di Roberta Barbi
vaticannews.va, 25 giugno 2024
Monsignor Gherardo Gambelli fino alla sua nomina alla guida dell’arcidiocesi toscana, avvenuta l’aprile scorso, è stato cappellano della casa circondariale di Sollicciano. Prima ancora di questo incarico, ha trascorso sette anni in Ciad come missionario “fidei donum”. Le prime parole sono state per loro, i detenuti di Sollicciano in mezzo ai quali ha trascorso questo ultimo anno pastorale e ai quali ha promesso che andrà comunque a visitarli, ogni volta che potrà. Monsignor Gherardo Gambelli il 18 aprile scorso è stato nominato nuovo arcivescovo di Firenze e oggi prende possesso del territorio ecclesiale, succedendo al cardinale Giuseppe Betori, dal quale ha raccolto il testimone nella cattedrale di Santa Maria del Fiore, quando ai cronisti ha parlato ancora una volta di carcere e di pastorale penitenziaria, una “priorità della Chiesa” perché consente davvero di “vivere la fedeltà al Vangelo”. Un concetto semplice che riprende anche nell’intervista con Radio Vaticana - Vatican News: “Anche Papa Francesco desidera attenzione verso le periferie e il carcere è una delle più importanti periferie esistenziali”.
di Roberta Barbi
vaticannews.va, 25 giugno 2024
Di origini yemenita ma da vent’anni in Italia, la guida spirituale islamica dei detenuti della casa circondariale fiorentina di Sollicciano racconta la sua esperienza di servizio a chi è in cella e dice: col nuovo arcivescovo di Firenze ci siamo sempre aiutati come fratelli. È arrivato in Italia grazie a un accordo di cooperazione sanitaria internazionale. Già mentre si trova ricoverato in ospedale, a Firenze, tocca con mano la principale difficoltà che condividono le persone straniere come lui - non capire una parola - così decide immediatamente di studiare per diventare mediatore culturale e linguistico per la sua gente: “Non volevo che nessun altro vivesse quello che avevo vissuto io - racconta a Radio Vaticana Vatican News Hamdan Al Zeqri - la difficoltà di capire cosa mi veniva detto e di essere capito”.
di Fabio Finazzi
Corriere della Sera, 25 giugno 2024
Quei “fine pena mai” convertiti in volontari dal religioso Beppe Prioli. Una vita nelle carceri accanto a condannati come Pietro Cavallero. Il risveglio dal coma e la richiesta: “Portatemi a trovarli di nuovo”. Ci sono quelli che “chiudeteli in prigione e buttate via la chiave”. Poi c’è fra Beppe Prioli, da Bonaldo di Zimella, Verona: da 6o anni batte meticolosamente gli anfratti di ogni galera italiana in cerca delle chiavi gettate. Per tutti è Fratello Lupo, dal titolo di un libro che racconta la sua missione di pioniere francescano nelle carceri, partita nel 1963 da un moto di ribellione a un articolo giornale: “Giovane di vent’anni condannato all’ergastolo. Fine pena mai”.
di Antonella Barone
gnewsonline.it, 25 giugno 2024
Negli istituti penitenziari si contano decine di laboratori musicali, cori, corsi, concerti e produzioni di cd. Non sorprendono, perciò, le tante performance organizzate nel mese di giugno nelle carceri in adesione alla Festa della Musica, evento internazionale che da 30 anni celebra il solstizio d’estate. “La prima orchestra siamo noi” è il tema scelto per il trentennale, ispirato ai valori della solidarietà e dell’inclusività. Spazio dunque alla musica leggera, al pop italiano, quello delle magiche alchimie di testi e musica, protagonista del cartellone degli eventi nelle carceri.
di Dacia Maraini
Corriere della Sera, 25 giugno 2024
Le parole, ricordiamolo, non sono solo suono, hanno una storia e un significato preciso che bisognerebbe conoscere. La scuola, a quanto mi risulta, non lo fa. Non che sia proibito studiare il fascismo, ma di solito non si arriva a raccontare le vicende del regime e dell’ultima guerra perché le classi troppo numerose rendono impossibile tenere testa ai tempi stabiliti.
di Francesca Spasiano
Il Dubbio, 25 giugno 2024
Procedimento sospeso nei confronti di Marco Cappato, indagato per altri due casi di suicidio assistito: la gip segue la stessa strada di Firenze. Che ha sollevato la questione su cui ora dovrà pronunciarsi la Corte. Dopo Firenze, Milano. Con il nuovo rinvio alla Consulta, il rebus sul fine vita si complica. Oppure si risolve una volta per tutte. Molto dipenderà dal verdetto atteso dopo l’udienza che si è tenuta il 19 giugno in Corte Costituzionale, chiamata ancora una volta a pronunciarsi sull’accesso al suicidio assistito dopo la storica sentenza 242 del 2019, la cosiddetta Antoniani/Cappato sul caso Dj Fabo.
di Sergio Harari
Corriere della Sera, 25 giugno 2024
Una sentenza della Corte d’appello di Milano, rischia di far scoppiare tutti i programmi di assistenza ai milioni di malati cronici, anziani e non, del nostro Paese, sostenuti in gran parte dalle famiglie. Dove termina la cura e inizia l’assistenza? E le due cose sono scindibili? Ruota tutta su questo argomento la sentenza della Corte d’Appello di Milano relativa ai costi di degenza di una anziana signora affetta da Morbo di Alzheimer ricoverata in una Rsa e riportata dal Corriere nei giorni scorsi. I giudici d’Appello, accogliendo le motivazioni della Cassazione a cui si era rivolta la famiglia della signora, hanno chiarito che esiste un “rapporto di inscindibilità tra prestazioni sanitarie e prestazioni socio-assistenziali (...) che si configura quando l’assistito debba essere sottoposto ad un programma terapeutico necessario in relazione al relativo quadro clinico anche a supporto della patologia in funzione riabilitativa e/o conservativa”. In pratica la Corte d’Appello ha stabilito che vengano restituite le rette corrisposte dai familiari della donna ricoverata, non spettando nulla a loro carico.
di Gianni Santucci
Corriere della Sera, 25 giugno 2024
Malati di Alzheimer in Rsa. La Corte d’Appello di Milano ha condannato una struttura a restituire le rette corrisposte dalla figlia di una donna ricoverata: contributo illegittimo, Ats e Regione devono pagare totalmente e non solo partecipare con un rimborso. Una recente sentenza della Corte d’Appello di Milano potrebbe cambiare l’esistenza di molte famiglie di anziani malati di Alzheimer e ricoverati in una Residenza sanitaria assistenziale. Dall’altra parte, potrebbe costringere lo Stato e soprattutto le Regioni a ridefinire i propri bilanci in relazione ai ricoveri e le cure per anziani con queste patologie. La sentenza riguarda una Rsa milanese e una famiglia che risiede nell’hinterland (assistita dall’avvocato Giovanni Franchi), con un’anziana madre malata di Alzheimer che viene ricoverata tra 2014 e 2015 (anno del decesso). Il costo per un paziente in Rsa si aggira tra i 90 e i 150 euro al giorno; le strutture private hanno una convenzione con Regione Lombardia che, per questi pazienti, rimborsa 29, 39, o 49 euro al giorno, a seconda della situazione. Il resto della quota (il contratto firmato dalla figlia della signora con la Rsa prevedeva un contributo di 58 euro al giorno) è a carico della famiglia.
di Nadia Urbinati*
Il Domani, 25 giugno 2024
Non è vero che gli immigrati sono invisibili. Sono molto visibili a tutti. E le norme e la mentalità servono a schermarli. Non vogliamo vederli come lavoratori; vogliamo vederli come irregolari, esposti all’interesse di chi irregolare non è. Dalla loro dignità dipende anche la nostra. Vi è un momento nella vita di un immigrato in cui tutto sembra perduto. L’iniziale timore per il nuovo si fa paura di non riuscire a emergere dalla precarietà radicale - avere un lavoro non occasionale, una casa non provvisoria, una vita di relazioni umane.
di Antonio Maria Mira
Avvenire, 25 giugno 2024
Dai fondi Pnrr rimasti inutilizzati al nodo delle strutture che mancano per i braccianti: dal 2007 a oggi numerosi i tavoli di confronto e i commissari per l’emergenza ghetti. Con scarsi risultati. Tavoli tecnici, commissioni, protocolli, linee guida, commissari, decreti, circolari. È infinito l’elenco dei provvedimenti per contrastare caporalato e sfruttamento dei lavoratori. Ma con scarsi risultati, spesso lettera morta. “Non servono nuove norme, non serve inasprire le pene. Basterebbe applicare quelle che ci sono e soprattutto fare prevenzione, partendo dall’eliminazione dei ghetti” riflette amaramente il procuratore di Foggia, Ludovico Vaccaro, tra i magistrati più impegnati nella lotta allo sfruttamento. L’ultimo provvedimento del governo riguarda proprio i ghetti, anzi i cosiddetti “insediamenti informali”. Ed è la nomina del prefetto di Latina, Maurizio Falco a commissario per il loro “superamento”.
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