di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 25 giugno 2024
Dallo studio del Garante nazionale emerge che il regime aperto previene il fenomeno. I detenuti che si sono tolti la vita in sezioni a custodia chiusa sono 39, rispetto ai 5 nelle sezioni a custodia aperta. Il Garante Nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale ha pubblicato un rapporto drammatico sui suicidi nelle carceri italiane. Il documento, curato dal professore Giovanni Suriano, dell’unità organizzativa “Privazione della libertà in ambito penale” dell’ufficio del Garante, presieduto da Felice Maurizio D’Ettore, conferma l’incremento preoccupante del fenomeno.
quotidianosanita.it, 25 giugno 2024
“Se si va avanti, lo Stato dovrà accettare di avere le mani sporche del sangue dei detenuti”, dichiara il segretario Anaao Campania, che parla della grave carenza di personale sanitario nelle carceri. “In una situazione così compromessa le disparità legate alla diversa capacità delle Regioni di fornire servizi adeguati saranno catastrofiche. Regioni con risorse economiche maggiori miglioreranno i servizi sanitari, mentre quelle con meno risorse peggioreranno”.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 25 giugno 2024
Nella discussione generale sulla riforma, già votata in Senato, Calderone (Forza Italia) ricorda il sì alla soppressione del reato ottenuto dal ministro in Ue. Costa ribadisce l’ok dei centristi. Nel giorno in cui il ddl Nordio che, tra l’altro, abolisce il reato di abuso d’ufficio, approda alla Camera per la discussione generale, il presidente dell’Anticorruzione Giuseppe Busia prende di mira la riforma. In un’intervista pubblicata ieri dalla Stampa il vertice dell’Anac rilancia l’allarme per il “vuoto normativo” che, a suo giudizio, l’addio al reato spauracchio dei sindaci provocherebbe: “L’ordinamento non classificherebbe più come reato certi comportamenti che sono chiaramente non accettabili”.
di Pieremilio Sammarco*
Il Dubbio, 25 giugno 2024
Si attende dalla Camera dei Deputati il sì definitivo al disegno di legge (C. 1718) voluto dal ministro Nordio per la modifica del codice penale e segnatamente dei reati di abuso di ufficio e di traffico di influenze illecite; ma il testo prevede rilevanti disposizioni in materia di intercettazioni dirette ad assicurare una maggiore tutela al terzo estraneo al procedimento penale. Viene infatti introdotto il divieto di pubblicazione, anche parziale, del contenuto delle intercettazioni in tutti i casi in cui quest’ultimo non sia riprodotto dal giudice nella motivazione di un provvedimento o utilizzato nel corso del dibattimento; per la tutela del soggetto che non è parte del processo, vi è il divieto di riportare nei verbali di trascrizione delle intercettazioni frasi che consentano la sua identificazione; è infine introdotto l’obbligo per il Pm di stralciare dai c. d. brogliacci espressioni lesive della reputazione o riguardanti dati sensibili di soggetti diversi dalle parti.
di Giovanni Maria Jacobazzi
Il Dubbio, 25 giugno 2024
Gravi le scoperture negli uffici del paese, ma continua “l’esodo” dei magistrati fuori ruolo. Il Consiglio superiore della magistratura colloca due toghe fuori ruolo per destinarle all’Ufficio legislativo del ministero della Giustizia e subito ripartono le polemiche, questa volta però amplificate dalla forte scopertura che caratterizza ultimamente molti dei tribunali italiani. Il corto circuito è andato in scena durante l’ultimo Plenum a Palazzo Bachelet.
di Paola Rossi
Il Sole 24 Ore, 25 giugno 2024
In caso di mancata conoscenza da parte del procedente che l’imputato impugnante sia ristretto per altra causa si applica il regime di ammissibilità dell’impugnazione previsto dalla Riforma Cartabia. In applicazione della Riforma Cartabia l’atto di impugnazione in appello deve essere accompagnato da nuova elezione di domicilio ai fini della notifica dell’atto di citazione, pena l’inammissibilità dell’atto di appello. Ma nel caso in cui l’appellante sia detenuto occorre differenziare le tre ipotesi che possono verificarsi al fine di stabilire se l’allegazione dell’elezione di domicilio all’atto impugnatorio sia o meno necessaria. Infatti, di regola il domicilio a cui notificare la vocatio in iudicium, in caso di detenuti, è quella del luogo di detenzione. Ciò in base all’articolo 156 del codice di procedura penale che impone per qualsiasi atto da notifcare all’imputato detenuto di procedere direttamente alla consegna alla persona nel luogo ove è ristretta.
di don Roberto Mozzi*
Avvenire, 25 giugno 2024
Negli ultimi 24 mesi, a San Vittore si sono tolte la vita 12 persone. In pochi saprebbero dire i loro nomi e ricordare i loro volti. La parola d’ordine è “dimenticare”. Con rapidità ed efficienza tutto deve tornare alla normalità in poche ore, come se nulla fosse avvenuto. La morte va rimossa in fretta, perché parla. La morte scandisce parole di dolore e incuria. Da dieci anni lavoro qui come cappellano e la morte è sempre stata affrontata così: “custodiamo corpi vivi, dei morti non sappiamo cosa farcene: non ce ne parlate neanche…”.
di Mario Pari
Brescia Oggi, 25 giugno 2024
Nella lettera inviata dai detenuti sono descritte situazioni insostenibili: la Casa circondariale di Brescia presenta condizioni che sono equiparabili, secondo quanto emerso in un recente incontro, a quelle di Guantanamo. La richiesta di chi è rinchiuso in cella non è quella della libertà, ma della dignità. Guantanamo. Succede anche lì. Si cucina e ci si libera fisiologicamente, dopo un’attesa di 15 turni, a poche decine di centimetri di distanza e contestualmente. I turni sono quelli dei compagni di cella, la stessa cella. È emerso recentemente in un incontro in cui si parlava di Canton Mombello. Che ora è “Nerio Fischione”, di nome. Ma di fatto è sempre “Cantone”, da tanto tempo, per i bresciani e non. Di nome e di fatto.
di Alessandra Codeluppi
Il Resto del Carlino, 25 giugno 2024
Entra nel vivo il processo per i fatti alla Pulce. Un agente si dissocia dal comportamento di alcuni colleghi. Un altro spiega perché mise il cappuccio al detenuto: “Si parlava di lamette e avevamo paura degli sputi”. Una parziale presa di distanza da un agente penitenziario imputato rispetto al comportamento di qualche collega verso un detenuto. Un altro poliziotto che ha invece spiegato e difeso l’uso della federa sulla testa del carcerato non solo nell’episodio del 3 aprile 2023, ma anche in uno avvenuto nel 2020. Davanti al giudice dell’udienza preliminare Silvia Guareschi, sono iniziati ieri gli interrogatori dei dieci agenti del carcere di Reggio accusati a vario titolo di tortura, lesioni verso un detenuto tunisino 44enne e falso nelle relazioni: i due uomini sentiti sono entrambi difesi dall’avvocato Federico De Belvis.
ilcittadinomb.it, 25 giugno 2024
Organizzata dall’Unione Camere Penali Italiane, è prevista a Monza il 3 luglio in piazza dell’Arengario a cura della Camera Penale di Monza. In sei mesi, nel 2024, sono già 45 i suicidi avvenuti nelle carceri italiane: “Morire di carcere. Non c’è davvero più tempo” dice la Camera Penale di Monza a fronte di un fenomeno che definisce “inaccettabile” e che deve essere affrontato “senza timidezze e con voce ferma”. Per questo invita alla “maratona oratoria”, organizzata dall’Unione Camere Penali Italiane, il 3 luglio dalle 11.30 fino alle 14.30/15.00, in piazza dell’Arengario a Monza, “per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle condizioni di degrado cui sono costretti i detenuti”. Un tema “che ci coinvolge tutti” scrive il direttivo monzese in una nota.
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