di Eleonora Martini
Il Manifesto, 9 ottobre 2024
Maratona di audizioni nelle commissioni Affari costituzionali e Giustizia del Senato. L’ex procuratore di Torino, Armando Spataro: “Non c’è niente di nuovo e molto di inutile”. Gian Luigi Gatta, docente di Diritto penale: “L’unico provvedimento contenuto nel testo capace di produrre sicurezza è la dotazione delle bodycam agli agenti”. Lo hanno letteralmente fatto a pezzi. La prima maratona di audizioni sul ddl Sicurezza di ben 12 esperti tra costituzionalisti, magistrati, avvocati e professionisti dell’esecuzione penale, in un solo pomeriggio, davanti ai senatori delle commissioni congiunte di Giustizia e Affari costituzionali si può riassumere come una bocciatura generalizzata del provvedimento numero 1236. Testo nel quale, per usare le parole dell’ex procuratore di Torino, Armando Spataro, ascoltato ieri insieme agli altri, “non c’è niente di nuovo e molto di inutile”.
di Tiziana Maiolo
Il Riformista, 9 ottobre 2024
La legge tra svolta e scappatoia per pm. L’introduzione di un tetto alla durata delle operazioni di ascolto sarebbe una vera rivoluzione. Ma attenzione all’uso strumentale dell’aggravante mafiosa: può essere una scappatoia per i pm. Se sarà approvata la riforma di Pierantonio Zanettin di Forza Italia sui tempi delle intercettazioni, che approda domani nell’Aula del Senato, potremo dire che siamo finalmente davanti a una vera svolta di civiltà. Pur con le sue deroghe (ahimè) e vincoli sempre suscettibili di elusione, la riscrittura dell’articolo 267 del Codice di Procedura Penale (che fissa a 45 giorni il limite temporale massimo di intercettazioni durante le indagini preliminari) sarà una piccola preziosa rivoluzione. Innanzitutto perché elimina quella catena infinita di proroghe che consentiva ai pm, con l’approvazione del gip, con la sola indicazione di “sufficienti indizi”, cioè il nulla, dopo i primi 15 giorni, di sommarne altri 15, e poi ancora e ancora. Trasformando così la captazione e l’ascolto da strumento per le indagini a contenuto d’indagine per cercare, una volta individuato il “tipo d’autore”, l’eventuale reato.
di Claudio Cerasa
Il Foglio, 9 ottobre 2024
Costretti a fare i conti con l’oscenità di una Repubblica fondata sull’impunità della magistratura, gli ex protagonisti di Tangentopoli mettono insieme un mosaico sciagurato, incastrati negli ingranaggi giustizialisti che loro stessi hanno contribuito a costruire. È più di una nemesi. È più di una lezione. È più di un cortocircuito. È un formidabile squarcio su una realtà vera, profonda, drammatica, una realtà giudiziaria reale che per anni in pochi hanno voluto vedere e che ora, oplà, è qui magicamente di fronte a noi. La condanna in primo grado ricevuta ieri a Brescia dal procuratore aggiunto uscente di Milano, Fabio De Pasquale, condanna a otto mesi per rifiuto d’atti di ufficio, per non aver cioè voluto depositare nel febbraio del 2021, a ridosso della sentenza del processo milanese per corruzione internazionale Eni-Nigeria, prove rilevanti che avrebbero potuto permettere di dimostrare prima del tempo l’innocenza degli indagati, in quello che il circolo dei mozzorecchi definì “il processo del secolo”, è l’ultimo tassello di un mosaico interessante e sciagurato che riguarda numerosi magistrati che hanno fatto parte del famoso mondo di Mani pulite.
leccotoday.it, 9 ottobre 2024
Un nuovo progetto per migliorare la qualità della vita legata al sistema penitenziario lombardo. Più risorse per l’accompagnamento dei giovani carcerati, percorsi di formazione per il personale, case popolari per gli agenti di polizia penitenziaria, maggiori risorse alle comunità terapeutiche. Questi i contenuti salienti dell’ordine del giorno sul problema dei giovani detenuti nelle carceri lombarde sottoscritto da tutti i capigruppo e approvato martedì all’unanimità dall’aula del Consiglio regionale.
cittadellaspezia.com, 9 ottobre 2024
“La situazione delle carceri in Liguria continua a destare preoccupazione, con un tasso di sovraffollamento del 120%. Nella regione sono detenuti 1.268 uomini e 66 donne, una condizione che mette a rischio i diritti fondamentali, in particolare quello alla salute”: lo si legge in una nota diffusa dall’Associazione Luca Coscioni. “Lo scorso 9 agosto abbiamo diffidato le 102 Asl nazionali, chiedendo loro di effettuare sopralluoghi negli istituti di pena per valutare la qualità dei servizi sanitari. In Liguria, solo l’Asl 5 Spezzino ha risposto, mentre le altre Asl tacciono, lasciando irrisolti i dubbi sulle condizioni sanitarie dei detenuti”, dichiara Marco Perduca, coordinatore dell’iniziativa per l’Associazione Luca Coscioni. “Attualmente, le carceri liguri sono al limite della capacità, con un sovraffollamento che mette a rischio il diritto alla salute, compromesso da spazi inadeguati e carenze nei servizi medici”, osservano ancora dall’associazione.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 9 ottobre 2024
All’uomo restava da scontare quasi un anno di pena. L’allarme del Garante sul sovraffollamento: alla Puglia il record negativo. Mentre le carceri italiane continuano a soffrire di un sovraffollamento cronico che mette a dura prova l’intero sistema penitenziario, oggi c’è stato un altro suicidio. Si è tolto la vita nel carcere di Vigevano un magrebino, con un residuo di pena prossimo a un anno. “Si tratta del 74esimo detenuto suicida dall’inizio dell’anno, cui - dichiara Gennarino de Fazio, segretario generale della UilPa Polizia penitenziaria - bisogna aggiungere 7 appartenenti alla Polizia penitenziaria che, altresì, si sono tolti la vita. Una strage senza fine e senza precedenti, rispetto alla quale la politica non pone alcun argine concreto”.
di Federico Dovera
Il Cittadino, 9 ottobre 2024
Tra poche ore sarà più chiara la causa del decesso del 30enne morto in carcere nella notte tra venerdì e sabato. Si attende, infatti, l’esito dell’autopsia, una procedura dovuta per fare chiarezza sulla morte dell’uomo, disposta dalla Procura di Lodi guidata da poco dalla dottoressa Laura Pedio. Il 30enne, di origini brasiliane, con problemi di tossicodipendenza alle spalle, era arrivato alla Cagnola da poco, trasferito dal carcere di Busto Arsizio dove, secondo i primi riscontri, aveva avuto delle incompatibilità con qualche detenuto. Il 30enne, ospitato nella sezione terza, dove la libertà è maggiore, è stato male nella notte tra venerdì e sabato e quando l’equipe di emergenza urgenza del 118 è intervenuta ha provato a rianimarlo, ma non c’è stato nulla da fare.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 9 ottobre 2024
Yousef, un giovane con disturbi della personalità, sarebbe stato brutalmente aggredito da agenti penitenziari nella sala colloqui. Esposto dell’Associazione Yairaiha che chiede un’indagine approfondita. Il 3 ottobre, una sconvolgente vicenda di presunta violenza ha turbato la quiete del carcere di Marassi a Genova. Secondo l’esposto presentato dall’Associazione Yairaiha Ets, impegnata nella tutela dei diritti dei detenuti, un giovane detenuto con disturbi della personalità sarebbe stato vittima di un brutale pestaggio da parte di agenti penitenziari.
di Giuseppe Di Bisceglie
Corriere del Mezzogiorno, 9 ottobre 2024
“Mancanza di cure adeguate”. Il 65enne, condannato a 30 anni di reclusione, era entrato in carcere in buone condizioni di salute ed era perfettamente in grado di camminare. Ma durante la detenzione sono subentrate patologie alla colonna vertebrale non curate in modo appropriato. Le cure ricevute da un detenuto durante il suo periodo di permanenza in carcere non sono state adeguate e per questo l’Italia dovrà risarcirlo con ottomila euro. È quanto stabilito da una recente sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo in riferimento al caso di un detenuto 65enne, originario di Taranto, che durante il periodo di detenzione in carcere ha visto aggravarsi le sue condizioni di salute, al punto da non riuscire più a camminare.
di Veronica Deriu
La Prealpina, 9 ottobre 2024
“Il carcere di Varese è stato dichiarato non utilizzabile all’inizio degli anni 2000, nonostante questo continua ad essere pieno di detenuti. Quindi è evidente che c’è qualcosa che va rivisto. Ci auguriamo che si possano trovare nuove soluzioni, anche un po’ diverse rispetto alle attuali”. Lo ha detto oggi, martedì 8 ottobre, il presidente della Lombardia, Attilio Fontana, nell’ambito di un ragionamento sulle carceri lombarde fatto a margine del Consiglio regionale. “È un dato di fatto che dove i detenuti lavorano la recidiva si abbassa del 70-80%. È chiaro che bisognerà cercare delle soluzioni tali per cui all’interno del carcere ci sia la possibilità per tutti i detenuti di crearsi una professione per garantire all’uscita la possibilità di avere un’occupazione. Bisogna trovare un mix tra carcere e lavoro” ha spiegato il governatore.
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