Nova, 1 gennaio 2015
Centinaia di detenuti siriani nel carcere centrale di Homs stanno portando avanti, per il quarto giorno consecutivo, uno sciopero della fame per protestare contro il proprio stato di detenzione nonostante la fine del periodo di pena, come ha riferito ieri l'Osservatorio siriano per i diritti umani citando uno dei detenuti, il quale in condizioni di anonimato ha dichiarato che "tutti i detenuti, più di mille persone, prendono parte allo sciopero della fame iniziato quattro giorni fa".
Adnkronos, 1 gennaio 2015
Le autorità del Pakistan hanno impiccato un uomo, Niaz Muhammed, condannato a morte da un tribunale militare nel 2006 per coinvolgimento in un tentato attacco suicida contro l'allora presidente pakistano Pervez Musharraf il 25 dicembre 2003 a Rawalpindi. L'impiccagione è avvenuta nel carcere centrale di Peshawar, nel Pakistan nord occidentale, come riferisce The Express Tribune. L'esecuzione segue la decisione del primo ministro pakistano Nawaz Sharif di togliere la moratoria sulla pena di morte in vigore in Pakistan dal 2008 dopo il massacro compiuto dai Talebani il 16 dicembre nella scuola pubblica dell'esercito a Peshawar costato la vita a oltre 140 persone, in gran parte bambini. Da allora, l'ex tecnico dell'aviazione pakistana Muhammed è la settima persona a essere stata impiccata. Il portavoce di Sharif ha anticipato che il governo intende giustiziare 500 miliziani accusati di attentati dinamitardi e omicidi di massa.
Ansa, 1 gennaio 2015
Il governatore dello stato americano del Maryland, dove la pena di morte è stata abolita 20 mesi fa, ha annunciato che commuterà in ergastolo la pena capitale inflitta a 4 detenuti. "A mio giudizio, lasciare queste condanne a morte non serve il bene pubblico del popolo del Maryland, presente o futuro", ha detto Martin O'Malley che lascerà l'incarico a breve e potrebbe correre per la Casa Bianca nel 2016.
I quattro detenuti - Heath Burch, Vernon Evans Jr., Anthony Grandison e Jody Lee Miles, gli ultimi 4 condannati a morte nel Maryland - sconteranno il carcere a vita, senza possibilità di chiedere la libertà vigilata. Dopo aver incontrato i familiari delle vittime dei quattro condannati, O'Malley si è augurato che la sua decisione possa permettere loro "di voltare pagina".
di Damiano Aliprandi
Il Garantista, 3 dicembre 2014
Santi Consolo, su decisione del consiglio dei Ministri e suggerimento dello stesso ministro della giustizia Andrea Orlando, è il nuovo capo del Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria. Quindi nessuna svolta storica tanto auspicata dalle associazioni per i diritti dei detenuti come Antigone, i Radicali e gli avvocati penalisti. Il Dap che si occupa di carceri e che ha, sotto di sé, la polizia penitenziaria, rimane appannaggio dei magistrati.
www.divisionecalcioa5.it, 26 novembre 2014
E nella Casa Circondariale di Lanciano venne il giorno del derby. Per il campionato di Serie D della Delegazione Territoriale di Vasto, detenuti e agenti di Polizia Penitenziaria si sono trovati di fronte in un campo di calcio a 5.
Ha vinto la Libertas Stanazzo, squadra composta dai detenuti e che quest'anno sta partecipando a un campionato federale nell'ambito del progetto "Mettiamoci in gioco" di Lnd-Cr Abruzzo, Divisione Calcio a cinque e Ministero della Giustizia. Sconfitte le Fiamme Azzurre Lanciano, squadra invece formata interamente da guardie carcerarie.
La Libertas è andata in vantaggio con Cristiano al 14', con una palla rubata in fase difensiva e appoggiata facilmente in porta. Di Fiorillo il raddoppio della squadra di Paolucci. Nel secondo tempo, il gol del 2-1 di Scopece, seguito però dalle reti di Fiorillo e Russo, che hanno portato il risultato sul 4-1. Inutile la doppietta per le Fiamme Azzurre di Di Rocco, perché ancora Fiorillo ha fissato il punteggio sul 5-3. Ma al di là del risultato del campo, a vincere è stato lo sport che si è ancora una volta dimostrato strumento di integrazione, all'insegna dei valori della correttezza e del fair play.
Il Centro, 17 novembre 2014
Le mie prime sensazioni positive sono legate alle persone che abbiamo incontrato durante il lavoro e che erano molto compiaciute di vederci, ci chiedevano informazioni e noi ben volentieri ci fermavamo a parlare con loro di noi. All'inizio non è stato semplice, io dicevo solo il mio nome e non dicevo di essere un detenuto di Castrogno, ma poi l'imbarazzo se n'è andato e ho parlato sinceramente di me.
Nonostante il nostro stato gli abitanti del posto ci facevano tanti complimenti per il lavoro che svolgevamo e ciò che mi ha più colpito è che ci portavano panini e bevande per dissetarci, ci chiedevano per quanto tempo saremmo rimasti a lavorare, dimostrandoci che avrebbero voluto vederci lì per tanto tempo, pur essendo dei detenuti.
L'atteggiamento positivo della popolazione è stata una sensazione bellissima, che raramente ho provato in questi anni. Posso dire che se ne avessi la possibilità ripeterei l'esperienza, perché rendere un servizio in maniera volontaria ti gratifica e ti dà soddisfazione.
Lavoravamo tante ore al giorno, pulivamo l'area da immondizia di ogni genere, maleodorante, anche pericolosa, ma alla fine, vedere tutta la zona pulita e rinata, poter dire "questo l'ho fatto io con i miei compagni" è stato un motivo di orgoglio.
A questo progetto ha collaborato il pastore della Onlus Angelo Bleve, che ci ha accompagnato. Vorrei ringraziarlo perché ci ha trattato da liberi, persone normali. Ringrazio tutti coloro che hanno voluto darci la possibilità di far conoscere il carcere, di far capire che anche da detenuti si può contribuire in maniera positiva alla società, dandoci la possibilità di un riscatto verso gli errori commessi.
Francesco
Io con altri tre compagni di "sventura", siamo stati scelti dalle istituzioni per prendere parte al progetto di reinserimento sociale "Ricominciamo dal verde". È stata un'esperienza stupenda, sotto tutti i punti di vista, sia sociale che personale. Il nostro lavoro consisteva nella pulizia di alcune pinete nel Comune di Martinsicuro-Villa Rosa.
Il lavoro si è svolto in otto uscite, dalle 7,30 alle 16,30, coadiuvato dalla onlus "Il Germoglio", e siamo stati accompagnati dal pastore Bleve, garante dell'iniziativa. Abbiamo svolto un buon lavoro, a detta di tutti e delle istituzioni, ma la gratificazione più significativa ci è stata data dai cittadini che ci hanno ringraziati, dimostrando il loro apprezzamento per il nostro operato.
A mio giudizio queste iniziative sono un viatico importante per il reinserimento nella società; infatti il fattore fondamentale emerso in questi giorni è stata la concreta percezione di "libertà" nell'essere utile. Noi siamo rinchiusi in un carcere e viviamo una vita inutile, priva di ogni prospettiva futura, viviamo aspettando e sperando che il domani, inteso giorno dopo giorno, arrivi al più presto. Ora potete ben capire il nostro stato d'animo nel poter partecipare ad una iniziativa del genere.
A noi si sono aperte le porte del paradiso, noi siamo stati i fortunati che hanno potuto toccare con mano la libertà. Chiudo questo mio pensiero dicendo che anche se nella nostra vita abbiamo sbagliato non è detto che non possiamo tornare sulla retta via.
Io personalmente posso dire con certezza che sono una persona diversa, sicuramente migliore di come ero quando sono entrato in carcere. Spero che questa esperienza non rimanga unica, ma possa essere seguita da altre, in modo da rinforzare la consapevolezza che gente come noi può essere ancora utile alla società e può avere una possibilità di riscatto.
Augusto
Ho 32 anni, sono detenuto da ormai 9 anni ed ho un fine pena ancora abbastanza lontano. Sono uno dei detenuti impegnati nel progetto "Ricominciamo dal verde", un'attività di volontariato al comune di Martinsicuro, che ci ha visti impegnati nella pulizia e nella manutenzione delle aree verdi. Magari ci fossero più progetti e iniziative di questo genere.
Per me è stata un'esperienza che darà suoi frutti, sono stati momenti di vita che mi hanno fatto capire che la vita continua e che gli errori che mi hanno portato in carcere devono essere la base per una riflessione che mi faccia ritrovare la strada quando il conto con la giustizia sarà saldato. Tutti nella vita possiamo sbagliare ma noi reclusi abbiamo il diritto ad un'altra possibilità, di rimediare agli errori commessi.
Questo progetto non è stato una goccia nel mare, ma un inizio verso un futuro migliore. Mi sento fortunato, e per questo vorrei ringraziare tutti coloro che mi hanno dato la possibilità di assaporare l'ambiente esterno e di sentirmi utile. La vicinanza dei residenti e dei turisti è stata così calorosa che mi hanno fatto tornare la voglia e la gioia di vivere. Ci hanno supportato con la loro presenza, le loro chiacchierate, cibo e bevande. Mi sono reso conto che esiste gente buona, capace di andare incontro anche a chi ha sbagliato e questo mi dà una consapevolezza nuova rispetto alla vita. Tornare a vivere prima mi sembrava difficile, ora mi sembra non solo possibile ma sono sicuro che accadrà, perché ho capito che niente muore finché non è sepolto.
Catello
di Francesca de Carolis e Nadia Bizzotto
Ristretti Orizzonti, 11 novembre 2014
Caro Papa Francesco, quelle che seguono sono le domande che tredici ergastolani hanno pensato di rivolgerle. Ergastolani "speciali", ostativi, che in seguito a un meccanismo di leggi nate con "l'emergenza mafia" degli anni 90, vengono esclusi dall'applicazione dei benefici di legge perché non collaboratori di giustizia.
www.giustizia.it, 7 ottobre 2014
VII Conferenza degli Stati parte della Convenzione delle Nazioni Unite sul crimine organizzato transnazionale. Vienna - 6-10 ottobre 2014. Intervento del Ministro della Giustizia, On. Andrea Orlando.
www.fanpage.it, 27 agosto 2014
Da venerdì mattina Rosa Della Corte non fa ritorno nel carcere di Lecce, dove era detenuta per aver ucciso il fidanzato nel 2003. Scomparso anche l'attuale compagno. Si ipotizza che la donna potesse aver pianificato la fuga da tempo. L'avvocato: "Preoccupato per le sue condizioni, era depressa".
Manca dal carcere da venerdì scorso Rosa della Corte, detenuta nel penitenziario di Lecce per l'omicidio del suo fidanzato, avvenuto a Casandrino (Napoli) nell'aprile 2003. La donna, che sconta una condanna a diciotto anni per omicidio, aveva lasciato il carcere per una licenza premio, ma dopo essersi allontanata, non ha più fatto ritorno nell'istituto penitenziario.
Risulta scomparso anche l'attuale fidanzato della giovane, conosciuto a Lecce nel corso dei permessi per buona condotta. A dare la notizia agli organi di stampa è stato il legale della donna, Carmine Gervasi, che si è detto preoccupato per la sua condizione di salute: negli ultimi mesi la ragazza appariva depressa e aveva perso circa 25 chili.
Rosa Della Corte era stata condannata per aver ucciso nel 2003 Salvatore Pollasto, all'epoca suo fidanzato. Il corpo del ragazzo ventenne era stato trovato a Casandrino, nel napoletano, in una Lancia Y10 parcheggiata in una zona isolata del comune della provincia napoletana e frequentata da prostitute e rapinatori. Il cadavere del ragazzo si trovava su uno dei sedili dell'auto, semisvestito. Si ritiene che l'accoltellamento fosse avvenuto dopo o durante un rapporto sessuale. Sebbene non fosse chiaro se si trattasse di un gioco erotico degenerato o di un delitto di gelosia, fu accertata la responsabilità della De Corte, che venne condannata a 25 anni. Nel corso dei successivi processi la pena fu poi mitigata a 18 anni.
Le ricerche della donna, che risulta evasa dall'istituto, sono state estese su tutto il territorio pugliese e in particolare e anche alle zone di origine della detenuta. Sembra plausibile l'ipotesi che la detenuta abbia pianificato di evadere d'accordo con il suo attuale compagno, probabilmente nel corso delle ultime licenze premio concessele dal tribunale per buona condotta.
Il Giorno, 24 luglio 2014
San Rocco al Porto, muore operaio in un'officina: l'uomo era detenuto nel carcere di Bollate, ma in questi mesi aveva ottenuto l'opportunità di tornare a lavorare. Oggi dopo le 13 è morto un uomo di 68 anni all'interno di un'officina a San Rocco al Porto, in località Campagna. L'uomo era detenuto dal 2000 nel carcere milanese di Bollate, ma solo in questi ultimi mesi aveva ottenuto il regime di semilibertà e l'opportunità di tornare a lavorare.
L'incidente è avvenuto nella carrozzeria per la quale lavorava, dove il detenuto è rimasto schiacciato da un muletto. A tradirlo una manovra errata mentre stava sollevando un peso. Ora la salma è stata portata all'istituto di medicina legale di Pavia a disposizione della procura lodigiana.
- Pavia: suicida in carcere il 26enne sinto che uccise un marocchino a Gambolò
- Modena: delegazione Pd; i detenuti sono passati dai 590 del dicembre 2013 ai 430 attuali
- Giustizia: Renzi, le carceri e l'amnistia... i silenzi del governo su un tema impopolare
- Genova: detenuta dal 2009 nel carcere di Pontedecimo incinta di 3 mesi, aperta indagine











