di Carmelo Minnella
Guida al Diritto, 4 agosto 2018
La Suprema corte aggiunge un ulteriore tassello interpretativo al puzzle della sussumibilità dell'asservimento della funzione pubblica agli interessi del privato, ove restano ancora incerti i confini tra la corruzione della funzione ex articolo 318 del Cp e la corruzione propria concernente l'atto contrario ai doveri d'ufficio punito dal successivo articolo 319.
La Suprema corte aggiunge un ulteriore tassello interpretativo al già complesso puzzle della sussumibilità dell'asservimento della funzione pubblica agli interessi del privato, ove restano ancora incerti i confini tra la corruzione della funzione ex articolo 318 del codice penale e la corruzione propria concernente l'atto contrario ai doveri d'ufficio punito dal successivo articolo 319. La linea di confine tra le due fattispecie incriminatrici diventa così sempre più "mobile" e variabile a seconda dell'intensità del patto corruttivo posto in essere, con gravi problemi in termini di tassatività della norma penale e della sua accessibilità e conoscibilità da parte dei consociati, in aperto contrasto con l'articolo 25 della Costituzione e dell'articolo 7 della Cedu.
La sentenza n. 26025 del 2018 si occupa di un caso di corruzione, con profili di estremo interesse sia sul versante sostanziale che su quello processuale, in cui un assessore e un dirigente di un Comune e l'amministratore di una cooperativa venivano condannati in primo grado per corruzione di atto contrario ai doveri d'ufficio in relazione a fatti verificatisi ante legge n. 190 del 2012 aventi a oggetto l'aggiudicazione di appalto per servizio assistenza sugli scuolabus, a cui l'extraneus forniva una serie di utilità.
La decisione veniva parzialmente riformata in appello, in quanto il dirigente andava assolto, valorizzando il giudicato cautelare, così escludendo il rapporto di funzionalità necessaria delle determinazioni di proroga del servizio di assistenza sull'intesa corruttiva. Per altri due imputati i giudici di seconde cure riqualificavano il fatto nella corruzione della funzione descritta nell'articolo 318 del Cp, espungendo nella ricostruzione del fatto gli atti della procedura di affidamento contestati come illegittimi, ritenendo che l'assessore fosse a "libro paga" dell'imprenditore.
Contrariamente a quanto possa sembrare a primo acchito, la pronuncia n. 26025 del 2018 non si pone in linea di discontinuità con la recente giurisprudenza di legittimità secondo cui, a partire dalla sentenza Bonanno (sezione Sesta, n. 3606 del 2017), in aperto contrasto con la ratio della novella del 2012 e con relativo orientamento che si era formato dopo la legge n. 190 del 2012, configura il reato di corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio (e non il più lieve reato di corruzione per l'esercizio della funzione, di cui all'articolo 318 del Cp) lo "stabile" asservimento del pubblico ufficiale a interessi personali di terzi, che si traduca in atti, che, pur formalmente legittimi, in quanto discrezionali e non rigorosamente predeterminati, si conformano all'obiettivo di realizzare l'interesse del privato nel contesto di una logica globalmente orientata alla realizzazione di interessi diversi da quelli istituzionali.
Essa rimane a metà strada in quanto parla di vendita della funzione "non stabile" (anche se non si comprende la differenza visto che lo stare a libro paga sembra evocare uno stabile mercimonio), la cui area di punibilità viene ricondotta (salvo le ipotesi in cui possa essere individuato un "determinato" atto contrario ai doveri d'ufficio) sotto l'ombrello dell'articolo 318 del Cp e non in quello dell'articolo 319 del Cp.
Si tratta quindi di un parziale ritorno al passato, senza sconfessare, almeno per obiter dictum (avendolo citato in un passaggio, senza contraddirlo) il recente orientamento qualora oggetto del patto corruttivo sia la stessa funzione che viene "interamente" asservita agli interessi del privato. Il risultato finale è che la linea di confine tra le due fattispecie incriminatrici diventa sempre più incerta e variabile a seconda dell'intensità del patto corruttivo posto in essere, con possibili tensioni con il principio di tassatività della norma penale e della sua accessibilità e conoscibilità da parte dei consociati.
La novella del 2012 - Anche per ridurre i notevoli margini di indeterminatezza di tali confini, ed eliminare zone grigie di mancata punibilità di certe aree di corruzione, la legge n. 190 del 2012 ha riformulato il delitto di corruzione impropria (legato cioè ad atto conforme ai doveri d'ufficio), sanzionando la condotta del "pubblico ufficiale che, per l'esercizio delle sue funzioni o dei suoi poteri, indebitamente riceve, per sé o per un terzo, denaro a altra utilità o ne accetta la promessa". Tale figura criminosa - come riconosciuto da coloro che hanno riscritto l'articolo 318 del Cp - è in grado di offrire copertura normativa sia alle ipotesi di corruzione impropria sia ai casi di corruzione per l'esercizio della funzione in cui non è individuabile un accordo avente a oggetto la "compravendita" dell'esercizio della stessa funzione del pubblico agente senza riferimento dunque a uno specifico atto. In tal modo si prende atto del processo di "smaterializzazione" dell'elemento dell'atto d'ufficio, nel quadro di una ridefinizione degli ambiti di applicazione delle vigenti figure di corruzione (Severino).
di Davide Serafin
possibile.com, 4 agosto 2018
Dalila si è uccisa appena dopo 4 ore dal suo ingresso nel carcere di Udine. Dalila era una giovane transessuale: doveva solo scontare una pena o una mera custodia cautelare, non perdere la vita. Schiacciato il principio di uguaglianza, perché una detenuta transessuale ha meno diritti a cagione della sua condizione. Schiacciato il principio rieducativo e risocializzante della pena, perché il carcere diventa per alcune categorie vulnerabili di detenuti, come le persone transessuali, un luogo di ulteriore segregazione, stigma, discriminazione.
Calpestato il principio per cui nessuna pena deve consistere in un trattamento disumano e degradante, perché per una transessuale essere rinchiusa in una sezione maschile del carcere è di per sé una forma di tortura. Una questione allarmante visto che tutte le persone transessuali censite sono collocate in Sezioni Maschili senza che si tenga in alcuna considerazione la propria identità ed esponendole ad una serie di problematiche e discriminazioni aggiuntive rispetto agli altri detenuti.
Il numero dei suicidi nelle carceri italiane, che è arrivato a quota 31 dall'inizio dell'anno, è preoccupante e indicativo di un sistema fallimentare e incapace di garantire la dignità dei detenuti ma anche di tutti gli operatori carcerari, in primis della polizia penitenziaria. La denuncia del sindacato Sappe sulla vicenda di Udine chiarisce che forse il suicidio di Dalila si poteva evitare: personale insufficiente per una efficace sorveglianza e un decreto mai emanato certificano le responsabilità del Ministero della Giustizia.
La riforma dell'ordinamento penitenziario - finora osteggiata dal governo giallo-verde - deve necessariamente essere l'occasione per un intervento risolutivo anche su questa delicata materia che riguarda la dignità ed il rispetto dei diritti umani fondamentali ed inviolabili della persona. Vorremmo sentire parole e impegni chiari dal nuovo inquilino di Via Arenula, perché oggi il carcere è un luogo in cui la Costituzione muore e con essa tante, troppe persone. A questo deve necessariamente aggiungersi l'impegno a contrastare le discriminazioni multiple a cui sono soggette le persone in transizione in particolare per quanto riguarda il rispetto della propria identità di genere in ogni ambito e settore della vita pubblica, che sia in carcere, negli ospedali o nelle scuole e università.
linkabile.it, 4 agosto 2018
Dichiarazione sui decreti delegati e i suicidi in carcere. Una delegazione di Garanti regionali e territoriali, alla quale ha preso parte Samuele Ciambriello, il Garante campano per le persone prive della libertà, ha incontrato oggi a Roma Francesco Basentini il nuovo capo del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, dove ha dichiarato: "Abbiamo ritenuto importante incontrare i nuovi vertici del Dap perché è utile creare un buon clima di cooperazione istituzionale, rispettoso delle differenti funzioni che ciascuno di noi svolge. Ho apprezzato la disponibilità istituzionale del dr Basentini al quale vanno i nostri auguri di buon lavoro, un lavoro impegnativo. Soprattutto, in un clima di ascolto, abbiamo evidenziato le criticità del sistema penitenziario che speravamo potessero essere affrontate anche con l'approvazione della riforma penitenziaria."
"Non nascondo -ha dichiarato Ciambriello- un profondo senso di delusione per la mancata approvazione dei quattro schemi di decreto legislativo in attuazione della delega per la riforma dell'ordinamento penitenziario. Una scelta certo di questa nuova maggioranza, ma la cui responsabilità ricade anche sulla maggioranza della precedente legislatura, che per timori infondati e spinte populiste, e forse anche per insipienza, ha ritardato oltre modo una riforma richiesta a gran voce da tutti gli operatori e volontari del settore.
Una riforma, voglio ribadirlo, che non avrebbe diminuito la sicurezza dei cittadini, ma avrebbe solo contribuito a rendere più dignitose le condizioni di migliaia di persone ristrette. Sul testo del decreto incardinato ieri, e non ancora divulgato, è bene attendere per esprimere un giudizio. Ci saranno 90 giorni prima della sua approvazione definitiva, che consentiranno alle forze parlamentari, al Garante nazionale, ai garanti regionali e territoriali, agli esperti del settore di esprimersi anche, eventualmente, per proporre modifiche al testo".
Il Garante campano interviene poi sugli ultimi due suicidi nel carcere di Poggioreale, dichiarando :"Gli ultimi due drammatici suicidi avvenuti la scorsa settimana nel carcere di Poggioreale, nel quale sono ristrette 2.256 persone a fronte di una capienza di 1.659 posti, sono un pericoloso campanello di allarme per una situazione che di estate rischia di diventare ancora più critica. Per questo motivo, prosegue Ciambriello, attiverò i miei uffici e tutti i nostri volontari a fare il maggior sforzo possibile per monitorare anche nel mese di Agosto le condizioni negli istituti di pena campani, rese ancora più dure dal caldo implacabile di questi giorni". Secondo i dati dell'Ufficio del Garante in Campania vi sono 7.410 detenuti su una capienza di 6161 posti, 376 donne e 986 immigrati.
Corriere della Sera, 4 agosto 2018
"Solo in cartolina" è la campagna di denuncia di un gruppo di giovani creativi italiani per raccontare cosa succede a largo delle coste italiane. "Solo in cartolina" è la campagna di denuncia contro le morti in mare di un gruppo di giovani creativi italiani per raccontare cosa succede a largo delle coste italiane. Le immagini mostrano barconi, naufraghi e mani che chiedono aiuto. Sullo sfondo ombrelloni, acque cristalline e turisti. Tra i sostenitori dell'iniziativa illustratori, designer, artisti e fumettisti, ma anche tanti cittadini che hanno voluto far sentire la propria voce.
Alla campagna ha aderito anche il cantautore Colapesce inviando una storie inedita in cartolina. Per selezionare le 10 cartoline che verranno poi stampate in 1.000 copie ciascuna e recapitate al Ministro dell'Interno, Matteo Salvini, i promotori dell'iniziativa hanno deciso di lanciare un contest sul sito www.soloincartolina.it.
La Stampa, 4 agosto 2018
Il documento sulla revisione del mandato strategico dell'operazione Sophia, inviato nelle capitali da Bruxelles, il 27 luglio, non contiene una proposta sui porti di sbarco per i migranti salvati in mare. L'assenza ha lasciato sorpresa l'Italia, che alla riunione del Comitato politico e di sicurezza (Cops) di oggi, con altri Stati, ha chiesto al Servizio europeo per l'azione esterna (Seae) di avanzare una proposta alla riunione del gruppo di lavoro della prossima settimana. Lo si apprende da fonti diplomatiche. Secondo quanto si apprende da altre fonti, nel documento, è stato lasciato uno spazio vuoto (quello che dovrà essere riempito dalla proposta), accompagnato da alcune righe, in cui si dichiara la necessità di trovare un accordo tra gli Stati, che sia in linea con i risultati del vertice europeo dei leader di fine giugno, e vada cioè nella direzione di una responsabilità condivisa. Alla riunione del Cops l'Italia è stata molto ferma nel ribadire la propria posizione secondo cui, con la fine della missione di Frontex-Triton, a febbraio (ora è sostituita da Themis), il piano operativo - che attualmente prevede che i migranti soccorsi siano sbarcati nei porto italiani - non può più essere considerato vigente, e quindi molto ferma sulla necessità di trovare una soluzione entro le cinque settimane concordate, al termine delle quali si riserva proprie iniziative. Al dibattito, un numero definito "importante" di Stati ha evidenziato che l'attuale piano operativo è valido fino a fine dicembre, e vorrebbe mantenerlo. Il lavoro sul mandato della missione Sophia continuerà con due riunioni del gruppo di lavoro e altri due Cops (il 21 e 28 agosto), mentre per il 29 agosto, a Vienna, è fissata la riunione informale dei ministri della Difesa dell'Ue.
Gli sbarchi e il tweet di Salvini - "Hanno sprecato i loro soldi, saranno rimandati indietro nei prossimi giorni". Il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, commenta così la notizia dell'arrivo a bordo di 13 "barchini" di 135 migranti a Lampedusa, quasi tutti tunisini. Ai microfoni di SkyTg24, aggiunge: "Voglio fare un decreto sicurezza ampio. Che tratti dei rimpatri veloci, riduzione costi 35 euro al giorno, revisione degli accordi con i Paesi da cui arrivano. Ora abbiamo accordi con quattro Paesi. Funziona quello con la Tunisia".
"Il nostro obiettivo - prosegue Salvini - è controllare i confini sud della Libia dei Paesi di partenza e di transito. Ma noi stiamo anche preparando un progetto che prevede almeno un miliardi di spesa e di investimento per sostenere l'economia e il lavoro di centinaia di migliaia di persone in Africa, soprattutto puntando sull'agricoltura, sulla pesca e sul commercio. Non basta chiudere, ma occorre dare prospettiva di produzione e di crescita in quei Paesi". Per Salvini è anche necessario che l'Ue faccia la sua parte soprattutto con quei Paesi che non hanno firmato ancora un accordo per i rimpatri dei loro connazionali. "Il nostro governo ha chiesto all'Europa che qualsiasi accordo futuro comprenda anche i rimpatri. Accanto agli accordi commerciali con quei Paesi, dunque, si mette anche questo. Finora non è stato mai fatto".
di Victor Castaldi
Il Dubbio, 4 agosto 2018
Affetto da sindrome di down, aveva una pistola giocattolo. Eric Torell era un ragazzo di 20 anni affetto da autismo e sindrome di down, smarrito e incapace di far male a una mosca. La sua vita si è interrotta in un marciapiede di Stoccolma, abbattuto dai proiettili di una pattuglia di polizia. Un'esecuzione che ha scioccato l'opinione pubblica del paese scandinavo che chiede piena luce su questa tragedia. Secondo le forze dell'ordine il ragazzo stava camminando a notte fonda (erano le 4 del mattino) in una strada del quartiere Vasastan, una zona residenziale della capitale svedese, con una pistola giocattolo che avrebbe tratto in inganno gli agenti. Ma il padre della vittima replica tra le lacrime che tutto ciò è assurdo, visto che si trattava di un modello minuscolo per bambini di cinque anni.
"È un fatto tragico e comprendo che molte persone sperino di ottenere delle risposte rapide", ha dichiarato in una nota il procuratore generale, Martin Tide, incaricato dell'indagine per "errore professionale". Tide ha poi provato a spiegare la dinamica dei fatti: "Il ragazzo era munito di un oggetto simile a un'arma, la polizia l'ha interpretata come situazione ostile e ha aperto il fuoco". Ha poi aggiunto che al momento nessun agente di polizia è sospettato di alcun crimine. Il quotidiano locale Aftonbladet ha riferito che ad aver sparato contro Eric Torell sono stati tre poliziotti, praticamente una tempesta di piombo. Secondo la sua famiglia, il ragazzo aveva le capacità intellettuali di un bambino di tre anni e un'estrema difficoltà a comunicare: "Siamo completamente devastati e scioccati", ha dichiarato a Katarina Soderberg, la madre del giovane ucciso. "Non sapeva essere minaccioso. Le uniche cose che sapeva fare erano coccolare e abbracciare", ha aggiunto la donna.
Anche il padre, Rickard Torell, non si capacita della tragedia. "Hanno detto che aveva un'arma finta, non è vero, era chiaramente un giocattolo, una pistola in miniatura per bambini di cinque anni, di plastica e non molto ben imitata", ha detto al giornale Mitt i Stockholm. "Questa è una tragedia per tutti gli interessati, e rispetto e capisco che questo incidente provoca molta rabbia" si è invece lamentato il capo della polizia regionale Ulf Johansson. Ma la questione è un'altra: gli agenti non sono accusati di aver assassinato volontariamente il giovane disabile ma di una totale incapacità professionale di gestire la situazione e di contenere una persona del tutto inoffensiva.
amnesty.it, 4 agosto 2018
Le autorità russe hanno negato ad Amnesty International il permesso d'incontrare il regista ucraino Oleg Sentsov, detenuto in una colonia penale della regione artica e in sciopero della fame da oltre 80 giorni. "Impedirci d'incontrare Sentsov, che è quasi al terzo mese di sciopero della fame, è una pretesa indifendibile. Avevamo in programma di visitare Oleg insieme a un medico indipendente per esaminare il suo stato di salute. Per sciogliere ogni dubbio sulle condizioni di salute del detenuto e valutare l'adeguatezza dell'assistenza medica che gli viene fornita, questa visita rimane fondamentale", ha dichiarato Oksana Pokalchuk, direttrice di Amnesty International Ucraina.
"Amnesty International continua a chiedere l'immediato rilascio di Oleg Sentsov e chiede che, finché resterà in stato di detenzione, sia visitato da personale medico qualificato che gli fornisca cure mediche coerenti coi principi etici sanitari, tra i quali quelli della confidenzialità, dell'autonomia e del consenso informato. Le autorità russe dovrebbero inoltre consentire al personale del consolato ucraino di visitare il detenuto", ha aggiunto Pokalchuk.
Il 30 luglio 2018, l'ufficio di Amnesty International a Mosca ha ricevuto una lettera da parte di Valery Balan, vicedirettore della Direzione penitenziaria federale della Russia. Nella lettera, oltre a negare senza alcuna spiegazione il permesso di visitare Sentsov nella colonia penale di Labytnangi, si affermava che le sue condizioni di salute sono stabili e che non sono in atto "dinamiche negative". Oleg Sentsov è un regista ucraino condannato a 20 anni di carcere, al termine di un processo iniquo, per "terrorismo", solo per essersi opposto all'occupazione russa della Crimea. Dal 14 maggio 2018 è in sciopero della fame per protestare contro la detenzione, politicamente motivata, di decine di cittadini ucraini nella Federazione Russa.
La Repubblica, 3 agosto 2018
Il ministro Bonafede: "Garantiamo certezza della pena e qualità della vita". I dem: "Vanificato il lavoro di anni compiuto da volontariato ed esperti del settore". Stop alla riforma delle carceri voluta dall'ex ministro della Giustizia, Andrea Orlando. Il governo la riscrive in un consiglio dei ministri terminato in tardissima serata. La riforma - che allargava i benefici per i detenuti - era stata avviata e poi messa in stand-by prima del voto quando probabilmente era sembrato rischioso portare fino in fondo un progetto ribattezzato dagli oppositori "salva-ladri". E naturalmente quelle norme sono ora state spazzate via dall'esecutivo gialloverde.
di Alessandro Galimberti
Il Sole 24 Ore, 3 agosto 2018
Dalla riforma dell'ordinamento penitenziario, approdata al Consiglio dei ministri di ieri sera, esce tutta la parte sulla facilitazione all'accesso delle misure alternative alla detenzione e all'eliminazione degli automatismi preclusivi alla concessione di forme attenuate di esecuzione della pena. Il decreto ha così in sostanza preso atto della "mutata volontà politica" già tradotta nei pareri parlamentari contrari alla prima versione della riforma.
di Samuele Cafasso
lettera43.it, 3 agosto 2018
Il fulcro del provvedimento era l'estensione dell'esecuzione penale esterna come alternativa al carcere. Ed è qui che bisogna attendersi modifiche sostanziali.
Il governo M5S-Lega mette da parte e riscrive la riforma del sistema penitenziario firmata Andrea Orlando, quella che il precedente esecutivo aveva prima promosso e caldeggiato, poi messo a bagnomaria e stoppato sotto elezioni, quando non era utile approvare un testo bollato dalla Lega come "salva-ladri", che allargava le maglie dei benefici per i detenuti. A urne chiuse, il 16 marzo, il Consiglio dei ministri ci aveva riprovato e aveva approvato il testo, senza modificare i punti più controversi su cui le Camere chiedevano interventi, ma accogliendo comunque alcuni emendamenti, il che rendeva necessario un altro passaggio in parlamento e poi il ritorno in Consiglio dei ministri.









