Ansa, 21 marzo 2015
"Si tratta di una persona che non aveva gravi problemi di salute, per questo i familiari chiedono che venga fatta piena luce su quanto accaduto. Abbiamo già chiesto alla procura che venga effettuata l'autopsia". È quanto afferma l'avvocato Silvio Tolesino, legale della famiglia del detenuto 36enne trovato morto ieri pomeriggio nella sua cella del carcere di Campobasso. "Vogliamo che vengano fatti tutti gli accertamenti, in questi casi è sempre meglio andare fino in fondo - aggiunge per fugare ogni dubbio. Questa persona stava bene ed è morta all'improvviso, credo che un approfondimento sia doveroso".
La procura deciderà in queste ore se disporre l'autopsia in quanto la prima ipotesi sulle cause del decesso è quella di un arresto cardiaco. Il 36enne era in carcere dallo scorso mese per scontare un residuo di pena per reati contro il patrimonio. È stato trovato privo di vita in cella dagli altri detenuti e dagli agenti della polizia penitenziaria.
Il sostituto procuratore Rossana Venditti, titolare dell'inchiesta sul detenuto morto in cella ieri pomeriggio nel carcere di Campobasso, ha disposto l'autopsia sul corpo dell'uomo. L'esame sarà eseguito all'ospedale Cardarelli del capoluogo molisano nelle prossime ore. Le indagini si concentrano ora su un presunto ritardo nei soccorsi. "Da quanto ci è stato riferito - spiega l'avvocato Silvio Tolesino, che insieme al collega Antonello Veneziano assiste la famiglia del 36enne - il detenuto avrebbe cominciato a lamentarsi per dei dolori intorno alle 14 ma solo dopo ore, intorno alle 17, quando è collassato, sono intervenuti i primi soccorsi. Sono queste dunque le circostanze da approfondire e verificare".
di Teodora Poeta
Il Messaggero, 21 marzo 2015
Si trovava recluso nella sezione sex offender il detenuto che ieri mattina è stato trovato morto in carcere, a Castrogno. A dare l'allarme è stato il suo compagno di cella quando si è accorto che Luciano Grigoldo, 56 anni, di Farindola, non si alzava. Erano all'incirca le 7.30. A quell'ora stavano servendo le colazioni. I detenuti era già tutti svegli e pronti per il caffè. Secondo una prima ricognizione cadaverica Grigoldo potrebbe essere stato colto da un infarto durante il sonno. Il suo cuore avrebbe cessato di battere improvvisamente senza dargli alcun preavviso. Mercoledì Grigoldo si era sottoposto all'ultima visita medica di routine all'interno del carcere, così come molti altri suoi compagni di detenzione, e tutti i valori erano risultati nella norma. Nulla insomma aveva fatto presagire un infarto, né malori. Il giorno seguente, però, è morto.
Il suo decesso ha già fatto aprire un fascicolo in Procura contro ignoti. Il sostituto procuratore Stefano Giovagnoni ha subito disposto l'autopsia per chiarire l'esatta causa della morte. Stamattina ci sarà il conferimento dell'incarico al medico legale Gina Quaglione. Il figlio del detenuto potrà nominare un consulente di parte per assistere all'esame irripetibile. A Teramo Grigoldo era stato trasferito nel 2013 dopo un periodo di detenzione nel carcere di Pescara. La sua pena l'avrebbe terminata tra tre anni. Recentemente aveva partecipato ad un progetto trattamentale per i sex offender organizzato dal penitenziario in provincia di Pesaro ma non l'aveva terminato e una volta lì aveva deciso di tornarsene a Castrogno.
In carcere scontando una pena definitiva per accuse gravi: violenza sessuale. Dietro le sbarre era una persona solitaria che in questi anni non aveva mai dato fastidio né agli altri detenuti, né agli agenti della Polizia penitenziaria.
Pur non trattandosi stravolta di suicidio (anche se l'autopsia deve ancora confermare l'eventuale morte naturale di Grigoldo, sul cui corpo non sono stati trovati segni di violenza) si allunga la lista di decessi all'interno di Castrogno. Il 2015 non ne aveva ancora. Il 70enne è il primo di quest'anno. Lo scorso giugno a togliersi la vita fu una detenuta bulgara che si strinse al collo le lenzuola della sua branda, legate poi all'inferriata della cella. Il gesto lo mise in atto durante le ore in cui le celle restano aperte e le detenute escono. Fu allora che la 50enne bulgara ne approfittò e si tolse la vita. A febbraio del 2013 morì, invece, anche lui per un infarto, Tommaso De Angelis, l'assassino della prostituta Svetlana Alexeenko. Il detenuto. all'epoca dei fatti operaio, commise l'omicidio nel 2002. In primo grado era stato condannato a 24 anni, confermati poi in Appello.
di Mirella D'Ambrosio
Corriere della Sera, 21 marzo 2015
A dieci giorni dalla chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari italiani, che segue all'applicazione di un articolo del decreto legge "svuota carceri", il direttore dell'Opg di Napoli-Secondigliano Michele Pennino spiega cosa cambia con il nuovo percorso per chi compie un crimine e viene considerato "incapace e di intendere e di volere".
La legge 81/2014 prevede che alcuni soggetti andranno nelle strutture residenziali appropriate, le Rems. Chi? E secondo quali criteri?
"I soggetti attualmente presenti negli Opg e ritenuti non dimissibili saranno accolti dalle Rems, più diffuse sul territorio e con capienza massima di venti posti letto. Sarà l'inizio del processo di svuotamento degli Opg e, allo stesso tempo, un nuovo percorso per coloro che saranno destinati a queste strutture dalla magistratura, per i quali la permanenza nelle Rems sarà solo temporanea ed eccezionale".
I soggetti internati ma dichiarati dimissibili saranno presi in carico dai dipartimenti di salute mentale del territorio di residenza. Il personale è pronto?
"Si. La riforma prevede anche il potenziamento dei dipartimenti di salute mentale, nuovo arruolamento e l'azione specialistica per il supporto nelle carceri. Si agirà, dunque, a monte del problema visto che solitamente l'invio agli Opg arriva dopo un periodo detentivo in casa circondariale".
Un maggior numero di dimissioni potrebbe creare un problema di sicurezza?
"Se si vuole intendere che la sicurezza cresca in termini di custodia, allora si può cadere nel luogo comune e pensare che aumenti il pericolo. Invece la nostra sicurezza cresce in proporzione alla qualità della cura che possiamo offrire all'ammalato e non in funzione dell'estremo custodiale".
Possiamo dire che, se ben applicata, la nuova legge potrebbe portare una dose maggiore di umanità nell'assistenza ai malati psichiatrici per cui è stata riconosciuta la "pericolosità sociale"?
"Certamente. La nostra umanità aumenta con la maggiore vicinanza al paziente e alla sua sofferenza. L'azione criminis rappresenta in questi casi una ricerca d'aiuto (anche se i casi vanno sempre esaminati singolarmente). L'azione offensiva è a difesa di un mondo che lui vede minacciato dall'esterno. La prevenzione, dunque, deve essere maggiore".
Manca ancora qualcosa a rendere perfetto il nuovo percorso?
"Deve aumentare la cultura del sistema assistenziale, che passa da una più diffusa presenza. Ora la responsabilità passa ai territori, quindi potrebbe essere l'occasione giusta".
di Marinella Rossi
Il Giorno, 21 marzo 2015
La stessa pena scontata due volte. Un bis. E nessuna scusa va al doppiamente carcerato. Solo una frase anodina, suono irreale: "Il condannato ha sofferto un periodo di carcerazione in eccesso pari a (ma il quanto viene lasciato in bianco, ndr), periodo eventualmente fungibile per altro procedimento".
Un procedimento che però allo stato non pare esserci: così da interpretare che l'allora pm dell'Ufficio esecuzioni della Procura di Milano, Nunzia Gatto (titolare del fascicolo), nel riparare all'errore si sia portata avanti, dando per scontato che l'interessato, marocchino di 27 anni, avrà certo modo di delinquere ancora, e allora gli verrebbe scontato il pre e ingiusto sofferto.
Il conteggio della pena patita due volte per lo stesso reato, in realtà, lo aveva ben fatto, ma senza essere ascoltato, Aminje Cheraouaqi, ragazzo di Settat, e lo ha rifatto ora il suo avvocato Debora Piazza, che ha appena avanzato istanza di riparazione per 208 giorni di ingiusta detenzione. Otto mesi e 20 giorni, per furto e resistenza, ma moltiplicati per due, per lo stesso furto e la stessa resistenza: un anno e mezzo, alla fine, trascorsi in galera, senza che nessuno si sia dato pena di verificare.
Come? Collegare il nome di Aminje - probabilmente (ma è solo ipotesi perché nessuno sa dare conto dell'errore, ndr) trascritto con una lettera diversa nel database dell'ufficio esecuzioni - al numero di procedimento che avrebbe evidenziato la pena già scontata.
E inutili i lamenti del ladruncolo, che tutti i suoi precedenti conti (reati contro il patrimonio) aveva regolato: abbandonato da un primo avvocato alla solitudine, Aminje mandava lettere all'ufficio matricola del carcere, in cui scriveva che aveva passato in galera gli 8 mesi e 20 giorni, confermati dalla Corte d'appello di Milano il 3 marzo 2010 e divenuti irrevocabili il 18 aprile 2010. Ma in risposta? "Lui scriveva che doveva uscire - spiega il suo legale Piazza - e loro rispondevano, eh, tutti dicono che devono uscire".
Infatti il 4 aprile 2013 il pm Gatto aveva emesso un nuovo ordine di esecuzione relativo alla sentenza definitiva del 2010, e disponeva che la pena di Aminje "decorreva dal 14 novembre 2013 al 3 agosto 2014". Ma il 6 giugno 2014 è la Direzione della Casa circondariale di Biella a trasmettere una nota all'Ufficio esecuzione penale per dire che "il 5 giugno ha fatto ingresso in questo istituto il detenuto specificato in oggetto, in espiazione" della condanna del 3 marzo 2010. E, "da una verifica degli atti matricolari risulterebbe che Cherouaqi Aminje è stato detenuto dal 10.6.2009 all'1.3.2010 nell'ambito del procedimento penale 24647/09". Lo stesso procedimento. "A parere di questo ufficio, nonostante alcune discrepanze presenti nell'ordine di esecuzione, verosimilmente il titolo attualmente in esecuzione parrebbe riconducibile alla suddetta carcerazione".
La nota apre gli occhi al pm che ricalcola la pena: "Accertato che il condannato ha effettivamente espiato la pena dal 10.6.2009 all'1.3.2010" si dispone "l'immediata scarcerazione". Con la postilla dell'abbuono dell'ingiustamente sofferto, in caso di altra condanna. "Ma a me altre condanne non risultano" dice l'avvocato Piazza, che, nell'avanzare una richiesta di risarcimento di 49.052 euro per i 208 giorni di galera indebita, si chiede: "Sarebbe mai potuto accadere se al posto di un Aminje ci fosse stato uno di noi?".
di Luca Ingegneri
Il Gazzettino, 21 marzo 2015
I due tunisini sono imputati nel processo sul traffico di droga e cellulari nel carcere Due Palazzi di Padova. Avrebbero dovuto prendere parte al processo. Ma non si sono presentati in aula. E qualora non fossero rintracciati in tempo utile per la prossima udienza, verranno dichiarati latitanti. Due fratelli tunisini che fanno parte dell'elenco dei trentuno imputati dell'inchiesta sullo spaccio di droga e sul traffico di telefoni cellulari nel carcere Due Palazzi hanno disertato l'udienza preliminare.
È toccato al pubblico ministero Sergio Dini, titolare della laboriosa indagine condotta dalla Squadra mobile, informare il giudice Domenica Gambardella che Issam e Mohamed Tlili, di 36 e 41 anni, pluripregiudicati con vari precedenti per spaccio, hanno fatto perdere le proprie tracce. Il più giovane stava scontando una condanna agli arresti domiciliari a Livorno. È evaso dalla sua abitazione senza farvi ritorno.
Le ricerche non hanno dato alcun esito. Issam Tlili sembra letteralmente scomparso. È probabile che abbia concordato la fuga con il fratello Mohamed, volatilizzatosi nelle stesse ore. Il 41enne stava scontando la pena per spaccio di stupefacenti nel carcere di Bolzano. Di recente aveva ottenuto dal Tribunale di Sorveglianza un permesso premio per buona condotta. Aveva potuto lasciare il penitenziario altoatesino per qualche giorno. Il suo rientro era previsto per giovedì sera. Ieri avrebbe dovuto essere tradotto a Padova per poter partecipare al processo.
Ma in carcere non è mai rientrato. I due fratelli erano legati a doppio filo a Pietro Rega, l'agente penitenziario di origini campane, accusato di aver gestito in prima persona il rifornimento di droga e di telefoni cellulari ai detenuti del Due Palazzi.
Tra il 2012 e il 2014 in più occasioni il boss delle guardie, meglio conosciuto con i nomignoli di "Capo" o "Uomo brutto", avrebbe ricevuto soldi da Issam Tlili per rifornire il fratello Mohamed, all'epoca detenuto, di droga e telefonini, anche con la complicità del collega Angelo Telesca.
Il 41enne tunisino avrebbe fatto parte della "cupola" che gestiva gli approvvigionamenti di cocaina ed eroina: avrebbe consegnato stupefacente al detenuto Antonino Fiocco, in altre occasioni avrebbe concordato i rifornimenti con Rega e con l'altro agente Luca Bellino, gestendone poi la distribuzione assieme ad un altro carcerato, l'albanese Adrian Patosi.
Nel 2013 Mohamed Tlili avrebbe ricevuto dallo stesso Rega un quantitativo di eroina del valore di cinquanta euro. L'acquisto sarebbe stato effettuato da Luca Bellino che avrebbe trattenuto per sé e per il collega metà dello stupefacente a titolo di ricompensa. I due fratelli spacciatori rischiano il rinvio a giudizio come la gran parte degli altri detenuti coinvolti nell'inchiesta. Le cinque guardie finite nei guai sceglieranno invece riti alternativi: patteggiamento o giudizio abbreviato.
Rosanna Borzillo
Avvenire, 21 marzo 2015
Si sono identificati nel lupo: per questo hanno voluto realizzare una statua che ritrae Francesco di Assisi in compagnia dell'animale che viene emarginato da tutti. I detenuti del carcere di Poggioreale attendono così il Papa "venuto da lontano". Hanno realizzato un "giardino", nello spazio antistante la cappella: qui, oltre a piante dai mille colori, l'immagine del poverello di Assisi e il lupo, emarginato da tutti, ma accolto da Francesco, il Papa.
"Si sentono prescelti - spiega il cappellano del carcere, don Franco Esposito - perché il Papa volendo pranzare con loro ha scelto la condivisione". Francesco come Gesù quando si reca a casa del pubblicano Zaccheo.
"È il segno di una Chiesa che si siede accanto, senza telecamere e senza autorità - commenta don Franco - condividendo il cibo con uomini che la società rifiuta e addita e, ancora più profondamente, il segno dello Spirito Santo che attraverso papa Francesco opera e si adopera per produrre miracoli di cambiamento. Quel miracolo che per ogni carcerato è possibile: riconoscere il male per desiderare il bene". Alle 13, il Pontefice, alla casa circondariale "Giuseppe Salvia" (dal nome del vice direttore ucciso in un agguato di mafia) verrà accolto dal direttore Antonio Fullone, dal comandante Gaetano Diglio, dal cappellano. Nessun altro: un incontro in famiglia.
Negli ultimi mesi i detenuti si sono preparati: incontri di catechesi, la preghiera per le famiglie e per il Papa. Attualmente a Poggioreale sono attivi quattordici gruppi di catechesi, da uno a tre gruppi in ciascun padiglione. La Chiesa è presente con tre cappellani, tre suore, tre diaconi permanenti, trentacinque catechisti e venticinque operatori volontari.
"Certamente la visita, i gesti, le parole, l'abbraccio di papa Francesco saranno un dono enorme e daranno grande vigore proprio all'annuncio evangelico di salvezza e al desiderio di liberazione che si annida nel cuore di ogni uomo", commenta Antonio Spagnoli, volontario di Azione cattolica a Poggioreale.
"Mi sembra impossibile. Mangerò a tavola con papa Francesco", gli ha riferito Salvatore, 30 anni, detenuto da diversi mesi. E, mentre lo dice, sorride come un bambino che riceve il regalo più bello, quello inatteso, quello sognato ma che non si osa chiedere, perché considerato impossibile da ottenere.
Al carcere di Poggioreale a tavola con il Papa ci saranno "ospiti" provenienti da varie strutture: quindici dal carcere di Secondigliano, cinque dall'ospedale psichiatrico di Aversa, quattro dal carcere minorile di Nisida e novanta di Poggioreale stesso, oltre ad altri estratti a sorte tra gli addetti alle cucine e che prepareranno il pranzo per il Papa.
Tutti hanno contribuito a preparare l'incontro con Francesco: alcuni detenuti hanno provveduto a "ridipingere le pareti della chiesa in un clima di grande familiarità ed entusiasmo, andando ben oltre il loro orario di lavoro", aggiunge il cappellano.
C'è chi ha poi preparato il pranzo: "Ingredienti tipici che diventeranno un menu gustoso ma semplice come richiesto dal Pontefice stesso: pasta al forno, arrosto di vitello con patate e cime di rapa, le immancabili sfogliatelle e anche mezzo bicchiere di vino". Mentre la tavola è apparecchiata con le tovaglie, cucite a mano, dalle detenute di Santa Maria Capua Vetere: simbolicamente anche loro partecipano all'incontro con Pietro.
E al Papa un dono speciale: una statuina di Pulcinella realizzata dai detenuti in uno dei laboratori artigianali dell'istituto. Pulcinella simbolo di Napoli, ma anche segno del riscatto, della speranza che da sabato non avrà frontiere.
www.vicenzatoday.it, 21 marzo 2015
L'assessore regionale Elena Donazzan è stata venerdì in visita al carcere di Vicenza "perché sentivo - ha dichiarato - il dovere di esprimere la mia vicinanza agli uomini e alle donne della polizia penitenziaria e al personale civile che lavora nella struttura. Ho conosciuto persone straordinarie come il dottor Fabrizio Cacciabue, direttore dell'istituto di detenzione, e il dottor Giuseppe Testa, comandante del corpo di polizia. Nel dialogare con loro alcuni numeri emersi mi hanno subito colpita ma purtroppo non mi hanno sorpresa: la penitenziaria a Vicenza soffre una carenza di organico di quasi 50 uomini e nella casa circondariale ci sono oltre 200 detenuti, con un sovraffollamento ben al di sopra della capienza".
"Questo significa - ha sottolineato l'Assessore - che gli operatori impegnati quotidianamente per garantire l'ordine e la sicurezza della struttura, lavorano in condizioni difficili, soprattutto dal punto di vista dello stress psicologico. Hanno a che fare ogni giorno non solo con la sorveglianza ma anche con le intemperanze dei delinquenti, il 70% stranieri, che si rendono protagonisti di atti di aggressione, anche solo verbale, nei confronti del personale, o di autolesionismo, in un contesto allucinante". "Molti agenti - ha proseguito Donazzan - provengono dalle regioni del sud ed è evidente che, a fronte di tutto ciò, abbiano fatto una scelta di vita chiara e di sacrificio, lasciando la propria terra di origine per indossare una divisa e servire lo Stato, quello stesso Stato che oggi dovrebbe impegnarsi di più per garantire loro condizioni di lavoro migliori e adeguate alla loro professionalità".
"Un'altra cosa mi ha colpito - ha evidenzia Donazzan: in ogni ufficio ho visto foto di Falcone e Borsellino e questo dimostra su quali valori si fondano le azioni di questi uomini e queste donne. Sono gente per bene che va difesa e da assessore regionale, sulla base delle mie competenze, farò di tutto affinché questo avvenga con corsi di formazione ad hoc che valorizzino la loro professionalità".
"Nel carcere inoltre con uno specifico programma di lavoro-produzione nel settore della panificazione, e al contempo di formazione professionale, solo per fare un esempio, sono stati finora 101 i contratti di lavoro stipulati e 150 i tirocinanti. Questi lavoratori, che sono detenuti in fase di rieducazione, sono remunerati. Non condivido - chiosa Donazzan - perché con il lavoro queste persone dovrebbero ripagare la società per le malefatte commesse".
Ansa, 21 marzo 2015
La biblioteca civica del Comune di Udine e la Casa circondariale hanno sottoscritto oggi una convenzione che garantirà l'erogazione del prestito di libri ai detenuti. Il protocollo di intesa, che avrà una durata di tre anni, si appoggerà per la movimentazione dei libri e la gestione dei prestiti sugli operatori dell'associazione "Icaro" di volontariato penitenziario.
I docenti del Centro provinciale istruzione adulti di Udine garantiranno invece la fornitura di percorsi di lettura tematici, con testi utili per l'apprendimento della lingua italiana per gli stranieri. I partner del progetto collaboreranno inoltre alla realizzazione di iniziative di promozione della lettura in carcere programmando incontri tematici, anche con gli autori, e fornendo un servizio di consulenza al comitato di redazione del periodico d'istituto "La voce del silenzio". "Sono molto lieto di poter proseguire questa collaborazione - sottolinea il sindaco, Furio Honsell. In questi anni la nostra biblioteca si è sviluppata come un'istituzione sempre più aperta alla città, promotrice dell'integrazione dei nuovi cittadini e di un articolato programma di iniziative che riguardano la messa a disposizione di materiali bibliografici adatti a nuove fasce di residenti, ma anche la realizzazione di attività legate alla promozione della lettura".
www.salernonotizie.it, 21 marzo 2015
In mattinata presso la Sala del Gonfalone del Palazzo di Città, alla presenza dell'Assessore comunale alla Pubblica Istruzione Eva Avossa, è stato firmato un protocollo d'intesa tra Comune di Salerno, Ministero della Giustizia - Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria - e il Centro Sportivo Italiano - Comitato Provinciale di Salerno - volto a favorire il reinserimento dei detenuti attraverso la disponibilità ad operare presso le strutture sportive collocate all'interno degli istituti scolastici cittadini. L'obiettivo del progetto "Fare Squadra" è dare il via ad una proficua collaborazione tra i tre soggetti coinvolti, che intraprenderanno iniziative utili a favorire percorsi riabilitativi per le persone che scontano pene detentive e insieme migliorare le strutture scolastiche.
www.ilgiunco.net, 21 marzo 2015
I ragazzi del corso ad indirizzo musicale della scuola secondaria di primo grado "L. Pacioli" di Follonica in concerto per i detenuti della Casa Circondariale di Massa Marittima: il 30 marzo 2015, con partenza da via Gorizia alle ore 9,00 e rientro alle ore 12.00. Un evento didattico che, quest'anno, coinvolgerà anche gli alunni della terza C a conclusione del progetto interdisciplinare "Possiamo essere diversi ma non avversi", come occasione di ulteriore riflessione ed approfondimento della conoscenza della figura dell'altro attraverso un'esperienza educativa concreta di confronto ed arricchimento reciproci: per il consolidamento "del ruolo dei giovani nel processo di interazione/integrazione sociale nella scuola e nella società"; per valorizzare le cose che uniscono piuttosto di quelle che dividono.
L'iniziativa, è organizzata dall'Istituto comprensivo Follonica 1, nell'ambito del 20esimo anniversario dell'indirizzo musicale, in collaborazione con il coordinamento delle opere caritative ed è stata resa possibile dal sostegno del Comune di Follonica.










