di Marco Benvenuti
La Stampa, 21 giugno 2024
Avrebbe compiuto 20 anni a fine mese e finito di scontare la pena in agosto. Da inizio anno 44 detenuti si sono tolti la vita. Alì non aveva ancora vent’anni. Li avrebbe compiuti fra pochi giorni, il 30 giugno. Non ce l’ha fatta a festeggiare. Nemmeno la prospettiva di uscire e rifarsi una vita - avrebbe finito di scontare la sua pena il 17 agosto - ha fatto da contrappeso allo sconforto, al disagio, alle incertezze legate al futuro, al suo nuovo futuro. Ieri mattina Alì ha deciso di togliersi la vita nel carcere di via Sforzesca a Novara. È il suicidio numero 44 dall’inizio dell’anno negli istituti di pena del nostro Paese. Il giovane, pare di origine algerina (ma non vi è la certezza) si è impiccato nella sua cella. Non appena le guardie l’hanno visto agonizzante, hanno cercato di soccorrerlo e di rianimarlo ma ormai era troppo tardi.
di Lorenzo Sivilli
ansa.it, 21 giugno 2024
La storia di Giacomo, tra comunità e istituti penitenziari. In carcere a 21 anni, l’unico posto in cui non sarebbe mai dovuto stare. Giacomo era rinchiuso tra le mura di San Vittore, a Milano, quando si è tolto la vita. Soffriva di un disturbo borderline di personalità, una condizione psichica ritenuta incompatibile con il carcere. Nonostante questo, Giacomo è morto in un istituto penitenziario il 31 maggio 2022, dove si trovava dopo l’arresto per un piccolo furto. Su proposta dell’avvocato, con l’appoggio dei genitori, il 21enne aveva ottenuto la disposizione per essere trasferito in una Rems, una residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza che, dal 2014, sostituiscono gli ospedali psichiatrici giudiziari. Anche dopo il via libera, però, Giacomo era ancora a San Vittore, in cui è rimasto per nove mesi. A causa della mancanza di posti disponibili in questo tipo di strutture, Giacomo avrebbe dovuto essere curato in un luogo alternativo esterno, ma ciò non è successo.
di Chiara Spagnolo
La Repubblica, 21 giugno 2024
La sentenza che condanna 9 agenti di Polizia penitenziaria per le botte a un detenuto con problemi psichici. Depositate le motivazioni della condanna. Per cinque poliziotti il reato di tortura. “L’aggressione non avvenne in un contesto di allarme”. Le pene variano da cinque anni a sei mesi. Ci fu tortura nel carcere di Bari, la notte del 27 aprile 2022, quando un detenuto 43enne con problemi psichici fu “brutalmente aggredito da alcuni agenti mentre era del tutto inerme”. Di più. Fu “tortura di Stato”, perché commessa da pubblici ufficiali con abuso dei loro poteri. Mette molti punti fermi la sentenza con cui il 20 marzo cinque poliziotti penitenziari in servizio nel capoluogo sono stati condannati per il reato di tortura e altri quattro, a vario titolo, per abuso d’ufficio, rifiuto di atti d’ufficio, violenza privata, falso ideologico.
di Silvia Renda
huffingtonpost.it, 21 giugno 2024
La sua storia interroga sulla salute dei detenuti. L’ex capo della banda della Comasina è affetto da demenza senile. Antigone: “La popolazione nelle carceri è sempre più anziana e cresce quindi la domanda di salute, ma il sistema penitenziario è incapace di assolverla”. La prima volta che Renato Vallanzasca entrò in carcere, si trattava di un carcere minorile. Aveva 8 anni e insieme al fratello e a un’amica, sua futura moglie, provò a liberare gli animali di un circo. Rimase per due giorni nell’istituto Cesare Beccaria di Milano. L’ultima volta che Renato Vallanzasca commise un reato aveva 64 anni, era il 2014. Una rapina all’Esselunga, con un bottino del valore di settanta euro: due paia di boxer da uomo, cesoie e fertilizzante. Si trovava in permesso premio per tre giorni dal carcere di Bollate e venne processato per direttissima: dieci mesi, da cumulare con i quattro ergastoli e i 295 anni di reclusione. Sono crimini di ben altro tenore rispetto a quelli che hanno spostato il suo orizzonte sul “fine pena mai”. Sequestri, rapine, omicidi lo hanno reso uno dei criminali italiani più famosi e raccontati, feroce e spietato. Oggi ha 74 anni, di cui 52 trascorsi in carcere (con tre evasioni nel mezzo), e una forma di demenza che lo rende rappresentante di una popolazione di detenuti sempre più anziana, con problemi fisici e psichici conseguentemente in crescita. Un ulteriore peso sul sistema penitenziario italiano, nell’incapacità di assolvere il diritto alla salute di cittadini reclusi.
di Jacopo Storni
Corriere Fiorentino, 21 giugno 2024
Don Gherardo Gambelli saluta i detenuti di Sollicciano prima di essere ordinato arcivescovo di Firenze nella cattedrale di Santa Maria del Fiore nel giorno di San Giovanni. Un saluto commosso e partecipato, quello che ieri pomeriggio si è tenuto nel penitenziario fiorentino, che ha segnato la fine del servizio tenuto da Gambelli come cappellano del carcere. Un saluto, una preghiera e la consegna ai reclusi della Bibbia. “La consegna della Bibbia - ha detto Gambelli - è un momento significativo perché la parola di Dio viene offerta come qualcosa che nutre il cammino di fede delle persone, che nella parola di Dio trovano una luce e una forza che permette loro di sostenere la prova difficile della detenzione”.
di Enrico Fiore
Corriere del Mezzogiorno, 21 giugno 2024
Il 22 maggio scorso Roberto Russo pubblicò in questo giornale un bell’articolo sulle centoquaranta detenute del carcere femminile di Pozzuoli trasferite dopo le scosse di terremoto. Un articolo bello non solo per la precisione con cui venivano esposti i dati di cronaca, ma anche e soprattutto per la partecipazione umana. La stessa partecipazione manifestava il 4 giugno Elisabetta Soglio, pubblicando nel “Corriere della Sera” la lettera ad un tempo dolente e indomita della cooperativa “Lazzarelle”, intesa ad affermare la volontà di non far morire il progetto che aveva portato avanti producendo appunto nel carcere di Pozzuoli, con quindici delle detenute regolarmente retribuite, caffè e cioccolateria di qualità.
sportesalute.eu, 21 giugno 2024
È stata presentata ieri nella sala polifunzionale della Casa circondariale di Baldenich, a Belluno, il progetto “Sport di tutti - Carceri”, che vedrà i detenuti bellunesi protagonisti di un programma di avvicinamento alla pratica degli scacchi, disciplina che, così come la vita, ha delle regole.
di Antonia Fama
collettiva.it, 21 giugno 2024
Grazie all’Associazione Dire Fare Cambiare l’iniziativa arriva anche nel carcere romano. Due concerti, l’esibizione dei detenuti cantanti e la presentazione di un libro. La Festa delle Musica arriva ogni 21 giugno, con il solstizio d’estate e festeggia quest’anno la sua trentesima edizione. Con tante novità, tra cui una particolarmente bella. Grazie all’Associazione Dire Fare Cambiare la musica risuonerà anche tra le pareti dell’Istituto Penitenziario di Rebibbia Reclusione. Si festeggerà anche qui. “Abbiamo pensato importante di promuovere una serie di attività in grado di favorire la conoscenza tra il “dentro” e il “fuori” il carcere - spiega Giulia Morello, Presidente dell’Associazione - tema sul quale come lavoriamo da diversi anni”.
di Gabriella Cantafio
vita.it, 21 giugno 2024
In un libro e in un podcast la storia del cappellano del carcere minorile Cesare Beccaria di Milano che ha realizzato la comunità Kayros. Alle porte di Milano, nel comune di Vimodrone, c’è un luogo magico in cui gli errori vengono trasformati in opportunità. A decretare il livello di difficoltà per recuperare la propria libertà sono i colori delle quattro case: arancione, giallo, azzurro e verde. Come la speranza che, oltre 20 anni fa, ha guidato Don Claudio Burgio, cappellano del carcere minorile Cesare Beccaria di Milano, verso la realizzazione della comunità Kayros, dove attualmente accoglie circa 50 ragazzi, tra i 14 e i 25 anni. Soprattutto in quest’epoca in cui la criminalità giovanile inonda le pagine di cronaca, tutti li considerano ragazzi difficili che finiscono dietro le sbarre per crimini più o meno gravi, ma, come ribadisce la scritta all’ingresso: Non esistono ragazzi cattivi.
di Elena Rosselli
Il Fatto Quotidiano, 21 giugno 2024
“L’odio? Soltanto uno spreco di energia”. Un memoir carcerario, una riflessione politica su cosa significhi definirsi palestinese, un racconto d’amore. È tutto questo e molto altro Il racconto di un muro di Nasser Abu Srour. Pieno di riferimenti alla filosofia occidentale - Kierkegaard, Freud, Derrida solo per citarne alcuni - e al cristianesimo, è un testo denso, stratificato, estremamente coerente nella sua struttura complessiva, nonostante sia impossibile sapere come abbia fatto l’autore a scrivere e far arrivare fuori dal carcere il manoscritto, pubblicato per la prima volta nel 2022 da Dar Al Adab, un’editrice di Beirut, dopo due anni di vicende rocambolesche.
- Fine vita. Tutti gridano al “fascismo” e nessuno cambia il codice penale fascista
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