di Valeria Valente*
Il Dubbio, 16 maggio 2022
Perché le donne fanno fatica a denunciare la violenza che subiscono all’interno delle loro case, per mano di mariti, compagni, fidanzati? Perché le madri spesso non riescono a prendere le distanze dai mariti/padri violenti, anche se temono per la propria incolumità e per quella dei loro figli? Cosa succede alle mogli/madri che denunciano i mariti e cercano di separarsi? Cosa accade quando il Tribunale per i minorenni deve decidere sulla responsabilità genitoriale di bambine e bambini? È proprio vero che è così difficile per le donne vittime di violenza maschile, e per le madri in particolare, ottenere giustizia?
di Francesca Spasiano
Il Dubbio, 16 maggio 2022
“Una persona violenta non può essere un buon genitore, non può svolgere il ruolo educativo di guida autorevole nei confronti del figlio, e il principio di bigenitorialità deve cedere rispetto al superiore interesse del minore”.
di Giuliana Ubbiali
Corriere della Sera, 16 maggio 2022
La criminologa Isabella Merzagora: “C’è una parte malvagia in ciascuno di noi, inquieta che l’assassino non sia riconoscibile. Il prima passo per chi uccide? Ammetterlo”.
di Attilio Bolzoni e Giovanni Tizian
Il Domani, 16 maggio 2022
Fuori è già buio, lo squillo di un telefono viola il silenzio nella stanza. Giovanni Falcone, direttore generale degli Affari penali del ministero della Giustizia, trattiene il fiato. È da dieci lunghi anni che aspetta questo momento.
di Antonio Carioti
Corriere della Sera, 16 maggio 2022
Martedì 17 un incontro al Teatro Gerolamo con la vedova e i figli del commissario assassinato nel 1972. Intervengono anche la ministra Marta Cartabia e Paolo Mieli. Lo uccisero a Milano sotto casa sua, a colpi di pistola, il 17 maggio 1972, cinquant’anni fa. L’assassinio del commissario di polizia Luigi Calabresi fece seguito a una violenta campagna di stampa contro la vittima, accusata di essere responsabile per la morte del ferroviere anarchico Giuseppe Pinelli, precipitato da una finestra della questura di Milano nella notte tra il 15 e il 16 dicembre 1969, pochi giorni dopo la strage di piazza Fontana.
di Carlotta Rocci
La Repubblica, 16 maggio 2022
In corteo con i giovani dei collettivi per chiederne il rilascio: tre sono in cella, quattro agli arresti a casa. Un paio hanno ormai i capelli bianchi, hanno già manifestato davanti al carcere di Torino, in valle di Susa, e ieri, anche in piazza Castello.
di Alice Ferretti
Il Mattino di Padova, 16 maggio 2022
L’Anm annuncia l’astensione sui problemi della giustizia e invita i padovani in aula d’Assise per un confronto. Per la prima volta i magistrati invitano i cittadini a “casa loro”, in tribunale, per spiegare i problemi della giustizia. E con essi il motivo per cui, per un giorno, non faranno udienze. È l’iniziativa, del tutto inedita, dell’Anm (Associazione Nazionale Magistrati) che oggi alle 11, nell’aula della Corte d’Assise del Palazzo di Giustizia, spiegheranno ai padovani le ragioni della protesta e avranno con loro un confronto aperto sui problemi della giustizia.
ilnuovogiornale.it, 16 maggio 2022
“Le Novate al lavoro”: è questo il logo che campeggia all’interno della casa circondariale di Piacenza per l’avvio del progetto “Work calls you”. Un’area della struttura diretta da Maria Gabriella Lusi ospiterà un call center nell’ambito della telefonia, gestito in una prima fase da dieci detenuti, destinati poi a diventare trenta. L’inaugurazione è avvenuta il 13 maggio alla presenza delle autorità e dei rappresentanti di diverse organizzazioni di solidarietà impegnate nel mondo carcerario.
primamilanoovest.it, 16 maggio 2022
Un video ironico e riflessivo per mettere in discussione i luoghi comuni. “Ecco perché assumere un detenuto”: questo è l’esordio del video. Ci sono cinque motivi di cui tener conto, secondo la cooperativa, per dare lavoro al carcerato: “La sveglia del tuo dipendente potrebbe non suonare, mentre un carcerato viene tutti i giorni buttato giù dalla branda. Il tuo dipendente, poi, potrebbe fare tardi a causa del traffico, mentre il carcerato è già sul posto di lavoro. Il tuo dipendente potrebbe prendersi pause troppo lunghe, mentre il carcerato mangia solo pane e acqua. Il tuo dipendente potrebbe commettere un reato e finire in carcere. Un carcerato è già in carcere, può solo continuare a lavorare”. E poi l’ultimo immancabile motivo: “Contrariamente agli stereotipi, un carcerato è un dipendente affidabile. Pensi che anche questa sia una battuta?”.
di Khalid Boudlal
Corriere della Sera, 16 maggio 2022
L’arrivo dal Marocco a 14 anni, l’impatto col crimine, la svolta. “Decisivo è stato l’incontro con persone che hanno creduto in me”. La detenzione trasformata in “percorso”, storia in prima persona.









