www.radicali.it, 8 gennaio 2015
Lunedì 5 gennaio una delegazione del Partito Radicale, composta da Maria Grazia Lucchiari, Sergio Martini, Antonella Sacco e Tiziana Boldo ha effettuato una visita ispettiva al carcere di Montorio (Verona). La visita, durata più di 6 ore, è iniziata dal carcere femminile - che ospita oggi 57 detenute, di cui solo 10 impiegate in lavori manuali, per poi passare in infermeria dove si rilevano le situazioni di maggiore disagio: anche 3 detenuti per cella fra cui un cardiopatico, un detenuto affetto da hiv, ritenuto non compatibile con gli altri dal medico del Sert, un altro con sospetto di tbc e un caso di scabbia contratta nelle docce.
Una detenuta presenta patologia accertata di schizofrenia e anoressia, un detenuto è da quattro giorni in sciopero della fame per le mancate cure di una patologia renale. Il settore maschile conta 568 detenuti di cui più di 400 extracomunitari e solo una settantina impiegati lavorativamente. Tutti i detenuti lamentano la scarsità di educatori e psicologi nonché l'assenza della figura del mediatore culturale.
Per quanto riguarda le strutture, nel settore maschile si arriva ad un sovraffollamento con quattro detenuti per cella, manca l'acqua calda per l'igiene personale e la notte il riscaldamento viene abbassato per cui l'ambiente risulta gelido. Per alcuni è impossibile telefonare a casa ai famigliari. Tutti sono concordi nel sottolineare la disponibilità e la competenza del personale carcerario che con sensibilità assolve i compiti di un lavoro spesso molto duro e poco appagante.
Ristretti Orizzonti, 8 gennaio 2015
Interruzione del servizio di trasporto dei bambini 0 a 3 anni della Sezione Nido della Casa Circondariale Femminile di Rebibbia. Apprezzamento dell'Associazione "A Roma, Insieme - Leda Colombini" delle dichiarazioni dell'assessore ai Servizi Sociali di Roma Capitale, Francesca Danese. Le dichiarazioni della neo Assessora Francesca Danese, in ordine all'emergenza rappresentata dalla ventilata interruzione del servizio trasporto dei bambini, detenuti con le loro madri nel Nido di Rebibbia femminile, ci conforta.
Apprezziamo in particolare il Suo dichiarato impegno ad operare, nell'ambito delle proprie responsabilità istituzionali, per rendere finalmente attuativa la legge 62 del 2011, finora rimasta immotivatamente sulla carta. L'Assessora Danese, nello sforzo teso a realizzare tali impegni, troverà al suo fianco l'Associazione "A Roma, Insieme - Leda Colombini". L'augurio sincero è che il nuovo anno rappresenti per i tanti e diversi soggetti, che a vario titolo si sono negli anni impegnati per rendere meno dolorosa la condizione di bambini che, senza colpa, vivono dietro le sbarre, un terreno più avanzato e fruttuoso per il riconoscimento dei diritti e della dignità dell'infanzia.
Ansa, 8 gennaio 2015
Il problema della videosorveglianza nel carcere di Parma, dove sono detenuti boss di calibro e il presunto capo di Mafia Capitale Massimo Carminati, "è un problema tecnico che verrà risolto in brevissimo tempo". Ad assicurarlo oggi all'esponente dei Radicali Marco Maria Freddi, è stato il direttore del penitenziario di Parma, Mario Antonio Galati.
"Sono appena rientrato da una visita al carcere di Parma - spiega Freddi, segretario dei Radicali a Parma - abbiamo visitato alcune celle destinate al carcere duro, il 41 bis, e l'infermeria. Le condizioni del carcere sono buone: le celle sono pulite, ordinate; ogni cella del 41 bis ha il bagno e un piccolo televisore. I problemi legati al sistema di video sorveglianza e video registrazione a rischio continuo di black-out sono dovuti ai lavori nella nuova ala del carcere, lavori che sono al momento fermi. Ma il problema, mi è stato assicurato, verrà risolto nel giro di poco tempo".
La questione era stata sollevata nei giorni scorsi dal deputato Pd Davide Mattiello, componente delle commissioni Giustizia e Antimafia, che a Parma aveva incontrato il presunto boss di Roma Capitale Massimo Carminati. Il carcere di Parma conta al momento 537 detenuti di cui circa la metà è in regime di 41 bis o in alta sicurezza. "Il direttore ci ha comunicato - ha aggiunto Freddi - che nel giro di due settimane entrerà in vigore anche in questo penitenziario la sorveglianza dinamica, grazie alla quale i detenuti "comuni", con un percorso di auto-responsabilizzazione, svolgeranno nel carcere, per 8 ore giornaliere, una serie di attività di formazione e di riabilitazione. Siamo grati al direttore Galati - ha concluso l'esponente dei Radicali - di aver consentito in tempi brevissimi questa nostra visita al carcere, siamo lieti per queste novità che arriveranno a breve e siamo dispiaciuti per il fatto che non rimarrà a lungo a dirigere il penitenziario. Rimaniamo sempre in attesa che il legislatore decida di evitare il carcere ad una miriade di reati prevedendo pene alternative".
www.gonews.it, 8 gennaio 2015
Dopo l'omelia del 6 gennaio, i radicali fiorentini Maurizio Buzzegoli, segretario dell'Associazione "Andrea Tamburi", e Massimo Lensi, componente del Comitato nazionale di Radicali Italiani, hanno voluto ringraziare l'Arcivescovo di Firenze, Giuseppe Betori, per le parole sulla disumanità delle carceri.
di Petronilla Carillo
Il Mattino, 8 gennaio 2015
Un infermiere preso a pugno e un agente della polizia penitenziaria spedito in ospedale con una prognosi di dieci giorni per un problema al ginocchio. È l'esito dell'ennesima violenza avvenuta all'interno del carcere di Fuorni dove un detenuto ha picchiato i due uomini per "futili motivi".
È accaduto domenica scorsa ma soltanto ieri il fatto è stato denunciato dal segretario regionale del Sappe, Emilio Fattorello. Il detenuto in questione è di quelli definiti in lessico detentivo, "giudicabili", in carcere per reati comuni. Secondo la ricostruzione fatta dagli agenti della penitenziaria, l'uomo era finito in infermeria per essersi ustionato con l'acqua bollente mentre, in cella, preparava la pasta. Così è stato soccorso dall'agente poi ferito e da lui accompagnato in medicheria.
Qui, una parola tira l'altra, ha avuto un diverbio con l'infermiere per futili motivi e lo ha pestato con calci e pugni. L'agente penitenziario se n'è accorto ed è intervenuto ma il detenuto lo ha violentemente spinto causandogli problemi alla gamba, per i quali nei prossimi giorni sarà sottoposto ad ulteriori accertamenti.
"È nell'ennesimo atto di violenza all'interno del carcere di Fuorni - denuncia il segretario regionale Sappe, Emilio Fattorello - uno dei tanti. E tutto ciò perché, nonostante le nostre ripetute denunce, nulla si muove e l'organico resta sempre sottodimensionato". Per Fattorello la situazione a Fuorni è al collasso: "Sono almeno 25 le unità mancanti e in più c'è anche un problema organizzativo. Nel senso che ancora non siamo stati convocati dalla dirigenza per approntare un adeguato programma di organizzazione del lavoro, condizione indispensabile per garantire una maggiore qualità nell'attività professionale e una maggiore tutela e sicurezza sul posto di lavoro per il nostro personale".
E prosegue: "Non è la prima volta che a Salerno accadono episodi di questo tipo. Anzi. Spesso i nostri agenti si ritrovano anche a dover gestire detenuti con problemi psichiatrici. E se questa è la situazione nel carcere di Fuorni, non mancano i problemi a livello di amministrazione centrale: ancora non è stata istruita la pratica per il riconoscimento al collega delle lesioni riportate in servizio".
www.informazione.tv, 8 gennaio 2015
È uscito in questi giorni il quarto numero de "L'Altra chiave news", la rivista realizzata da alcuni detenuti nella casa circondariale di Fermo. Tema di questo numero, la vita tra dentro e fuori, il racconto di chi sta vivendo misure alternative per scontare la propria pena e di chi tenta la difficile ricostruzione di un percorso di vita positivo. Le fotografie portano la firma di Andrea Braconi che ha saputo catturare immagini in bianco e nero di grande impatto emotivo, i testi sono realizzati dagli stessi detenuti, una decina, che hanno chiesto di far parte della redazione.
Grande la soddisfazione della direttrice del carcere, Eleonora Consoli, che parla di una iniziativa che aiuta i detenuti a lavorare sul loro destino: "Siamo riusciti anche ad avere qualche risultato concreto, i detenuti lavoranti hanno avuto la possibilità di dipingere le camere detentive e la sezione, le prime di bianco e la seconda di un colore che dà luce. Con i fondi avuti dal Provveditorato regionale abbiamo aperto un locale comune per i detenuti del primo piano che non avevano spazi per la socialità e stiamo sistemando il tetto della palestra che nei giorni di pioggia creava problemi. Tra tante difficoltà si va avanti e i risultati si vedono".
Intanto sono appena trascorse le feste di Natale, l'ultimo giorno dell'anno è passata in visita ai detenuti il consigliere regionale Letizia Bellabarba che ha voluto augurare un anno migliore al gruppo della redazione de L'Altra chiave news. Una visita che i detenuti hanno particolarmente apprezzato: "L'abbiamo sentita veramente solidale e sincera, ha speso un po' del suo tempo in questi giorni di festa per noi e gliene siamo grati davvero, ci ha detto che apprezza molto gli sforzi che facciamo per reagire nel modo più positivo possibile a questa situazione. Già tante volte è stata tra noi per ascoltare le nostre esigenze e le difficoltà e per noi la sua vicinanza è importante, ci fa sentire persone come tutti e come tutti degni di attenzione".
www.varesenews.it, 8 gennaio 2015
Chi è in carcere non può utilizzare internet, mail e sms. L'unico modo per comunicare i sentimenti privatamente è la tradizionale lettera di carta. Il progetto "Dona un francobollo" serve a questo Chi è detenuto in carcere non può utilizzare internet, mail e sms. Può utilizzare il telefono solo per dieci minuti alla settimana e avere colloqui per un totale di 6 ore al mese. L'unico modo per comunicare i sentimenti privatamente con i famigliari è la tradizionale lettera di carta.
Il progetto "Dona un francobollo" serve a questo, un gesto semplice che può dare felicità ai detenuti. Per chiunque volesse contribuire si può lasciare il francobollo nell'apposita cassetta presso il carcere dei Miogni di Varese, consegnarlo ai volontari o al cappellano del carcere don Marco Casale presso la segreteria della parrocchia della Brunella (via Marzorati 5 Varese, dal lunedì al sabato dalle 10 alle 12 dalle 16 alle 18).
Nel caso si vogliano dare contributi e offerte economiche è possibile farlo a questo Iban: IT11P0306910810000028365132. Intesa San Paolo. L'associazione assistenti carcerari e il cappellano promuovono altre attività come la raccolta di vestiario maschile, prodotti per l'igiene personale e di cancelleria, oltre al corso di italiano per detenuti stranieri, la redazione del notiziario "9m news", la catechesi, l'animazione della messa domenicale e progetti per la manualità.
di Alessio Ante
La Nazione, 8 gennaio 2015
Questo è il lavoro di Ben e Buffy, la sensazione di libertà che sanno donare gli amici a 4 zampe di Do Re Miao. Vanno nel carcere Don Bosco a confortare i detenuti, sono i nostri amici a quattro zampe. "Ben e Buffy, due bellissimi Golden Retriever di 10 anni che fanno veri e propri miracoli - racconta Barbara Bollettini, presidente dell'associazione " Do Re Miao" che con orgoglio dichiara - il cane non ti chiede chi sei, cosa hai fatto o perché sei in prigione. Non ti giudica, ma offre ai detenuti la sua amicizia". Da anni infatti l'associazione ed i cani affiancano con costanza chi, ospite forzato del carcere Don Bosco, ha deciso di ripartire da zero. Basta una carezza, a volte, o qualche esercizio con Ben, Buffy ed i loro conduttori Flavio Langone e Francesco Romano, per avere la sensazione di libertà oltre le sbarre.
"Un ragazzo che prima di conoscere la nostra associazione aveva sempre rifiutato di seguire qualsiasi attività all'interno del carcere - continua la dottoressa Bollettini - quando ha conosciuto i nostri cani qualcosa è cambiato in lui. Qualche tempo dopo ha ottenuto gli arresti domiciliari e, grazie ai volontari e al direttore del carcere, gli è stato concesso il permesso di uscire per accompagnare i cani, chiaramente in orari stabiliti e controllati. Forse, senza Ben e Buffy, quel ragazzo sarebbe ancora vittima del clima di solitudine che attanaglia i carcerati.
di Antonio Angeli
Il Tempo, 8 gennaio 2015
Prima la "linea dura", poi la mano tesa in modo umanitario: la giustizia Indiana continua (ormai da molto tempo) a sferzare i nostri marò, Latorre e Girone, e poi a rassicurarli, con dimostrazione di amicizia. Un copione che va avanti ormai da tre anni.
Su richiesta dei legali di Massimiliano Latorre, la Corte Suprema indiana si è detta ieri disponibile a discutere l'eventualità di una proroga al permesso di restare in Italia per cure mediche concesso al marò italiano, ingiustamente accusato della morte di due pescatori nel Kerala. La notizia è stata pubblicata dal quotidiano "The Hindu".
L'udienza fissata dalla Corte si terrà il prossimo 12 gennaio che, casualmente, è l'ultimo giorno utile, visto che il rientro di Latorre era previsto per il 13 (anche se ha già ottenuto una mini-proroga di tre giorni, quindi avrebbe tempo per rientrare fino al 16).
La notizia è stata confermata dalla Farnesina: "L'Italia ha presentato una nuova petizione", ha detto il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, ieri durante la commemorazione a Reggio Emilia della nascita del Primo Tricolore. "Le condizioni di salute di Massimiliano Latorre sono sotto gli occhi di tutti - ha aggiunto Gentiloni - l'altro ieri è stato sottoposto ad un nuovo intervento al cuore, quindi ci sono tutte le ragioni da parte dell'Italia per proporre una nuova petizione, cosa che abbiamo fatto stamattina e che verrà discussa lunedì".
Sulla vicenda dei marò Gentiloni, che sin dal suo insediamento ha precisato che questa per lui è una vicenda primaria, ha spiegato: "Si sta discutendo da tempo con l'India, i risultati finora ottenuti non sono stati soddisfacenti. Tuttavia il dialogo è in corso, dal punto di vista innanzitutto umanitario ci aspettiamo una risposta dalla Corte Suprema indiana alla richiesta che abbiamo fatto stamattina. Per il resto - ha detto ancora Gentiloni - continuiamo il dialogo con le autorità indiane che finora non ha dato risultati che ci aspettavamo: per questa ragione, prima di Natale, abbiamo richiamato il nostro ambasciatore per le consultazioni".
L'insoddisfazione di Gentiloni è ben giustificata: le autorità indiane sembrano adottare il sistema del "bastone e della carota": alternano momenti di estrema durezza, durante i quali alcuni politici sembrano dare per scontata la colpevolezza (mai dimostrata) dei nostri militari a dimostrazioni di cordiale disponibilità.
Il Cocer, il sindacato delle stellette, in merito ha chiesto un incontro con il governo e il senatore Maurizio Gasparri ha detto che "bene fanno i Cocer a chiedere un confronto sulla drammatica vicenda dei due fucilieri di Marina e ritengo più che doveroso che le commissioni Difesa di Camera e Senato incontrino i rappresentanti dei Cocer sul sequestro dei Marò. A tal fine - ha aggiunto - come membro della commissione Difesa e vicepresidente di Palazzo Madama, ho esortato i presidenti Latorre e Vito ad assumere le necessarie iniziative".
L'eurodeputato della Lega Nord, Mario Borghezio, afferma invece che "la questione legata al rientro in India del marò Latorre, tra scadenze e possibili rinvii dell'ultim'ora, dimostra che la misura è colma. Per questo lanciamo un ultimatum al Governo: è bene che quel fantoccio di Renzi sappia che i patrioti non resteranno con le mani in mano".
E ancora: "La decisione della Corte Suprema indiana di discutere l'estensione del permesso di Latorre il 12 gennaio non è un segnale distensivo, ma solo un modo degli indiani di prendere tempo, ingarbugliando ancora di più una situazione a dir poco ridicola - ha aggiunto Borghezio - Dopo i miei interventi nei confronti del presidente del Parlamento Europeo Martin Schulz e del presidente dell'Afet Elmar Brok, prosegue il mio impegno al fianco dei nostri due fucilieri: parteciperò a Roma ad una conferenza per chiederne la liberazione, mentre la prossima settimana farò sentire la mia voce a Strasburgo. È il momento di agire".
Adnkronos, 8 gennaio 2015
Organizzato dall'Associazione Sovranità, che lancerà anche un boicottaggio dei prodotti indiani. "Il caso dei due fucilieri di Marina Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, da tre anni ingiustamente detenuti in India, solleva una questione di giustizia, di libertà e soprattutto di politica sovranista".
Per ribadire tutto ciò, l'associazione "Sovranità" affronterà il caso nel corso del convegno intitolato "I Marò sono innocenti e li vogliamo liberi subito!", che si terrà oggi, 8 gennaio, alle 17.30, presso il Centro Congressi Cavour a Roma, in via Cavour numero 50.
Alla conferenza interverranno il perito giudiziario Luigi Di Stefano, il generale di brigata Fernando Termentini, l'eurodeputato della Lega Mario Borghezio e il direttore de Il Tempo Gianmarco Chiocci. "Nel corso del convegno - spiega l'associazione Sovranità - verrà lanciata una campagna di boicottaggio dei prodotti indiani o prodotti in India, per far sì che la fermezza che non ha mostrato finora il governo sia mostrata dal popolo italiano".
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