di Giuseppe Losappio*
Il Riformista, 22 giugno 2024
“Da millenni gli uomini si puniscono e da millenni si domandano perché lo facciano”. La soluzione è meno sanzioni e più cultura, meno carcere e più alternative alla reclusione. Nonostante secoli e secoli di speculazione, il grande enigma di fondo della materia penale ancora non è stato dipanato. “Da millenni gli uomini si puniscono e da millenni si domandano perché lo facciano”. La domanda di Eugene Wiesnet non ha ancora trovato una risposta risolutiva ed anche autori - come dire - (decisamente) meno agnostici (come Hassemer) parlano di un tema “ingombrante, luccicante, affascinante e minaccioso allo stesso tempo”; “una seduzione oscura”. Un aspetto fondamentale della fascinazione del diritto penale è il rapporto con il male, compreso quello intrinseco allo stesso sistema delle punizioni.
di Stefano Anastasia*
Il Riformista, 22 giugno 2024
Che senso ha la pena oggi? Che senso ha una pena che si riproduce apparentemente senza scopo, come esito finale di una macchina che si muove per inerzia e che inerzialmente assorbe e sputa corpi e vite che le sono capitate negli ingranaggi? La Costituzione pone un limite e fissa uno scopo. Il limite, condiviso da ogni ordinamento giuridico degno di questo nome, tanto da essere universalmente riconosciuto nella Dichiarazione dei diritti umani nelle Nazioni unite, è quello del divieto di trattamenti contrari al senso di umanità (difficile capire come esso sia compatibile con la previsione normativa della pena di morte, ancora diffusa fuori dall’Europa, ma tant’è…). Lo scopo è quello della “rieducazione”, e dunque - fuori da antiquate concezioni moralistiche o autoritarie - quantomeno della prospettiva del reinserimento sociale del condannato in condizioni di autonomia e legalità.
di Claudia Fusani
Quotidiano del Sud, 22 giugno 2024
Sembra che per il governo 46 suicidi in cella e altri 56 morti in carcere per cause “altre” non siano un’emergenza: il pacchetto carceri, annunciato dal ministro Nordio, è stato rinviato a luglio. Le emergenze invece sono i “pro vita” nei consultori per mortificare chi ha già deciso di abortire, sono i cambi di destinazione d’uso per gli immobili che il Piano salva-casa di Salvini ha liberalizzato (per cui vedremo garage diventare B&B in base al silenzio assenso). E lo sono, un’emergenza, tutte le materie tra le più svariate normate a suon di decreti - ben 66 - in 18 mesi di governo. Ma non sono un’emergenza quelle 46 persone che affidate al carcere per espiare una pena - spesso solo in carcerazione preventiva - hanno costruito in qualche modo un cappio per metterselo al collo e suicidarsi.
di Thomas Usan
La Stampa, 22 giugno 2024
Quest’anno nelle carceri italiane ci sono stati 102 decessi, di cui 46 suicidi. Più di 100 decessi in 170 giorni. Per essere precisi 102. Nelle carceri italiane, nel 2024, muore una persona quasi ogni giorno e mezzo. Per entrare nei dettagli, 46 sono i suicidi (conteggiando anche il caso del giovane nel Cpr di Roma), a cui sono si aggiungono 56 morti per altre cause. L’ultimo caso risale allo scorso giovedì (20 giugno), quando nella casa circondariale di Novara un 20enne si è tolto la vita. “Mai abbiamo raggiunto un numero così elevato - commenta Aldo Di Giacomo, segretario nazionale di S.PP (Sindacato di Polizia penitenziaria). Siamo a giugno e il rischio, purtroppo sempre più concreto, è quello di superare l’anno più nero, il 2022, con un totale di 84 suicidi più 87 morti per altre cause”. Continua: “Per noi l’applicazione di pene alternative alla carcerazione, tra le quali gli arresti domiciliari, è sicuramente un importante deterrente alla questione, oltre che un modo concreto ed efficace per avviare a soluzione il problema del sovraffollamento dei nostri istituti penitenziari”.
Di fronte all’inferno lo Stato che fa? “S’indigna, s’impegna, poi getta la spugna con gran dignità…”
di Emilia Rossi
Il Dubbio, 22 giugno 2024
Il 15 gennaio di quest’anno, a pochi giorni dalla fine del suo mandato, il Collegio del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà ha avvertito la responsabilità, propria della sua funzione di organismo di prevenzione, di segnalare la situazione drammatica delle carceri italiane che si stava profilando (sovraffollamento al 127,54% con crescita costante di 400 presenze al mese, 4 suicidi nei primi 9 giorni dell’anno) e che confermava i segnali di allarme già rilevati nel corso del 2023, presentati al Parlamento con la relazione annuale.
a cura di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 22 giugno 2024
La lettera dei detenuti del carcere di Brescia-Canton Mombello restituisce in tutta la sua drammaticità le condizioni ai limiti dell’umano in cui si vive nella maggior parte dei penitenziari italiani. I numeri sono spietati: a metà 2024 siamo già a 45 suicidi. Un macabro record assoluto, se confrontato con lo stesso periodo degli anni precedenti. Il sovraffollamento comincia ad avvicinarsi ai livelli della sentenza Torreggiani della Cedu. In Italia, secondo il Dap, al 31 maggio ci sono 61.547 reclusi, 1.381 in più rispetto a inizio anno (+ 2,3%). Lunedì prossimo a Montecitorio è calendarizzata la proposta di legge sulla liberazione anticipata speciale di Roberto Giachetti (Italia Viva) e Nessuno Tocchi Caino. Una soluzione che può ridurre il sovraffollamento, allentare la tensione, dare respiro agli stessi agenti, ormai allo stremo. Proprio da lunedì Rita Bernardini ha annunciato lo sciopero totale della fame e della sete.
di Antonio Gelardi*
vocididentro.it, 22 giugno 2024
Il dramma dei suicidi e la ennesima generale situazione di disagio che attraversa il mondo delle carceri richiede una riflessione sui possibili, necessari, interventi di contrasto rispetto alle criticità che attraversano la quotidianità penitenziaria, anche cercando di immaginare scenari del tutto diversi da quelli attuali. È in proposito di estremo interesse, quindi da riprendere, la riflessione espressa dall’ex Capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria il Presidente Carlo Renoldi a conclusione del suo mandato con una nota pubblicata nella rivista Sistema penale e che qui riporto: “Il carcere di domani, accanto all’area, numericamente minoritaria, delle persone di più elevato spessore criminale, rispetto a cui è irrinunciabile la presenza negli spazi detentivi del personale di polizia, non potrà che evolversi nella direzione, comune al resto d’Europa, di una polizia che “sta fuori dal carcere”, la quale, accanto al controllo dei soggetti in misura alternativa, dovrà svolgere compiti di tutela della sicurezza perimetrale, di controllo dell’ingresso di oggetti pericolosi e di intervento in caso di violenze all’interno degli spazi detentivi; spazi ove dovrà essere invece chiamato a operare personale non di polizia, altamente qualificato e addestrato non tanto, come oggi, sul piano delle competenze giuridiche, quanto della relazione con le persone. Perché il carcere è, soprattutto, il luogo della relazione umana”.
di Ilaria Dioguardi
vita.it, 22 giugno 2024
Dopo i quattro suicidi dello scorso weekend nelle carceri italiane, ieri a Novara si è tolto la vita un ventenne. Giuseppe Nese, vice presidente dell’Osservatorio permanente regionale per la sanità penitenziaria della Campania, spiega che da sette anni ci sono “Piani nazionali per la prevenzione delle condotte suicidarie nel sistema penitenziario per adulti e per minori”. Ma a volte vengono dimenticati. Media italiana più alta di quella europea. “Da 30 anni in Italia l’essere presente in carcere piuttosto che essere libero determina un aumento del rischio suicidario che varia da 15 a 20 volte, è un dato costante”, dice Giuseppe Nese, psichiatra, vice presidente dell’Osservatorio permanente regionale per la sanità penitenziaria della Campania.
di Donatella Zorzetto
La Repubblica, 22 giugno 2024
Ad Alghero il primo congresso nazionale della Società Italiana di Psichiatria e Psicopatologia Forense (Sippf). “Possibile liberare 400 posti per chi ha davvero bisogno di cure e aiuto”. A distanza di 10 anni dalla chiusura degli Ospedali psichiatrici giudiziari (Legge 81 del 2014) non si è ancora trovata la formula funzionale per la presa in carico degli autori di reati definiti “non imputabili per la presenza di una patologia mentale e riconosciuti socialmente pericolosi”. Le Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza (Rems) sarebbero dovute essere la soluzione. Non lo è stata, almeno finora. Questo perché l’Italia è l’unico Paese al mondo che riconosce l’infermità o la semiinfermità mentale a chi compie reati ed è affetto da disturbi della personalità, in particolare quello antisociale, che non sono malattie mentali ma che rappresenta il 30-40% degli ospiti delle Rems. Questo non solo significa che oltre un ospite delle REMS su due non ha necessità sanitarie e non ha dunque bisogno di queste strutture, ma dovrebbe essere assistito in carcere.
dire.it, 22 giugno 2024
L’ex ministro della Giustizia al congresso della Società Italiana di Psichiatria e Psicopatologia forense: “Il paziente psichiatrico autore di reato da un lato non deve trovarsi nelle condizioni di mettere a rischio la visione della sicurezza condivisa socialmente, dall’altro gli va garantita la salute con una corretta gestione sanitaria. Questo alla luce della crescita - 10% all’anno - dell’emergenza di salute mentale nelle carceri”. “Serve una prospettiva più ampia per risolvere il problema durante la detenzione e dopo l’uscita dal carcere. Il paziente psichiatrico autore di reato da un lato non deve trovarsi nelle condizioni di mettere a rischio la visione della sicurezza condivisa socialmente, dall’altro gli va garantita la salute con una corretta gestione sanitaria, in particolare quella relativa alla salute mentale. Questo proprio alla luce della crescita - 10% all’anno - dell’emergenza di salute mentale nelle carceri italiane”.
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