di Luigi Mastrodonato
Il Domani, 18 giugno 2024
Quattro detenuti si sono tolti la vita nel giro di 24 ore. “Sono numeri indegni di un paese civile”, dice Gennarino De Fazio, segretario del sindacato di polizia penitenziaria Uilpa. Mentre la condizione delle carceri italiane peggiora, secondo gli indicatori dell’ultimo report di Antigone. La strage nelle carceri italiane non si ferma. In 24 ore sono quattro i detenuti che si sono tolti la vita in cella. Con i morti di Sassari, Ariano Irpino, Biella e Teramo il numero di suicidi dall’inizio dell’anno ha toccato quota 44 e in proiezione il 2024 rischia di essere l’anno col dato peggiore, se si pensa che il record precedente del 2022 è di 84 suicidi totali.
di Angela Stella
L’Unità, 18 giugno 2024
44 i detenuti che si sono tolti la vita nel 2024. Lo scorso anno, nello stesso periodo, erano 28. Ma il governo non muove un dito: Md, Pd e garanti all’attacco. Chissà che vignetta realizzerebbe il periodico satirico francese Charlie Hebdo dinanzi al 44esimo suicidio nelle nostre carceri? Forse un funzionario di via Arenula che entra nella stanza del Guardasigilli e allarmato gli comunica: “Ministro, purtroppo un altro detenuto suicida”. E Nordio: “Vorrei uno spritz, me lo può portare?”. Certo una immagine irriverente ma che fotograferebbe tutta l’indifferenza di questo Governo dinanzi a questa strage di Stato. Sono già 44, dicevamo, i detenuti che si sono tolti la vita quest’anno: gli ultimi quattro in appena 24 ore tra venerdì e sabato nelle carceri di Ariano Irpino, Biella, Sassari e Teramo, come denuncia Antigone. Nello stesso periodo dello scorso anno, ricorda l’Ansa, i suicidi erano 28. Adesso in crescita anche i tentati suicidi (877 contro 821), le aggressioni al personale di Polizia penitenziaria (881 contro 688), le manifestazioni di protesta collettive (599 contro 440), i ferimenti (286 contro 264) e le colluttazioni (2.203 contro 2.055).
ansa.it, 18 giugno 2024
A livello complessivo i detenuti nelle strutture presenti nel nostro Paese sono 61.468, a fronte di 47.067 posti regolarmente disponibili, per un indice di sovraffollamento pari al 130,59%. Lo certificano i numeri aggiornati degli istituti di pena. Nelle carceri italiane sono stati 43 i suicidi solo nel 2024, rispetto ad i 28 dello stesso periodo dello scorso anno. In aumento risultato anche i tentati suicidi (877 contro 821), le aggressioni al personale di Polizia penitenziaria (881 contro 688), le manifestazioni di protesta collettive (599 contro 440), i ferimenti (286 contro 264) e le colluttazioni (2.203 contro 2.055). Lo certificano i numeri aggiornati degli istituti di pena consultati dall’Agenzia Ansa. A livello complessivo i detenuti nelle strutture presenti nel nostro Paese sono 61.468, a fronte di 47.067 posti regolarmente disponibili, per un indice di sovraffollamento pari al 130,59%.
di Stefano Anastasia
huffingtonpost.it, 18 giugno 2024
Bisognerebbe disarmare il conflitto che cova nei penitenziari, cercare di far venir meno il risentimento così come la disperazione dei detenuti, a partire dal riconoscimento della loro dignità di persone e della loro titolarità di diritti. La scorsa settimana si sono tolte la vita cinque persone nelle carceri italiane, che si sono aggiunte alle trentanove registrate da gennaio, per un totale di quarantaquattro detenuti che si sono suicidate in carcere dall’inizio dell’anno: mai così tanti da quando siamo costretti a tenere questa macabra e dolorosa contabilità. Ogni atto suicidario è un caso a sé, si porta dietro la storia di una persona, le sue sofferenze, non ultima quella della restrizione in carcere, ma ciò non ci esime dalla necessità di interrogarci su quel che accade dietro le mura delle carceri e cosa potrebbe concorrere a motivare una frequenza di suicidi che non ha eguali nel passato.
redattoresociale.it, 18 giugno 2024
Manifestazioni in tutta Italia e un appello alla politica e al Governo per interventi urgenti contro il sovraffollamento e i suicidi. Ciambriello: “Le carceri ormai sono diventate bombe ad orologeria con miccia corta”. I Garanti regionali, provinciali e comunali delle persone private della libertà Oggi manifestano in tutta Italia e diffondono un appello rivolto alla politica e al Governo per interventi urgenti contro il sovraffollamento e i suicidi nelle carceri. Tre mesi fa sul tema il Presidente della Repubblica aveva invitato la classe politica italiana ad adottare con urgenza misure immediate per allentare il clima di tensione che si respira nelle carceri italiane, causato principalmente dal sovraffollamento, dalla carenza del personale e dall’inefficienza dell’assistenza sanitaria intramuraria.
di Gianpaolo Catanzariti*
Il Dubbio, 18 giugno 2024
Nonostante ogni giorno arrivino, continuamente, le drammatiche notizie di nuovi suicidi fra i detenuti, questa lunga scia di morte, purtroppo, non sollecita più di tanto una diffusa indignazione. Solo poche realtà associative avvertono la vergogna per quanto sta avvenendo nelle carceri italiane. Pochissime quelle in mobilitazione diffusa. Pochi quotidiani, pochissimi intellettuali. Per i media e i politici è come se, risolta la questione personale della cittadina Ilaria Salis o di Chico Forti, l’Italia abbia cancellato il degrado e la vergogna dei propri istituti di pena. Intendiamoci, sono particolarmente felice che, almeno per il momento, questi casi individuali abbiano trovato una risposta positiva. Resto, però, sconcertato per la strafottenza e la superficialità con cui, specie la politica, ma non solo, si approccia al dramma delle carceri. Eppure, la presenza dei detenuti aumenta, mese dopo mese. Al 31 maggio si sono registrate 61.547 presenze in carcere. 250 in più rispetto al mese scorso. Quasi 1.400 in più dall’inizio dell’anno a fronte di un’effettiva capienza pari a 47.000 posti circa. E il numero delle persone incarcerate senza che nei loro confronti sia stata emessa una sentenza definitiva, nessuno dei quali, però, eletto al Parlamento europeo, ha superato le 15.000 unità, e sono almeno 2.000 i detenuti all’estero, in attesa che lo Stato italiano si ricordi anche di loro.
di Ilaria Dioguardi
vita.it, 18 giugno 2024
“È la politica penitenziaria che non va. Il legislatore non può pensare soltanto in termini repressivi: non serve a nulla e determina tutti i problemi che abbiamo sotto gli occhi. Il dramma dei suicidi in carcere sta diventando sistematico”, dice Luigi Pagano, ex direttore di San Vittore per 16 anni e già vice-capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria - Dap. Nelle carceri italiane sono stati quattro i detenuti che si sono tolti la vita lo scorso weekend, tra venerdì e sabato, ad Ariano Irpino, Biella, Sassari, Teramo. Salgono a 44 i suicidi negli istituti penitenziari, nei primi cinque mesi e mezzo del 2024: una media di quasi uno ogni tre giorni. Se si continua così, si superano i 70 suicidi dell’anno scorso e il numero record di 84 del 2022.
di Antonio Mastrapasqua*
Il Riformista, 18 giugno 2024
Di chi sarà la colpa dell’errore? Solo delle indagini di polizia giudiziaria? E non anche del pm o dei giudici? Politici e magistrati si somigliano più di quanto si possa credere. Intenti a cercare simboli ma distratti dalla realtà. Uno su mille ce la fa. Non è confortante per gli altri 999. La proporzione è più o meno quella delle vittime della malagiustizia. Circa mille all’anno i cittadini italiani che subiscono ingiusta detenzione. Ilaria Salis non è tecnicamente in questa contabilità, poiché la sua detenzione si è consumata in Ungheria. E prima di ogni sentenza è impossibile definire una detenzione “ingiusta”, se non per le disumane condizioni in cui la giovane maestra milanese è stata esposta e sottoposta prima e durante l’avvio del processo a suo carico.
di Giuseppe Maria Berruti
La Stampa, 18 giugno 2024
Il pubblico ministero ha l’obbligo di esercitare l’azione penale, stabilisce l’articolo 112 della Costituzione. Segnando uno storico allontanamento da ogni sistema che sottoponga l’azione stessa ad una valutazione discrezionale. La questione, eterna, è ridiventata attuale. Essa è comunque, di grande importanza democratica e politica.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 18 giugno 2024
Anm in campo contro le riforme del ministro Nordio. Clima tesissimo nei Tribunali tra avvocati e magistrati. Ma Santalucia invoca il dialogo: “Non possiamo disertare gli incontri pubblici”. Usare tutti gli strumenti a disposizione e occupare ogni spazio possibile: questa la strategia decisa sabato dal Comitato direttivo centrale di una compatta Associazione nazionale magistrati per contrastare il disegno di legge costituzionale su separazione delle carriere, sorteggio nei due Csm e Alta Corte disciplinare per le toghe ordinarie.
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