di Alessandro De Pascale
Il Manifesto, 11 giugno 2022
Un nuovo mercato del valore di circa 2 miliardi di dollari l’anno. Resta vietato l’uso ricreativo. La Tailandia, da qualche giorno, è la prima nazione asiatica ad aver legalizzato la coltivazione della marijuana. Chiunque potrà coltivare in casa fino a 6 piantine, previa registrazione presso la locale Food and Drug Administration o tramite la nuova app “Plant Ganja”, mentre alle aziende verrà rilasciato un permesso (per i trasgressori fino a 3 anni di carcere o una multa di 8.600 dollari). Per incoraggiare la produzione, il governo ha inoltre annunciato che regalerà, fino a fine giugno, un milione di piantine alle famiglie che intendono coltivare. Consentita anche la vendita del raccolto. Resta invece formalmente vietato il consumo ricreativo, avvertendo che chi fumerà cannabis in pubblico rischierà fino a 3 mesi di carcere e quasi 800 dollari di multa. “Dal nostro punto di vista, uno dei principali risultati positivi di questa modifica delle attuali norme è che verranno rilasciate almeno 4.000 persone attualmente detenute per reati relativi alla cannabis”, ha dichiarato Gloria Lai, direttrice regionale per l’Asia dell’International Drug Policy Consortium (DPC), una rete di organizzazioni della società civile che si battono in tutto il mondo per la riforma delle politiche sulle droghe, all’emittente no profit statunitense Npr. Il segretario di Forum Droghe (sigla italiana che fa parte del DCP), Leonardo Fiorentini, ha dichiarato al manifesto: “Ritengo positivo che uno dei Paesi storicamente più proibizionisti al mondo, che per i reati di droga prevede anche la pena di morte, rimuova lo stigma nei confronti della pianta e la ritenga una risorsa per le politiche sanitarie e l’economia del Paese”.
di Claudia Fanti
Il Manifesto, 11 giugno 2022
Chiuso il primo processo contro l’ex presidente che si sostituì al Mas e a Morales. Le opposizioni: “Linciaggio giudiziario”. Per il governo invece è una “sentenza storica”.
di Felice Florio
gnewsonline.it, 11 giugno 2022
Mareya Bashir, prima donna a essere nominata procuratrice generale in Afghanistan. La giudice, oltre al lavoro nella procura della provincia di Herat, era attiva nel campo dell’educazione delle ragazze. “Se ce l’ho fatta io, ce la potete fare anche voi” era la frase che ripeteva costantemente visitando le scuole del Paese. Impegno nel campo della Giustizia e impegno culturale, per Bashir, dovevano svilupparsi insieme. Con il ritorno al potere dei talebani, lo scorso agosto, la giudice è stata costretta a fuggire dall’Afghanistan. L’Italia le ha conferito con una procedura d’urgenza la cittadinanza, consentendole così di spostarsi verso il Nord Europa e ricongiungersi ai suoi famigliari. Oggi, 10 giugno 2022, Bashir è tornata a Roma per ricevere il premio Bellisario.
di David Allegranti
La Nazione, 11 giugno 2022
L’elettorato attivo è un diritto essenziale per le persone detenute. La guida di Antigone e della Conferenza dei Garanti territoriali delle persone private della libertà.
di Dario del Porto
La Repubblica, 11 giugno 2022
Intervista al presidente della Corte costituzionale Giuliano Amato, in visita nel carcere di Nisida. “Sarà che alla mia età le emozioni si sentono più forti, sarà la forza dello spettacolo. Ma sono davvero molto scosso: i ragazzi e le ragazze sono veramente bravi, vivono la loro esperienza dentro la rappresentazione. Un conto è un attore che fa il suo lavoro, altra cosa sono quelli che, come voi, parlano di sé stessi”.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 11 giugno 2022
La scheda tecnica redatta dal Garante nazionale delle persone private della libertà per superare le difficoltà che rischiano di ostacolare la comunicazione tra detenuti e avvocati. Com’è noto, con la sentenza 18/2022, la Consulta ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di quella parte del 41 bis in cui non esclude dalla sottoposizione al visto di censura la corrispondenza intrattenuta con i difensori. Ora, affinché l’avvocato richieda la riservatezza, oltre ad esplicitare tale intenzione, dovrà certificare la propria identità facendo apporre un visto dal Consiglio dell’Ordine di appartenenza.
di Mario Ajello
Il Messaggero, 11 giugno 2022
Ha fatto scalpore tempo fa l’adesione di Luca Palamara, già presidente dell’Anm, finito al centro di un terremoto gudiziario che ha sconvolto la magistratura italiana e autore di due best seller sui mali della magistratura al fronte del Si ai referendum sulla giustizia.
di Manuela Messina
La Repubblica, 11 giugno 2022
L’ex vicepresidente lombardo Mario Mantovani: “Sei mesi di carcere, 7 anni di processo e la vita distrutta per una errata trascrizione di un’intercettazione”. E l’ex sindaco di Lodi Simone Uggetti: “E’ necessario intervenire sui tempi della giustizia”.
di Giovanni Guzzetta
Il Dubbio, 11 giugno 2022
Pur di contestare i quesiti, si cancella, come nel caso di Spataro, il Sì alla separazione delle carriere espresso dal magistrato-eroe. La campagna referendaria sui temi della giustizia volge al termine. Adesso la parola passa ai cittadini, o, più precisamente ai cittadini che sono stati messi a conoscenza del fatto che il 12 giugno si voterà per un referendum. La precisazione, come si dice, è d’obbligo, perché se vi è un fatto conclamato e inoppugnabile, certificato qualche giorno fa dalla stessa Autorità per le comunicazioni, è che di questo referendum si è parlato poco o nulla sui mezzi di informazione e in particolare sui mezzi del servizio pubblico.
di Stefania Limiti
Il Fatto Quotidiano, 11 giugno 2022
L’ingannevole campagna referendaria somministra ogni giorno un certo spettro variegato di scempiaggini. Come quando ci raccontano che il quesito sull’abolizione di una parte della legge Severino servirebbe a migliorare la giustizia: ah sì? Non è, piuttosto, che servirebbe a rendere la vita più facile ad amministratori e politici corrotti, abbassando il muro che deve separare l’illegalità e le istituzioni? Non c’entra nulla la legge Severino, in particolare quella parte richiamata dal quesito, con le inefficienze del nostro sistema giudiziario. Ma proprio nulla.
- I referendum sono il sale della democrazia: votate!
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- Violante: “I referendum non risolvono i problemi della giustizia ma voto sì contro la Severino”
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