Il Fatto Quotidiano, 19 giugno 2024
La relazione dei medici di Bollate. È da tempo che i legali di Renato Vallanzasca, tra un stop e l’altro ai permessi, lamentano che le sue condizioni di salute sono tali da non permettere oltre la detenzione in carcere e ora c’è un parere proprio dei medici del carcere di Bollate (Milano) a supporto di questa tesi. L’ambiente “carcerario” è “carente nel fornire” le cure di cui ha bisogno e gli “stimoli cognitivi” e per questo andrebbe trasferito in un “ambito residenziale protetto”, in un “luogo di cura esterno”, data la sua “patologia” scrive l’equipe di medici del carcere milanese in una relazione, facendo riferimento alle condizioni di Renato Vallanzasca, 74 anni, ex protagonista della mala milanese degli anni 70 e 80 e che ha già trascorso oltre mezzo secolo di vita da detenuto.
di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 19 giugno 2024
Giovedì 20 giugno l’evento organizzato dalla Camera penale per denunciare la strage in carcere con un incontro-dibattito presso la “Sala Risorgimento” di Villa Mirabello. “Fermare i suicidi in carcere: non c’è più tempo”. È questo il titolo dell’incontro-dibattito organizzato dalla Camera penale di Varese “Giuseppe Lozito-Lucio Paliaga”, in programma giovedì 20 giugno, con inizio alle 14.30, presso la “Sala Risorgimento” di Villa Mirabello. Il numero dei suicidi in carcere aumenta giorno dopo e, come evidenziano i penalisti, servono interventi urgenti e una progettualità che prenda in considerazione l’esigenza di rendere la vita negli istituti penitenziari più umana e risocializzante. Il momento è drammatico, evidenzia il presidente della Camera penale di Varese, Fabio Margarini. “La nostra Camera Penale - dice al Dubbio - ha organizzato un evento sul tema sempre più drammatico e attuale dei suicidi in carcere e delle condizioni in cui vivono i detenuti. L’iniziativa rientra nel calendario delle manifestazioni indette dall’Unione delle Camere penali italiane in un programma nazionale di “maratona oratoria”. Riteniamo necessario non abbassare mai la guardia. È necessario discutere e riflettere sulle possibili risposte concrete, immediate e a più lungo termine per deprivare la condizione carceraria di quella deumanizzazione della prigione che sembra essere la prima causa dell’inaccettabile dramma suicidario”.
di Francesca Visentin
Corriere del Veneto, 19 giugno 2024
Un’adolescenza da bullo, qualche reato, il carcere. E poi la rinascita, una nuova vita da educatore e motivatore dei ragazzi “perduti”, a dimostrazione che c’è sempre un’opportunità per ricominciare. Questa la vera storia di Daniel Zaccaro, raccontata dallo scrittore veneziano Andrea Franzoso nel libro “Ero un bullo” (De Agostini), bestseller con 16 ristampe, tradotto in vari Paesi del mondo. Il libro ora diventa pièce teatrale che debutta questa sera in prima nazionale a Verona, al Cinema Teatro Nuovo San Michele (ore 21). Lo spettacolo è prodotto da Fondazione Aida, in collaborazione con l’assessorato all’Istruzione e la Settima Circoscrizione del Comune di Verona. Una pièce rivolta soprattutto a ragazzi e ragazze, a famiglie, insegnanti, educatori, educatrici e a chi pensa non sia mai troppo tardi per ricominciare, anche partendo da errori e fallimenti. Ero un bullo (stesso tiolo del libro), con la regia di Lucia Messina, contiene un forte risvolto educativo e motivazionale. “Magari c’è qualche ragazzo o ragazza che si riconoscerà nella mia storia - sottolinea Daniel Zaccaro -. Nella vita non esiste un copione già scritto. Fino all’ultimo si può decidere di cambiare il finale”. Lo scrittore Andrea Franzoso, che questa sera sarà presente al debutto della pièce, fa notare, riportando le parole di don Claudio Burgio del carcere minorile Beccaria: “Nessuno avrebbe scommesso un centesimo su Daniel Zaccaro. Eppure quello che sembrava destino già scritto, ha preso una piega inaspettata dopo che Daniel ha incontrato adulti credibili. Il libro e la pièce parlano di bullismo, devianza giovanile, baby gang, dispersione scolastica, ma sono anche monito per gli adulti: che esempio diamo ai nostri ragazzi e ragazze, come possiamo intervenire, che fare e che cosa non fare?”. La storia di Daniel Zaccaro adolescente è comune a quella di molti ragazzi che sembrano “perduti”: vive a Quarto Oggiaro, periferia di Milano, cresce nei cortili delle case popolari, adora il calcio, a dieci anni gioca con la maglia dell’Inter. In famiglia pochi soldi e continui litigi. Durante una partita, manca il goal decisivo e il suo sogno di diventare un calciatore famoso si infrange. Alle medie Daniel è un bullo carico di rabbia e aggressività. Da lì alle rapine il passo è breve, finisce al carcere Beccaria. È considerato un ragazzo perduto, irrecuperabile. A segnare la svolta, l’incontro con don Claudio, il cappellano del carcere e altre figure positive di adulti e adulte. Viene affidato alla comunità di don Claudio e impara a guardare le cose da una nuova prospettiva. Oggi fa l’educatore alla comunità Kayrós di Milano.
di Noemi di Leonardo
bolognatoday.it, 19 giugno 2024
L'edizione 2024 delle "Giornate dell'Interdipendenza" punta ad approfondire il tema delle dipendenze patologiche e la salute mentale in carcere. Si chiamano “Giornate dell’interdipendenza”, organizzate dai professionisti dell’Azienda USL di Bologna e del Terzo settore, in collaborazione con istituzioni ed Enti locali. La terza edizione, quella di quest'anno, punta ad approfondire il tema delle dipendenze patologiche e la salute mentale in carcere. In particolare, quest’anno, la rassegna di eventi prevede dapprima un momento dedicato a riflettere con la cittadinanza “Oltre il muro” – in programma il 20 giugno presso lo Spazio DumBo - e un secondo momento di formazione, pensato per promuovere un confronto tra i diversi professionisti che si occupano di dipendenza.
ansa.it, 19 giugno 2024
Sono quasi 300 i detenuti del carcere di Bologna che in questi ultimi dieci anni hanno indossato la maglia del Giallo Dozza, squadra di rugby nata nel 2014 all’interno della casa circondariale, che milita - caso unico in Italia - nel campionato nazionale di serie C. La società Giallo Dozza Bologna Rugby A.s.d. ha anche vinto il bando Sport di tutti - “Carceri”, iniziativa promossa dal ministro per lo sport e i giovani Andrea Abodi, che ha l’obiettivo per 18 mesi di supportare le realtà sportive e gli enti del Terzo settore nella promozione della salute, del benessere e del recupero dei detenuti, dell’inclusione sociale, attraverso l’attività sportiva.
di Vincenzo Vita
Il Manifesto, 19 giugno 2024
Se fosse davvero confermata la notizia anticipata dall’edizione europea della testata giornalistica statunitense Politico a firma di Clothilde Goujard - secondo cui Ursula von der Leyen starebbe cercando di occultare la pubblicazione del Rapporto sullo stato di diritto per imbonirsi Giorgia Meloni, corteggiata per il prossimo voto sul vertice di Bruxelles- saremmo di fronte ad un caso vergognoso. Del resto, erano pesino state stigmatizzate nei giorni scorsi le prese di posizione pressoché omologhe della vice della von der Leyen Vera Jourova, che si occupa proprio di quel rapporto. Lo stato dell’arte, per così dire, è noto, in Italia.
di Vitalba Azzollini*
Il Domani, 19 giugno 2024
I tribunali europei hanno già sanzionato l’Ungheria per violazioni del diritto sul rimpatrio di migranti. L’idea che possa succedere anche all’Italia, per i centri albanesi, non è peregrina: l’intesa è stata ritenuta ammissibile dall’Ue perché non riguarderebbe il diritto europeo. Ma se si legge la ratifica del Protocollo, così non è. La Corte di giustizia dell’Unione europea ha condannato l’Ungheria a pagare una multa di 200 milioni di euro per non aver rispettato una sentenza del dicembre 2020, e un ulteriore milione di euro per ogni giorno di ritardo. “Una violazione senza precedenti ed estremamente grave del diritto comunitario”, l’ha definita la Commissione Ue. Nel 2020, la Corte aveva stabilito - tra l’altro - che il Paese avesse contravvenuto agli “obblighi del diritto dell’Unione in materia di procedure di riconoscimento della protezione internazionale e di rimpatrio di cittadini di Paesi terzi il cui soggiorno è irregolare”, e non fornito “garanzie procedurali” e “sostegno adeguato” per i richiedenti asilo “identificati come vulnerabili”.
di Bianca Senatore
Il Domani, 19 giugno 2024
I numeri di Frontex suggeriscono un calo, ma solo perché si basano sulle persone intercettate. La rotta balcanica è molto attiva, e i tempi di percorrenza sono diventati molto veloci. “I gruppi WhatsApp e Telegram erano bollenti. La notizia del naufragio tra Grecia e Italia ha bloccato tutta l’organizzazione per ore”. A raccontarcelo è Kerem, un uomo sulla sessantina che vive a Smirne ed è “infiltrato” in una dei gruppi che aiutano prevalentemente i migranti afgani e iraniani. Non ha mai fatto il contrabbandiere lui, dice di non avere il cuore forte per gestire lo stress, ma aiuta volentieri chi si trova in difficoltà. “Io non prendo soldi, ma conosco i broker della città”.
di Paola Rossi
Il Sole 24 Ore, 19 giugno 2024
La richiesta dello Stato terzo d’origine dell’interessato impone di contattare le autorità del Paese Ue che ha riconosciuto la protezione. Non è possibile estradare verso il Paese d’origine lo straniero che abbia ottenuto in uno Stato membro il riconoscimento dello status di rifugiato. Questa l’affermazione della Corte di giustizia dell’Unione europea contenuta nella sentenza sulla causa C-352/22. Quindi il riconoscimento dello status di rifugiato in uno Stato membro osta a che un altro Paese Ue possa procedere all’estradizione dell’interessato verso il suo Paese d’origine. E, quindi, indipendentemente dai motivi posti alla base della domanda di estradizione, finché l’autorità che ha riconosciuto tale status non lo revoca, lo straniero non potrà essere estradato.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 18 giugno 2024
Salgono a 44 i detenuti che si sono tolti la vita dall’inizio dell’anno. L’allarme di Antigone, che chiede provvedimenti urgenti per ridurre il sovraffollamento. Un’ondata di disperazione dilaga con una sequenza scioccante di suicidi che ha visto 4 detenuti togliersi la vita in appena 48 ore tra il 13 e il 14 giugno. I numeri sono da brivido: ben 44 detenuti si sono tolti la vita dall’inizio del 2024, e ciò dipinge un quadro drammatico all’interno delle carceri, dove la sofferenza e l’abbandono sembrano regnare sovrani.
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