Aki, 21 marzo 2015
È atteso per oggi, giorno in cui prende il via il nuovo anno curdo, un messaggio di Abdullah Ocalan, leader dei ribelli del Pkk (Partito dei Lavoratori del Kurdistan), che traccerà la tabella di marcia del negoziato per mettere fine al conflitto con il governo turco, partito due anni fa e rilanciato nelle ultime settimane.
Si tratterà, secondo il Pkk, di un messaggio storico, che sarà letto di fronte a migliaia di persone riunite per celebrare l'anno nuovo (Norouz) a Diyarbakir, la città principale del sud-est della Turchia, a maggioranza curda. Il messaggio di Ocalan, che sconta l'ergastolo in un carcere di massima sicurezza sull'isola di Imrali, è stato consegnato ieri ad alcuni politici curdi.
Il suo contenuto non è stato rivelato, ma si prevede che contenga proposte concrete per fare avanzare il negoziato e arrivare alla fine del conflitto, che dal 1984 ha fatto oltre 40.000 vittime. Si tratta, secondo il deputato curdo Sirri Sureyya Onder, di una "road map per la nazione e per la regione, con dettagli teorici e pratici sul percorso per la pace".
Dopo una lunga fase di stallo, Ocalan ha dato una prima scossa ai negoziati lo scorso 28 febbraio, quando ha chiesto ai suoi di convocare un congresso per decidere la fine delle ostilità. "Ci avviamo verso la fine di questo conflitto vecchio di 30 anni, sotto la forma di una pace definitiva", diceva in quell'occasione Ocalan in un altro messaggio scritto.
Ansa, 21 marzo 2015
Un detenuto turco ha ucciso la moglie, tagliandole il collo, durante una "visita matrimoniale", riferisce la stampa di Ankara. È l'ultimo episodio di violenza contro le donne in Turchia, dove il fenomeno assume dimensioni endemiche. Migliaia di persone sono scese in piazza nelle ultime settimane per protestare contro l'assassinio della studentessa di Mersin Ozgecan Aslan in febbraio, picchiata, violentata, uccisa, fatta a pezzi e bruciata dall'autista di un minibus. L'ultimo assassinio si è verificato nella "camera rosa" della prigione di Sivas, dove i detenuti possono ricevere in privato per 24 ore le mogli.
Il carcerato, Metin Avci, 33 anni, che sconta una condanna a 16 anni per omicidio, riferisce l'agenzia Dogan, è stato autorizzato ieri a ricevere la moglie Leyla Avci. Per ragioni ancora non chiarite l'uomo ha ucciso la consorte usando un coltello lasciato dalla direzione della prigione con un vassoio di frutta nella "camera rosa". Poi si è tagliato le vene. È stato ricoverato. Ma per la moglie non c'era più nulla da fare. La Turchia ha autorizzato le "visite coniugali" nelle carceri nel 2013.
di Carmelo Musumeci
Ristretti Orizzonti, 20 marzo 2015
"Alcuni politici pur di vincere le elezioni vorrebbero non solo imprigionare i nostri corpi, ma anche i nostri cuori e il cielo se fosse sulla terra". (Diario di un ergastolano: carmelomusumeci.com).
di Antonella Tuoni (direttore dell'Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Montelupo Fiorentino)
Ristretti Orizzonti, 20 marzo 2015
Ma il carcere non fa parte della comunità? È opinione del sindaco di Montelupo Fiorentino che "una struttura carceraria sia incompatibile con il recupero di un pezzo importante di città". Da direttore di carcere e da cittadina, non capisco perché
Articolo 3 della Costituzione secondo comma: "È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che limitando di fatto la libertà e l'uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del paese". Questa potrebbe essere la giusta insegna da apporre all'ingresso di ogni istituto penitenziario così come nelle aule di giustizia leggiamo "tutti i cittadini sono eguali dinanzi alla legge".
di Ornella Favero (direttore responsabile di Ristretti Orizzonti)
Ristretti Orizzonti, 20 marzo 2015
La Bellezza è rappresentata dalla Villa Ambrogiana di Montelupo Fiorentino, ex Ospedale Psichiatrico Giudiziario, c'è chi vuole darla solo ai "buoni" cittadini, e chi pensa che anche i "cattivi" fanno parte della società, e possono diventare una risorsa e confrontarsi e condividere anche loro quella "Bellezza"
La Presse, 20 marzo 2015
Al 31 dicembre 2013 risultavano detenute nelle carceri italiane 62.536 persone, il 4,8% in meno rispetto al 2012 (-8% sul 2010). Sono circa 10 milioni i detenuti nel mondo, condannati nella maggior parte dei casi. Il tasso di detenzione per 100.000 abitanti è pari a 103,8 in Italia, a 128,9 in Europa, a 145 nel mondo.
di Donatella Stasio
Il Sole 24 Ore, 20 marzo 2015
È stato un incontro breve. L'Associazione nazionale magistrati, per bocca del suo presidente Rodolfo Sabelli, ha parlato al Capo dello Stato Sergio Mattarella del "disagio" delle toghe: per riforme approvate "senza alcuna interlocuzione" (ferie, prepensionamenti), per il "clima" creato con "facili slogan" che finiscono per "delegittimare" la magistratura (come "chi sbaglia, paga" a proposito della responsabilità civile), per la "consapevolezza" dello scarto esistente tra "l'impegno individuale e collettivo e i risultati del servizio giustizia, che non è come meritano i cittadini".
di Antonio Ciccia
Italia Oggi, 20 marzo 2015
La vittima da reato depenalizzato ha diritto di essere avvisata. Ma non può bloccare il proscioglimento dell'autore del reato. Lo prevede il testo definitivo del decreto legislativo n. 28/2015 sulla non punibilità dei reati di particolarità tenuità frutto di una condotta abituale (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 64 del 18 marzo 2015 e in vigore dal 2 aprile 2015).
Il provvedimento contiene, però, un pasticcio nella norma sull'utilizzabilità da parte della vittima della sentenza di proscioglimento nel giudizio civile di danni: il nuovo articolo 651 bis del codice di procedura penale la prevede, ma contro il condannato, che in realtà non c'è (perché il colpevole di un fatto tenue, in realtà viene prosciolto e non condannato). Tornado al diritto di informazione, nella prima versione il decreto legislativo prevedeva l'avviso alla persona offesa solo se quest'ultima lo chiedeva espressamente.
Nella versione definitiva, invece, il pubblico ministero ha l'obbligo di mandare l'avviso a chi è rimasto vittima di un reato punito fi no a cinque anni. Attenzione però la vittima non può impedire, con la sua sola volontà, che il procedimento termini con la dichiarazione di non punibilità. Questo anche quando i reati sono procedibili a querela di parte. Vediamo dunque quali diritti residuali rimangono alla persona offesa.
Partiamo proprio dal diritto di essere avvisati. Le modifiche riguardano l'articolo 411 del codice di procedura penale. In particolare se il pm chiede l'archiviazione per particolare tenuità del fatto, il pubblico ministero deve darne avviso alla persona sottoposta alle indagini e alla persona offesa. Nell'avviso il pubblico ministero deve spiegare che nel termine di dieci giorni, la persona offesa, può prendere visione degli atti e presentare opposizione. La persona offesa (che può anche essere un'impresa o un professionista o una pubblica amministrazione) non può limitarsi a opporsi, ma deve spiegare, a pena di inammissibilità, le ragioni del dissenso rispetto alla richiesta. La vittima del reato dovrà cercare di convincere il giudice che il fatto non è lieve e/o che il comportamento è abituale. Se non ci riesce, il risultato sarà comunque la non punibilità. La conseguenza indiretta di questa situazione è che probabilmente ci si penserà due volte a presentare querela, dal momento che il querelante ha le armi spuntate.
Anche se fa querela e anche se il fatto è un reato accertato, non è certo che si arrivi al processo. Si deve, infatti, ricordare che il decreto legislativo in commento riguarda fatti di reato, i quali non sono ritenuti meritevoli di protezione. Se la via penale è preclusa, alla persona offesa rimane solo la via civile per avere una qualche soddisfazione. Certo non potrà più ottenere la condanna penale del suo aggressore, ma per lo meno potrà chiedergli il risarcimento del danno. E qui si deve registrare un'altra novità della versione definitiva del provvedimento. Viene, infatti, aggiunto l'articolo 651 bis del codice di procedura penale sulla efficacia della sentenza di proscioglimento per particolare tenuità del fatto nel giudizio civile o amministrativo di danno. Ci si chiede se la persona offesa possa utilizzare a suo vantaggio tale sentenza.
Il citato articolo 651 bis prevede che la sentenza penale irrevocabile di proscioglimento pronunciata per particolare tenuità del fatto in seguito a dibattimento ha efficacia di giudicato quanto all'accertamento della sussistenza del fatto, della sua illiceità penale e all'affermazione che l'imputato lo ha commesso.
L'articolo prosegue dicendo che la sentenza vale come giudicato nel giudizio civile o amministrativo per le restituzioni e il risarcimento del danno contro condannato e del responsabile civile. Certo è chiaro l'obiettivo (dare uno strumento alla persona offesa perché possa chiedere i danni partendo da un fatto già assodato e senza doverlo provare nel separato giudizio civile. Ma non si capisce perché la norma parli di giudizio civile contro il condannato, dal momento che se il responsabile viene prosciolto (per tenuità del fatto), in realtà non c'è un condannato. La prassi dirà se si tratta di una svista legislativa che si può correggere con l'interpretazione del giudice. Altrimenti tutto diventa una beffa per la vittima, che assiste al proscioglimento del colpevole e avrà tutti gli oneri probatori a suo carico nel giudizio civile (sempreché lo inizi).
Italia Oggi, 20 marzo 2015
Via libera in commissione giustizia alla camera alla pdl che introduce il reato di tortura nell'ordinamento italiano. Il testo sarà in aula lunedì prossimo per la discussione generale. Il reato di tortura, in pratica, resta reato comune (punito con la reclusione da 4 a 10 anni), ma aggravato con pene da 5 a 12 anni se commesso dal pubblico ufficiale: "Abbiamo seguito le raccomandazioni del comitato Onu contro la tortura e quanto emerso nel corso delle audizioni, da un lato", spiega la presidente della commissione giustizia Donatella Ferranti, "marcando in maniera specifica gli elementi determinanti per il reato commesso dal pubblico ufficiale e dall'altro individuando con più puntualità gli elementi oggettivi e soggettivi della condotta al fi ne di evitare improprie sovrapposizioni con altri delitti già puniti dal codice penale".
Potrà essere incriminato del reato di tortura chi, con violenza o minaccia ovvero con violazione dei propri obblighi di protezione, cura o assistenza, cagiona intenzionalmente a una persona a lui affidata o sottoposta alla sua autorità acute sofferenze fi siche o psichiche al fi ne di ottenere informazioni o dichiarazioni o infliggere una punizione o vincere una resistenza o ancora in ragione dell'appartenenza etnica, dell'orientamento sessuale o delle opinioni politiche o religiose.
di Dino Martirano
Il Corriere della Sera, 20 marzo 2015
Con un deciso scatto di reni, alla fine governo e maggioranza riescono a incardinare in aula al Senato il disegno di legge anticorruzione con il giro di vite sul falso in bilancio, che, a questo punto, verrà approvato la prossima settimana per poi passare alla Camera. E sempre alla vigilia delle annunciate dimissioni del ministro Maurizio Lupi per i favori chiesti a un indagato, si ricuce in parte lo strappo provocato due giorni fa dall'Associazione nazionale magistrati con il premier Renzi ("Il governo accarezza i corrotti e schiaffeggia i giudici"): "A Mattarella abbiamo manifestato il disagio delle toghe ma ora bisogna superare i contrasti" ha detto il presidente dell'Anm Rodolfo Sabelli dopo l'incontro di ieri con il capo dello Stato.
Il caso Lupi - innescato dalle intercettazioni telefoniche chieste della Procura di Firenze - ha accelerato le delicate partite aperte in materia di giustizia. Con molta tenacia, il capogruppo del Pd al Senato, Luigi Zanda, è dunque riuscito a ottenere che il ddl anticorruzione fosse incardinato in Aula nella giornata di ieri dopo lo svarione del governo che mercoledì aveva un po' pasticciato con la data di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale di una norma di riferimento (la tenuità del fatto) per la nuova disciplina del falso in bilancio. Soddisfatto per l'accelerazione anche il presidente del Senato Pietro Grasso che ha molto a cuore il provvedimento perché fu lui, da semplice senatore, a rompere il ghiaccio in materia di anticorruzione il 15 marzo del 2013 con il suo disegno di legge. E sono passati ben 724 giorni. E così, alla fine, anche il presidente della commissione Giustizia, Francesco Nitto Palma (Forza Italia), ha dovuto cedere il passo alle fortissime pressioni (maggioranza, governo, presidenza del Senato) e consentire, senza ulteriori rinvii, che il testo approdasse in Aula nel pomeriggio di ieri.
"Alleluia, Alleluia" aveva detto Grasso lunedì nel momento in cui il governo tirava fuori dal cassetto l'emendamento sul falso in bilancio. "Evviva, evviva" ha replicato, non senza perfida ironia, Nitto Palma quando ha appreso (convocato dalla capigruppo) che il provvedimento sarebbe andato subito in Aula. "Che sia un alleluia o un evviva non fa differenza. Il disegno di legge è arrivato in Aula: era ora. Un passo importante per un cammino ancora lungo" ha chiuso il match il presidente Grasso.
E quanto sia delicata la materia trattata lo ha spiegato con autorevolezza il relatore Nico D'Ascola del Ncd (avvocato, autore di pubblicazioni sul falso in bilancio). Dopo la sostanziale depenalizzazione del 2001 (governo Berlusconi), si torna dunque alla pena da 3 a 8 anni nel caso delle società quotate. Ma sarà reato di pericolo anche per le società non quotate (pena da 1 a 5 anni), salvo, però, i casi in cui il giudice riconosce i fatti di lieve entità (1-3 anni) e quelli in cui scatta la particolare tenuità del fatto e dunque la non punibilità.
La prossima settimana, ricorda la presidente della commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti (Pd), "siamo pronti all'"uno-due": falso in bilancio al Senato, allungamento dei tempi di prescrizione alla Camera". Il non detto del pacchetto giustizia però, ora più che mai riguarda il nodo della riforma delle intercettazioni telefoniche, che il caso Lupi ha riportato tra i dossier all'attenzione del governo. E qualcosa di concreto si muove anche sul fronte del processo civile: il ministro Andrea Orlando ha annunciato che verranno spesi 10 milioni di euro per incentivare la conciliazione e altre procedure alternative al processo attingendo personale dalle graduatorie dell'Ice.
Tutto rinviato per l'elezione dei due giudici costituzionali mancanti. Ancora fumata nera e tutto lascia pensare che la partita della Consulta si concluderà solo a luglio quando scade anche il mandato del giudice Paolo Maria Napolitano. Allora ci saranno tre giudici da eleggere dal Parlamento diviso in tre blocchi (Pd, FI, M5S).
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