www.ilpopolopordenone.it, 23 marzo 2015
La costruzione del nuovo carcere a San Vito al Tagliamento dovrebbe prendere il via nel prossimo autunno e concludersi in 625 giorni; la scorsa settimana è infatti scaduto il termine di presentazione delle offerte per la progettazione esecutiva e la effettiva costruzione della struttura carceraria. Il Commissario straordinario del governo per le infrastrutture carcerarie, Prefetto Angelo Sinesio, giunto a San Vito nei giorni scorsi, ha riferito che sono state 10 le offerte presentate a seguito del bando.
Si è trattato di una gara d'appalto europea per un valore dei lavori stimato in 25 milioni e 568 mila euro, iva esclusa, per il quale si sono presentate unicamente aziende italiane. "I lavori dovrebbero avere inizio il prossimo ottobre, salvo ricorsi, che saranno invece molto probabili - ha affermato Sinesio. Nessun intoppo invece a livello politico, la decisione è stata presa, non si torna indietro, la procedura è oramai soltanto amministrativa ed è stata avviata. Sono già state spese risorse per progettazione preliminare e vari adempimenti, tornare indietro è impensabile". In questi giorni una commissione sta valutando le offerte pervenute e l'aggiudicazione dell'appalto avverrà in 90 giorni, questo per consentire di esaminare la notevole mole di documenti presentati.
Ci vorranno successivamente altri 15 giorni per completare la documentazione da parte della ditta vincitrice della gara, cui seguirà un altro mese per la firma del contratto ed altri 30 giorni per completare il progetto e per la sua approvazione definitiva. "Si tratta del primo carcere realizzato attraverso il recupero di una struttura dismessa dello Stato - continua Sinesio - un carcere modello, che potrà ospitare 300 persone, concepito come un luogo non solo di detenzione, ma realizzato secondo la concezione moderna di penitenziario, rivolto al recupero dei detenuti".
www.messinaora.it, 23 marzo 2015
Lungo weekend siciliano per la segretaria di Radicali Italiani Rita Bernardini, che sabato mattina con una delegazione di attivisti di Messina, Catania e Palermo ha fatto visita agli internati dell'Opg di Barcellona Pozzo di Gotto, in vista della chiusura della struttura che al momento ospita 133 detenuti.
Dall'1 aprile, infatti, saranno i Rems (residenze per le esecuzioni delle misure di sicurezza, gestite dalla sanità territoriale in collaborazione col Ministero della Giustizia) a sostituire gli ospedali psichiatrici, anche se il numero delle strutture appare già insufficiente per garantire un passaggio "indolore" per gli utenti e per il personale sanitario e gli agenti penitenziari.
Basti pensare che ogni Rems può ospitare fino a 20 persone. E in Sicilia, che addirittura è considerata tra le più esemplari per il rispetto dei tempi previsti (che da marzo 2013 sono stati prorogati al 1 di aprile 2015 ) sono solo due e addirittura definite "temporanee", una a Caltagirone (Ct) e una a Naso (Me).
"A questa direzione non è pervenuto nulla di ufficiale"- ha sottolineato il direttore dell'Opg Nunziante Rosania, che accompagnando la delegazione radicale ha espresso forte preoccupazione per il futuro degli internati e non solo. "Per il personale sanitario si attende il transito della Medicina Penitenziaria al servizio sanitario regionale (Dpcm del 1 aprile 2008) e non ci sono certezze per medici e infermieri fin adesso contrattualizzati su base libero-professionale. Per il personale di custodia e amministrativo si attende invece l'implementazione della progettata conversione dell'Opg in "Casa di reclusione" - conclude Rosania.
I numeri, del resto, mostrano i limiti della prospettiva offerta dalle Rems: dal 1 gennaio, nonostante la prevista dismissione, all'Opg di Barcellona ci sono stati 21 ingressi, 10 dei quali da altri istituti; 72 sono gli internati siciliani ( 23 per i quali non è previsto alcun progetto), 21 provenienti dalla Puglia, 32 dalla Calabria, 3 dalla Basilicata, 1 dalla Campania e 1 addirittura dal Piemonte, 3 infine, senza fissa dimora.
Ma questo dato era già stato preso in considerazione dallo stesso ministro Lorenzin quando, nella relazione presentata al Parlamento nell'ottobre del 2014, aveva sottolineato che "il numero complessivo dei posti letto nelle strutture in esame che si prevede di realizzare sono 990, con una articolazione di strutture residenziali a differente livello di intensità assistenziale. Tale numero è inferiore al numero dei soggetti destinatari delle misure di sicurezza al 31/12/2011. La riduzione, come già detto, è dovuta alla progressiva attivazione dei programmi di dimissione, che hanno consentito l'uscita dagli OPG dei soggetti "dimissibili"."
I dati raccolti in questo weekend andranno a comporre un report che i Radicali presenteranno in una conferenza stampa alla Camera, seguita alle visite che sono state effettuate in tutti i sette Opg italiani: Castiglione delle Stiviere (Mantova), Aversa (Caserta), Montelupo Fiorentino (Firenze), Napoli, Salerno, Reggio Emilia e, ovviamente Barcellona Pozzo di Gotto (Messina).
"Non possiamo che evidenziare la grande umanità che contraddistingue il lavoro del direttore Rosania in questa struttura, anche grazie al prezioso contributo di Don Pippo Insana - ha dichiarato Rita Bernardini, nel corso della conferenza stampa seguita alla visita - Nonostante i limiti del sistema imposto dalla carcerazione, abbiamo riscontrato che hanno un rapporto individuale con ciascun detenuto. Senza negare la mancanza di attività trattamentali, denunciate dallo stesso direttore, la cui esperienza, in campo amministrativo ma soprattutto sanitario, riteniamo preziosa per coordinare il passaggio ai Rems anche a livello nazionale. E in questo senso ci spenderemo presso il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, affinché non si disperda il know how acquisito negli anni".
Restano sul tappeto le perplessità sul Rems di Naso, condivise sia dall'esponente radicale che dal direttore dell'Opg. Partendo anche dalla logistica: poiché sia per i familiari che per il personale il posto è difficilmente raggiungibile, e persino la strada di accesso è dissestata, come testimoniano alcuni operatori dell'Opg barcellonese.
E la visita si chiude con un interrogativo tutto "politico": ovvero come mai è stato scelto il comune di Naso. Un solo piano del vecchio ospedale, per 20 posti letto. Una struttura isolata, a cui sono stati assegnati 3.166.772 euro dei 18,11 destinati dal ministero all'adeguamento dei presidi ospedalieri dismessi, che da programma dovevano essere 3 per complessivi 80 posti letto, distribuiti in 4 strutture situate oltre che a Messina, a Catania e Caltanissetta.
Naso sarà la prima Rems ad aprire i battenti, come annunciato nei giorni scorsi dal primo cittadino Daniele Letizia, che, però attraverso la Gazzetta del Sud ha informato che "l'appalto dovrebbe essere bandito tra pochi mesi dall'Urega di Messina, e che si attende solo la disponibilità finanziaria della somma assegnata".
Certamente non è da sottovalutare l'apporto di due esponenti della politica locale, in primis Giuseppe Laccoto (Pd) Componente Commissione VI - Servizi Sociali e Sanitari e da poco nominato con Bernadette Grasso (FI) nella sottocommissione Ars per verificare i requisiti di accreditamento delle case di cura private.
di Pier Luigi Piredda
La Nuova Sardegna, 23 marzo 2015
Il Giudice di Sorveglianza accoglie le richieste dei difensori del boss mafioso. "Schermatura dalle telecamere interne per il bagno alla turca in cella".
La detenzione nel carcere di Badu e Carros di Leoluca Bagarella, mafioso di Corleone, cognato del boss dei boss Totò Riina, è troppo dura e soprattutto ai limiti della sopportazione umana. E deve cambiare, soprattutto per quanto riguarda i controlli 24 ore su 24 dei suoi movimenti nella cella con le telecamere e una protezione per la "turca", il water sistemato al centro della gabbia proprio accanto al letto. Ma se nel carcere nuorese non c'è una cella idonea che possa ospitarlo e permettere che la sua detenzione sia umanamente sopportabile e rientri nei canoni previsti dall'ordinamento carcerario, allora il detenuto deve essere trasferito altrove.
Il magistrato del tribunale di sorveglianza di Nuoro, Adriana Carta, ha accolto le istanze dei difensori, le avvocatesse Antonella Cuccureddu del Foro di Sassari e Fabiana Gubitoso del foro dell'Aquila, e, dopo aver anche incassato il parere favorevole del pubblico ministero (nell'aula era presente il procuratore della Repubblica, Andrea Garau) ha predisposto un'ordinanza con due punti ben precisi che dovranno essere rispettati dalla direzione della casa circondariale di Nuoro e dal Dap (dipartimento di amministrazione penitenziaria).
Il magistrato ha ordinato alla direzione di Badu e Carros di provvedere alla schermatura visibile e urgente delle videocamere di sorveglianza inserite all'interno della stanza detentiva di Leoluca Bagarella con termine per l'adempimento di 15 giorni e l'obbligo di comunicare l'avvenuta ottemperanza del provvedimento. Ma Adriana Carta ha anche ordinato al Dap di provvedere entro 30 giorni di assegnare il detenuto a una idonea struttura penitenziaria dove possa essere ristretto in una cella adeguata e fornita di servizi igienici corrispondenti ai minimi stabiliti dall'ordinamento penitenziario.
Una battaglia cominciata nel mese di settembre, quando le avvocatesse Cuccureddu e Gubitoso avevano presentato un'istanza al tribunale di sorveglianza per lamentare "le inumane condizioni di detenzione del loro assistito" sottolineando alcune situazioni che andavano a collidere con la Convenzione europea.
Prima dell'udienza, Leoluca Bagarella ha inviato, tramite i suoi legali, altre lamentele ben circostanziate che hanno rafforzato il quadro e convinto il magistrato di sorveglianza a predisporre l'ordinanza che potrebbe anche mettere in discussione tutto l'impianto del 41 bis, un regime carcerario durissimo che però presenta in alcuni casi dei problemi per i detenuti.
Leoluca Bagarella è ristretto nella stessa area in cui per lunghissimo tempo era stato detenuto il camorrista Antonio Jovine, che dopo il suo pentimento è stato immediatamente trasferito in un'altra struttura segretissima a disposizione dei magistrati ai quali sta raccontando le storia terribile del clan dei Casalesi.
Ansa, 23 marzo 2015
Una delegazione del Pd guidata dall'on. Micaela Campana insieme al capogruppo alla Regione Seby Romeo, al capogruppo al Comune Antonino Castorina e al vice presidente della Commissione Statuto e Regolamento del Comune di Reggio Calabria Rocco Albanese, ha visitato la casa circondariale di San Pietro di Reggio Calabria.
La delegazione è stata accolta dalla direttrice del carcere Maria Carmela Longo che ha seguito il gruppo durante la visita dell'intero istituto. "L'istituto, ben organizzato - è scritto in una nota - si è presentato in condizioni ordinate con un alta professionalità del personale operante. Non sono emersi fenomeni di sovraffollamento come nella maggior parte degli istituti italiani e la vita interna alla struttura si svolgeva in modo sereno".
"Il Partito Democratico - conclude la nota - si farà carico di interfacciarsi con la regione Calabria per supportare un sistema integrato per una maggiore salute in carcere e di promuovere progetti pilota per un coinvolgimento attivo dei detenuti in attività di formazione in ottemperanza ai principi costituzionali".
La Nuova Sardegna, 23 marzo 2015
Le visite del Fondo italiano per l'ambiente nella due giorni di primavera quest'anno giunta alla ventitreesima edizione.. Buoncammino apre le porte al pubblico. A soli 4 mesi dalla chiusura col trasferimento dei detenuti a Uta, il Fai, Fondo ambiente italiano, ha organizzato per ieri e oggi visite guidate nell'ex casa circondariale, presa d'assalto già dalla tarda mattinata da centinaia di visitatori.
"Un evento storico e straordinario per la città - ha commentato la presidente del Fai regionale, Maria Antonietta Mongiu - Buoncammino non è solo un luogo che è stato di sofferenza, ma una delle strutture di maggior pregio dal punto di vista architettonico e sorge in uno dei luoghi più panoramici di Cagliari".
Quella di Buoncammino è la tappa cagliaritana delle Giornate Fai di Primavera, la campagna in difesa dei beni culturali giunta all'edizione numero 23. "Oggi dalle 10 alle 20 i visitatori potranno ripercorrere a gruppi, accompagnati dai volontari e ciceroni di ogni età, il percorso dei detenuti, dal loro ingresso all'immatricolazione alla visita medica, in un itinerario fino alle celle oggi deserte che hanno ospitato, tra gli altri, Emilio Lussu", ha spiegato ancora Mongiu.
Al taglio del nastro ieri erano presenti il governatore Francesco Pigliaru, il sindaco Massimo Zedda, il provveditore regionale dell'amministrazione penitenziaria Gianfranco De Gesu, il neo rettore dell'università Maria Del Zompo, alla prima uscita pubblica dopo l'elezione, e Gianfranco Pala, ultimo direttore di Buoncammino e attuale direttore di Uta. "Tutti d'accordo sul fatto che si debba scongiurare il pericolo del degrado e la struttura debba essere aperta e resa fruibile dalla collettività", ha aggiunto Mongiu".
"Questo luogo è rimasto chiuso per oltre cento anni, l'apertura di oggi è straordinaria per tante ragioni - ha commentato Pigliaru - È soprattutto la grande occasione per pensare un progetto che conservi la memoria di quello che è stato ma lo restituisca alla comunità: ed è difficile pensare al futuro senza un ruolo cruciale dell'ateneo, che ha enorme bisogno di spazi per crescere e diventare ancora più importante". E sulla futura destinazione il governatore non ha dubbi. Il confronto, ha spiegato, "non può avvenire tra pochi, dentro stanze chiuse: per questo la Regione vuole favorire un dibattito che dia vita a una progettazione partecipata. Così entro breve inseriremo online una piattaforma web che metta al lavoro l'intelligenza collettiva". Altrettanto chiaro l'ex governatore Cappellacci: "Il bene deve passare nelle mani della Regione e reso fruibile da tutti, non a pochi eletti che già stanno pregustando l'idea di un ufficio con vista panoramica sul capoluogo". "Buoncammino - ha sottolineato l'esponente di Fi - deve portare benefici a una città che deve riscoprire il proprio ruolo da protagonista sullo scenario nazionale ed internazionale".
Gazzetta del Mezzogiorno, 23 marzo 2015
Danneggiate alcune celle degli ospedali riuniti dove vengono portati e rinchiusi i detenuti malati o hanno bisogno di visite specialistiche. La denuncia è di Federico Pelagatti, segretario nazionale del "Sappe", sindacato autonomo di polizia penitenziaria che parla di 3 episodi registrati negli ultimi 15 giorni. "Sarebbero accaduti in questo lasso di tempo" usa il condizionale il sindacalista "almeno tre episodi in cui detenuti affetti da problemi psichiatrici avrebbero devastato le stanze di degenza", che si trovano al quinto piano degli ospedali riuniti, nel "blocco" del pronto soccorso: sono state riaperte da qualche tempo.
"Nel primo caso un detenuto" si legge nella nota del "Sappe" "avrebbe completamente distrutto il muro in cartongesso che divide la prima stanza dal bagno: nel secondo un altro detenuto avrebbe demolito un muro, sempre in cartongesso, della stanza numero 3, facendo emergere lo scheletro del muro costituito da lamine taglienti, molto pericolose sia per l'incolumità dei poliziotti addetti alla vigilanza sia dello stesso detenuto".
Quanto all'ultimo episodio "un detenuto avrebbe utilizzato la rete del letto a mò di ariete contro il muro e il cancello che fortunatamente ha retto l'urto, altrimenti le conseguenze potevano essere anche drammatiche. In questo caso i poliziotti penitenziari addetti alla vigilanza hanno dovuto chiedere l'arrivo di rinforzi".
Alla luce di questi episodi, il segretario nazionale del Sappe chiede al direttore del carcere foggiano, al provveditore regionale del Dipartimento amministrazione penitenziaria ed alla dirigenza degli ospedali riuniti di "porre in essere, ognuno per la propria parte di competenza, tutte le misure necessarie per migliorare la sicurezza del reparto". Quali misure? "Ripristinare i divisori con muri in cemento o mattoni; ancorare i letti al pavimento per evitare che siano usati come arieti per sfondare i muri; sistemare i servizi igienici per evitare che non siano divelti con facilità; sistemare le telecamere dì vigilanza per evitare che i detenuti possano raggiungerle; impiegare un adeguato numero di poliziotti penitenziari per la vigilanza di chi viene scortato nelle celle ospedaliere, soprattutto quando si parla di detenuti con gravi problemi psichiatrici o appartenenti alla criminalità organizzata, questo al fine" conclude la nota del sindacato "di evitare eventi clamorosi e drammatici quali evasioni o aggressioni che metterebbero a repentaglio la vita dei poliziotti penitenziari in servizio, nonché di personale e degenti dell'ospedale".
www.genova24.it, 23 marzo 2015
Parte ufficialmente oggi la 32° edizione di Vivicittà, la manifestazione podistica internazionale organizzata dall'Uisp in 40 città italiane e 20 nel mondo, con la quarta edizione di "Vivicittà Porte Aperte". Si correrà (il via alle ore 15) lungo un percorso da anello, dal cortile interno al perimetro esterno del Carcere di Genova Marassi. Ai nastri di partenza oltre 20 detenuti della casa circondariale ed altrettanti podisti in rappresentanza del tessuto associativo della Lega atletica dell'Uisp genovese.
A correre insieme ai detenuti ci sarà un'atleta d'eccezione, alla sua seconda esperienza con Vivicittà Porte Aperte: Emma Quaglia, sesta ai Mondiali di Maratona di Mosca 2013, argento a squadre agli Europei di Zurigo 2014. Si correrà lungo un tracciato di circa 3 chilometri, percorrendo un circuito che attraverserà le mura dell'Istituto: dall'interno del carcere si uscirà infatti per correre anche lungo piazzale Marassi e via Clavarezza, sotto la Gradinata Nord dello stadio Luigi Ferraris.
Oltre il podismo anche il calcio, infatti nella stessa giornata, si giocherà un torneo di calcio a 7 sul campo interno all'istituto, arbitrato da alcuni detenuti che hanno seguito e superato il corso arbitri organizzato dalla Lega calcio Uisp. La manifestazione è organizzata dal Comitato Uisp di Genova e dalla Direzione della Casa Circondariale di Genova Marassi, con la collaborazione del Corpo di Polizia Penitenziaria, con l'intento di gettare un "ponte" tra l'esterno e l'interno delle mura dove l'Uisp è presente tramite le azioni dell'omonimo progetto, inserito all'interno delle azioni dell'ATS regionale Giustizia.
Dopo Genova, "Vivicittà Porte Aperte" si correrà anche in altre 18 istituti penitenziari e minorili: Aosta, Biella, Brescia, Busto Arsizio (Va), Cagliari, Cassino (Fr), Catanzaro, Civitavecchia, Cremona, Ferrara, Firenze, Milano, Palermo, Parma, Reggio Emilia, Roma, Torino, Voghera (Pv). La 32° edizione di Vivicittà a Genova si svolgerà poi domenica 12 aprile 2015, nella Fascia di Prà e nel Porto commerciale di Voltri Prà: gara di 12 km, non competitiva Radio 19 Run di 4 km e, quest'anno, anche la passeggiata di 2 chilometri Run for Parkinson's. Dettagli e iscrizioni on line sul sito www.vivicittagenova.it.
di Alessandra Gaietto
L'Arena, 23 marzo 2015
Grazie a un progetto quattro detenuti producono un'ampia gamma di prodotti. Tutti acquistabili. Per le prenotazioni basta chiamare la Cooperativa Vita. Intanto scontano la pena. "Una grande soddisfazione professionale"
Per loro il pensiero di andare al lavoro non è la gravosa incombenza del risveglio, ma l'idea capace di dare forza e sostegno anche ai momenti più bui della giornata. Luca, Valerio, Maurizio e Kevin aspettano con trepidazione l'ora di lasciare le loro celle e spostarsi nel forno che è stato allestito qualche anno fa nella sezione maschile del carcere di Montorio, grazie ad un contributo della Fondazione Cariverona.
Hanno seguito un corso di formazione di cinque anni, per un totale di 600 ore tra aula e laboratorio, e oggi sono in grado di produrre pane, pizza, focacce ma anche dolci da fare invidia alle più rinomate pasticcerie. Provare per credere. Come? Acquistando per esempio una delle colombe che i detenuti stanno realizzando in carcere in questo periodo. Si tratta del progetto
"Oltre il forno", nato da un corso di formazione partito nel 2011 e allora organizzato dalle associazioni Microcosmo e La Libellula, e oggi portato avanti dalla cooperativa sociale Vita. Il progetto coinvolge quattro detenuti, due con un contratto a tempo indeterminato (stanno scontando pene molto lunghe) e due a tempo determinato. Ogni giorno producono un'ampia gamma di prodotti da forno, dolci e salati, per cercare di costruirsi un futuro una volta scontata la pena.
In questo periodo le loro colombe possono essere acquistate, oltre che direttamente in carcere, nella sede della cooperativa Vita, in vicolo Torcoletto 18 (una traversa di stradone San Fermo). Si tratta di colombe artigianali, che hanno il profumo del lievito madre e la morbidezza di una lievitazione naturale di 30 ore, fatte con materie prime selezionate.
Sono il frutto di un lavoro artigianale di qualità e raccontano la vita di chi, in carcere, attraverso l'impegno, vuole ripartire nella vita. Ma chi apprezzerà queste colombe deve sapere che è anche possibile ordinare e acquistare il pane, le pizze, le focacce o biscotti artigianali. I detenuti hanno più volte preparato anche buffet per privati o aziende, e il risultato è stato eccellente.
"C'è una grande soddisfazione professionale nel vedere con quanta specializzazione i detenuti lavorano nel forno", spiega il presidente della cooperativa Vita Giorgio Roveggia. "Il prodotto che realizzano è di altissima qualità e ha ottenuto già molti riconoscimenti: senza conservanti, fatto seguendo le ricette del passato, con tutto il tempo e la cura necessaria. Noi restiamo sempre sorpresi e siamo felici nel vedere quanto gli stessi detenuti che lavorano siano poi gelosi della loro ricetta: non vedono l'ora di uscire dalla cella e lavorare, anche perché questo resta il loro principale contatto con la vita.
Ci sono anche tante contraddizioni e intoppi burocratici con cui ci troviamo a scontarci, ma ne vale la pena. Per esempio, essendo il loro un contratto di lavoro regolare, devono avere anche le ferie, che nel loro caso significano dover restare in cella e non poter lavorare. Ma insomma il progetto è una grande risorsa: se è vero che il carcere deve essere riabilitazione, il lavoro ne è lo strumento primo e indispensabile". Per informazioni e prenotazioni di colombe o altro è possibile chiamare la Cooperativa Vita al numero 045.8034931 (dalle 8,30 alle 13 e dalle 14 alle 17) o scrivere a
di Carlo Bertini
La Stampa, 23 marzo 2015
Sarà una "prima" a tutti gli effetti: decine di parlamentari di vari partiti si vedranno questa settimana per provare a stendere un testo trasversale su un tema sensibile come la legalizzazione della cannabis.
Giovedì pomeriggio si terrà alla Camera un "Intergruppo" di ottanta deputati e senatori, un'iniziativa promossa da Benedetto Della Vedova, sottosegretario agli Esteri, con una storia personale di militanza con i Radicali. E sarà fatta una prima ricognizione dei progetti di legge depositati e delle varie posizioni. Finora hanno aderito deputati del Pd, dai renziani Giachetti e Realacci, a Civati e Fassina della sinistra, di M5S, Sel, Psi, Scelta Civica; e anche Antonio Martino, liberale di Forza Italia.
L'idea nasce dopo che la Direzione Nazionale Antimafia, nella relazione del 25 febbraio scorso, ha ammesso che le politiche proibizioniste sono fallite, suggerendo in sostanza una depenalizzazione dei reati connessi all'uso e consumo della cannabis.
A quel punto Della Vedova ha inviato una lettera ai parlamentari. "C'è stato un numero di adesioni al di là delle previsioni e spero in una maggiore partecipazione dei partiti della destra. Contiamo di arrivare ad una proposta di legge trasversale". Se si arriverà ad un testo comune, sarà presentato alle commissioni Giustizia e Affari sociali. Tra i progetti di legge già depositati, alcuni propongono la depenalizzazione dell'autoproduzione e della cessione gratuita, altri l'autorizzazione della produzione e della vendita.
di Angelo Panebianco
Corriere della Sera, 22 marzo 2015
Matteo Renzi ha scelto di seguire gli umori popolari nella vicenda che ha portato alle dimissioni di Lupi da responsabile delle Infrastrutture. In realtà più urgente sarebbe il provvedimento che riguarda l'uso delle intercettazioni. Fra i nomi che circolano sui possibili sostituti di Maurizio Lupi al ministero delle Infrastrutture ci sono anche quelli di due magistrati, Raffaele Cantone, attuale presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione, e di Nicola Gratteri (che Renzi avrebbe voluto alla Giustizia quando nacque il suo governo).
- Giustizia: patto tra Renzi e Pm, il nuovo "Nazareno"
- Giustizia: il garantismo di Renzi come lo yogurt, ha la scadenza
- Giustizia: potremmo fare come in Cina, i corrotti... uccidiamoli
- Giustizia: il Papa; carceri in condizioni spesso indegne, lavorare per una società più giusta
- Giustizia: dal pranzo del Papa con i detenuti spunta un'ipotesi, la richiesta di amnistia










