di Maurizio Vezzaro
La Stampa, 19 marzo 2015
"La visita andava considerata su due piani diversi: c'era una componente sindacale a cui competevano questioni legate al personale di polizia, e poi c'era il consigliere regionale Marco Scajola che doveva verificare le condizioni dei detenuti. Nel primo caso l'autorizzazione del Provveditorato regionale è arrivata in leggero ritardo, al che il consigliere regionale Scajola non aveva più tempo e se n'è andato. Ma nessuno ha vietato l'accesso al Sappe".
Il direttore del carcere di Imperia Giuseppe Frontirrè replica alle accuse del sindacato della polizia penitenziaria Sappe, che lo ha accusato di aver impedito l'ingresso ai propri rappresentanti che dovevano compiere una visita congiunta col consigliere Marco Scajola. Per il Sappe si è trattato di "una intimidazione inaccettabile, rispetto alla quale chiediamo che il Ministro della Giustizia Andrea Orlando disponga un'ispezione". Ribatte Frontirrè: "Che non ci fosse nessuna preclusione lo dimostra il fatto che c'era un ispettore che doveva seguire i visitatori nel loro sopralluogo in carcere".
www.ondaiblea.it, 19 marzo 2015
Si è concluso ieri con gli esami di qualifica il corso di aiuto pizzaioli tenuto presso la casa reclusione Augusta e finanziato dal Rotary club di Augusta.
In presenza del maestro pizzaiolo Paolini, dei suoi collaboratori, del presidente del Rotary Signor Corbino e del vice presidente, i corsisti hanno prima risposto alle domande teoriche, su zuccheri, amidi, temperature conservazione degli alimenti e poi hanno dato dimostrazione pratica preparando ognuno una pizza.
Hanno presenziato all'esame ed hanno poi fatto una degustazione il direttore della casa di reclusione Dottor Antonio Gelardi, le educatrici dottoressa Castellano e dottoressa Spuches che hanno seguito il corso giudicato il più " buono " mai tenuto presso l'istituto. La giornata si è conclusa con una applaudissima esibizione di pizza acrobatica. La consegna ufficiale degli attestati avverrà il 22 aprile presso la sala teatro, ed alla manifestazione a cui sarà presente pubblico esterno seguirà la consumazione di una " pizza galeotta " ed una raccolta di fondi da destinare al finanziamento di attività rieducative da svolgere presso l'istituto carcerario. Un'altra pizza sarà offerta poi in un'altra serata ai familiari dei detenuti corsisti, che mostreranno così ai loro cari il risultato della preparazione acquisita. Il titolo, aiuto pizzaiolo sarà poi spendibile all'esterno trattandosi di persone che nei prossimi mesi torneranno in libertà.
Radio Vaticana, 19 marzo 2015
Tra i momenti cruciali della vista del Papa sabato a Napoli, il pranzo con i detenuti di Poggioreale. Ad attendere Francesco ci saranno anche i reclusi dell'altro istituto partenopeo, Secondigliano. In entrambe le strutture si contano circa 3mila detenuti. Fondamentale l'aiuto dei volontari: tra questi c'è Anna Maria Esposito, presidente dell'associazione "Carcere Vivo". Federico Piana l'ha intervistata.
"Da quello che abbiamo saputo sarà un pasto molto frugale, semplice, perché il tempo è breve e perché l'intenzione del Santo Padre è quello di salutare singolarmente ogni detenuto: non so bene in questo momento se prima o dopo il pasto, prima di andare via".
Cosa si aspettano i detenuti e i volontari del carcere di Poggioreale e di Secondigliano da questa visita del Santo Padre?
"Che la loro voce - di persone comunque "costrette" a vivere senza la propria libertà e "costrette" anche a vivere in situazioni molto difficili - possa essere portata fuori dal Papa".
Che situazione vivono le carceri di Poggioreale e di Secondigliano? Sappiamo che le carceri italiane sono sovraffollate: ma quali sono i problemi che ci sono e che affrontate voi operatori di volontariato che siete lì ogni giorno e cercate di fare tanto per queste persone ristrette?
"Sono 28 anni che io faccio volontariato nel carcere di Poggioreale e una ventina d'anni che sono anche a Secondigliano. Dal mio punto di vista, oltre al sovraffollamento, anche se da 7-8 mesi è diminuito perché parecchi sono stati spostati in altre carceri della Campania o dell'Italia, uno dei problemi è l'inattività che questi ragazzi devono subire durante la loro carcerazione. Le attività che si possono svolgere "dentro" sono poche; il lavoro è pochissimo. Stanno veramente 24 ore chiusi in cella. L'inattività, noi lo sappiamo, è il padre dei vizi ... E loro vorrebbero essere impegnati! Per quanto le direzioni di entrambi i carceri cercano di organizzare corsi su corsi, sia a livello volontario sia anche a pagamento, cioè la scuola, ma sono sempre pochi rispetto al numero enorme di persone che si trovano ristrette nelle carceri".
Quali frutti vi aspettate che porti questa visita del Papa?
"Una speranza maggiore. Giovanni Paolo II venne a Poggioreale. Anni dopo, io incontrai nel carcere di Secondigliano una persona e parlando della visita di Papa Giovanni Paolo II lui mi disse: "Il Papa passò davanti alla mia cella e mi strinse la mano. Io in quel momento sentii una scarica dentro di me, uno svuotarmi di me stesso e trovai una serenità dentro di me... non le dico che cosa ho provato!". E mi diceva: "Io sono sicuro che quando uscirò da qui non rientrerò più", perché evidentemente quella stretta di mano aveva infuso in lui tanta e tanta di quella forza, di quella speranza per cui lui con sicurezza diceva: "Io non rientrerò più in carcere!".
www.estense.com, 19 marzo 2015
"La Messa alla prova". È questo il titolo dell'incontro informativo e di sensibilizzazione su un rinnovato istituto di giustizia riparativa utile che si terrà venerdì 20 marzo, dalle ore 17 alle 19.30, presso la Casa del Volontariato in via Ravenna 52 (entrata da via Ferrariola) a Ferrara.
L'iniziativa intende presentare la "Messa alla prova" per adulti incensurati che hanno commesso reati minori. Lo strumento di giustizia riparativa, introdotto dalla legge n. 67/2014, prevede la sospensione dell'obbligo di detenzione e la cancellazione del reato a fronte del coinvolgimento della persona in attività di utilità sociale e di volontariato. Si tratta di un'esperienza analoga a quella derivante dal lavoro di pubblica utilità introdotta a seguito dell'ultima modifica del Codice della Strada e che, in molte realtà, è stata soddisfacente e ha consentito alle Associazioni di valorizzare la propria attività sociale. Come a Torino, dove da quattro anni i condannati ne usufruiscono, con 2736 condannati che hanno estinto la pena impegnandosi in lavori di pubblica utilità, una percentuale irrilevante di insuccessi e soddisfazione da parte delle associazioni coinvolte.
Saranno presenti: Marcello Marighelli, Garante dei detenuti del Comune di Ferrara; Luca Marini, presidente della Sezione Penale del Tribunale di Ferrara; Alessandra Palma, presidente della Camera penale Ferrarese "Avv. Franco Romani"; Antonio Amato, responsabile Ufficio Esecuzione penale esterna - Uepe Bologna e Ferrara, Chiara Sapigni, assessore alla Salute e Servizi alla Persona. Introdurrà Laura Roncagli, presidente di Agire Sociale.
In particolare l'incontro, che si inserisce nel progetto "Cittadini Sempre", sarà un momento di approfondimento e confronto tra le associazioni di terzo settore che vogliano mettere a disposizione della collettività la propria accoglienza.
www.sienafree.it, 19 marzo 2015
I quadri sono stati realizzati grazie a un corso di pittura organizzato dalla Croce Rossa Italiana, sezione di Siena. Iniziativa di solidarietà da parte dei detenuti della Casa Circondariale di Siena per i piccoli pazienti della Pediatria dell'ospedale Santa Maria alle Scotte. Sono stati donati al reparto dei quadri realizzati dai detenuti durante un corso di pittura effettuato dalla Croce Rossa Italiana. La sezione senese della Croce Rossa organizza i corsi di pittura all'interno del carcere da circa venti anni, un'iniziativa ludico-ricreativa e pedagogica molto apprezzata e che è stata accolta dalle Scotte con molto entusiasmo. I quadri, allestiti al piano 4s del IV lotto, rappresentano personaggi molto cari ai bambini: Topolino, Titti e Gatto Silvestro, Peppa Pig, Trilly e molti altri ancora.
Alla cerimonia di consegna ha partecipato la Direzione Aziendale dell'Aou Senese insieme a Sergio La Montagna, direttore della Casa Circondariale di Siena, Monica Minucci, insegnante di pittura, Lucia Donnini, responsabile sezione femminile della Croce Rossa di Siena e Sabina Falcone, responsabile area pedagogica del carcere. Ha partecipato anche uno degli autori dei quadri, visibilmente emozionato.
"Ringraziamo i detenuti - ha detto Salvatore Grosso, responsabile della Pediatria - per la sensibilità e l'altruismo dimostrati per il nostro reparto. Con i loro occhi, il cuore e le mani hanno disegnato per i nostri bambini e li ringraziamo davvero di cuore per aver pensato a noi. Il contributo di ognuno è infatti fondamentale per migliorare la qualità di vita e la permanenza dei piccoli pazienti in ospedale".
www.toscanamedianews.it, 19 marzo 2015
Fino al 24 marzo il Consiglio regionale ospiterà la mostra fotografica dedicata alla Compagnia la Fortezza che dal 1988 trasforma i detenuti in attori.
Per due anni i fotografi Luigi Danzi e Francesco Livi hanno seguito i detenuti del carcere di Volterra durante le prove per realizzare due spettacoli teatrali e hanno raccontato quel che accade in scena attraverso una trentina di scatti.
La mostra, presentata dal vicepresidente del Consiglio regionale Giuliano Fedeli e dal provveditore toscano alle carceri, Carmelo Cantone, rimarrà nei corridoi di palazzo Panciatichi a Firenze fino al 24 marzo. Le istantanee raccontano della trasformazione di alcuni detenuti che hanno fatto del teatro la loro professione. Ergastolani che si sono misurati per gioco con il ruolo di attori e che hanno scoperto di avere doti naturali importanti, coltivate da Armando Punzo, che ha fondato la Compagnia della Fortezza nel 1988.
Esperienze da coltivare, secondo il provveditore Cantone. "In Toscana sono una dozzina i laboratori teatrali - ha detto il provveditore - Nessuno riesce a sopravvivere sul mercato. Lo Stato dovrebbe farsene carico come fa con altri istituti culturali". Il vicepresidente Fedeli ha plaudito alla scelta di raccontare il mondo del teatro in carcere. "In questo modo si mettono in luce - ha detto Fedeli - i tentativi di reinserimento nella società di uomini che hanno avuto guai con la giustizia".
www.rassegna.it, 19 marzo 2015
Un gruppo di operai in pensione, in veste di tutor, che insegna il mestiere a 13 detenuti all'interno delle carceri Dozza di Bologna. È il tema di "Meno male è lunedì", il film di Filippo Vendemmiati. La proiezione il 18 marzo in Cgil. Un gruppo di operai in pensione, in veste di tutor, che insegna il mestiere a 13 detenuti all'interno delle carceri Dozza di Bologna. È questo il tema al centro di Meno male è lunedì, il film di Filippo Vendemmiati che è stato proiettato oggi (mercoledì 18 marzo) alle 17.30 presso la Cgil Nazionale.
Dopo "È stato morto un ragazzo", il film sul caso di Federico Aldrovandi, il regista torna ad occuparsi di una tematica ad alto impatto sociale: in questo caso insieme ai detenuti i protagonisti del film sono i tutor, i lavoratori in pensione che vanno in carcere a insegnare e verificare che il lavoro sia fatto bene, trasferendo insieme le loro conoscenze e il loro orgoglio professionale. Da parte loro, nel percorso di inserimento lavorativo i detenuti - come dice il titolo - si trovano paradossalmente ad apprezzare l'inizio della settimana lavorativa: meno male che è lunedì, appunto.
"Il carcere è un non-luogo senza tempo - scrive Vendemmiati nelle note di regia -. La peggiore condanna cui è sottoposto un detenuto è la sottrazione del trascorrere dei giorni. I detenuti che lavorano in questa insolita officina all'interno del carcere della Dozza in qualche modo hanno ritrovato un luogo di libertà e un tempo di vita. I giorni della settimana hanno un senso e una cadenza dettata dai turni di lavoro. I gesti e le parole evadono per costruire un mestiere e relazioni umane. Né detenuti, né uomini liberi, solo operai uniti nel lavoro".
Il cineasta quindi prosegue: "Ho immaginato Meno male è lunedì come una "commedia brillante" dietro le sbarre. Otto giorni, da lunedì a lunedì, per costruire un grande manufatto, una Spider dalla calotta arancione, ingranaggio fondamentale di un sistema avanzato di confezionamento della merce. I dialoghi e le confessioni dei protagonisti accompagnano la costruzione del manufatto, anzi sono "la storia del manufatto" e delle mani che l'hanno creato".
Askanews, 19 marzo 2015
Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ha di nuovo "raccomandato all'attenzione" del segretario generale delle Naizoni Unite Ban ki-moon, incontrato oggi alla Farnesina, "la questione dei due fucilieri di marina" Massimiliano Latorre e Salvatore Girone "che da oltre tre anni sono in India": lo ha detto lo steso titolare della Farnesina, durante la conferenza stampa congiunta con il leader dell'Onu, ricordando che "per ragioni di salute Latorre è in queste settimane in Italia". "Ho raccomandato di nuovo a Ban di prendere in considerazione la possibilità di intervenire sulla questione che per il nostro Paese è così rilevante", ha sottolineato il ministro.
Ansa, 19 marzo 2015
Altri quattro condannati a morte sono saliti oggi sul patibolo in due prigioni del Pakistan, mentre una quinta impiccagione è stata sospesa all'ultimo momento per ordine del presidente della repubblica, Mamnoon Hussain. Altri quattro condannati a morte sono saliti oggi sul patibolo in due prigioni del Pakistan mentre una quinta impiccagione, riguardante una persona che forse al momento di un omicidio da lui commesso aveva meno di 14 anni, è stata sospesa all'ultimo momento per ordine del presidente della repubblica, Mamnoon Hussain. Lo riferisce DawnNews Tv.
Da quando nel dicembre scorso il governo del premier Nawaz Sharif ha deciso di revocare la moratoria sulle esecuzioni delle condanne a morta introdotta nel 2008, già 54 detenuti sono stati impiccati. Le esecuzioni odierne sono avvenute nelle carceri di Rawalpindi e Mianwali. Una quinta impiccagione prevista per oggi di Shafqat Hussain, condannato a morte per avere ucciso nel 2004 un bambino di sette anni, è stata sospesa dal presidente Hussain al fine di procedere ad un supplemento di indagine sull'età che aveva quando fu commesso il delitto, e sulla possibilità che la polizia gli abbia estorto la confessione con torture.
Adnkronos, 19 marzo 2015
È avvenuta la notte scorsa in Missouri l'esecuzione di un uomo di 74 anni che aveva una grave lesione cerebrale. Cecil Clayton, condannato a morte quasi 20 anni fa per l'omicidio di un vice sceriffo, era il detenuto più anziano del braccio della morte di Bonne Terre ed stato dichiarato morto alle 9.21 di sera ora locale, otto minuti dopo che gli era stata somministrata l'iniezione letale. L'esecuzione era inizialmente fissata per le sei del pomeriggio, ma è stata ritardata di oltre tre ore dopo che gli avvocati di Clayton hanno presentato un appello in extremis alla Corte Suprema degli Stati Uniti, che non è stato accolto. Come non è stata accolta la richiesta di grazia presentata al governatore Jay Nixon, un democratico. "Il mondo non sarà più sicuro dopo l'esecuzione del signor Clayton", ha dichiarato Elizabeth Unger Carlyle, uno degli avvocati che si sono battuti fino all'ultimo sostenendo che il condannato, che aveva riportato un danno permanente al cervello a seguito di un incidente in una segheria avvenuto nel 1972, non era in grado di comprendere né il crimine né la punizione inflitta.
Per Carlyle l'esecuzione di Clayton è quindi una violazione delle leggi federali e statali "è della dignità umana di base". Negli appelli presentati nel tentativo di fermare l'esecuzione, i legali di Clayton hanno presentato la perizia di tre diversi esperti che definivano il condannato "legalmente incapace" con un quoziente intellettivo che lo classificava come intellettualmente disabile.
Ma la Corte Suprema dello Stato ha contestato questa classificazione e non ha concesso un'udienza per valutare la capacità mentale del condannato. "Non era in grado di capire quello che veramente succedeva, rispondere o persino comprenderlo in modo razionale, non era la persona che doveva essere messa a morte", ha concluso l'avvocato Carlyle, spiegando, anche con l'uso di radiografie, che "aveva un buco sul lobo frontale, quello che controlla gli impulsi e il ragionamento".
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