di Liana Milella
La Repubblica, 24 marzo 2015
La maggioranza rischia oggi alla Camera. Le aperture del M5S. Blitz dei centristi sulle intercettazioni nel testo sulla diffamazione.
Prescrizione, intercettazioni, anti-corruzione. Ncd parte all'attacco per "vendicare" Lupi, a costo di mettere in difficoltà il governo e votare contro la prescrizione lunga. Accadrà oggi, alla Camera, quando Pd e Area popolare (Ncd più Udc) premeranno bottoni diversi su una riforma che il premier Renzi sponsorizza e che vedrà in aula il Guardasigilli Orlando per metterci la faccia. Giusto mentre fa in fumo per prescrizione il processo a Moggi. Certo, gli alfaniani non arrivano alla provocazione che, al Senato, sul ddl anti-corruzione di Grasso, farà il socialista Barani: "la pena di morte, la fucilazione in piazza, i tribunali speciali sempre aperti, esposizione al pubblico ludibrio per corrotti e corruttori".
Però Ncd, su cui incombe il nome storpiato via tweet di M5S (Nuovo Centro Detenuti), non ci sta a passare per l'alleato mogio e arrendevole del governo solo perché è successo a Lupi quello che è successo. Il fondatore del gruppo Alfano fa la voce grossa sulle intercettazioni ("contro la bolla mediatica bisogna accelerare la riforma" dice alla Stampa) e il vice ministro della Giustizia Costa rispolvera il suo ddl capestro sugli ascolti, rimodellato su quello famoso di Alfano quand'era ministro di Berlusconi. Il testo delle microspie per non più di 15 giorni, con il bavaglio ai giornalisti. Alfano punta i piedi, "riforma subito".
I suoi eseguono, intercettazioni dentro la diffamazione. Come dice il superattivo Alessandro Pagano "se il Pd fa gli stralci dai ddl del governo perché non li possiamo fare pure noi?". Non basta, arriva la sorpresa sulla prescrizione sempre con gli emendamenti di Pagano e del tuttora capogruppo De Girolamo, scatenata nel pretendere dai pm tempi stringati nelle indagini, al punto da ipotizzare l'avocazione dell'inchiesta da parte del procuratore generale se non vengono rispettati.
Emendamenti destinati ad arroventare l'aula di Montecitorio e mettere in difficoltà il governo. Perché sulle proposte di Ap confluirà di sicuro Forza Italia. Vediamo che succede. Alla Camera oggi si vota sulla prescrizione. Gli alfaniani sono furibondi perché, come dice Pagano, "il Pd ha rotti i patti". Sulla corruzione l'accordo era che fosse pari al massimo della pena più un quarto, "loro l'hanno raddoppiata". "Due vulnus" lamenta Pagano, notoriamente uomo di Costa, "aver tradito un accordo di governo e la fiducia di cittadini innocenti". E allora? "Se bocciano il nostro emendamento che elimina la stortura, noi votiamo contro tutta la legge".
Detto fatto, la maggioranza si spacca. Per la verità M5S è pronto a mettere a disposizione i suoi voti, "a patto che ci siano tre modifiche" (prescrizione bloccata e raddoppiata, marcia indietro sulla ex Cirielli). Non va meglio al Senato dove domani parte il ddl Grasso. Lui, il presidente, contro chi dice che le leggi già ci sono insiste perché "ogni legge che ci fa fare un passo avanti nel contrasto alla corruzione è necessario, ma nessuno da solo è sufficiente".
Ma gli emendamenti sono ben 220, e si potrebbe non chiudere in settimana. Anche qui gli alfaniani remano piano, come quando il relatore D'Ascola propone che chi patteggia non debba restituire la mazzetta.
di Errico Novi
Il Garantista, 24 marzo 2015
Il caso Lupi ha certificato la supremazia dei pm sul governo. Ora Renzi rischia di dover pagare questa sudditanza anche su un fronte delicatissimo come quello delle intercettazioni. La scena è questa: sulla materia c'è un emendamento dei soliti alfaniani.
Nel tentativo di aggirare le esitazioni del Pd, il capogruppo dell'Ncd in commissione Giustizia, Alessandro Pagano, ha presentato da oltre un mese una modifica al ddl sulla diffamazione che introduce appunto limiti alla pubblicabilità dei brogliacci.
Prima che deflagrasse il caso Lupi, Renzi si era detto d'accordo, persino in Consiglio dei ministri, sulla necessità di tutelare "chi non è indagato". Pagano torna alla carica e dice: "Bisogna accelerare". La cosa buffa che mette ancora più in difficoltà il Capo del governo è che a invocare una regolamentazione degli ascolti è anche la minoranza Pd. Il capogruppo dem a Montecitorio Roberto Speranza ha posto la questione in modo esplicito. Più defilata ma forse anche più "pesante" è la posizione assunta in proposito da Pier Luigi Bersani. È lui ad aver notato subito che con il sistema che ha messo knock out l'ex ministro delle Infrastrutture "chiunque può essere impallinato".
Una riflessione riportata ieri da Francesco Verderami sul Corriere della sera. E a cui lo stesso Bersani ha dato implicitamente seguito nelle ultimissime ore. A chi gli ha chiesto se un avviso di garanzia comporti un "obbligo" di dimettersi, l'ex segretario del Pd ha risposto che "se uno fa il camionista tutta la vita una volta prende una multa, è inevitabile, e se uno fa il sindaco per vent'anni, un abuso d'ufficio senza danno patrimoniale può succedere".
Non si può dare spazio all'automatismo tra inchieste, notizie di stampa e dimissioni dell'interessato, perché si rischia di subordinare la politica a inchieste e gossip giudiziari, dice in sostanza Bersani. Che ricorda anche come sia necessario "cambiare le leggi, senza illudersi che possa arrivare lo sceriffo per risolvere tutto". Il riferimento è all'eventualità che il ministero delle Infrastrutture sia assegnato a un pm.
Se Bersani e Speranza lanciano segnali per spingere il loro partito a intervenire sulle intercettazioni, il responsabile Giustizia del partito, David Ermini, renziano, dice che di intercettazioni non se ne parlerà prima di maggio. Il sopracitato Alessandro Pagano dell'Ncd gli controbatte: "Sull'abuso mediatico delle intercettazioni serve presto una riforma: lo dice Bersani, lo dice Speranza, lo ha detto pochi giorni fa Serracchiani, lo dice da sempre il Nuovo centrodestra. All' appello però manca Renzi". Guarda un po'. "Se è vero quanto sostiene il suo responsabile Giustizia Ermini", dice Pagano, "e cioè che il provvedimento arriverà in aula solo a ridosso dell'estate, allora si vuole diluire il problema: Renzi batta un colpo".
Glielo dice pure una primissima linea centrista come Maurizio Sacconi: "Il caso Lupi ha messo in evidenza l'abuso mediatico delle intercettazioni, questo è un nodo politico perché riguarda la stabilità delle istituzioni". Oltre alle nuove regole proposte da Pagano per rendere "impermeabile" l'udienza-filtro, Sacconi chiede di riproporre quella che era l'idea iniziale dello stesso guardasigilli Orlando: un'autoregolamentazione della stampa. "Faccio appello a Renzi affinché solleciti il garante della privacy ad adottare autonomamente il codice etico che il Consiglio dell'Ordine dei giornalisti ha rifiutato di rinnovare, includendo l'abuso di pubblicazione delle intercettazioni". Chiusura con una velenosissima avvertenza per Renzi: "Non ha futuro quella politica che si annichilisce di fronte alla gogna mediatico-giudiziaria: peraltro, oggi a me domani a te". Anche se con la richiesta di proscioglimento presentata per suo padre Tiziano, ora forse Matteo Renzi si sentirà più tranquillo.
di Sergio Erede e Alessandro Musella (Avvocati)
La Repubblica, 24 marzo 2015
La lotta alla corruzione è più che mai una priorità per l'Italia. Non soltanto per l'emergere dell'ennesimo nuovo filone di indagini, ma soprattutto perché la riduzione del fenomeno corruttivo è essenziale per sostenere i segnali positivi di ripresa economica (Roubini nell'intervista a Repubblica del 15 marzo). Quest'ultima si consolida solamente con un aumento significativo degli investimenti e al momento in Europa manca una propensione agli investimenti del capitale privato sufficiente a sostenere, da sola, la ripresa.
Ci vogliono dunque nuovi e significativi investimenti pubblici (Mariana Mazzucato su Repubblica del 16 marzo), i quali però sono di dubbia efficacia in presenza di elevati livelli di corruzione (Centro Studi Confindustria, dicembre 2014). Per consolidare la ripresa economica è quindi necessario quello che Roubini ha efficacemente chiamato un "attacco frontale" alla corruzione. Questa offensiva è peraltro necessaria anche per combattere le mafie e la criminalità organizzata (Procuratore antimafia Scarpinato). Per questi obiettivi servono senza dubbio le nuove norme penali che ci raccomandano da tempo le principali organizzazioni internazionali (Onu, Consiglio d'Europa e Ocse) e delle quali tanto si parla e poco si è realizzato.
Occorre il coraggio di adottare, in un colpo solo, tutte le regole che - anche a livello internazionale - sono considerate indispensabili, con riguardo almeno ai seguenti punti: 1) estensione della durata e interruzione/sospensione della prescrizione; 2) pene e sanzioni economiche efficaci e dissuasive (inclusa l'estensione ai reati di corruzione delle misure di sequestro/confisca previste dal Codice Antimafia); 3) reintroduzione del falso in bilancio; 4) non-punibilità per chi si auto-denuncia e collabora con la giustizia; 5) procedibilità d'ufficio per la "corruzione tra privati"; 6) estensione dell'ambito di ammissibilità delle intercettazioni per i reati contro la pubblica amministrazione.
Il ddl Grasso in parte andava in queste direzioni, ma nel suo lungo e ancora incompiuto iter parlamentare è stato progressivamente svuotato e gravemente indebolito. Ma ancor più urgentemente serve un piano governativo di azioni concrete che, in tempi brevi, riduca il "prelievo" di 60 miliardi l'anno gravante sul nostro Pil a causa della corruzione (stime Commissione europea e Corte dei Conti).
È quasi superfluo sottolineare l'effetto positivo che tale piano potrebbe avere sulla fiducia degli investitori esteri, inducendoli a considerare nuovi investimenti in Italia, anche in associazione con investimenti pubblici. Un piano governativo anticorruzione si può fare subito, perché non richiede un iter parlamentare, se non in misura limitata. Il piano può essere insomma la vera cartina di tornasole della effettiva volontà del Paese di segnare rapidamente una svolta decisiva contro la corruzione.
Oggi in Italia esiste un "piano anticorruzione" emanato dall'Anac (l'Autorità per la prevenzione della corruzione nella pubblica amministrazione, presieduta dal Dott. Cantone): si tratta di uno strumento importante, che però è focalizzato sulla prevenzione, è limitato al settore delle pubbliche amministrazioni (anche se - come anticipato da Repubblica il 23 marzo - verrà esteso alle società a partecipazione pubblica) e richiede tempi lunghi per dare risultati tangibili. La lotta alla corruzione impone azioni concrete a 360 gradi, anche in tema di repressione, prevenzione verso le imprese private, riorganizzazione amministrativa e comunicazione.
Per tutto ciò serve quindi un piano di azioni più ampio, che vada oltre le ristrette competenze dell'Anac e che provenga direttamente dal Governo. Un buon esempio pratico cui ispirarsi è il piano anticorruzione recentemente adottato dal governo inglese, che consta di 66 azioni specifiche, tutte ispirate alla best practice internazionale e articolate sulle aree fondamentali di contrasto alla corruzione.
Ciò che colpisce molto positivamente di questo piano è la sua concretezza e la ferma volontà, che esprime in modo convincente, di combattere la corruzione attraverso l'assunzione di un impegno incondizionato proveniente direttamente dal governo. Nessun governo italiano ha mai fatto nulla di paragonabile, ma un piano di questo tipo potrebbe davvero segnare una svolta di grande impatto.
Un piano anticorruzione italiano, sulla base dell'esempio inglese, dovrebbe agire almeno sulle seguenti aree:
1) Scoperta e repressione: potenziamento dell'attività di "intelligence", mediante creazione anche in Italia di un'unità investigativa dedicata all'anticorruzione e al sequestro/confisca dei patrimoni di corrotti e corruttori; impiego di banche dati e dei sistemi informatici di fraud detection ormai disponibili sul mercato (sistemi in grado di scoprire "Red Flags" di possibili condotte illecite su cui investigare); impiego di agenti infiltrati; rafforzamento del whistleblowing, mediante un ufficio pubblico dedicato a raccogliere le denunce di corruzione anche via internet (come l'Office of Whistleblower degli Stati Uniti), che garantisca ai denuncianti protezione, anonimato e una ricompensa economica commisurata al beneficio ottenuto dallo Stato.
2) Prevenzione: ulteriori azioni per dare concretezza ed effettività al piano di prevenzione varato dall'Anac (in particolare favorendo l'implementazione effettiva e rapida dei principali presidi previsti da tale piano, in tema di nomina dei responsabili della prevenzione, trasparenza, "Whistleblowing" e formazione); azioni specifiche di prevenzione per singoli settori "a rischio", come "grandi opere", sanità, previdenza, fisco, giustizia, ecc., prendendo a base i vari studi che già esistono.
3) Collaborazione delle imprese: incentivare le imprese private ad adottare programmi di compliance anticorruzione e ad aderire a "iniziative collettive" contro la corruzione, per esempio condizionando all'adozione di tali misure l'accesso ad appalti, concessioni e finanziamenti pubblici; i programmi anticorruzione sono volti a prevenire e, in ogni caso, a scoprire tempestivamente e neutralizzare eventuali condotte corruttive di esponenti di un'impresa. A livello internazionale tutte le maggiori imprese adottano e attuano seriamente questi programmi ed esistono ormai numerose guide emesse dalle maggiori organizzazioni (Onu, Ocse, Icc, World Bank, Transparency, ecc.) che spiegano come i programmi devono essere strutturati, attuati e anche monitorati per verificarne la serietà; le "iniziative collettive" consistono in un patto tra un gruppo di imprese con cui ciascuna di esse si impegna ad astenersi da qualsiasi pratica corruttiva e accetta di subire sanzioni in caso di violazione di questo obbligo; la diffusione delle "iniziative collettive", insieme con l'adozione dei programmi di compliance anticorruzione, può ridurre in modo drastico le dimensioni del fenomeno corruttivo, poiché riduce la platea delle imprese inclini alla corruzione e le emargina dal mercato.
4) Riorganizzazione amministrativa: rafforzare il sistema dei controlli (troppo depotenziato fin dalla riforma del 1994); ridurre i tempi dei procedimenti decisionali delle amministrazioni; ampliare gli istituti di interlocuzione dell'amministrazione con i privati, rendendo più trasparente ogni rapporto; razionalizzare e ridurre i centri decisionali, in modo particolare nei settori più a rischio di corruzione.
5) Comunicazione: campagna di informazione e sensibilizzazione, per segnare una svolta culturale nel Paese e per incentivare l'adesione dei cittadini e delle imprese alle azioni previste dal piano; sradicare dalla cultura italiana la indulgenza e auto-indulgenza verso la corruzione che sono tra le cause della situazione attuale; stimolare il ricorso dei cittadini al whistleblowing, facendo comprendere che la corruzione non va tollerata, ma anzi va denunciata a tutti i livelli.
Insomma, è giunto il momento di uscire dagli equivoci. Non è più credibile dire di voler combattere la corruzione e limitarsi a varare nuove norme penali a macchia di leopardo, che nascono già deboli a causa dei compromessi politici che le precedono. Le norme che ancora servono vanno tutte adottate, senza limitazioni e in tempi rapidi.
Ma ancor più rapidamente, deve essere varato un piano di azioni concrete contro la corruzione, un piano su cui il Governo deve "mettere la faccia" per dare un messaggio inequivocabile di svolta. Un tale piano può essere decisivo non solo perché capace di produrre effetti di prevenzione e dissuasivi in tempi molto più brevi delle norme penali, ma anche e, soprattutto, perché in grado di produrre un impatto immediato sull'opinione degli investitori e della comunità internazionali e sulla loro propensione a investire nel nostro paese, così sostenendone la ripresa economica.
di Nicoletta Picchio
Il Sole 24 Ore, 24 marzo 2015
Le industrie investono per garantire la compatibilità ambientale delle proprie produzioni e per sviluppare nuovi prodotti e tecnologie nella green economy. Un esempio è la chimica: "Negli ultimi 20 anni ha ridotto le emissioni di gas serra del 68% e quelle in atmosfera del 98%. Sforzi analoghi stanno compiendo anche altri settori a maggior rischio ambientale". Marcella Panucci, direttore generale di Confindustria, ha citato questi dati per "smentire tutti coloro che hanno scritto o detto che ci opponiamo all'approvazione della riforma dei reati ambientali".
Però la norma, approvata al Senato ed ora alla Camera, presenta "elementi di criticità", denunciati più volte e che ieri la Panucci ha ribadito, parlando al convegno "Delitti contro l'ambiente, prospettive di una riforma attesa", organizzato dalla Commissione parlamentare d'inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, presenti il presidente del Senato, Pietro Grasso, i ministri della Giustizia e Ambiente, Andrea Orlando e Gian Luca Galletti.
È sul ravvedimento che si è concentrata la Panucci: "Non prevede sorprendentemente alcuna distinzione tra dolo e colpa, il che significa che il reato commesso dalle ecomafie e quello derivante da un incidente non voluto prevedono la stessa tipologia e riduzione di pena". Altro aspetto, il fatto che il ravvedimento sia ammissibile soltanto se le bonifiche vengono realizzate entro l'inizio del dibattimento di primo grado: una condizione "irrealistica", secondo il direttore generale di Confindustria, anche considerando la possibilità di sospensione di tre anni, perché i tempi dei procedimenti amministrativi di bonifica sono più lunghi. Inoltre il ravvedimento operoso non esclude sequestri e misure interdittive che potrebbero rappresentare un ostacolo ad un tempestivo risanamento, poiché non contempla la non punibilità in caso di inquinamento colposo.
C'è anche un altro tema su cui Marcella Panucci si è soffermata: le legge "criminalizza l'uso dell'air gun, tecnologia universalmente utilizzata per la ricerca scientifica e i rilievi dei giacimenti nel sottosuolo marino". La norma, ha detto potrebbe determinare la chiusura di attività upstream a mare per oltre 10 miliardi e tagliare filoni di ricerca. "Se la Camera non apporterà modifiche un provvedimento di alto valore etico e sociale rischia di produrre effetti punitivi non voluti da nessuno che finiranno per scoraggiare nuovi investimenti", ha concluso la Panucci.
Per il ministro dell'Ambiente, Gian Luca Galletti, il provvedimento sugli eco-reati va approvato subito, senza modifiche, ma qualche apertura c'è stata: "i provvedimenti possono essere modificati in futuro", ha aggiunto, riferendosi in particolare alla norma sull'air gun. "È sbagliata - ha detto - e va modificata nel più breve tempo possibile tenendo conto delle direttive internazionali ed europee". Anche dal ministro Andrea Orlando è arrivato l'auspicio ad una rapida approvazione: "È una legge che mette in discussione tutto il sistema, è ineludibile l'urgenza dell'inserimento dei delitti ambientali nel Codice penale", pur aggiungendo che "la legge potrà essere oggetto di modifiche in futuro". Sulla stessa linea il presidente del Senato, Pietro Grasso: "Sono molte le novità, direi rivoluzionarie che mi auguro verranno confermate senza cambiare una virgola", ha detto aprendo il convegno, auspicando che ci si muova in parallelo su tutti i fronti, dal ddl anticorruzione al codice degli appalti.
di Gabriele Terranova (Componente Direttivo Osservatorio Carcere dell'Ucpi)
Il Garantista, 24 marzo 2015
Il percorso normativo finalizzato al superamento ed alla chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari culminato nella 1. 81/2014, di conversione del d.l. n. 52/2014, rappresenta un passaggio storico di fondamentale importanza nella gestione delle problematiche sanitarie e sociali correlate al disagio mentale.
Si stabilisce che la magistratura disponga, per gli infermi ed i seminfermi di mente, anche in via provvisoria, l'applicazione di misure di sicurezza diverse dal ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario o in casa di cura e custodia, salvo quando sono acquisiti elementi dai quali risulta che ogni misura diversa non è idonea ad assicurare cure adeguate e a fare fronte alla loro pericolosità sociale.
Alle Regioni, e segnatamente ai Dipartimenti e Servizi di Salute Mentale, si è demandato il compito di predisporre, d'intesa con le Direzioni degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, per ciascun internato, un programma di trattamento individuale incentrato su percorsi terapeutico - riabilitativi di dimissione, con l'obbligo di documentare in modo puntuale, per i pazienti per i quali sia stata accertata la persistente pericolosità sociale, le ragioni poste a fondamento dell'eccezionalità e della transitorietà del prosieguo del ricovero.
Si è avvertita anche l'esigenza di sancire mediante formale statuizione normativa un principio che avrebbe dovuto essere ovvio, e cioè che nessuno può essere ritenuto socialmente pericoloso ed internato sol perché il sistema sanitario nazionale non gli garantisce le cure di cui avrebbe bisogno per continuare a vivere in società: un riconoscimento della diffusa consapevolezza che buona parte della popolazione degli Opg avrebbe potuto condurre esistenze più dignitose, senza sacrificio per la sicurezza pubblica, se assistita da un'adeguata rete di supporto.
Si decreta inoltre finalmente la fine dell'incresciosa prassi degli ergastoli bianchi, ossia delle proroghe reiterate all'infinito del giudizio di pericolosità sociale e dell'internamento, stabilendo che nessun malato di mente possa essere internato per un periodo più lungo della pena massima che gli sarebbe toccata se fosse stato sano e quindi responsabile del reato commesso.
L'ispirazione di fondo è dunque quella che, all'abbandono del modello manicomiale rappresentato dalle attuali strutture di internamento (tristemente documentato qualche anno fa dalla Commissione Marino), debba corrispondere, salvo casi eccezionali, l'attivazione di forme di assistenza, demandate alle ordinarie strutture di salute mentale, per la cura dei malati in regime di libertà. La prevista istituzione delle Rems (Residenze per l'Esecuzione delle Misure di Sicurezza), strutture sanitarie e non penitenziarie, di piccole dimensioni (con un massimo di 20 pazienti), distribuite sul territorio delle Regioni e destinate ad ospitare i malati non dimissibili, fra quelli oggi destinati agli Opg, dovrebbe assolvere ad una funzione residuale, correlata all'eccezionalità ed alla tendenziale transitorietà della prosecuzione degli internamenti. Propositi non solo encomiabili ma doverosi, se si considera che la Costituzione riconosce a tutti, malati di mente compresi, il diritto alla salute ed a godere di idonee cure.
A chi pensasse che si tratti di ambizioni idealiste è sufficiente fare osservare che già nella prima relazione trimestrale (diffusa nello scorso mese di settembre) dell'Organismo di Coordinamento del processo di superamento degli Opg, appositamente istituito per vigilare sull'attuazione di questa normativa, risulta che, degli 846 pazienti all'epoca ancora internati (il numero è oggi sceso, secondo gli ultimi dati, a 761), più della metà (425), stando ai programmi di trattamento individuale predisposti, sono giudicati dimissibili e si tratta di una stima che lo stesso Organismo pare considerare ancora piuttosto prudenziale e comunque suscettibile di essere sensibilmente rivista verso il basso in tempi non particolarmente lunghi secondo le stesse motivazioni addotte a sostegno della persistente pericolosità dei non dimissibili.
E la dimostrazione che puntare sull'assistenza territoriale non solo è possibile, ma rappresenta anche la scelta più razionale per la gestione della materia, ed al contempo che è bastato un monitoraggio individualizzato delle esigenze dei malati e delle cure esperibili in contesti non detentivi per constatare che il numero di coloro che presentano effettive esigenze di internamento rappresenta meno di un terzo di quello che, solo pochi anni fa, raggiungeva la popolazione degli Opg (nel 2010 gli internati erano circa 1.450).
Bene ha fatto dunque il Governo, nonostante le plurime sollecitazioni di segno contrario, a rifiutare l'ennesima proroga ed a ribadire il termine ultimo del 31 marzo 2015 per la chiusura degli Opg. Certamente molti sono i ritardi e le criticità che ancora si registrano a pochi giorni dalla scadenza del termine. Le dimissioni e le prese in carico da parte dei Dipartimenti di Salute Mentale procedono ancora troppo a rilento e soprattutto continuano a ritmo preoccupante i nuovi internamenti (circa uno al giorno), segno che la Magistratura, da cui questi dipendono, complice il coordinamento ancora insufficiente con i servizi sanitari, continua a privilegiare, nonostante le contrarie indicazioni normative, le misure di sicurezza detentive.
Le Rems non sono ancora pronte ed in molte regioni non sono state ancora neppure definitivamente individuate le strutture destinate ad ospitarle, ciò che imporrà di adottare soluzioni provvisorie foriere di ulteriori problematiche organizzative e prefigura una preoccupante fase di transizione verso il nuovo regime. Si segnalano infine anche soluzioni gattopardesche, come quella della Regione Lombardia, che ha annunciato di voler trasformare in Rems l'Opg di Castiglione delle Stiviere (dove tuttora risulta attuata perfino la contenzione fisica dei pazienti, da tempo invece abbandonata in altri Istituti), con l'inevitabile timore che l'operazione si traduca in un semplice cambio di etichetta.
L'Osservatorio Carcere dell'Unione delle Camere Penale Italiane, che ha attivamente condiviso fin dall'inizio la campagna per il superamento degli Opg e che, nei mesi passati, li ha visitati tutti, segnalandone le criticità e le problematiche, non può che trarne rinnovate motivazioni per aderire all'appello oggi lanciato da ampi settori della cultura e dell'associazionismo affinché, senza colpi di coda e senza indugio, si proceda celermente e congruamente al completamento del percorso di riforma avviato, si acceleri il processo di dimissione dei malati internati e la loro presa in carico da parte dei Dsm, rafforzando il coordinamento fra la Magistratura e le strutture sanitarie affinché si riducano drasticamente i nuovi internamenti, si completino rapidamente le Rems, nel rigoroso rispetto dello spirito della legge, che vuole trattarsi di strutture connotate da esclusive finalità di cura, garantendo al contempo analoghe caratteristiche, per quanto possibile, anche alle strutture destinate ad accogliere gli internati in via transitoria e procedendo al commissariamento (già previsto dalla legge) per sopperire all'inerzia delle regioni inadempienti.
L'Osservatorio Carcere ha visitato, lo scorso 16 marzo, l'Opg di Montelupo Fiorentino, dove ha trovato un'assoluta mancanza d'informazione sulla dismissione.
A quindici giorni dalla stabilita chiusura, nulla lo lasciava intendere. Nuovi ingressi; attività programmata anche per i mesi successivi; alcuna notizia sulle Rems; si stavano ultimando i lavori di ristrutturazione con i ritocchi ad una complessa opera che aveva finalmente consentito alla struttura - definita vergognosa in passato - di assumere un aspetto quanto meno dignitoso; si stava attendendo il collaudo dell'impianto di aerazione delle stanze, da poco ultimato. Segnali questi che potrebbero fare intendere che la chiusura non è affatto vicina. L'Osservatorio vigilerà e, intanto, ha già programmato, dopo la scadenza del 31 marzo, una campagna di monitoraggio sulle Rems, con visite nelle strutture, secondo la propria consolidata consuetudine riguardante gli Istituti di detenzione.
Va espresso infine un doveroso invito al Legislatore, affinché il percorso di riforma sia completato attraverso l'organica revisione della disciplina codicistica dell'imputabilità e delle misure di sicurezza personali, il cui assetto - è fin troppo ovvio - non è più in linea con il sistema delineato.
Anche questo, nonostante le immaginabili difficoltà insite nel nuovo percorso parlamentare, appare un imperativo imposto non solo da esigenze di coerenza sistematica, ma anche dalla necessità di dare più coerente impulso all'adozione di prassi giudiziarie conformi allo spirito della riforma.
Adnkronos, 24 marzo 2015
Non tutte Regioni pronte e ci saranno criticità da affrontare, si lavora per dare linea univoca. Manca una settimana alla scadenza dell'ultima proroga concessa per organizzare il "dopo-Opg" in tutta Italia. Ogni Regione ha fatto il punto. Non tutte sono pronte e si profilano alcune criticità che andranno affrontate.
Ci sono realtà in cui le cosiddette Rems (Residenze per l'esecuzione della misura di sicurezza sanitaria), che dovrebbero entrare in gioco con la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari, non ci sono o non saranno subito pronte (per esempio Piemonte e Veneto); Regioni con un piano B da mettere in campo in attesa di riuscire a dar corso all'assetto definitivo; Opg come quello di Castiglione delle Stiviere (Mantova) che ospitano parecchi pazienti da Regioni che hanno già fatto presente la difficoltà a prenderli in carico.
E c'è un altro nodo: cosa succederà dall'1 aprile, a Opg chiusi, quando un magistrato di una Regione indietro sui piani deciderà per l'invio di un paziente in Rems? Temi caldi che il Tavolo di coordinamento istituito al ministero della Salute e presieduto dal sottosegretario Vito De Filippo ha intenzione di affrontare durante una riunione prevista mercoledì 25 marzo. Occasione in cui, a quanto si apprende, con un quadro completo del puzzle italiano sotto mano si lavorerà per dare un indirizzo univoco per gestire questa fase transitoria e per affrontare le sbavature emerse in questi giorni.
Un esempio delle difficoltà che si dovranno affrontare si può evincere dalla situazione della Lombardia. Questa Regione accoglierà nelle sue Rems i pazienti della Liguria (che, non riuscendo a organizzarsi entro i termini, attiverà una convenzione per inviarle i suoi malati fino al 2016) e della Valle d'Aosta, e sarebbe pronta con un piano provvisorio che prevede la realizzazione all'interno dell'attuale Opg di Castiglione - unica realtà già a completa gestione sanitaria - di tutte e 8 le Rems pianificate per un totale di 160 pazienti.
La delibera con cui si definiscono anche le risorse di personale in più da attribuire all'azienda ospedaliera cui fa capo Castiglione è attesa nella prossima seduta di Giunta, mentre i fondi assegnati da Roma per il progetto lombardo - 32 milioni di euro - non sono ancora arrivati. Ma c'è un dato che complica la situazione. La struttura ospita in questo momento circa un centinaio di pazienti in più provenienti da altre Regioni.
Da un lato circa 50 donne da tutta Italia e dall'altro in particolare una quarantina di pazienti del Piemonte, Regione che ha già ammesso l'impossibilità a riprenderli in carico nell'immediato. Nel 2014 sono state 110 dimissioni dall'Opg ma ci sono anche nuove ammissioni, mediamente ogni mese 5 nuovi ingressi (a fronte di 9 dimissioni). Nel frattempo sono già stati predisposti gli interventi di ristrutturazione minimi per riconvertire l'Opg nelle 8 Rems provvisorie da 20 posti letto, ma queste potrebbero essere attivate se si raggiunge la quota di 160 malati da ospitare. Nei prossimi mesi dunque si attenderà che gradualmente il numero di pazienti scenda. La Lombardia intanto ha scritto al ministero della Salute, informandolo della situazione e delle problematiche che allungano oggettivamente i tempi per l'avvio della nuova era.
Legnini (Csm): chiusura Opg è sfida per il Paese
"La chiusura degli Opg (Ospedali psichiatrici giudiziari) è una grande sfida per il 'sistema Paesè e chiama in causa un nuovo modello di magistratura di sorveglianza, che dovrà comunicare e confrontarsi con molteplici professioni".
Lo ha detto il vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, Giovanni Legnini, in chiusura del convegno "Oltre gli Opg: prospettive e sfide di un incerto futuro prossimo", che si è tenuto nei giorni scorsi a Palazzo d'Accursio a Bologna. L'incontro, organizzato da Area e patrocinato dalla giunta distrettuale dell'Associazione nazionale magistrati, dal Comune di Bologna e dalla Regione Emilia-Romagna, ha riunito tutti i direttori degli Ospedali psichiatrici giudiziari d'Italia, che verranno chiusi entro il 31 marzo, in attuazione della legge 81/2014.
"La magistratura - ha proseguito il numero due di Palazzo dei Marescialli - dovrà dare risposte tempestive e impegnarsi a fronteggiare situazioni di difficoltà, evitando il rischio di disarticolarsi "da questo collegamento tra diverse professioni, visto che, salvo casi di conclamata pericolosità sociale dell'individuo, dovrà adottare misure alternative rispetto agli ospedali psichiatrici giudiziari. "Il primo aprile - ha concluso - sarà l'avvio di un nuovo percorso, non la fine. Serve anche una valida formazione per prepararsi a questa sfida, a partire dalla Scuola superiore della magistratura. Sarà l'esperienza a dirci se prevarranno i rischi o i successi".
Ucpi: rispettare tempi e modi chiusura Opg
C'è assoluta "assenza d'informazione rispetto alla chiusura degli Ospedali psichiatrici giudiziari, prevista per il prossimo 31 marzo". A denunciarlo sono l'Unione camere penali italiane e l'Osservatorio carcere Ucpi, secondo cui "mancano solo otto giorni e molte Regioni non hanno ancora individuato o attrezzato le Residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza (Rems) e non è stata rivalutata la pericolosità sociale degli internati, al fine di determinare la loro futura destinazione".
Lo scorso 16 marzo l'Osservatorio carcere dell'Unione camere penali ha visitato l'Opg di Montelupo Fiorentino, dove "nulla faceva intendere - sottolinea una nota - che si era a pochi giorni dalla chiusura. Nuovi ingressi, attività programmate anche per i mesi successivi, lavori di ristrutturazione in via di ultimazione, prossimo collaudo dell'impianto di aerazione delle stanze, da poco completato". "Le recenti dichiarazioni del governo - raccomandano i penalisti - vengano rispettate. Vengano commissariate le Asl inadempienti e punita la responsabilità di coloro che non hanno reso possibile nei tempi programmati, nonostante i numerosi rinvii, l'applicazione concreta della riforma".
Stop Opg: continua digiuno protesta, 31 marzo sarà data storica
"Il 31 marzo prossimo, quando chiuderanno definitivamente gli Ospedali psichiatrici giudiziari, sarà una scadenza storica". Così Stefano Cecconi responsabile Welfare della Cgil e portavoce di Stop Opg all'Adnkronos, sottolineando che si andrà avanti fino a fine marzo con il digiuno organizzato dal Comitato di cui fa parte e che riunisce diverse sigle (da Antigone a Ristretti Orizzonti, da Cgil al Forum Salute Mentale) perché non ci siano più proroghe al superamento dell'Opg.
"Altrimenti, prendiamo in giro gli italiani e gli internati che meritano una condizione migliore di cura", specifica Cecconi. Al posto dei sei Opg (Reggio Emilia, Castiglione delle Stiviere, Montelupo Fiorentino, Aversa, Napoli e Barcellona Pozzo di Gotto) l'alternativa saranno piccoli ospedali regionali con 20 posti letto, ovvero le Residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza (Rems). Il rischio, secondo Cecconi, è che le Rems si trasformino in mini-Opg che puntino più alla detenzione che alla cura. "Meno persone stanno nelle Rems, più ci avviciniamo alla riforma Basaglia. Al contrario sarebbe solo un ritorno della logica manicomiale".
Le Regioni dovrebbero rispondere anche con strutture alternative come comunità o ambulatori territoriali che possano accogliere i circa 476 internati dichiarati dimissibili. Ma nella corsa frenetica per mettersi in regola, la situazione in questa fase transitoria non è facile.
Alcune Regioni, come "Veneto e Piemonte e alcune regioni del Centrosud" non sono pronte per l'accoglienza degli internati con strutture adeguate, afferma il sindacalista. Che sostiene: "Il governo in questi casi deve provvedere e commissariare così come previsto dalla legge".
E aggiunge: "È assurdo che non ci sia una risposta per poche centinaia di persone che hanno diritto ad essere curate e non maltrattate come accade all'interno degli Opg, perché non sono mai stati luoghi adatti alla cura".
Assurdo, secondo Cecconi, che secondo dati recenti è emerso "un dato clamoroso, ovvero che su 826 internati 476 potevano essere dimessi. Se sono stati invece là dentro per anni è perché non è stata resa obbligatoria la presentazione di progetti di cura individuali: un diritto di tutti i cittadini". Le risorse messe a disposizione per il superamento degli Opg non sono poche. "55 milioni all'anno che vanno alle Regioni solo per l'assunzione di personale e 180 milioni per la ristrutturazione di strutture", ricorda il portavoce del Comitato Stop Opg.
Soldi che piuttosto che essere investiti in mini-Opg ("la risposta manicomiale", dice) potrebbero essere impiegati in strutture sociali e sanitarie utili per gli internati, per il loro reinserimento lavorativo, ma anche per tutti i cittadini". "C'è sicuramente un dovere di sicurezza e responsabilità che vanno mantenute", sottolinea Cecconi riguardo al superamento degli attuali Opg. Ma serve un sistema diverso "che metta in equilibrio la responsabilità delle persone che commettono il reato, il dovere di espiare una pena con il diritto alla salute e alla cura".
Public Policy, 24 marzo 2015
"Appare non veritiera la notizia, che i media stanno diffondendo, circa la prossima chiusura degli Opg. Le strutture che dal 1° aprile dovrebbero sostituirli, le Residenze per l'esecuzione della misura di sicurezza sanitaria (Rems) non sono ancora pronte e resta un quadro piuttosto fumoso rispetto alle modalità con cui le Regioni intendano procedere".
Lo spiegano i deputati Eleonora Bechis e Tancredi Turco (Alternativa Libera, ex M5s) che oggi hanno tenuto una conferenza stampa a Montecitorio insieme ad ex deputati e militanti dei Radicali (era presente il segretario Rita Bernardini) in merito agli Ospedali psichiatrici giudiziari (Opg). "Serve una soluzione rapida e definitiva.
Negli ultimi anni a fronte dell'emanazione di decreti e leggi, e dopo aver proceduto di proroga in proroga, gli Opg restano ancora operativi. Ed anche la data del 31 marzo non potrà vedere, come pure prescritto, il loro superamento. Si profila - aggiungono i deputati - la possibilità che, in attesa delle Rems che alcune Regioni addirittura non hanno ancora previsto, si trasferiscano temporaneamente gli internati in strutture private accreditate". Secondo i dati forniti durante la conferenza stampa, sono 732 gli internati negli Opg (656 uomini e 76 donne) e 67 i detenuti (tutti uomini). Il più popolato è quello di Castiglione delle Stiviere (Mantova) con 161 uomini e 66 donne.
di Diletta Della Rocca
www.laveracronaca.com, 24 marzo 2015
"I matti sono punti di domanda senza frase, migliaia di astronavi che non tornano alla base. Sono dei pupazzi stesi ad asciugare al sole, i matti sono apostoli di un Dio che non li vuole". "Ti regalerò una rosa" è la canzone scritta da Simone Cristicchi, vincitrice del Festival di Sanremo nel 2007, che affronta il tema dei malati mentali e della loro solitudine. Ci serviamo di queste parole per fare un viaggio virtuale nella burocrazia del sistema penitenziario italiano e parlare, per quel che si può, del delicato tema che riguarda gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari.
L' articolo 32 della Costituzione Italiana è chiaro "La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana". Cosa sono gli Ospedali Psichiatrici giudiziari (leggi: Ospedali psichiatrici giudiziari: storia dei nuovi manicomi)?
Gli Opg a seguito della riforma penitenziaria (legge 25 luglio 1975 n° 354) hanno rimpiazzato i "manicomi giudiziari" e da aprile 2015 saranno sostituiti della Rems, strutture residenziali sanitarie gestite dalla sanità territoriale in collaborazione con il Ministero della Giustizia. Queste residenze, serviranno a garantire l'esecuzione della misura di sicurezza, meglio conosciuta come detenzione, unita a veri e propri percorsi di recupero e terapeutici per i soggetti a cui è applicata la misura alternativa al ricovero in Opg o nelle case di cura. Il problema però è che proprio queste strutture non sarebbero in grado di accogliere i più dei 700 internati negli Opg.
Gli Opg in Italia
In Italia, sono sei gli ospedali giudiziari: Barcellona Pozzo di Gotto, Aversa, Napoli, Montelupo Fiorentino, Reggio Emilia, Castiglione delle Stiviere, che dal 1 aprile 2015 dopo anni di rinvii, come fissato dalla legge 81/2014 dovranno essere chiusi. In queste strutture sono 1400 i malati ospitati di cui 446 dichiarati dimissibili e 160 realmente passati a carico delle rispettive Asl. Queste strutture dovevano essere chiuse già nel lontano 2008, quando un decreto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri prevedeva il cosiddetto piano di superamento degli opg.
In parole povere, un trasferimento della sanità penitenziaria dal ministro della Giustizia a quello della salute, aumentando e potenziando i percorsi alternativi, riabilitativi e di salute per i pazienti malati, ma così non è stato. Tante le inchieste che ne sono venute fuori. In particolare dal 2010 quando la commissione parlamentare d'inchiesta presieduta dall'attuale Sindaco di Roma Ignazio Marino, entrò per la prima volta in questi manicomi.
Condizioni simili a quelle delle carceri italiane: stanze con quattro internati invece di due, letti sporchi, bagni impossibili da usare e pessime condizioni igieniche dei detenuti.
Chiusura degli Opg e le nuove strutture: le Rems
Il 30 marzo 2013, dovevano essere definitivamente chiusi, ma qualcosa non è andato nel verso giusto e il governo ha pensato bene di posticipare di un anno il provvedimento di chiusura. La Conferenza Stato Regioni, tenutasi nel mese di gennaio 2014 aveva approvato un emendamento che proponeva un'ulteriore proroga della chiusura fino ad aprile 2017, prevedendo le criticità per ogni regione di fornire strumenti adeguati per accogliere questi malati, ma è stata rigettata dal governo. Le Rems, finanziate con 172 milioni da tutte le Regioni, non hanno celle al loro interno, ecco perché tanti dubbi dai sindaci di molti Comuni che non hanno accettato la costruzione di queste strutture. Molti Opg ospitano detenuti che non sono solo malati mentali, ma persone che hanno commesso anche crimini e perciò devono scontare lì la loro pena. Il più delle volte questi internati dovrebbero essere riaccolti dalla famiglie che invece non li vogliono e quindi restano nella struttura che li accoglie. Ma quale sarà il destino dei malati ritenuti idonei per uscire dall'internato?
Il destino degli attuali detenuti negli Ospedali Psichiatrici Giudiziari
Molti di loro saranno rifiutati dalle famiglie e mandati nelle comunità dove gli verrà dato un tetto e un lavoro; altri torneranno presso le proprie case, con non pochi problemi di reinserimento nella vita quotidiana e ovviamente non verrà data loro la possibilità di avere un lavoro né essere reintegrati.
È difficile per un ex carcerato figuriamoci per un malato di mente, un escluso, che difficilmente verrà riammesso in società. Forse quello che manca è una cultura su chi siano realmente gli internati e su come vengono trattati, abbandonando le reticenze e cercando di debellare l'ignoranza e la malvagità che oggi purtroppo, esistono ancora.
di Damiano Aliprandi
Il Garantista, 24 marzo 2015
Metà delle regioni italiani a rischio commissariamento per la mancata chiusura degli Opg entro il termine stabilito dalla legge. Oramai è questione di giorni e secondo la legge gli ospedali psichiatrici giudiziari dovranno chiudere a fine mese. Dall'Ansa si apprende che sono solo 10 le Regioni pronte a far fronte alla chiusura degli Opg entro il termine del 31 marzo, avendo individuato le strutture alternative (le Rems, strutture residenziali sanitarie gestite dalla Sanità territoriale in collaborazione con il ministero della Giustizia) che saranno operative dal primo aprile. Il resto delle regioni saranno pronte però in autunno, quindi non rispetteranno la scadenza prevista dalla legge.
Tra le regioni che rispetteranno i tempi c'è il caso della Liguria, la quale ha dovuto sborsare i soldi alla Lombardia perché non è riuscita ad organizzarsi. Il caso è stato sollevato da Massimo Cozza, segretario nazionale Fp Cgil Medici (e psichiatra), con un tweet: "I pazienti liguri in Opg, con la chiusura, andranno nelle Rems in un ex Opg lombardo".
La Lombardia ha inserito lo schema dell'intesa in una delibera varata il 16 marzo, in cui si spiega che "gli uffici della Regione Liguria hanno valutato che la realizzazione in loco di una struttura sanitaria extra ospedaliera per il superamento degli Ospedali psichiatrici giudiziari con i requisiti previsti dal Decreto del ministero della Salute del 1 ottobre 2012 sarebbe difficilmente sostenibile sotto il profilo organizzativo ed economico entro i tempi previsti dalla normativa".
Da qui la decisione di mandare i pazienti nelle Rems della Lombardia che in attesa dei fondi promessi dallo Stato, ha optato per la soluzione provvisoria di realizzare tutte e 8 le strutture pianificate dentro l'Opg di Castiglione delle Stiviere (Mantova). La convenzione, valida fino a fine 2016, prevede che la Lombardia accolga un massimo di 10 pazienti liguri "ricevendo il rimborso dei costi". È previsto innanzitutto "un rimborso spese su base giornaliera pro-capite pari alla tariffa massima complessiva sostenuta attualmente dalla Regione Lombardia per i singoli casi complessi, e comunque non inferiore a 300 euro".
Oltre a queste cifre da erogare direttamente in base alle giornate di presenza, a carico della Liguria "restano eventuali costi straordinari". E "In ogni caso - prevede ancora l'intesa - la Liguria riconoscerà alla Lombardia un rimborso spese minimo su base annua, indipendentemente dalle presenze registrate, corrispondente al 50% del rimborso spese complessivo per la saturazione dei posti" Ovvero ben 547.500 euro.
Stefano Cecconi (Cgil) del Comitato Stop Opg fa notare all'Adnkronos Salute che "alcune Regioni sono pronte, anche con funzioni provvisorie, altre no. Chi non riesce a prendersi i suoi pazienti dovrà essere commissariato". Un rischio già paventato dalla presidente della Commissione Sanità del Senato, Emilia Grazia De Biasi. "La Liguria - commenta sempre Cecconi all' Adnkronos - dimostra di non aver mai affrontato seriamente la questione Opg. Non si è organizzata con le Rems pur avendo pochi pazienti e spero recuperi un ritardo che le non fa onore". Come altre amministrazioni, precisa, "è arrivata impreparata a una scadenza nota da tempo". Cecconi poi chiosa: "Certo che è incredibile essere arrivati all'appuntamento del 31 marzo in queste condizioni. Opzioni come quella ligure non sono buone, ma concedere un'ulteriore proroga sarebbe peggio". Infine auspica: "Speriamo che si chiuda in fretta la partita provvisoria e ogni Regione garantisca assistenza ai suoi pazienti. Si dovrà affrontare - conclude - il problema di costruire risposte di qualità, evitando anche che rinascano realtà manicomiali sotto mentite spoglie".
Nel frattempo c'è chi si prepara a festeggiare la chiusura degli Opg con un concerto. Venerdì prossimo, alle ore 17.30, è in programma all'Opg di Aversa il Precetto pasquale officiato dal vescovo Angelo Spinillo e a seguire un concerto per 'salutarè in musica la chiusura della struttura. La manifestazione ha ottenuto il patrocinio dell'amministrazione comunale di Aversa guidata dal sindaco Giuseppe Sagliocco con l'approvazione della delibera in giunta su proposta del vicesindaco. L'organizzazione del concerto è affidata all'associazione Casmu di Mario Guida.
Da sempre, l'amministrazione Comunale di Aversa, si è dimostrata vicina agli internati dell'Opg Filippo Saporito. Alcuni internati negli ultimi mesi, grazie ad un protocollo siglato tra il Comune e la struttura giudiziaria, sono stati impiegati in lavori di pubblica utilità. Gli internati hanno tinteggiato le pareti delle sale dell'ex macello e della stazione dei Carabinieri di Aversa. "Con l'utilizzo di internati in lavori di pubblica utilità - ha detto il sindaco Sagliocco - abbiamo dato vita una cultura di accettazione reciproca nella quale gli interessi dei singoli e della collettività possano coesistere non solo in maniera armonica, ma diano la possibilità di una soluzione positiva ed innovativa condivisa al bisogno di giustizia espresso dalla collettività e a quella di 'riscattò espresso dal singolo, nell'ottica della cosiddetta giustizia riparativa".
Ma che la chiusura degli Opg non sarebbe stata rispettata da tutte le regioni nei tempi previsti, noi de Il Garantista l'avevamo già anticipato. La legge scaturita dall'ennesima proroga è in realtà molto debole ed è stata inevasa dalla metà delle nostre regioni non perché incrementa la massima applicazione di misure di sicurezza non detentive con inclusione sociale e territoriale dei percorsi di cura, ma semplicemente perché si riduce ad un problema di edilizia pubblica e privata. E ci vogliono tanti soldi che non tutte le Regioni non sono riuscite a reperire: il costo stimato per un Rems è di 6 milioni di euro (per la sola costruzione) con una capienza di 40 posti letto rispetto al centinaio abbondante degli attuali. I tempi di progettazione e appaltabilità sono fissati in 18 mesi e quelli di realizzazione sono definiti in 24 mesi.
Ancora una volta l'alternativa non è quella di un percorso sociale, ma di edilizia carceraria - le Rems saranno sempre considerati istituti carcerari e il personale sanitario, come gli Opg che dovrebbero essere superati, rischia di essere adibito a ruolo di "secondino" - e penale. La questione penale riguardante i manicomi criminali è interessante, e andrebbe conosciuta per comprendere il suo necessario superamento. I manicomi giudiziari affondano le loro radici nell'800 e sono sorti per due ragioni: "accogliere" i detenuti folli e per accogliere anche, a differenza dei folli "normali", gli autori di reati poi prosciolti per vizio totale di mente.
Per quest'ultimi l'allora codice Zanardelli non prevedeva alcuna conseguenza penale, ma il solo ricovero in un ospedale psichiatrico civile. Poi correvano gli anni 20, quelli del regime fascista che chiedeva "ordine e disciplina": non potendo accettare l'idea che i "pericolosi" potessero recar danno alle persone "perbene", occorreva essere più autoritari a cominciare dai nuovi codici. Alfredo Rocco, l'allora Guardasigilli fascista, esortava i tecnici del diritto a "svincolarsi dai "limiti garantistici della pena"(il garantismo è stato sempre inviso dalla cultura fascista, ma molti a sinistra se lo dimenticano) e introdusse il concetto del "doppio binario" nei confronti dei folli: ovvero affiancare alla pena, fondata sulla colpevolezza, un'ulteriore sanzione chiamata "misura di sicurezza".
Il legislatore, in definitiva, chiede al giudice di stabilire quanto sia probabile che il soggetto compia nuovi reati in futuro: il concetto del "doppio binario" del Codice fascista Rocco, se non viene abolito, è un rubinetto che alimenteranno le nuove strutture sanitarie che sostituiranno gli Opg. Ma sono davvero alternativi queste Rems? Se di facciata i nuovi edifici dovrebbero essere più simili a cliniche terapeutiche di educazione e riabilitazione degli internati, nella realtà queste strutture saranno istituzionali esattamente come le precedenti e l'unica cosa che cambierà sarà il passaggio della gestione dallo Stato alla Regione. Non a caso queste strutture sono stare ribattezzate come "micro Opg".
Il Giornale di Rieti, 24 marzo 2015
"La Regione Lazio, grazie al suo presidente e commissario ad acta Nicola Zingaretti, ha dimostrato anche in questa annosa vicenda della chiusura degli Opg efficacia nell'azione di governo e sensibilità nei confronti degli ultimi". Così Ileana Argentin, deputata del Pd, in merito alla scadenza del 31 marzo fissata per la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari.
"Il Lazio prenderà in carico circa 100 pazienti cittadini del Lazio - spiega - e le Rems (Residenze per l'esecuzione della misura di sicurezza) provvisorie saranno a Palombara Sabina e Pontecorvo, mentre quelle definitive a Subiaco e a Ceccano. Le donne avranno, invece, un reparto dedicato a Rieti. Oltre ad aver avviato da tempo le procedure per reperire il personale necessario, poi, è stato approvato anche un decreto per il potenziamento dei servizi dei Dsm (Dipartimenti salute mentale) per oltre un milione di euro".
Questa, secondo la deputata democratica, "è una battaglia di civiltà che non può essere persa: sono certa che il processo che inizierà a partire dal prossimo primo aprile si svolgerà senza intoppi e senza sorprese nel rispetto di tutti i cittadini del Lazio. È necessario chiudere definitivamente con un passato pieno di ombre - conclude Argentin - e guardare senza timori a un futuro più luminoso per tutti. Nessuno escluso".
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