Ansa, 25 aprile 2015
L'esecuzione della pena di morte per nove stranieri, tra i quali un francese e due australiani, condannati in Indonesia per traffico di droga potrebbe essere vicina. Secondo quanto riportato dalla Bbc e da altri media internazionali, infatti, i detenuti sono stati trasferiti tutti nel carcere di massima sicurezza di Nusakambangan dove per domani sono stati convocati anche i rappresentanti delle rispettive ambasciate.
A nulla sono valse le richieste di clemenza da parte dei paesi di origine dei condannati, Australia e Francia in primis. Dal momento che i condannati devono ricevere un preavviso di 72 ore si presume che l'esecuzione possa avvenire nelle prossime ore. Solo due giorni fa Parigi ha convocato l'ambasciatore indonesiano e il presidente François Hollande ha lanciato un appello alla giustizia e al governo indonesiano per fermare l'esecuzione di Serge Atlaoui.
www.buongiornoslovacchia.sk, 25 aprile 2015
Il sovraffollamento nelle carceri slovacche ha convinto i funzionari del Ministero della Giustizia slovacco a prendere provvedimenti. È infatti all'esame la costruzione di nuovi impianti carcerari, oltre a progetti di ristrutturazione e ampliamento delle strutture esistenti. Non ultimo, è stato di recente deciso di iniziare a mandare un certo numero di prigionieri agli arresti domiciliari, utilizzando cavigliere elettroniche per tenere sotto controllo la loro ubicazione.
Il ministro, Tomas Borec, è inoltre arrivato con una nuova idea, quella di valutare l'edificazione di nuove prigioni attraverso il sistema del finanziamento misto pubblico-privato, già sperimentato per la costruzione di tratti autostradali. La questione risulta da un rapporto sulle attività del Ministero della Giustizia per il periodo 2011-2020 discusso dal governo l'8 aprile scorso. Uno studio di fattibilità per un carcere da costruire in località Rimavska Sobota tramite un progetto PPP sarebbe del resto già stato commissionato.
All'inizio di questo mese, ben 1624 persone già condannate non hanno ancora iniziato a scontare la loro pena in carcere a causa del sovraffollamento delle strutture che oggi contano oltre 10mila detenuti. Inoltre, altri 877 cittadini slovacchi stanno scontando una pena all'estero, ma potrebbero essere trasferiti in carceri slovacche se ci fosse disponibilità. In ogni caso il ministro ha ammesso che la questione delle prigioni piene non è cosa da potersi sistemare nel breve periodo.
di Ornella Favero (direttrice di Ristretti Orizzonti)
Ristretti Orizzonti, 24 aprile 2015
Quello che vorrei chiedere alle Istituzioni, col cuore in mano.
Dirigo un giornale complesso, realizzato da detenuti e volontari, e occupandomi da quasi vent'anni di questioni che hanno a che fare con le pene e il carcere credo di essere una persona competente in materia e in grado di fare osservazioni degne di attenzione.
Ristretti Orizzonti, 24 aprile 2015
Sono Vincenzo Giglio, figlio di Salvatore Giglio che è attualmente detenuto presso la Casa di Reclusione di Padova. Scrivo la presente per dire che mio padre sono oltre otto anni che è rinchiuso presso il suddetto istituto privato dell'affetto dei propri familiari che vivono tutti in Calabria.
di Antonio Ciccia
Italia Oggi, 24 aprile 2015
In G.U. la legge per favorire i domiciliari. In vigore dall'8 maggio. Custodia cautelare in carcere solo in casi eccezionali. Mai per fatti lievi e solo se le esigenze di tutela della collettività e di scongiurare il pericolo di fuga o di reiterazione del reato non possano essere soddisfatte diversamente. E il giudice deve dettagliatamente spiegare perché è necessaria la misura detentiva e anche perché non è sufficiente l'arresto domiciliare con uso dei braccialetti elettronici.
Askanews, 24 aprile 2015
I detenuti presenti al 28 febbraio 2015 nelle carceri italiane sono 53.982. Il 31 dicembre 2014 erano 53.623. Il 31 dicembre 2013, ovvero a sette mesi dalla sentenza pilota della Corte europea dei diritti umani nel caso Torreggiani, i detenuti erano invece 62.536.
Dunque a oggi sono 8.554 in meno rispetto a fine 2013. Scende il numero dei detenuti nelle carceri italiane ma non sembrano migliorare significativamente le condizioni di detenzione all'interno delle carceri.
di Alessia Guerrieri
Avvenire, 24 aprile 2015
Non sono parole, ma occhi e cuori che battono. A sentire parlare Alessandro, Fabio, Andreas e tutti i detenuti che lavorano in carcere c'è un leit motive: "Il voler essere guardati e non giudicati". Edmondo, in più, ha compreso che la sua vita in cella non era finita davanti allo sguardo amorevole della madre che lo perdonava: "Lì ho detto sì al mio riscatto: un progetto di lavoro in carcere".
Vita, 24 aprile 2015
A dirlo è il confronto "Per rieducare un carcerato ci vuole un villaggio" svolto a Roma, al Palazzo della Cooperazione e promosso da Alleanza delle Cooperative Sociali, Cdo Opere Sociali e Forma su come la riforma del sistema penitenziario potrà favorire il recupero umano e sociale delle persone detenute
L'abbattimento della recidiva porterebbe a un risparmio di 210 milioni di euro. Il recupero dei detenuti è di per sé un fatto umano, sociale di inestimabile valore che ha, anche, un risvolto economico per la collettività. È quanto emerso dal dialogo confronto "Per rieducare un carcerato ci vuole un villaggio" svolto a Roma, al Palazzo della Cooperazione e promosso da Alleanza delle Cooperative Sociali, Cdo Opere Sociali e Forma su come la riforma del sistema penitenziario potrà favorire il recupero umano e sociale delle persone detenute.
"Siamo pronti a dare il nostro contributo agli "Stati generali sul carcere". Il nostro impegno è rinforzare l'alleanza con le istituzioni per realizzare in ogni carcere d'Italia esperienze lavorative finalizzate al recupero del detenuto. I dati sulla recidiva parlano chiaro: tra i detenuti che non svolgono programmi di reinserimento la recidiva sfiora il 90%, mentre tra i detenuti che seguono questo percorso la recidiva si riduce alla soglia del 10%". Lo ha detto Giuseppe Guerini, presidente Alleanza Cooperative Sociali, che ha introdotto e concluso i lavori.
Il ministro della Giustizia, Andrea Orlando ha spiegato "le cooperative sono l'attore più idoneo a realizzare gli interventi per il lavoro nelle carceri e a creare il ponte con il dopo carcere per l'inserimento lavorativo".
Riprendendo le parole del ministro Orlando, Monica Poletto, presidente Cdo Opere Sociali ha osservato che "per essere sussidiaria nel suo esito, la riforma del sistema penitenziario dovrà esserlo anche nella sua genesi. Nella sua predisposizione occorre dunque coinvolgere tutti i soggetti che stanno facendo esperienze positive di rieducazione all'interno delle carceri. Affinché si realizzi un sistema più giusto, che tenga più conto della centralità della persona, bisogna sempre partire da ciò che già c'è ed opera e collaborare per capire come possa essere sviluppato".
Ai lavori hanno partecipato, tra gli altri, Luigi Bobba - Sottosegretario al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali; Gabriele Toccafondi - Sottosegretario al Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della ricerca; Edoardo Patriarca - Parlamentare e presidente Centro Nazionale per il Volontariato - Lucca.
Nella mattinata il "villaggio carcere" si è raccontato attraverso le testimonianze di persone recluse che lavorano in Sicilia, a Padova e presso le cooperative sociali Men at Work di Roma e Il Germoglio di Sant'Angelo dei Lombardi (Avellino). Altre esperienze significative sono state quelle di don Claudio Burgio dell'associazione Kayròs del carcere minorile Beccaria di Milano, di un ex detenuto della cooperativa Homo Faber di Como e dei volontari dell'associazione Incontro e Presenza di Milano. Altre voci interessanti sono venute dal mondo della formazione professionale in carcere e dall'esperienza di volontariato Vic, nel carcere di Rebibbia.
Askanews, 24 aprile 2015
"Il sistema carcere in Italia costa 3 miliardi di euro all'anno e ha una recidiva tra le più alte d'Europa" ma occorre trasformare la detenzione da "pena passiva" a "un'occasione di recupero per i detenuti attraverso studio e lavoro". Lo ha detto il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, intervenendo all'incontro "Per rieducare un carcerato ci vuole un villaggio", organizzato a Roma da una serie di cooperative italiane sociali impegnate nel recupero dei detenuti. Il guardasigilli ha sottolineato come il primo obiettivo, quello del superamento del sovraffollamento carcerario, sia stato raggiunto: "quando mi sono insediato i detenuti erano 61mila con circa 44mila posti disponibili", ora il numero dei reclusi "si aggira sui 53mila con 46-47 mila posti disponibili". L'emergenza del sovraffollamento carcerario, ha aggiunto Orlando, è stata risolta anche grazie allo "stimolo importante e fondamentale venuto dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano".
Secondo il ministro, occorre andare nella direzione di altri Paesi europei che hanno sviluppato un sistema dell'esecuzione penale esterna. "Abbiamo affrontato il tema con gli incentivi alla legge Smuraglia e con l'introduzione della messa alla prova si è aperto un filone importante del sistema delle pene alternative al carcere che il nostro Paese non aveva".
I primi risultati sono "molto incoraggianti e consentiranno di lavorare sullo sviluppo di una struttura ministeriale che si occupi dell'esecuzione penale esterna: il dipartimento del carcere invisibile", ha spiegato. Orlando ha ricordato come l'obiettivo "degli stati generali dell'esecuzione della pena sia quello di ridefinirne un nuovo modello" anche grazie al coinvolgimento delle cooperative sociali. Secondo il ministro è necessario "superare un'idea passiva della detenzione che spesso ha generato più crescita della criminalità di quanto non ne abbia contrastata".
Ansa, 24 aprile 2015
Dolci preparati con prodotti biologici, vini di qualità, ma anche gioielli, valige, biciclette. Il lavoro in carcere resta un'eccezione ma non mancano le esperienze positive, nate da iniziative di cooperative , enti di formazione, associazioni di volontariato, spesso impegnate anche nel tentativo di creare una rete di solidarietà intorno ai detenuti e alle loro famiglie.
Un mondo che si è voluto raccontare in un incontro pubblico con il ministro della Giustizia Andrea Orlando anche per chiedere che queste esperienze positive vengano valorizzate dall'attesa riforma del sistema penitenziario. Pane, paste di mandorla e altri dolci della tradizione siciliana: a prepararli con ingredienti biologici sono i detenuti del carcere di Siracusa per iniziativa della cooperativa sociale Arcolaio, che gestisce anche la cucina e la preparazione dei pasti nella casa circondariale.
Producono vini di qualità i reclusi del penitenziario di Sant'Angelo dei Lombardi, che lavorano in una fattoria gestita da una cooperativa di giovani, "il Germoglio". A Padova invece chi vive dietro le sbarre fa assemblaggio di valige e gioielli ma anche montaggio di biciclette. Stavolta l'iniziativa è del Consorzio Giotto, che oggi dà lavoro a quasi 500 persone all'interno e all'esterno della casa di reclusione.
A Torino l'opportunità di lavoro per i detenuti viene dalla lavanderia industriale che è dentro il carcere e ha commesse esterne con strutture pubbliche e private. A gestirla la cooperativa Senza macchia, che promuove iniziative di formazione soprattutto a favore di detenuti stranieri verso i quali è stata emessa una sentenza di espulsione: l'obiettivo è dar loro una possibilità lavorativa una volta rientrati nel loro Paese. Nel carcere di Como c'è invece un centro stampa e la cooperativa Homo faber cerca di formare i detenuti in modo che poi abbiamo la possibilità di lavorare in campo grafico.
Lavorano l'orto i detenuti del carcere romano di Rebibbia; la struttura è gestita dall'azienda agricola La Sonnina insieme alla cooperativa Men at work, che all'interno del penitenziario gestisce anche un centro cottura con tanto di servizio di catering per pasti da asporto. In tutto nei 14 penitenziari del Lazio oltre 1.500 reclusi hanno partecipato a percorsi di qualificazioni nei mestieri di pizzaiolo, pasticcere, operaio edile, imbianchino, giardiniere, curati da Enaip, un ente di formazione professionale.
Diverse anche le iniziative di volontariato. A Milano l'associazione Kayros si occupa dei ragazzi in difficoltà segnalati dal tribunale e dai servizi sociali e un gruppo di famiglie dà un supporto concreto a questi minorenni. Sempre nel capoluogo lombardo l'associazione Incontro e presenza dà un sostegno morale e materiale ai detenuti e agli ex reclusi e loro familiari delle carceri di san Vittore, Bollate, Monza, Opera e dell'istituto minorile Beccaria. A Roma invece l'associazione Vic Caritas gestisce una comunità alloggio, che dal 1989 ha accolto oltre 5mila persone da 75 Paesi: detenuti in permesso e loro familiari venuti da fuori città per i colloqui.
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