di Andrea Scutellà
La Repubblica, 17 marzo 2015
La denuncia è del "Relatore speciale sulle torture e altre punizioni crudeli, inumane e degradanti" Juan Ernesto Mendez durante conferenza stampa della 28ª sessione del Consiglio delle Nazioni Uniti per i diritti umani. I numeri sono in continua evoluzione, ma la cosa peggiore è la lunghezza dei termini: non è inusuale, per un prigioniero, passare 25-30 anni o anche di più senza alcun contatto umano. Le prigioni federali sono "indisponibili" ai controlli esterni. "Come nel Bahrein", afferma Mendez.
Nelle prigioni statunitensi i diritti umani non sono i benvenuti. O forse lo sono soltanto a determinate condizioni. È questa la denuncia del "Relatore speciale sulle torture e altre crudeli, inumane e degradanti punizioni" Juan Ernesto Mendez, che ha vissuto la barbarie dei metodi di interrogatorio "non convenzionali" sulla propria pelle: nell'Argentina degli anni '70, quella dei colonnelli, dei voli della morte e dei desaparecidos.
"Negli Stati Uniti si stima che ci siano 80mila persone in isolamento estremo e prolungato - ha dichiarato Mendez durante la conferenza stampa della 28ª sessione del Consiglio delle Nazioni Uniti per i diritti umani - nelle prigioni federali e in quelle statali. I numeri sono in continua evoluzione, ma la cosa peggiore è la lunghezza dei termini: non è inusuale, per un prigioniero, passare 25-30 anni o anche di più in isolamento". Ma la vera stoccata verso l'amministrazione a stelle strisce viene lanciata poco dopo. "In una delle ultime conversazioni che abbiamo avuto - denuncia Mendez - mi è stato risposto che le prigioni federali sono "indisponibili". E io vorrei sapere cosa significa "indisponibili". Perché io non posso accettare un invito a visitare le prigioni statali della California se le carceri federali sono fuori dalla mia portata".
Gli Stati Uniti come il Bahrain. La Georgia, a differenza degli Stati Uniti, ha permesso all'ispettore Onu il pieno accesso alle sue carceri dal 12 al 19 marzo. All'interno del report di Mendez le carceri americane risultano tra le "richieste pendenti": "Il relatore speciale continua a richiedere un invito dal governo degli Stati Uniti d'America per visitare il centro detentivo della Baia di Guantánamo, a Cuba, a condizioni che possa accettare (era stato proposto a Mendez di visitare il carcere di massima sicurezza, ma senza poter parlare da solo con i detenuti, ndc). La sua richiesta di visitare le prigioni federali, inoltre, è ancora in sospeso". A questo punto tornano alla mente due immagini. La prima è quella di un neoeletto Barack Obama che firma in diretta mondiale la chiusura del carcere di Guantánamo.
L'altra è un collage delle note di biasimo o minacce di invasione, in ultimo quella siriana, ingiunte dai vari presidenti Usa ai cosiddetti rogue state che non intendevano far entrare gli ispettori Onu nei loro confini. Oggi, nella speciale lista degli "gnorri" dei diritti umani, gli Stati Uniti sono in compagnia del Bahrain. La monarchia mediorientale ha rimandato una visita di Mendez alle sue prigioni visita prevista già due anni fa. "Sono addolorato per il popolo del Barhain" ha dichiarato l'ispettore Onu.
Kenny Zulu Whitmore, 35 anni in isolamento. A volte dagli States giungono repliche dalle autorità, sostiene Mendez, ma non da quelle che amministrano le strutture che vorrebbe visitare. Così restano in bilico i suoi viaggi nelle carceri degli stati della California, di New York, della Louisiana e della Pennsylvania. Tra i 7 casi pendenti che riguardano l'amministrazione statunitense contenuti nel rapporto del Relatore speciale, 3 avvisi hanno ricevuto risposte ritenute insufficienti e 4 comunicazioni sono cadute nel vuoto.
Colpisce, in particolare, la storia di Kenny Zulu Whitmore, su cui il governo statunitense tace dal 10 gennaio 2014: è stato detenuto in isolamento per 35 anni, di cui 27 consecutivi, nella Louisiana State Prison, meglio conosciuta come Angola. "Il Relatore Speciale - si legge nel rapporto - ha definito l'isolamento prolungato e estremo come un qualsiasi periodo di isolamento superiore a 15 giorni. La definizione è basata sulla grande maggioranza degli studi scientifici che indicano che dopo 15 giorni di isolamento spesso si manifestano effetti psicologici dannosi e possono anche diventare irreversibili". Nel prosieguo del rapporto il relatore ricorda che, secondo le convenzioni internazionali, l'isolamento prolungato ed estremo è una forma di tortura.
La condizione dei minorenni in carcere. Oltre alle condizioni di detenzione negli Stati Uniti, ad emergere è la realtà sconvolgente della privazione della libertà infantile, a cui sono dedicate la maggior parte delle pagine del rapporto. A rigor di convenzioni internazionali, per i minorenni, la prigionia dovrebbe essere una "ultima ratio" come sottolineato da Mendez nelle conclusioni. Purtroppo, invece, si tratta di una realtà endemica: "La maggioranza dei bambini privati della loro libertà sono in detenzione preventiva, spesso per periodi prolungati e per reati minori, in locali non idonei e sovraffollati". Non solo, Mendez durante le sue visite "osserva regolarmente la pratica delle punizioni corporali come misure disciplinari per i bambini detenuti, incluse dure bastonate, fustigazioni, colpi ripetuti con bastoncini o corde elettriche, percosse sui glutei con tavole di legno e la costrizione a inginocchiarsi per lunghi periodi con le mani in aria". I casi citati sono quelli delle prigioni del Ghana e del Marocco.
Il trattamento dei richiedenti asilo in Australia. Il primo ministro australiano Tony Abbott, durante la presentazione del rapporto di Mendez, si è detto "stanco di ricevere lezioni della Nazioni Unite" sul trattamento dei richiedenti asilo. E ha aggiunto che l'Onu potrebbe "guadagnare un po' di credibilità se concedesse il giusto riconoscimento al governo australiano" per quello che ha fatto nella sua area di competenza contro l'afflusso dei barconi, principale causa del disagio dei migranti, a suo modo di vedere.
Il rapporto di Mendez denuncia situazioni di "detenzione indefinita dei richiedenti asilo, cattive condizioni di detenzione, presunta detenzione di bambini e un'escalation di violenza al "Regional Processing Center" (culminata nella morte del 23enne richiedente asilo iraniano Reza Berati, ndc) " la prigione per migranti allestita dal governo australiano sull'isola di Manus, in Nuova Guinea. "Penso che le persone prigioniere in alto mare e soggette a detenzione prolungata sulla base del loro status - ha replicato Mendez ad Abbott - non debbano essere rispedite in un paese dove potrebbero subire torture".
Ansa, 17 marzo 2015
Dodici condannati a morte sono stati impiccati oggi in poche ore in sette diverse prigioni del Pakistan, portando a 39 le persone messe a morte da quando il governo ha revocato la moratoria sulle esecuzioni delle pene introdotta nel 2008. Lo ha reso noto Geo Tv. Le impiccagioni, ha precisato l'mittente, dovevano essere 14 ma all'ultimo momento due condannati hanno ricevuto il perdono delle famiglie delle vittime e hanno così potuto salvare la propria vita.
In dicembre la moratoria era stata revocata, a seguito del massacro di studenti in una scuola di Peshawar, solo per i condannati a morte per terrorismo. Successivamente però il governo del premier Nawaz Sharif ha esteso la revoca a tutti coloro che si trovano nel 'braccio della mortè delle carceri pachistane.
Le impiccagioni odierne sono avvenute nelle carceri di Karachi, Multan, Jhang, Gujranwala, Mianwali, Faisalad e Rawalpindi, mentre esse sono state sospese per due condannati a Multan e Dera Ghazi Khan. Nel complesso, da quando le esecuzioni sono riprese, 39 detenuti sono saliti sul patibolo. Secondo le organizzazioni umanitarie, degli 8.000 detenuti pachistani condannati a morte, circa 1.500 hanno esaurito ogni possibilità di ricorso o di ottenimento della grazia presidenziale e potrebbero quindi essere impiccati.
www.voceditalia.it, 17 marzo 2015
Il 24 e 25 marzo gli agenti di Polizia penitenziaria portoghesi effettueranno uno sciopero totale, e annunciano altre agitazioni per il mese di aprile, qualora il Ministero della Giustizia continui a posticipare l'applicazione dello statuto professionale. Lo ha annunciato ieri il presidente del Sindacato nazionale del Corpo delle guardie penitenziarie, Jorge Alves, nel corso di una manifestazione svoltasi davanti al Ministero, che si è conclusa con la consegna di un memorandum alla ministra Paula Teixeira da Cruz.
di Francesca de Carolis
Il Garantista, 16 marzo 2015
Ricoveri, "terapie" farmacologiche, neurolettiche e sedative. Legato mani e piedi anche per otto-dieci giorni. Finalmente nel 2012 viene dimesso dal reparto di psichiatria dell'ospedale di Vicenza e affidato al Villaggio Sos... ma poi è diventato maggiorenne.
Peppe Dell'Acqua, "storico" direttore del Dipartimento di salute mentale di Trieste: "mi disse che per lui il letto di contenzione, non è altro che continuare a subire un tormento che conosce dalla prima adolescenza".
Il Mattino di Padova, 16 marzo 2015
La scorsa settimana nella nostra redazione in carcere ci è arrivata una lettera di un italiano detenuto in Germania: la proponiamo ai lettori mettendola a confronto con la testimonianza di un detenuto, che qui in Italia fa i salti mortali per suddividere i dieci minuti di telefonata a settimana consentiti fra le quattro figlie, i nipoti e la sua anziana madre.
di Piero Sansonetti
Il Garantista, 16 marzo 2015
Mentre tutt'Italia - i giornali, i politici, gli intellettuali, le Tv - proclamano come valori universali quello della legalità, della pena certa, del rigore nei giudizi, e dicono che questi valori vanno recuperati, riaffermati, sacralizzati, Papa Francesco ne combina un'altra delle sue. Senza dir niente a nessuno - dopo aver annunciato che il suo papato durerà poco - indice addirittura un Giubileo straordinario dedicato alla Misericordia.
di Gian Antonio Stella
Corriere della Sera, 16 marzo 2015
Cadono le braccia a vedere i travagli del governo, della maggioranza, delle Camere, nel portare finalmente in porto la legge anti-corruzione. Mille volte promessa, mille volte rinviata. Mese dopo mese. Settimana dopo settimana. Un tormentone. Che vede improvvisi scoppi di frenesia ("subito in Aula!") a ogni ondata di arresti per l'Expo, il Mose, la mafia alla vaccinara...
di Virginia Piccolillo
Corriere della Sera, 16 marzo 2015
L'apertura a modifiche anche sull'incompatibilità per abuso d'ufficio, il reato che riguarda De Luca. Tensione al Senato sulla corruzione. Nitto Palma (FI): Grasso eserciti la moral suasion sul governo.
"C'è spazio per fare un tagliando alla legge Severino". Lo ha detto ieri il presidente dell'Autorità Anticorruzione, Raffaele Cantone. In una videointervista trasmessa a "Human factor", iniziativa politica di Sel, Cantone ha spiegato che "sull'abuso di ufficio si può fare una riflessione con una sentenza di primo grado".
Italia Oggi, 16 marzo 2015
C'era una volta il falso in bilancio. Nato all'ombra della norma sull'auto-riciclaggio, nella fresca primavera dell'anno scorso, con l'avvicinarsi della calura estiva ha cercato e trovato riparo in Commissione giustizia al Senato.
di Emiliano Liuzzi e Ferruccio Sansa
Il Fatto Quotidiano, 16 marzo 2015
Non pretendevano un premio. Hanno fatto il loro dovere, qualcosa di più. Certo, non immaginavano di essere puniti. Di arrivare a vedere i sorci verdi. Fino quasi a essere spinti ad abbandonare il lavoro, la passione cui avevano dedicato la vita: sono poliziotti, finanzieri, dirigenti pubblici, sportivi. Eppure non mollano.
Filippo, il poliziotto che crede nella legge
Chiedetelo al vice-questore Filippo Bertolami. Il 18 febbraio ha ricevuto una lettera del capo della Polizia, Alessandro Pansa. Una sorpresa per Bertolami. Soprattutto il contenuto: "Sospensione cautelare dal servizio per gravi motivi disciplinari". No, non l'avrebbe mai detto, Filippo. Lui che è poliziotto fino all'ultima fibra. Non di quegli sbirri con la pistola sempre in mano. La sua arma è la legge, il rispetto delle regole.
Uguali per tutti. Che tu sia un criminale o un agente di divisa. Non fa sconti a nessuno. Gira con una ventiquattrore piena di carte, di codici. Ecco il punto: Bertolami è quello che certi colleghi chiamano un "rompicoglioni". In quindici anni di impegno ha portato alla luce scandali di ogni tipo. Prendete la storia delle telecamere e degli scanner contro gli attentati a Termini, Palazzo Chigi e in Vaticano. Da anni c'è chi lo sussurra: la maggior parte non funziona. Se arrivassero i terroristi potrebbero passare indisturbati. E Bertolami, cerca, indaga, scopre, finché non denuncia la storia davanti alle telecamere di Piazza Pulita. Dunque, che cosa è peggio: che i sistemi di sicurezza abbiano delle falle o che un poliziotto lo denunci sperando che qualcosa cambi? Decidetelo voi. È solo l'ultimo colpo di Bertolami.
Prima - lui che ha due lauree, master e dottorato di ricerca non ha mai avuto una macchia in carriera - dall'Unità nazionale Cepol della Scuola di Perfezionamento delle Forze di Polizia si era scagliato contro l'uso dei fondi nazionali ed europei: "Abbiamo una struttura provvista di tutto e esternalizziamo il servizio interpreti, il catering e le navette per gli ospiti. Perché?".
Altre rogne. E che dire delle polemiche - sempre sollevate da Bertolami - sugli investigatori anti-mafia che dopo aver compiuto operazioni clamorose a Latina e Ostia si ritrovarono scaricati dai loro vertici? E via, salendo fino a toccare i piani più alti della polizia. Fu Bertolami a tirare fuori la storia della case blu per i vertici della polizia.
Uno fra tutti, Andrea De Gennaro - generale della Guardia di Finanza a capo della Direzione centrale per i servizi antidroga - che in pratica ricevette le chiavi di casa dal fratello Gianni quando lasciò la poltrona di capo della Polizia. Ancora: fu Bertolami, come sindacalista (rappresentante del sindacato di Polizia, Italia Sicura), a denunciare promozioni o sorprendenti avanzamenti in graduatoria di poliziotti indagati o condannati.
Magari per i fatti del G8. Un gran rompicoglioni Bertolami. Come quando svelò la storia di quel vice-questore di punta rinviato a giudizio per il pestaggio del tifoso Stefano Gugliotta, ma lo stesso volato dal 299° al 47° della graduatoria per accedere alla scuola questori. Oppure quando ricostruì, carte alla mano, che il vicecapo della Polizia, Alessandro Marangoni, sostenne per la promozione a dirigente il commissario V., già condannato nel 2010 a un anno e 10 mesi per avere rilasciato il porto d'armi ad Andrea Calderini, il trentunenne che nel maggio 2003 uccise nel suo palazzo di Milano la moglie e una vicina di casa e poi sparò dal balcone ferendo gravemente tre persone prima di togliersi la vita.
"La condanna - denunciò all'epoca Bertolami - comporta l'applicazione nei confronti del funzionario, ove già non ricorrano i presupposti per l'applicazione di un'altra sanzione disciplinare, della sospensione dal servizio con privazione della retribuzione in proporzione all'entità del risarcimento. E, non avendo ottemperato a questo obbligo, lo stesso Marangoni anziché essere promosso prefetto, avrebbe dovuto essere sospeso dal servizio con privazione della retribuzione". Insomma sulle ali di quella segnalazione di Marangoni il commissario V. volò dal 728° al 42° posto e divenne dirigente. Chissà. Una cosa è certa: facendo il proprio dovere Bertolami si è fatto un mare di nemici.
E adesso ti mette sotto gli occhi una sfilza di lettere. Ricevute tutte le stesso giorno: primo, la richiesta di destituzione. Come dire, addio divisa. Il motivo? Le dichiarazioni rilasciate a Piazza Pulita sulla scarsa sicurezza di luoghi dove passano migliaia di persone. Inutile eccepire che la stessa emergenza era nota da anni. Poi ecco il decreto di sospensione dal servizio.
Quindi: restituire pistola e manette, percepire solo il 50 per cento dello stipendio - la metà di circa 2.500 euro. Motivo? Aver puntato il dito contro la presunta mala gestione dei fondi, contro gli sprechi. Per firmare la richiesta si è scomodato direttamente il capo della Polizia, Pansa. "Farò ricorso perché non è compito suo, spetta al ministro", avverte Bertolami. Basta? Neanche per idea. C'è anche una richiesta di trasferimento.
E infine una richiesta di pena pecuniaria (pure questa firmata da Pansa). Quattro spade di Damocle: "Ci sarebbe da mollare tutto, la divisa", dice. Ma non abbassa lo sguardo. E subito aggiunge: "No, ne voglio uscire. E a testa alta. Non andrò indietro di un millimetro" e Franco Picardi del sindacato Pnfd incalza: "Il Capo della Polizia ha compiuto un grave abuso, useremo tutti gli strumenti a disposizione dell'ordinamento per far reintegrare il collega, altrimenti destituiteci tutti!"
La dirigente sarda contro gli sprechi
Se oggi si parla degli sprechi delle Regioni, delle ruberie dei consiglieri regionali, delle spese in hotel, biancheria, televisori, giocattoli erotici, dalla Lombardia alla Sicilia, lo si deve anche al coraggio di Ornella Piredda. Nel 2008 era una semplice dipendente della Regione, poteva mettersi in coda a magistrati a denunciare i ladri.
Piredda è un'ex dipendente del Gruppo misto e ha svelato il metodo paghetta: non rimborsi su fatture e scontrini di spese destinate ad attività istituzionali, ma un tot fisso assegnato a ciascun onorevole. Circa 2.500 euro. Ma non solo. Ha svelato un sistema che non conosceva limiti né ritegno. In Sardegna i consiglieri regionali si erano fatti addirittura una legge su misura per far sparire i soldi: non sarebbe stato obbligatorio presentare una giustificazione.
Andavano, prendevano i quattrini pubblici e spendevano a loro piacimento. Poi è intervenuta la Corte costituzionale. E le denunce di Piredda che hanno aperto una luce su una realtà che non era solo quella della Sardegna, ma di tutta Italia.
Più volte ha ribadito e denunciato di esser stata demansionata sul posto di lavoro per la sua insistenza a chiedere la rendicontazione delle spese. Nessuna solidarietà dai colleghi, figuriamoci. La battaglia l'ha condotta in totale solitudine. E alla fine l'ha anche vinta, sul piano pubblico, non su quello personale, perché in quegli anni ha subito di tutto e di più. Ha fatto solo quello che chiedeva la legge, ma si è scoperta sola. Ma la sua resta una bella storia di giustizia.
Rapetto, finanziere contro i signori delle slot Umberto Rapetto e i suoi uomini del Nucleo Speciale Frodi Telematiche della Finanza. Questa squadra di geniacci - pagati poco più di mille euro al mese - nel 2006 si trovò tra le mani l'inchiesta della Corte dei Conti contro le concessionarie delle slot. Rapetto e i suoi lavorano fianco a fianco con il pm Marco Smiroldo, un coraggioso giudice ragazzino, ma con le spalle tanto larghe.
Devono contrastare interessi fortissimi. Dopo lunghe indagini arrivano a quantificare il danno subìto dallo Stato per il mancato rispetto della concessione da parte dei signori delle slot. La cifra richiesta non ha uguali nella storia d'Italia: 98 miliardi. Sarà una battaglia dura, che andrà avanti per anni. Alla fine nelle casse pubbliche entreranno 400 milioni. Meno dello 0,5% della somma richiesta. Comunque un simbolo dell'impegno di questi uomini. Del fatto che non esistono intoccabili. Ma sulle pressioni ricevute dai finanzieri impegnati nell'inchiesta sulle slot. Oggi Rapetto ha lasciato la Finanza dove era entrato a sedici anni. Altro che premi.
Danilo Palmucci, l'atleta pulito e mazziato
Nell'ambiente tutti sapevano che c'era chi assumeva medicinali per aiutarsi nelle gare sportive. Lo si faceva all'estero, e lo si faceva anche in Italia. Ma era il 1997 e i controlli sugli atleti, che fosse ciclismo o culturismo, erano meno severi. Danilo Palmucci, I ro n m a n romano con alle spalle decine di medaglie vinte nel triathlon, fu il primo, nella sua disciplina, a chiedere che gli esami pre campionato fossero più stringenti. Ma quella richiesta, che contribuì a fare luce sul complesso sistema del doping nello sport agonistico, l'ha pagata a caro prezzo.
"A luglio del 1997", ricorda Palmucci, "chiesi che gli atleti che dovevano gareggiare ai campionati mondiali di triathlon si sottoponessero ai controlli del sangue, quelli che per intenderci oggi si fanno ai ciclisti. Il triennio tra il 95 e il 97, del resto, lo ricordo come un periodo buio, dove non c'erano limiti sull'uso di determinati farmaci, e quando partecipavo alle gare vedevo atleti che non stavano bene, che dovevano essere ricoverati.
Quindi pensai di proporre quella soluzione, sia per difendere la nostra immagine di campioni italiani, sia per tutelare la salute stessa di chi gareggiava". Palmucci raccontò che pure nel triathlon il ricorso a sostanze dopanti era diffuso, fece nomi e cognomi, ma per la sua denuncia fu querelato. "In tribunale ho vinto, ma la mia immagine ne è uscita rovinata, in primis a causa della stampa sportiva".
Nicoletta: no al cemento e finisce all'ufficio animali
Il 21 ottobre 2014 boccia il progetto per un centro commerciale delle Coop con annesso grattacielo da costruire a due passi dal Bisagno che un anno sì e l'altro pure provoca disastri. Il 6 novembre la Giunta di centrosinistra della Regione Liguria la trasferisce all'ufficio che si occupa di cani e gatti. Nicoletta Faraldi, 62 anni, è dirigente della Regione Liguria.
I suoi colleghi la definiscono: "Il rigore fatto persona". Faraldi racconta: "Sono in Regione dal 1981, mai avuto problemi. Amavo il mio lavoro, finché si basava sulle leggi, sulla tecnica". Fino a quel parere: "Si dichiara inammissibile la variante relativa al centro funzionale in esame". Addio centro commerciale, addio grattacielo. Sono in una zona a rischio. Ma Nicoletta finisce all'ufficio animali.
Ceci, il bancario contro i "giganti"
Altre carenze, ma in ambito diverso, sono quelle denunciate da Enrico Ceci, ex dipendente della filiale di Parma del Banco di Desio, che nel 2008 scoprì, a soli 21 anni, una falla nel sistema informatico dell'istituto di credito, che consentiva di accumulare somme di denaro non tracciato. Ceci, quindi, dopo essersi rivolto ai suoi superiori decise di denunciare, tramite alcuni esposti, le irregolarità riscontrate, tra cui il riciclaggio, ottenendo che sia la magistratura, sia la Banca d'Italia indagassero.
Nel 2013, Bankitalia ha sanzionato tutti i membri del consiglio di amministrazione di Banco Desio per aver sottovalutato "le condotte poste in essere dagli ex esponenti di vertice e dai dipendenti delle controllate Desio Lazio e Cpc di Lugano." Mentre nel 2014 il Tribunale di Roma ha accolto i primi patteggiamenti di due banche del Gruppo, nonché dell'ex amministratore delegato di Banco Desio Lazio Renato Caprile, 2 anni e 10 mesi di reclusione e 1.400 euro di multa a fronte di un'imputazione per riciclaggio, reati tributari e appropriazione indebita. Quanto a Ceci, però, il lavoro l'ha perso. Secondo il tribunale di Parma avrebbe "leso il vincolo fiduciario tra datore di lavoro e lavoratore".
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