Il Tirreno, 20 marzo 2015
La proposta in una lettera del sindaco Buselli a Stefania Saccardi. "Se ce ne fosse bisogno attraverso un accordo tra enti siamo disposti. È la vocazione del nostro territorio". La città dell'alabastro si candida ad ospitare detenuti con disturbi psichici anche da altre regioni d'Italia. A dare questa disponibilità è il sindaco Marco Buselli in una lettera alla vicepresidente della Regione Toscana Stefania Saccardi, in virtù anche dell'idoneità, riconosciuta al territorio da Regione e Asl 5, ad ospitare il modulo residenziale sperimentale (12 posti) ad alta intensità assistenziale per pazienti con disturbi psichici autori di reato.
"Dal momento che sembrano solo dieci le Regioni pronte a fare fronte alla chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari entro il termine del 31 marzo - scrive il primo cittadino - avendo individuato le strutture alternative operative dal primo aprile, sono ad offrire la disponibilità del Comune di Volterra a valutare eventuali esigenze si dovessero presentare in relazione agli adempimenti previsti dalla legge, in Toscana, ma, se la Regione lo dovesse ritenere possibile, anche attraverso accordi con altre Regioni, al momento inadempienti e a rischio commissariamento".
"Volterra ha una vocazione all'accoglienza e all'assistenza del paziente psichiatrico - aggiunge nella lettera il sindaco Buselli - consolidata anche in seguito al superamento degli ospedali psichiatrici. L'urgenza, ricordataci anche dall'ex presidente della Repubblica, che ha parlato degli Opg come "luoghi indegni per un Paese appena civile", è dettata anche dal fatto che la data per la chiusura degli Opg si avvicina e che - conclude il primo cittadino - per essere sicuri che venga rispettata, è diventato ormai necessario portare a compimento la riforma studiata dal Governo".
L'Asl darà una casa agli ospiti che lasciano l'Opg
Gli internati dell'ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo saranno trasferiti a Volterra dove l'Asl 5, con un progetto-lampo redatto il 2 marzo e deliberato nella giornata di ieri, ha dato il via ad un nuovo modulo "residenziale sperimentale ad alta intensità assistenziale per pazienti con disturbi psichiatrici autori di reato".
Ci sono già i luoghi e gli spazi: i pazienti saranno ospitati nell'ex padiglione Morel in Borgo San Lazzero, in una porzione inutilizzata che si trova al piano terra. Stiamo parlando di 450 mq dove sono già presenti ambienti per la degenza, ad uso medico e i necessari locali accessori. La nuova struttura, che nei prossimi giorni attende il via libera dalla Regione Toscana, andrà a sostituirsi all'ex Opg soppresso, a partire dal 31 marzo, con la legge 81 del 30 maggio 2014. Volterra diventerà il punto di riferimento per l'intera Area vasta (quella del nord-ovest).
I numeri. I lavori di adeguamento del padiglione Morel sono stati già quantificati: serviranno circa 65mila euro per sistemare i locali (si tratta di metterli a norma per poter ospitare autori di reati). Una volta completato l'intervento in Borgo San Lazzero potranno arrivare al massimo fino a 12 pazienti psichiatrici. Altri 800mila euro all'anno invece l'Asl li dovrà spendere per il personale.
Ricadute occupazionali. Questo è il punto più interessante. Perché grazie alla riqualificazione del Morel entreranno in servizi nuove figure professionali. Il progetto prevede l'assunzione di sei educatori professionali e tecnici della riabilitazione psichiatrica, uno psicologo clinico, sei infermieri, uno psichiatra a tempo pieno e un part time più altri sei operatori socio sanitari. Insomma, una bella boccata d'ossigeno per la sanità volterrana che a più riprese vive e ha vissuto con lo spetto delle chiusure e dei ridimensionamenti. La presenza del personale (dopo un percorso di formazione) dovrà essere garantita durante tutte le ventiquattro ore.
Il cronoprogramma. Il cronoprogramma per l'attivazione della struttura prevede l'adeguamento dei locali entro il 20 marzo; l'assunzione e la formazione del personale entro il 31 marzo; la pianificazione del percorso e la predisposizione delle procedure e dei protocolli entro il 31 marzo; l'avvio del progetto residenziale invece dovrà essere, per forza di cose, l'1 aprile. Infatti, a quella data i pazienti di Montelupo dovranno aver lasciato l'ospedale psichiatrico giudiziale di Montelupo.
Gli altri pazienti. Il progetto prevede anche che il padiglione Morel possa ospitare i pazienti dimissibili dalla Rems (Residenza per Esecuzione di misure di sicurezza) per cui è venuta meno la necessità della misura detentiva pur permanendo l'applicazione di misure di sicurezza ma anche i pazienti autori di reato provenienti dal territorio per i quali l'Autorità Giudiziaria dispone l'invio in struttura per trattamenti riabilitativi con misure di libertà vigilata attenuata ma non di tipo detentivo in alternativa al carcere o alla misura detentiva nella Rems.
Le aree di intervento. Le aree di intervento su cui il personale dovrà lavorare riguardano l'area clinica e psichiatrica (monitoraggio delle condizioni psicopatologiche), l'area psicologica (interventi psicologici e psicoeducativi), l'area riabilitativa (che prevede interventi strutturati sia individuali che di gruppo.
La durata massima del programma di riabilitazione non dovrà essere superiore ai 18 mesi prorogabile di sei mesi con motivazione scritta e concordata con il Centro di salute mentale di riferimento.
Sì a detenuti anche fuori Toscana
Volterra è disponibile ad ospitare detenuti con disturbi psichici provenienti anche da altre regioni italiane. È la disponibilità offerta dal sindaco della città etrusca, Marco Buselli, in una lettera inviata alla vicepresidente della Regione Toscana, Stefania Saccardi, in virtù anche dell'idoneità, riconosciuta al territorio volterrano da Regione e Asl 5, a ospitare il modulo residenziale sperimentale (12 posti) ad alta intensità assistenziale per pazienti con disturbi psichici autori di reato. "Dal momento che sembrano solo dieci le Regioni pronte a fare fronte alla chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari entro il termine del 31 marzo - scrive il primo cittadino - avendo individuato le strutture alternative operative dal primo aprile, offro la disponibilità del Comune di Volterra a valutare eventuali esigenze si dovessero presentare in relazione agli adempimenti previsti dalla legge, in Toscana, ma, se la Regione lo dovesse ritenere possibile, anche attraverso accordi con altre Regioni, al momento inadempienti e a rischio commissariamento.
Volterra ha una vocazione all'accoglienza e all'assistenza del paziente psichiatrico consolidata anche in seguito al superamento degli Ospedali Psichiatrici. L'urgenza, ricordataci anche dall'ex presidente della Repubblica, che ha parlato degli Opg come "luoghi indegni per un Paese appena civile", è dettata anche dal fatto che la data per la chiusura degli Opg si avvicina e che è diventato ormai necessario portare a compimento la riforma studiata dal Governo".
www.varesenews.it, 20 marzo 2015
La denuncia del sindacato autonomo di polizia penitenziaria: "Marchese ha ferito diversi agenti e ha tentato di togliersi la vita in cella". Per il direttore Sorrentini si sarebbe trattato di una simulazione.
Salvatore Marchese, l'uomo arrestato per aver sparato a tre carabinieri all'interno della caserma di Gallarate, torna ad essere protagonista della cronaca. Fino a ieri detenuto all'interno del carcere di Busto Arsizio, dopo la convalida dell'arresto da parte del giudice per le indagini preliminari Nicoletta Guerrero, da oggi è stato trasferito nel carcere di San Vittore dopo che ha tentato di suicidarsi con un lenzuolo e ha aggredito gli agenti di Polizia Penitenziaria intervenuti. La notizia è stata diffusa dal segretario del Sappe Donato Capece: "Marchese ha aggredito in più occasioni alcuni poliziotti penitenziari (uno dei quali necessita di intervento chirurgico) e poi ha tentato in suicidio in cella".
Capece sottolinea che il fatto è accaduto in questi ultimi giorni, anche se "fin dal primo ingresso in carcere l'uomo è apparso da subito agitato e scontroso. Domenica ha prima colpito con un pugno al volto l'Agente di servizio sul piano detentivo, senza alcuna ragione: poi si è rifiutato di entrare in cella dopo la doccia ed i passeggi. Ieri, mercoledì, prima ha tentato il suicidio impiccandosi e poi, una volta fermato in tempo dai poliziotti, ha picchiato un ispettore che lo stava accompagnando in infermeria e tre agenti, uno dei quali deve ora essere operato", spiega Capece, che plaude "alla professionalità dei poliziotti che hanno impedito conseguenze più gravi" ed esprime loro "solidarietà e vicinanza". Il direttore del carcere bustocco Orazio Sorrentini ha confermato la circostanza ma anche sottolineato che "il tentativo di suicidio è stata una simulazione e che non vi era la reale intenzione di togliersi la vita".
Il Sindacato autonomo denuncia che "il carcere di Busto Arsizio risulta sulla carta coperto da servizio psichiatrico, ma a febbraio si è dimesso il medico psichiatra ed il servizio non è pertanto assicurato". E mette in evidenza "la professionalità, la competenza e l'umanità che ogni giorno contraddistingue l'operato delle donne e degli uomini della Polizia Penitenziaria con tutti i detenuti per garantire una carcerazione umana ed attenta pur in presenza ormai da anni di oggettive difficoltà operative, le gravi carenze di organico di poliziotti, le strutture spesso inadeguate. Attenti e sensibili, noi poliziotti penitenziari, alle difficoltà di tutti i detenuti, indipendentemente dalle condizioni sociali o dalla gravità del reato commesso. Per questo le aggressioni che subiamo, come quelle di Busto Arsizio, sono gravissime, inaccettabili e vergognose".
www.genova24.it, 20 marzo 2015
"È accaduto intorno alle ore 13 di ieri nel carcere di Pontedecimo, quando un detenuto magrebino non nuovo a questi episodi, si è prima barricato in cella, poi in bagno, tanto che è intervenuto il Comandante del Reparto, che prima ha cercato, invano, di riportare alla calma il detenuto, poi con l'ausilio dei suoi uomini è riuscito ad entrare in camera. All'improvviso, però, il comandante è stato aggredito con un attrezzo rudimentale, tipo pugnale, ricavato dai suppellettili della cella. Solo grazie all'intervento dei Poliziotti Penitenziari, presenti sul posto si è potuto evitare il peggio".
La denuncia parte da Fabio Pagani, segretario Regionale della Uil Penitenziati. "Non solo esprimiamo la nostra totale vicinanza al Comandante e ai Poliziotti Penitenziari rimasti feriti, che trasportati al Pronto Soccorso hanno riportato prognosi guaribili in 5 giorni, ma ribadiamo che nel 2014 gli episodi di aggressione ammontano a 389 per un totale di circa 420 operatori feriti, di cui circa 130 hanno riportato prognosi superiori ai 7 giorni".
Pagani calcola un costo pari a circa 180 mila euro per le 1500 giornate di malattia di agenti penitenziari diagnosticate a seguito delle lesioni riportate a causa delle aggressioni. "Ogni aggressione subita da un poliziotto penitenziario nelle prime linee delle frontiere penitenziarie è da considerarsi una aggressione allo Stato - conclude. Chiediamo al Dap che nei confronti dei detenuti violenti si adottino misure esemplari che, nel pieno rispetto della legge e di ogni garanzia, rendano più stringente il regime detentivo a cui devono essere sottoposti".
di Laura Montanari
La Repubblica, 20 marzo 2015
Dove andranno i pazienti, cosa ne sarà della struttura che ha ospitato il più vecchio ospedale psichiatrico giudiziario d'Italia.
Non sarà facile dimenticare quei corridoi con le pareti sudice e le grida, il rumore delle ciabatte trascinate lungo i pavimenti, le pance, i pigiami abbottonati male. Non sarà facile credere che l'Opg di Montelupo che nel 2010 aveva scandalizzato l'allora presidente della commissione sanità in Parlamento Ignazio Marino dal 31 marzo sarà davvero vuoto.
Disabitato come un capitolo finito, una storia che ci buttiamo alle spalle. "Va chiuso, c'è un sovraffollamento disumano - disse quattro anni fa Marino. In una cella c'erano fino a nove pazienti con uno spazio di tre metri quadrati a testa".
Dal 2010 a oggi diverse cose sono cambiate: "Finalmente lo chiudono" dice il consigliere regionale del Pd Enzo Brogi, uno che ha fatto numerose battaglie su questo fronte assieme al presidente della Regione Enrico Rossi. "Non cura e non guarisce - attacca Brogi - È di fatto ancora qualcosa che ricorda il manicomio e i manicomi dovevano essere aboliti da un pezzo" attacca Brogi. Oggi a Montelupo, primo manicomio criminale della storia d'Italia, ci sono ancora 113 pazienti, dagli uxoricidi ai matricidi ad altri che hanno disturbi psichiatrici gravi, sdoppiamenti della personalità e altro.
Di quei 113 poco meno di una cinquantina sono i toscani, gli altri torneranno nelle regioni di provenienza come prevede la normativa. Ma cosa sostituirà l'Opg di Montelupo in Toscana? Diverse strutture: "La Regione - spiega l'assessore alla sanità Luigi Marroni - ha già individuato dove realizzare i centri intermedi, quelli in cui la sorveglianza è attenuata ed è prevalente la presenza del personale psichiatrico e medico in generale".
12 posti letto a Volterra (Pisa), 4 a Badia San Salvatore (Siena), 4 ad Arezzo. La vera incognita però è un'altra e si chiama Rems, ovvero le residenze per l'esecuzione della misura di sicurezza sanitaria. "Decidiamo a giorni dove aprirle in Toscana - riprende l'assessore Marroni - ma abbiamo avuto difficoltà perché sul territorio sono accolte mal volentieri". Perché tutti a parole dicono che questi pazienti-detenuti devono uscire dagli Opg, ma poi quando si tratta di aprire la porta di casa, il sospetto, la paura, se non qualche volta una vera e propria ostilità della gente consiglia agli amministratori linee di prudenza. "È così dovunque in Italia" precisa l'assessore. Vero, ma colpisce che sia così anche in Toscana.
"Le Rems sono residenze che non hanno nulla a che fare con il vecchio Opg a cominciare dal fatto che sono alle dipendenze del ministero della sanità e non più di quello della giustizia - osserva ancora Enzo Brogi, non hanno guardie armate e al massimo posso ospitare fino a venti pazienti". Niente a che vedere con l'assembramento degli ospedali psichiatrici giudiziari. Degli ospiti dell'Opg a Montelupo 5 o 6 andranno in carcere, gli altri divisi fra Rems e strutture intermedie. Si apre anche un'altra partita, cosa fare di villa l'Ambrogiana costruita a fine Cinquecento da Ferdinando I dei Medici? era la sua preferita tra ville di campagna della famiglia: era residenza di caccia,
un avamposto militare, una fortezza dall'aspetto severo e per certi versi sinistro. Nel XVII secolo Ferdinando II l'ampliò e vi fece aggiungere un bel giardino all'italiana che tuttora esiste. La villa è diventata manicomio criminale nel 1866, il primo del Regno d'Italia e dal 1975 ospedale psichiatrico giudiziario:,40 anni dopo cosa diventerà? Un resort? Un hotel, un museo o altro? Il futuro per ora è una serie di ipotesi senza strade segnate.
di Nicola Rosselli
Il Mattino, 20 marzo 2015
Stop all'ospedale Psichiatrico Filippo Saporito di Aversa. La struttura aversana, così come tutti gli altri cinque Opg sparsi sul territorio nazionale, a far data dal prossimo31 marzo, salvo l'ennesimo ripensamento in extremis, come già avvenuto negli ultimi due anni alle relative scadenze, chiuderà. Intanto, nel complesso, la cui imponente mole è stata dimezzata con la sottrazione del Castello Aragonese, che ospita dal settembre del 2013 il nuovo tribunale di Napoli Nord, si lavora in vi sta della data del turn off.
In questo senso deve essere letta anche la visita di una delegazione della commissione igiene e sanità del Senato, guidata dal senatore aversano Lucio Romano, presso l'Opg di Aversa per lunedì 23 marzo prossimo, praticamente ad una settimana dalla chiusura. Una delegazione di tre senatori, accompagnati da un funzionario di palazzo Madama e da due carabinieri dei Nas che collaborano con la commissione, sarà, infatti, ad Aversa per effettuare un sopralluogo alla struttura e per incontrare in audizione sul posto: Tommaso Contestabile, Provveditore regionale amministrazione penitenziaria; Gaetano Danzi, Commissario Asl Caserta; Antonio Di Matteo, Magistrato di Sorveglianza, Tribunale di Sorveglianza di Napoli; Fedele Marnano, Direttore Dipartimento Salute Mentale - Asl Napoli 1 centro; Giuseppe Nese, direttore Uoc tutela della salute in carcere presso Asl di Caserta e rappresentante Regione Campania in organismo di coordinamento su Opg.
Proprio il commissario dell'Asl di Caserta Danzi, interpellato in merito alla stato dell'arte in vista della oramai imminente scadenza, ha dichiarato: "Credo che la nostra Asl si tra le migliori per quanto riguarda l'allestimento delle strutture che andranno ad ospitare gli internati dell'ospedale psichiatrico Saporito di Aversa di nostra competenza". Internati che, al momento, come ancora Danzi rende noto, sono diciannove.
Le strutture disponibili a partire dal prossimo primo aprile ed in via provvisoria sono state già predisposte nel territorio del comune di Roccaromana, località Stangliano con una disponibilità di venti posti. Una seconda struttura è presente a Mondragone e prevede otto posti. "Come si vede - ha continuato Danzi - si tratta di posti in più rispetto al fabbisogno della nostra Asl che saranno messi a disposizione di degenti di altre Asl della Regione Campania"
La sistemazione definitiva con la disponibilità di una residenza per l'esecuzione delle misure di sicurezza (Rems) si avrà entro il prossimo 31 agosto con l'apertura della struttura di Calvi Risorta che prevede la possibilità di ospitare venti degenti. Tra questi vi sarà certamente, perché per lui non si prevede una dimissione in tempi brevi, il famigerato mostro di Posillipo, al secolo Andrea Rea, 59 anni, di Napoli, oggi certamente il detenuto più noto presente nel Saporito. Al suo attivo una escalation di violenze tra cui stupri e omicidi.
www.firenzetoday.it, 20 marzo 2015
"Sono stati momenti di alta tensione, gestiti al meglio dal personale di Polizia Penitenziaria che con grande professionalità ha impedito conseguenze più gravi all'interno dell'Ospedale Psichiatrico Giudiziario". Prima ha ingoiato delle batterie, poi ha dato fuoco alla cella e infine ha aggredito due compagni di detenzione. L'episodio si è verificato martedì scorso nell'Ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo Fiorentino. A darne notizia è Donato Capece, segretario generale Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe.
"Sono stati momenti di alta tensione, gestiti al meglio dal personale di Polizia Penitenziaria che con grande professionalità ha impedito conseguenze più gravi all'interno dell'Ospedale Psichiatrico Giudiziario. Ma questo aiuta a capire quali soggetti finiranno sul territorio con la chiusura degli Opg", commenta il leader del Sappe.
Che sul tema della chiusura degli Ospedali psichiatrici giudiziari rileva come sia "assurdo che si sia perso così tanto tempo e vi siano ancora tante incertezze sul dove e come saranno successivamente custoditi i malati di mente che sono oggi detenuti nelle varie strutture. E l'Amministrazione Penitenziaria è colpevolmente silente su questo tema e si guarda bene dall'informare i Sindacati anche sul futuro lavorativo dei poliziotti impegnati negli Ospedali Psichiatrici Giudiziari".
www.sanremonews.it, 20 marzo 2015
Il Segretario Generale Donato Capece: "Auspichiamo che il Ministero della Giustizia adotti gli opportuni provvedimenti contro l'intimidazione da noi subìta"
È giunto sul tavolo del Vice Ministro della Giustizia, Enrico Costa, che detiene la delega sugli atti relativi al Corpo di Polizia Penitenziaria, l'esposto del SAPPE dopo che lunedì pomeriggio è stato vietato a una delegazione del Sindacato dei Baschi Azzurri di visitare il carcere di Imperia unitamente al Consigliere Regionale Marco Scajola (Fi).
"È inutile che il direttore plenipotenziario delle carceri di Sanremo e Imperia tenti di scaricare le colpe di quel che è successo sul Provveditorato regionale. La responsabilità di quel che è successo è solo ed esclusivamente sua e per questo auspichiamo che il Ministero della Giustizia adotti gli opportuni provvedimenti contro l'intimidazione subìta dal sappe", tuona da Roma il Segretario Generale Sappe Donato Capece.
"I Consiglieri Regionali, come i parlamentari, non hanno bisogno di alcuna autorizzazione per entrare in carcere. E non entrano solamente per vedere i detenuti, come ha sostenuto sui giornali Frontirrè, ma tutti, poliziotti compresi. La delegazione sindacale del Sappe era in possesso di regolare autorizzazione, ma è stata fatta attendere fuori dal carcere evidentemente per ostacolarne l'attività. Lo conferma lo stesso Frontirrè, quando dice che "c'era un ispettore a disposizione per accompagnare la delegazione".
Ma quale ispettore? Dev'essere il direttore del carcere a ricevere ed accompagnare qualsiasi delegazione sindacale che va a visitare il penitenziario: le disposizioni dell'Amministrazione penitenziaria sono chiare per tutti. Forse non per Frontirrè, che evidentemente è assuefatto da più di 25 anni sempre e solo in servizio a Sanremo e Imperia".
Nel documento al vice Ministro Costa, il Sappe riconduce il grave episodio in una palese ostilità verso il primo Sindacato dei Baschi Azzurri "che ha contestato e contesterà i metodi gestionali della direzione dei predetti istituti, poggiati solo su personalismo, privi di dialettica e di confronto sindacale: un'ostilità già evidenziata in precorsa corrispondenza. Evidentemente l'occasione dell'annunciata ma negata visita del Sappe nel carcere di Imperia si è dimostrata propizia per evidenziare la massima ostilità nei nostri confronti".
Il Sappe ha già dato mandato allo Studio legale per un esposto anche al Giudice del Lavoro per la repressione della condotta antisindacale di Frontirrè, secondo quanto previsto dallo Statuto dei lavoratori.
www.sanremonews.it, 20 marzo 2015
"Come Sappe gridiamo allo scandalo... e aggiungiamo che la sicurezza è anche quella intesa come salvaguardia e tutela fisica di chi è chiamato ad espiare una pena" - ha detto Michele Balestra. "Avendo raccolto lamentele sia del personale in divisa che di quello dell'area sanitaria attiva nel penitenziario dobbiamo segnalare che, la struttura è molto sporca e oltre a questo elemento si è aggiunta la rottura da circa due mesi degli ascensori colleganti i reparti detentivi con maggiore portata numerica di detenuti".
La denuncia arriva da Michele Balestra, segretario provinciale del Sappe in merito alle condizioni in cui verserebbe il carcere di Sanremo. "Si registra in pratica che il cibo e i medicinali devono fare transito attraverso le trombe delle scale con passaggio manuale e a mezzo di forza delle braccia di qualche detenuto di turno - afferma. Ultimamente il passaggio dei medicinali per il giro della terapia serale e mattutino, senza badare alla sicurezza interna, avviene attraverso l'aiuto di qualche detenuto di buona volontà che in orario extra regolamentare viene aperto dalla propria camera per consentire di trasportare le medicine presso i reparti ordinari e dei piani alti".
"Come Sappe riteniamo troppo scarsa l'attenzione da parte della Direzione che da due mesi è a conoscenza della grave problematica e nulla fa per risistemare il funzionamento degli ascensori, ma noi siamo fortemente preoccupati di questo vistoso lassismo. Come se non bastasse, ci chiediamo a tal proposito: in caso di emergenza e di tempestività al soccorso di qualche soggetto detenuto ed allocato ai piani superiori, come potrebbe mai essere garantita la tempestività di intervento a favore di questi? Come Sappe gridiamo allo scandalo... e aggiungiamo che la sicurezza è anche quella intesa come salvaguardia e tutela fisica di chi è chiamato ad espiare una pena".
Adnkronos, 20 marzo 2015
È grande l'attesa nel carcere di Poggioreale per la visita di Papa Francesco. Bergoglio sarà sabato a Napoli e pranzerà con i detenuti, che cucineranno per lui maccheroni al forno e arrosto. "C'è un clima di gioia, fermento e grande trepidazione perché la visita del Papa è una festa" dice all'Adnkronos Antonio Fullone, direttore del carcere di Poggioreale. Emblematiche di questa attesa "che si tocca con mano, sono le parole di una persona che ha commentato: sabato sarò contento di essere detenuto qui a Poggioreale".
Questo - sottolinea il direttore del carcere - è un po' la sintesi del sentimento e dello stato d'animo con cui si attende questo momento". "Abbiamo già provveduto ad allestire all'interno della nostra chiesa la tavolata che ospiterà il pranzo con il Papa, al quale prenderanno parte circa 120 detenuti - dice Fullone - Il pranzo sarà preparato qui in istituto da detenuti che già lavorano presso le nostre cucine. Saranno questi detenuti a cucinare sotto la guida di una persona esterna che sta facendo un corso con loro".
Ci sarà anche "una rappresentanza di detenuti di Secondigliano, dell'Opg di Napoli e dell'istituto per minori di Nisida - dice Fullone - Qui a Poggioreale i detenuti sono stati scelti per sorteggio tra coloro che all'interno del carcere frequentano i corsi di catechesi. Le persone che partecipano ai corsi sono infatti di più rispetto ai posti disponibili. Questo è un istituto che al momento conta 1900 detenuti".
È prevista inoltre "la presenza di 200-300 detenuti all'esterno della chiesa proprio per allargare la platea di persone con cui il Papa potrà avere un contatto". Poi l'anticipazione sul menù, che comprenderà "maccheroni al forno e arrosto con patate e broccoli, ma sui contorni c'è ancora qualche dubbio. Per concludere un ricco buffet di dolci napoletani".
www.estense.com, 20 marzo 2015
"Tutti sbagliamo, ho sempre pensato che il vero campione si vede nella sconfitta, quando impara dagli errori e ritorna a vincere". Alessandro Duran, uno che può vantare due titoli mondiali Wbu, tre titoli europei e cinque italiani nella boxe (pesi welter) ha scelto le parole giuste per parlare del progetto sportivo creato dal Coni e dall'amministrazione della Casa circondariale di Ferrara a favore dei detenuti.
Un progetto per aiutare a ritrovare la strada a chi, almeno una volta, ha subito una bella batosta dalla vita, ha commesso almeno un errore da cui imparare e, appunto, rimettersi in gioco. Non è un caso che durante la presentazione del progetto tenutasi all'Arginone giovedì mattina, che prevede l'apertura di una nuova palestra per i detenuti e diversi corsi (dalle boxe alla pallamano, passando per il la difesa personale e il ju-jitsu), le parole migliori siano quelle di due sportivi, due campioni come i fratelli Duran.
"Dove c'è sport c'è anche un concetto di vita sana e con delle regole - spiega Massimiliano, campione del mondo dei pesi massimi-leggeri dal 27 luglio 1990 al 20 luglio 1991. È giusto dare un'opportunità e un aiuto ai detenuti, soprattutto in una società come quella odierna dove l'integrazione è sempre più difficile".
"Noi crediamo nell'umanizzazione e nella rieducazione dei detenuti, la pena deve tendere a questo", afferma Paolo Malato, direttore della Casa Circondariale, verso il quale non mancano i ringraziamenti e i complimenti da parte del provveditore regionale dell'amministrazione penitenziaria Pietro Buffa: "Ho visto davvero tanto entusiasmo, Malato mi ha accolto come un ragazzino pieno di entusiasmo e quello che inauguriamo oggi è molto importante affinché il carcere diventi più dignitoso e più umano. Ferrara - sottolinea Buffa - è un esempio di sforzo per aumentare l'umanizzazione del carcere e posso garantire che non è facile". "È solo un tassello di un discorso che vorremmo si protraesse nel tempo", afferma Luciana Boschetti Pareschi, delegato provinciale del Coni Point di Ferrara.
All'interno della Casa Circondariale, tramite operatori incaricati dal Coni Ferrara saranno strutturati svariati interventi attraverso corsi di ginnastica, di avviamento al gioco della pallamano, un torneo di boxe e collaborazioni per il reinserimento sociale. Alle nuove attività sportive parteciperà circa l'80% dei detenuti comuni - sono esclusi, per ovvie ragioni, i collaboratori di giustizia, i terroristi o quelli sottoposti a regimi di detenzione particolare - e, sottolinea il commissario del reparto di polizia penitenziaria Paolo Teducci, "il progetto ha calamitato l'attenzione e l'apprezzamento da parte del personale di polizia penitenziaria, ovvero le persone che stanno ogni giorno al fianco dei detenuti". La mattinata si è conclusa con l'esibizione di boxe, davanti a una nutrita platea di detenuti, di Alessandro Caccia (neo campione internazionale latino Wbc e Mattia Musacchi (pugile neo professionista).
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