di Fra’ Giuseppe Giunti
La Voce e il Tempo, 20 giugno 2024
Gli adolescenti che incontriamo all’interno del carcere minorile Ferrante Aporti di Torino sono la testimonianza vivente che la nostra epoca è sempre più un mondo di “io”, che mette in secondo piano il “noi”. Il modo che si usa per definire la maggioranza di questi ragazzi è “minori non accompagnati”, soli appunto. La solitudine è una delle possibili letture del complicato mondo delle carceri cosiddette minorili, o tecnicamente Istituti Penali Minorili. Un adolescente solo, non accompagnato, non aspettato, non sgridato, non incoraggiato perché non ha una famiglia all’esterno sulla quale contare, alla quale fare riferimento in un progetto di rieducazione, o spesso di prima educazione vera e propria; questo è il soggetto del quale dobbiamo prenderci cura.
di Claudio Neve
cronacaqui.it, 20 giugno 2024
Sovraffollamento al 30%, detenuti costretti a dormire sulle brandine da spiaggia. “Nel carcere minorile di Torino la situazione è drammatica. Il Ferrante Aporti scoppia”. A lanciare l’allarme, ancora una volta, sono i sindacati della polizia penitenziaria, che già da giorni denunciano una situazione diventata ormai quasi ingestibile, con alcuni dei minori che “dormono su brandine di resina da spiaggia in mezzo ad una stanza dove sono già presenti quatto/cinque detenuti”. Un sovraffollamento che nelle ultime ore si è ulteriormente aggravato.
elbapress.it, 20 giugno 2024
Raimonda Lobina, Garante dei detenuti per il carcere di Porto Azzurro commenta la situazione della Casa di reclusione elbana, dove nei giorni scorsi si sono verificati alcuni fatti di cronaca rilevanti, anche se non gravi come in alcune carceri italiane. Cambiamenti positivi ci sono stati rispetto ad un anno fa ma la strada è ancora lunga e soprattutto è necessario l’intervento del Governo. Restano infatti i problemi legati al sovraffollamento, alla carenza di personale e all’inefficienza dell’assistenza sanitaria intramuraria. Una buona notizia è l’arrivo di una direttrice in pianta stabile dal dicembre 2023 e di una direttrice sanitaria dall’ottobre scorso.
di Luis Gentile
corriereirpinia.it, 20 giugno 2024
La giustizia “riparativa” può essere una soluzione per il reinserimento sociale dei detenuti? È stato il tema cardine dell’incontro che si è svolto nella giornata odierna presso la casa circondariale di Avellino. A prendere parte al confronto, moderato da Gianni Colucci, il procuratore della repubblica Domenico Airoma, il presidente della sezione penale del tribunale Giampiero Scarlato, il padre gesuita Mario Picech, il Garante dei detenuti della Provincia di Avellino Carlo Mele.
cremonaoggi.it, 20 giugno 2024
Venerdì scorso nel penitenziario di via Cà del Ferro si è tenuto un evento di presentazione dei risultati raggiunti col progetto RI.PA.RA.RE.-Ricucire Parti Rammendare Relazioni, promosso dall’Associazione Carcere e Territorio di Brescia grazie al sostegno della Casa Circondariale di Cremona e in sinergia con la stessa. L’iniziativa, avviata a novembre 2022, mira a promuovere cultura riparativa e supporto tra pari all’interno della comunità penitenziaria, con un ampio coinvolgimento dei detenuti e in stretta collaborazione con i diversi ruoli professionali che svolgono all’interno del carcere. Alla presenza delle autorità civili e militari, la direttrice del carcere Rossella Padula ha introdotto l’evento, evidenziando come la progettualità abbia consentito la nascita di nuove e ulteriori esperienze che hanno contribuito a promuovere il cambiamento.
“Mio fratello Aldo morto in cella da innocente”: un libro di Cristiano Scardella per non dimenticare
di Massimiliano Rais
L’Unione Sarda, 20 giugno 2024
Il 25enne fu accusato di un omicidio che non aveva commesso. I pensieri di Cristiano Scardella, il fratello di Aldo, giovane accusato di un omicidio (il delitto del Bevimarket nel quartiere cagliaritano Fonsarda) che non aveva commesso. Aldo Scardella, recluso nel carcere di Buoncammino, muore in cella nei primi giorni di luglio del 1986. Aveva 25 anni. Nel volume “Caso Scardella, orrore senza fine. Un’anima bruciata” (Alfa Editrice, pagine 96), ora in libreria, in prosa e in forma poetica, con riflessioni, ricordi, sentimenti sospesi tra coraggio, forza d’animo e comprensibili fragilità, Cristiano alimenta il ricordo di Aldo, un ragazzo che ha vissuto con passione e impegno civile il ciclo, purtroppo breve, della sua vita.
di Antonio Scurati
La Repubblica, 20 giugno 2024
Marco Cappato, Felicetta Maltese e Chiara Lalli rischiano 12 anni di carcere per aver aiutato un uomo di 44 anni affetto da sclerosi multipla a raggiungere la Svizzera per porre fine alla sua vita. Mentre scrivo queste parole, tre giusti sono alla sbarra. Giusti, coraggiosi e generosi. Marco Cappato, Felicetta Maltese e Chiara Lalli rischiano fino a 12 anni di carcere per aver compiuto uno degli atti più pietosi che io riesca a immaginare: aver accompagnato un morente nel passo estremo.
di Lorenzo Stasi
Il Domani, 20 giugno 2024
Cappato, Chiara Lalli e Felicetta Maltese rischiano fino a 12 anni di carcere per aver accompagnato in Svizzera Massimiliano, affetto da sclerosi multipla. A differenza di Dj Fabo, non era dipendente da trattamenti di sostegno vitale, ma “solo” dall’assistenza di persone terze. Dopo l’udienza pubblica del 19 giugno, la Corte costituzionale si esprimerà nelle prossime settimane.
di Francesca Spasiano
Il Dubbio, 20 giugno 2024
Questione complessa, domanda semplice: per accedere al suicidio assistito è necessario dipendere da un macchinario? Meglio: in presenza di una patologia irreversibile, la nostra scelta di vivere o morire può essere valutata in base alla dipendenza da un trattamento di sostegno vitale inteso esclusivamente come macchinario? La risposta è interamente nelle mani della Consulta, che ancora una volta si esprime sul fine vita dopo la storica sentenza 242 del 2019, la cosiddetta Antoniani/Cappato sul caso Dj Fabo, che regola la materia nel silenzio del legislatore sul tema.
di Stefano Iannaccone
Il Domani, 20 giugno 2024
La proposta è stata firmata dal meloniano Federico Mollicone, nell’ambito dell’iter del provvedimento sui senza fissa dimora in esame a Montecitorio. Prevede agenti a guardia delle strutture in cui devono tenersi percorsi di cura e recupero. I senzatetto rinchiusi in appositi centri sotto il controllo (anche) della polizia per avviare percorsi di cura e recupero. Un’edizione riveduta in ottica metropolitana dei Cpr, i Centri per i migranti, che nel caso delle persone più disagiate hanno il principale intento di salvaguardare il “decoro urbano”, riducendo la vicenda a un problema di ordine delle città.
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