone è imputato di minaccia a corpo politico dello Stato, nell'ambito dell'inchiesta sulla trattativa Stato-mafia. La posizione del padrino è stata stralciata da quella degli altri coimputati che sono già a giudizio davanti alla corte d'assise, perché Provenzano non è stato ritenuto in grado di partecipare coscientemente al processo.
Periodicamente il gup chiede all'ospedale una rivalutazione della diagnosi delle condizioni cliniche del detenuto e rinvia - stavolta l'udienza è stata fissata al 15 settembre - per accertare se ci siano state modifiche e se l'udienza preliminare può riprendere il suo corso. Nelle loro conclusioni i medici dichiarano il paziente "incompatibile con il regime carcerario", aggiungendo che "l'assistenza che gli serve è garantita solo in una struttura sanitaria di lungodegenza". Da mesi l'avvocato del boss, Rosalba Di Gregorio, chiede, senza successo, la revoca del regime carcerario duro e la sospensione dell'esecuzione della pena per il suo assistito, proprio in virtù delle sue condizioni di salute.
Ansa, 22 aprile 2015
"La Sicilia è una delle poche regioni italiane pienamente adempienti in materia di Rems, Residenze per l'esecuzione della misura di sicurezza, che dal 1 aprile devono sostituire per legge gli ospedali psichiatrici giudiziari. Un segno di attenzione nei confronti dell'esigenza di cura di coloro che scontano la detenzione presso tali strutture, nonché di sicurezza dei cittadini". Lo dice l'assessore regionale per la salute Lucia Borsellino che fa il punto sull'avvio delle nuova strutture. In Sicilia sono state individuate due residenze provvisorie rispondenti agli standard ministeriali che al momento prevedono soltanto la presenza di uomini. Si trovano a Naso nel Messinese e a Caltagirone nel Catanese, ciascuna con un modulo di 20 posti letto come stabilito dalla norma.
La struttura di Naso è operativa già dal 1 aprile ed ospita in atto 13 internati, il cui trasferimento è stato disposto dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria. Dal 27 aprile sarà operativa anche la struttura di Caltagirone. I contatti tra gli uffici competenti dell'Assessorato, le Aziende Sanitarie Provinciali di Messina e Catania ed il Dap sono costanti, per consentire nei tempi stabiliti, la prosecuzione dell'iter di trasferimento degli internati nell'ospedale psichiatrico giudiziario di Barcellona Pozzo di Gotto alle Rems.
Nelle nuove strutture sono rispettati gli standard di sicurezza, residenzialità e personale, previsti dalla legge. La tempestiva azione della Regione ha fatto si da creare le condizioni per l'ospitalità provvisoria di soggetti di altre regioni nelle quali, ancora, le strutture Rems non sono attive.
Ansa, 22 aprile 2015
Una situazione di incertezza in attesa dell'individuazione di piccole strutture terapeutiche territoriali e di una residenza destinata ad accogliere i pazienti internati con misure di sicurezza detentiva. È quanto emerso da una visita del garante dei detenuti toscano Franco Corleone all'Opg di Montelupo Fiorentino.
Al momento della chiusura della struttura la Toscana dovrà farsi carico dei 48 toscani, mentre gli altri pazienti verranno affidati alle rispettive regioni di provenienza. Accompagnato dalla direttrice Antonella Tuoni, Corleone ha visitato la struttura e le celle. Attualmente, viene spiegato in una nota, gli internati sono 114 dei quali 48 toscani.
La direttrice ha fatto presente che entro breve otto internati liguri dovrebbero essere trasferiti a Castiglion delle Stiviere (Mantova). Il garante ha incontrato i detenuti, che gli hanno fatto presente la situazione di incertezza e preoccupazione, in attesa di conoscere la loro destinazione futura. Alcuni internati hanno voluto mostrare al garante la cella dove nei giorni scorsi erano stati bruciati due materassi. La direttrice ha parlato di una situazione stazionaria all'Opg dove dal primo aprile (giorno in cui è entrata in vigore la legge 81, che stabilisce la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari) non si sono registrate né uscite né ingressi.
di Paolo Londi (ex Consigliere Comunale di Montelupo Fiorentino)
www.gonews.it, 22 aprile 2015
Pur avendo vissuto in prima persona le vicende politico-istituzionali e il corposo dibattito sulla Villa Medicea di Ambrogiana, fino ad oggi mi sono astenuto dall'intervenire. In vista del Consiglio Comunale aperto del 22 Aprile, ritengo utile ristabilire alcune verità storiche comprovate da documenti che i soggetti presenti oggi nelle istituzioni non conoscono, per il fatto di non averle vissute o per non averle mai approfondite.
Della proposta di un uso diverso della Villa Medicea dell'Ambrogiana si hanno notizie certe già dagli anni 61/62 (articoli La Nazione Empoli, 03.02.1962 e 06.02.1962: il rag. Luciano Mancioli, assieme al rag. Alfio Dini, in un convegno sui problemi delle industrie di Montelupo, riprendendo un articolo de La Nazione di Empoli del 10.12.1961, per la prima volta lanciano l'idea di un utilizzo diverso della Villa Medicea dell'Ambrogiana). Personalmente ho vissuto dall'esterno, fin dal 1970, le vicende riguardanti il Manicomio Criminale, poi O.P.G., e della Villa Medicea.
Nel 1972, a seguito di notizie circa la costruzione di un carcere femminile adiacente alla Villa Medicea, le forze politiche montelupine, e in particolare la DC, portarono all'attenzione dell'allora Ministro di Grazia e Giustizia, Gonella, tramite l'onorevole Cesare Matteini, la contrarietà a tale intervento, sostenendo fosse più utile costruire una sede alternativa per l'OPG.
Il 13 marzo 1973, il Lion s'club di Empoli, organizzò un'interessante convegno sulla villa medicea dell'Ambrogiana dal titolo "Liberazione dell'Ambrogiana", alla presenza del senatore Piero Bargellini dell'onorevole Matteini, dell'architetto Guido Morozzi.
Gli esiti del convegno verranno ampiamente riportati dalla stampa vedi v. La Nazione del 15/03/1973. Si richiedeva un utilizzo diverso per la Villa Medicea.
Contemporaneamente, a seguito di pressanti interessamenti da parte di vari esponenti della DC locale (avv. Franco Anticaglia, Guido Lami, Bruno Migliori, Oreste Allegranti, Paolo Londi) il Ministero di Grazia e Giustizia chiese in forma ufficiale al Comune di Montelupo Fiorentino di prevedere, nel nuovo Piano Regolatore Generale del 74, un'area per la costruzione di un nuovo manicomio criminale. Tale richiesta venne accolta da l comune di Montelupo Fiorentino che assegnò, nel suo P.R.G, una vasta area di circa 5 ettari in località Sammontana per la costruzione della nuova struttura.
Dal 1975 fino all'anno 2008, anno in cui il legislatore previde il superamento degli OPG, nonostante l'interessamento di tutte le forze politiche comunali e nazionali (v. i numerosi articoli pubblicati sulla stampa), il Ministero e il D.A.P (Dipartimento Amministrazione Penitenziaria) non presero mai in considerazione queste loro richieste, pur in presenza di precarie condizioni delle strutture esistenti. Questa premessa ha lo scopo di far comprendere come la comunità di Montelupo abbia sempre avuto presenti le problematiche legate all'ospedale psichiatrico.
Leggendo dell'attuale legittimo dibattito oggi in corso, resto meravigliato da alcune posizioni politiche, in particolare quella dell'amico Daniele Bagnai, che è stato componente, assieme al sottoscritto, del gruppo consiliare della Dc dal 1980 al 1995. Prendo atto con rammarico del fatto che, rispetto al passato, l'amico Bagnai inspiegabilmente abbia cambiato opinione, in quanto attualmente si dichiara a favore del mantenimento del carcere al posto dell'OPG.
Negli anni 80 Bagnai fu cofirmatario di un articolo pubblicato sul periodico Montelupo Informa, in cui la DC di allora chiedeva la totale e completa restituzione della Villa Medicea (compreso annessi) alla collettività. Inoltre stupisce anche la posizione dell'ex assessore Luca Rovai, che ha vissuto politicamente in prima persona le vicende passate dell'OPG (condividendo sempre le scelte delle amministrazioni comunali precedenti) il quale oggi, con un comunicato scritto in "burocratese/doroteo puro", vorrebbe lasciare le cose così come stanno. Ciò che più mi amareggia sono alcuni passaggi sulla stampa e su Facebook, dell'amico Fabrizio Ciuffini, segretario generale FNS Cisl Toscana e, in parte, anche della posizione dell'attuale direttrice dell'OPG Antonella Tuoni.
Alcuni loro interventi affermano che alle istituzioni e alla politica montelupina non interessano gli internati e il personale di polizia penitenziaria dipendente dell'OPG, ma solo la struttura della Villa Medicea. Simili affermazioni non corrispondono al vero, poiché, per quanto ricordi e abbia vissuto personalmente, le associazioni del volontariato, l'Arci, le Acli, la parrocchia di Ambrogiana (e qui un pensiero va al compianto Don Armando Elmi), si sono sempre interessate, nei limiti consentiti dalla legge, agli internati dell'OPG. Ricordo benissimo, ad esempio, i momenti di convivialità organizzati nei locali del circolo Acli di Montelupo assieme ad alcuni degli internati. Vorrei precisare all'amico Ciuffini che la richiesta di un utilizzo diverso della Villa, già negli anni 60, rispondeva a tre esigenze primarie:
1) creare una struttura sanitaria all'altezza dei tempi per i soggetti malati reclusi;
2) favorire un ambiente di lavoro idoneo, sicuro ed efficiente, per gli agenti di custodia;
3) restituire alla collettività un edificio di interesse storico universale, impropriamente usato da oltre 150 anni.
Queste mie considerazioni non intendono assolvere la Regione Toscana, il Ministero di Grazie e Giustizia, il D.A.P da ritardi, omissioni, incomprensioni; se errori vi sono stati, chi li ha commessi è giusto se ne assuma la responsabilità.
Riguardo agli oltre 7 milioni di euro che l'amministrazione penitenziaria afferma di aver speso dal 2008 a oggi, preciso che le istituzioni montelupine non sono mai state informate in merito a tali ristrutturazioni. Inoltre, se i provvedimenti legislativi, già dal 2008, prevedevano il superamento dei 5 OPG a livello nazionale, per quale motivo il D.A.P ha impiegato tali somme in una struttura di cui era già prevista la chiusura? Tali ingenti somme avrebbero potuto esser destinate al miglioramento di strutture attualmente esistenti e non interessate alla dismissione".
www.gonews.it, 22 aprile 2015
Il Coordinamento Provinciale della Uil-Pa Penitenziari di Firenze ha appreso dalla stampa che il 22 aprile è stato indetto il Consiglio Comunale con annesse le modalità di intervento per discutere sull'OPG di Montelupo Fiorentino. È quanto comunica Eleuterio Grieco, Coordinatore della Segreteria Provinciale della Uil-Pa Penitenziari di Firenze.
Come già dichiarato in commissione consiliare l'11 Marzo 2015 dal Coordinamento Uil-Pa Penitenziari, la questione della chiusura dell'OPG Montelupo Fiorentino, a nostro parere, deve trovare le sue attenzioni, nell'ambito del confronto con la parte datoriale, ovvero con il Ministero della Giustizia Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, al fine di avere quelle risposte necessarie per comprendere appieno la politica penitenziaria che si vuole adottare nel paese, rispetto sia al sovraffollamento detentivo che alla certezza della pena, collegata da un filo conduttore, alle dismissioni e/o edificazioni di strutture penitenziarie, sottolinea Grieco. Tale passaggio, è propedeutico per l'attivazione di quei sistemi contrattuali insiti e specifici del Comparto Sicurezza.
Nel merito della vicenda OPG Montelupo Fiorentino, è di tutta evidenza che oggi si è di fronte ad una mancata applicazione della legge 9/2012 e 81/2014 da parte della Regione Toscana, essendo presenti ancora all'interno della struttura gli internati "come reclusi" (114).
Un plauso va agli uomini ed alle donne della Polizia Penitenziaria che stanno oggi surrogando ad un servizio non più di loro competenza con enormi difficoltà rispetto a segnali di insofferenza esternati dalla popolazione detenuta. In conclusione Grieco afferma il nostro auspicio è che la Regione Toscana, si ravveda, affinché collochi al più presto i pazienti nelle Rems attraverso anche accordi interregionali temporanei, unica soluzione atta a rispettare nell'immediatezza la previsione normativa; viceversa chiederemo con forza anche mediante l'intervento della magistratura, affinché il personale di Polizia Penitenziaria esca immediatamente dai reparti ove sono presenti i pazienti, imponendo alla regione toscana ovvero l'ASL 11 la presa in carico del servizio di custodia ed assistenza sanitaria essendo dal 31.03.2015 di loro esclusiva competenza.
Coordinamento Provinciale della Uil-Pa Penitenziari di Firenze
Il Sannio, 22 aprile 2015
Casa Circondariale di Benevento, reparto a Custodia Attenuata: il via alla raccolta differenziata dei rifiuti. Alla regia Marilena Palladino, docente di Pontelandolfo esperta in materia ambientale e titolare della società Gcst.Eco srl, e Lino Fiscarelli, nel ruolo di tutor.
Nell'ambito di un corso che ha abilitato 10 detenuti alla professione di operatore per la raccolta differenziata dei rifiuti, promosso dalla Regione Campania per il tramite dell'ente di formazione Avs Group, si e dato il via al progetto di raccolta differenziata all'interno del settore a Custodia Attenuata che ospita circa 100 detenuti.
Argomento di grande attualità ed interesse che ha visto tutti impegnati con grande successo. La sinergica collaborazione tra il docente, il tutor, la direzione, l'arca trattamentale ed il Corpo di Polizia ha permesso che, dopo un mese e mezzo di lavori, si raggiungesse lo scopo di trasmettere un concetto rilevante: i rifiuti sono una risorsa. In atto, quindi, la raccolta di umido, multimateriale riciclabile e indifferenziato secco, che nei giorni stabiliti la municipalizzata azienda Asia di Benevento, prezioso collaboratore, ritira durante la settimana.
I detenuti hanno subito fatto proprio il regolamento interno, dando esempio di grande civiltà, decoro e rispetto per l'ambiente. Il corso si è sviluppato in tre fasi. A quella puramente didattica è seguita la vagliatura manuale dei rifiuti, mentre nella parte finale si è data "libertà" alla creatività dei detenuti con il "riciclo creativo". Hanno fatto arte utilizzando i propri rifiuti. Tappi, bicchieri, bottiglie di plastica, residui di saponette hanno dato vita a vere e proprie sculture e oggetti di arredo.
"Quando sono stata contattata per questo progetto dall'Ente di formazione - ha dichiarato la docente Palladino - ho avuto molte remore e prima di accettare l'incarico ho riflettuto a lungo. Si trattava di un mondo sconosciuto, che spaventa, eppure parte della realtà in cui viviamo. Le paure hanno lasciato subito il posto ad una grande grinta che mi veniva trasmessa da persone che, sebbene abbiano commesso un errore, sono pronte a ricominciare; a noi educatori tocca dare tutto quanto nelle nostre possibilità per riabilitarli.
Un ambiente sereno quello del reparto a Custodia Attenuata. I detenuti lavorano, studiano e il tutto è possibile grazie all'interesse attivo della direttrice M.L. Palma e delle educatrici dell'area trattamentale, persone competenti e professionali, e al Corpo di Polizia coadiuvato dall'ispettore Nicola Soreca. Tutti loro mi hanno preso per mano il primo giorno e accompagnata fino all'ultimo.
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