di Eleonora Martini
Il Manifesto, 2 aprile 2015
"Quella foto che ha fatto vedere la madre è una foto terribile, ma quella macchia rossa dietro è un cuscino. Gli avevano appoggiato la testa su un cuscino. Non è sangue, ma neanche la madre ha detto che è sangue e neanche lo può dire, perché non è così". Parole sprezzanti riguardanti la fotografia del cadavere del povero Federico Aldrovandi disteso su un lettino dell'obitorio che molti lettori del manifesto ricorderanno, pronunciate nel marzo 2013 ai microfoni di Radio 24, da Carlo Giovanardi.
Una frase che - così ha deciso ieri la Giunta per le Immunità di Palazzo Madama di cui lo stesso Giovanardi fa parte - non ha nulla a che vedere con le attività parlamentari dell'allora senatore Pdl, ma è stata declamata in diretta radiofonica in un botta e risposta con il conduttore de "La zanzara", Giuseppe Cruciani, in qualità di semplice cittadino. Perciò come tale può essere sottoposto a giudizio.
Di qui il voto favorevole - espresso dai membri della Giunta del Pd, di Sel e del M5S con l'opposizione di Forza Italia, Gal, Ncd e Lega - all'autorizzazione a procedere richiesta dai giudici di Ferrara nei confronti del senatore Ncd-Ap, accusato di diffamazione aggravata dalla signora Patrizia Moretti, la madre del diciottenne morto nel 2005 a seguito delle percosse subite durante l'arresto per le quali sono stati condannati in via definitiva quattro poliziotti. A quegli agenti, obbligati per altro la settimana scorsa dalla Corte dei conti a risarcire lo Stato pagando una somma complessiva che supera i 560 mila euro, andò la solidarietà non solo del senatore che a questo punto - se il voto verrà confermato dall'Aula di palazzo Madama - dovrà rispondere in dibattimento delle sue parole, ma anche di un sindacato di polizia che organizzò una manifestazione sotto le finestre dell'ufficio comunale di Ferrara dove lavora Patrizia Moretti.
Intanto contro la decisione della Giunta si sono subito scagliati il presidente dei senatori di Area popolare Ncd-Udc Renato Schifani, e gli amici Fabrizio Cicchitto, Roberto Formigoni e Gabriele Albertini, sodali immancabili di tante crociate del senatore Giovanardi, che parlano di "persecuzione di opinioni, discutibili ma legittime", e bollano il voto espresso da uno "schieramento politicista aprioristico e ultra giustizialista" come "un atto di servilismo nei confronti di un settore della magistratura".
Ma la Giunta, spiega la vicepresidente Stefania Pezzopane "ha ritenuto, senza entrare nel merito della questione perché non è di nostra competenza farlo, che il provvedimento di indagine dovesse andare avanti". "Dopo un'attenta analisi, attraverso una disamina dei fatti, con audizioni e producendo di tutto questo anche una memoria - aggiunge la senatrice democratica - non abbiamo ritenuto di riconoscere in questo caso l'insidacabilità dell'opinione del parlamentare perché non è stata riscontrata un'evidente corrispondenza tra l'attività parlamentare del senatore e la dichiarazione resa extra moenia in quel contesto".
Giovanardi però non chiede scusa e polemizza con i suoi colleghi senatori perché, dice, "la giunta ha deciso in circa mezz'ora, in assenza mia e di colleghi come D'Ascola o Buemi che aveva chiesto la cortesia di poter intervenire sulla questione, invece il problema è stato risolto in mezz'ora con una maggioranza schierata Pd-M5S".
di Riccardo Arena
www.ilpost.it, 2 aprile 2015
La legge ha fissato per il 31 marzo la scadenza per la chiusura degli Ospedali psichiatrici giudiziari. Ovvero il carcere per i pazzi. Gli ex manicomi criminali. Ora, visto l'estremo degrado di questo istituti, c'è chi parla di data storica o di momento di grande civiltà. Bravi.
Ma pensate forse che dal 1° aprile cambierà tutto e che l'orrore degli Opg scomparirà d'incanto? No. Non è così e basta leggere il testo della legge per capire che c'è poco da gioire. E infatti la legge sugli Opg prevede, più che una chiusura tout court, un graduale superamento degli Opg. Un superamento che si verificherà (forse) attraverso il graduale ricovero degli internati in strutture alternative, chiamate Rems e che dovrebbero essere realizzate dalle Regioni.
Il punto è però che non sappiamo quanto durerà questo graduale superamento degli Opg. Un anno, 5 anni, 10 anni? Non è dato saperlo. Un'incertezza dovuta anche dal fatto che non sappiamo quanto tempo le Regioni impiegheranno ad aprire queste famose Rems. E dunque, vi chiederete: "E allora cosa cambierà con questa legge?" Poco o nulla e questo perché le Rems disponibili sono assai poche e in quelle poche regioni dove sono state realizzate queste Rems ci potranno andare solo gli internati che hanno un programma terapeutico, mentre gli altri resteranno negli Opg. Morale, come è accaduto per la legge sulle donne detenute con i loro bambini, quella sugli Opg è una legge bellissima sulla carta, ma la cui applicabilità concreta resta incerta e difficile.
di Dario Stefano Dell'Aquila e Antonio Esposito
La Repubblica, 2 aprile 2015
Gli Opg resteranno aperti per chi, oggi, vi è ancora internato in attesa della presa in carico delle Asl con progetti terapeutici individualizzati (Ptri) o dell'apertura delle Rems. Questo per la riluttanza all'adozione dei Ptri e perché in alcune regioni, come il Veneto, non si è provveduto neppure a definire un piano d'azione. Qui in Campania, dove sono previste 2 Rems per una spesa prevista superiore ai 2,5 milioni di euro (a Calvi Risorta e a San Nicola Baronia), ancora devono cominciare i lavori. Ecco allora spuntare, da noi come altrove, le cosiddette pre-Rems.
In Campania ne saranno aperte tre, l'unica completamente dedicata a questa funzione sarà a Roccaromana, località Statigliano, con 20 posti letto (perché non è stata individuata come Rems?). Le altre due utilizzeranno parti di strutture già attive, una Rsa di Mondragone (8 posti letto), una struttura residenziale intermedia a Bisaccia (10 posti letto).
Restano ancora da chiarire le modalità di gestione e funzionamento, costi, personale impegnato, programmi trattamentali. Le pre-Rems, dunque, saranno destinate in via provvisoria ai nuovi internamenti di cittadini campani per i quali la magistratura disporrà misure di sicurezza detentive.
Se l'universo delle Rems, per molti, prefigura null'altro che mini Opg, in cui la psichiatria assume un ruolo pienamente custodialistico, nel frattempo si vanno strutturando nelle carceri nuove articolazioni psichiatriche destinate ai detenuti, fino a oggi inviati in Opg, con disturbo psichico sopravvenuto (art. 148 del codice penale) o a cui debba essere accertata l'infermità psichica. In Campania sono già operative quelle delle carceri di Santa Maria Capua Vetere e Pozzuoli, cui si aggiungeranno Secondigliano, Benevento, Sant'Angelo dei Lombardi e Salerno.
Luoghi che, all'interno di istituti detentivi già carichi di complesse problematiche, non solo difficilmente potranno assolvere a funzioni di cura, ma, soprattutto, rischiano di trasformarsi in spazi contenitivi, se non addirittura punitivi, dei casi più problematici.
L'accento normativo al ricorso a misure alternative all'internamento, già previste ma poco utilizzate, corre il rischio di scontrarsi con nuove forme di istituzionalizzazione e privatizzazione della presa in carico della sofferenza mentale, in comunità gestite da un privato sociale che, troppo spesso, ripropone logiche e prassi manicomiali.
In ogni caso, quella dei progetti individualizzati è configurata dalla legge come la via maestra da perseguire. Bisognerebbe allora riconoscere o determinare modelli teorico-operativi di riferimento e definire delle precise modalità di monitoraggio, che al momento mancano. Non vengono meno, però, la possibilità di essere internati per il tentato furto di una merendina, la sospensione delle garanzie processuali a seguito di una perizia di infermità mentale, la reiterazione di un dispositivo che definisce i folli come un corpo estraneo all'insieme sociale, costretto a logiche, norme e stabilimenti speciali. Il superamento dell'Opg va salutato e rivendicato come il risultato di una lunga lotta di civiltà. Ma quando anche gli ultimi internati potranno lasciare le sue mura e quei cancelli davvero chiuderanno.
di Maria Gabriella Lanza
Redattore Sociale, 2 aprile 2015
Siamo entrati nella Casa degli svizzeri, la "residenza per l'esecuzione di misure di sicurezza detentive dove saranno ospitati parte dei detenuti dell'ospedale psichiatrico giudiziario di Reggio Emilia. Stanze con bagno, tv, ping pong e niente sbarre alle finestre.
Dopo anni di rinvii, ieri gli Opg, gli ospedali psichiatrici giudiziari, sono stati formalmente chiusi. I 741 detenuti verranno trasferiti gradualmente nelle Rems, le residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza detentive: dei veri e propri luoghi di cura gestiti interamente da personale medico dove si punta al reinserimento nella società del paziente. La prima ad essere inaugurata, il 27 marzo, è stata la "Casa degli svizzeri" a Bologna, un'antica abitazione colonica completamente ristrutturata che accoglierà 14 malati psichiatrici provenienti dall'opg di Reggio Emilia.
"Il nostro obiettivo è ridurre la loro pericolosità sociale", spiega il direttore Claudio Bartoletti in una nostra intervista video. "Non ci saranno guardie né sbarre alle finestre, anche se l'intera struttura sarà sorvegliata 24 ore su 24". La Rems, immersa nel verde, ha al suo interno una sala dove svolgere attività ricreative, una cucina e uno studio ambulatorio. Ci sono libri, una tv, un tavolino da ping pong e un bigliardino. Le stanze sono singole o doppie e tutte sono dotate di un bagno personale. I detenuti saranno seguiti da una equipe di 52 persone composta dapsichiatri, psicologi, infermieri, operatori socio-sanitari, terapisti della riabilitazione, educatori e assistenti sociali. In Emilia Romagna è stata aperta anche la struttura di Casale di Mezzani, in provincia di Parma, dove saranno ospitate 10 persone. Entrambe le residenze però sono provvissorie: nel 2016 dovrebbe aprire quella definitiva a Reggio Emilia.
La chiusura dei sei ospedali psichiatrici giudiziari presenti in Italia è frutto di un lungo percorso iniziato nel 2011 con l'istituzione di una commissione al Senato guidata da Ignazio Marino. Muri cadenti, malati abbandonati nella sporcizia e senza cure e 360 detenuti da dimettere: questo il risultato dell'inchiesta testimoniato da video e foto. Accanto a persone che avevano compiuto crimini efferati, c'era anche chi era stato condannato per reati minori, ma non era più uscito dall'opg: sono i cosiddetti ergastoli bianchi.
Oggi le Rems hanno l'obiettivo di superare la logica degli ospedali giudiziari che l'ex presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, aveva definito: "un esempio di estremo orrore, indegno di un paese appena civile". Come spiega Bartoletti: "abbiamo chiamato il nostro progetto "Anche quando è più difficile". Sarà una impresa non semplice, ma siamo convinti che attraverso cure adeguate le persone possono essere riabilitare socialmente".
di Romana Scopano
Il Centro, 2 aprile 2015
Quattro mesi di tempo per studiare progetti alternativi Sirolli (Stop Opg): "No alla Rems di Ripa Teatina". "L'Abruzzo è fermo sulla questione degli Opg". Da ieri, in attuazione della legge 81, sono definitivamente chiusi gli ospedali psichiatrici giudiziari. Non ci saranno più ingressi e dovrà essere avviato un programma di dimissione dei pazienti ancora ospitati. Secondo il comitato Stop Opg, a cui ha aderito anche la Cgil dell'Aquila, la nostra regione è in ritardo, come altre in Italia, e starebbe anche utilizzando in maniera sbagliata i fondi a disposizione. Ci sono 120 giorni di tempo per attivare progetti alternativi, compresi percorsi di riabilitazione e reinserimento dei cosiddetti internati.
"L'Abruzzo è in sofferenza rispetto al problema della salute mentale", ha spiegato Alessandro Sirolli, referente del comitato Stop Opg, "e pur avendo bisogno di fondi per attuare la legge 81, sta impiegando i 4,8 milioni trasferiti dallo Stato per abbattere e ricostruire la Rems, la residenza per l'esecuzione delle misure di sicurezza, di Ripa Teatina, che però sarà pronta solo nel 2018. Nel frattempo, la Rems provvisoria di Guardiagrele è bloccata, visto che si attende il pronunciamento del Tar sulla sospensiva, rinviato al 24 maggio. E non ci sono atti ufficiali neanche sulle dimissioni dei pazienti "dimissibili" dall'Opg di Aversa".
Le strutture sanitarie sorvegliate dovrebbero accogliere nelle regioni di appartenenza i pazienti psichiatrici che hanno commesso reati, internati finora negli ospedali psichiatrici giudiziari. L'Abruzzo ne dovrebbe ospitare 13, di cui 5 sono stati già giudicati dimissibili. Per gli altri 9 va valutato il grado di pericolosità sociale. Sirolli, ex direttore del Centro diurno psichiatrico dell'Aquila, sta attuando la staffetta del digiuno, per richiamare l'attenzione delle istituzioni: alla forma di protesta hanno partecipato ieri anche Umberto Trasatti, segretario provinciale della Cgil, e Loretta Del Papa, della segreteria Spi-Cgil.
Insieme hanno ribadito la contrarietà alla politica messa in atto dalla Regione - avviata dalla giunta Chiodi e proseguita con D'Alfonso - che prevede la costruzione della Rems di Ripa Teatina: "Le risorse dovrebbero invece essere indirizzate ai servizi pubblici già esistenti", secondo Sirolli, "che vanno sostenuti e riqualificati. Per alcuni pazienti possono essere attivate misure di sicurezza, come la libertà vigilata, in alternativa all'internamento
di Emilio Quintieri (Radicali Italiani)
Ristretti Orizzonti, 2 aprile 2015
È sempre la solita storia. Ci dobbiamo sempre distinguere in maniera negativa. Nonostante tutto il tempo avuto a disposizione la Regione Calabria non ha attivato nei tempi previsti le strutture alternative per gli internati ed ora rischiamo, come il Veneto, di venir commissariati dal Ministero della Salute. Lo afferma Emilio Quintieri, esponente dei Radicali Italiani.
La chiusura ufficiale degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (Opg) sarebbe dovuta avvenire ieri 31 marzo 2015 ma, ad oggi, nessuno di questi luoghi di "estremo orrore", come ebbe a definirli il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ha chiuso i battenti come previsto dalla Legge n. 81/14.
E la colpa è da ascrivere anche all'inerzia delle Regioni come la Calabria - prosegue Quintieri - che non avendo le Residenze per le Misure di Sicurezza (Rems) non permette la chiusura di questi vergognosi ed indecenti manicomi criminali. In particolare, nel caso specifico, l'Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Barcellona Pozzo di Gotto in Provincia di Messina ove sono internati 31 pazienti calabresi, 5 dei quali non sono stati riconosciuti idonei dalla Magistratura di Sorveglianza per essere dimessi perché ritenuti ancora "socialmente pericolosi" sulla base delle relazioni fatte dai Medici Penitenziari.
La Regione Calabria aveva individuato due strutture ove ospitare i detenuti psichiatrici, una nel Comune di Santa Sofia d'Epiro in Provincia di Cosenza, la cui attivazione sarebbe prevista per il 1 luglio 2015 e l'altra nel Comune di Girifalco in Provincia di Catanzaro, in un ex Manicomio, della quale al momento si disconosce la data di presunta attivazione ed ognuna in grado di ospitare 20 internati.
Per queste strutture lo Stato ha devoluto alla Regione circa 7 milioni di euro (6.572.522,28 euro) e, nello specifico, 682.522,28 euro per quella di Santa Sofia d'Epiro (con un ulteriore spesa del 5% della Regione di 35.922,23 euro) e 5.890.000,00 euro (con un ulteriore spesa del 5% della Regione di 310.000,00 euro) per quella di Girifalco.
Per questi motivi, nel frattempo, la Regione Calabria, ha chiesto alle Regioni limitrofe, di poter ospitare gli internati calabresi non dimissibili. In tal modo, aggiunge l'esponente radicale, viene reso vano il principio della riforma che sancisce la territorialità della misura e della cura e quindi il superamento delle vecchie logiche manicomiali.
Qualcuno considera gli internati come "pacchi postali" ma ci si dimentica che sono esseri umani ed hanno bisogno anche della vicinanza e dell'affetto dei propri familiari che, nella stragrande maggioranza dei casi, specie per questioni di natura economica, non possono raggiungere gli Istituti posti lontano dalla Calabria.
A confermare le dichiarazioni del radicale calabrese anche il Direttore dell'Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Barcellona Pozzo di Gotto Dott. Nunziante Rosania, originario di Salerno, specializzato in criminologia clinica e in psichiatria e perfezionatosi in psicoterapia e psicanalisi "Per ora non chiudiamo perché non sapremmo dove mandare gli internati pugliesi, calabresi e lucani che non hanno strutture pronte nelle loro Regioni".
Un ulteriore problema è costituito dal fatto che l'Opg di Barcellona Pozzo di Gotto non potrà più accogliere quei soggetti provenienti anche dalla Calabria che, nelle more, dovessero essere arrestati dalle Forze dell'Ordine e ritenuti incapaci di intendere e di volere da parte della Magistratura oppure quei soggetti autori di reati riconosciuti affetti da vizio parziale di mente che dopo aver terminato la pena ordinaria debbono essere internati per l'esecuzione della misura di sicurezza.
"Di sicuro non potranno rientrare in Opg e io non posso mettermeli in tasca" conclude il Direttore. Ed in Calabria, prosegue Quintieri, non abbiamo nemmeno dei Reparti Penitenziari di Osservazione Psichiatrica eccetto quello, insufficiente, esistente all'interno della Casa Circondariale di Reggio Calabria. Da tempo, ne avrebbe dovuto essere aperto un altro presso la Casa Circondariale di Catanzaro ma né questo Reparto né il Centro Diagnostico Terapeutico è stato aperto e reso funzionante e non se ne comprendono i motivi determinando l'invio dei detenuti per l'osservazione psichiatrica o per la cura di altre patologie negli Istituti Penitenziari attrezzati posti fuori dalla Calabria (Livorno, Napoli Secondigliano, etc.). Ed è provato che gli allontanamenti dei detenuti dal nucleo familiare, specie nei momenti di fragilità psichica, possono risultare del tutto destabilizzanti per gli stessi e comportare atti auto ed eterolevisi anche gravi di tipo suicidario.
Come Radicali - conclude Emilio Quintieri - chiediamo alla Regione Calabria, di attivarsi per l'apertura immediata delle strutture residenziali di Santa Sofia d'Epiro e Girifalco al fin di evitare ulteriori disagi ai cittadini calabresi pazienti/internati ed ai loro congiunti e per evitare la pessima figuraccia del commissariamento da parte del Governo affinché provveda in via sostitutiva a dare attuazione a quanto stabilito dal Parlamento.
Adnkronos, 2 aprile 2015
Il vice direttore, situazione fluida con molte incognite su pazienti regioni non pronte. Non più Opg, ma "Sistema polimodulare di Rems provvisorie". A Castiglione delle Stiviere (Mantova) si è già consumata l'operazione "cambio targhe". Il resto è tutto in itinere. "Una situazione fluida", la definisce il vice direttore Enrico Vernizzi. E delicata.
Sebbene le attività preparatorie all'era post ospedali psichiatrici giudiziari qui siano partite da tempo, sono tutti in attesa di sapere, con il fiato sospeso, quali saranno le evoluzioni dei prossimi giorni, ammette Vernizzi. L'incognita è in particolare sui nuovi arrivi: "Siamo un po' sul chi va là per via di notizie incontrollate secondo cui, non essendo ancora pronte le Residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza in molte Regioni, con gli altri Opg che si devono svuotare, si potrebbe pensare di mandare i pazienti a Castiglione", struttura che già nelle vesti di Opg era a stretta conduzione sanitaria e ora non chiude di fatto i battenti, ma ospiterà prima le Rems provvisorie per poi diventare sede delle definitive.
"Questo provocherebbe l'implosione di Castiglione", assicura Vernizzi all'Adnkronos Salute. Un'ipotesi così estrema non dovrebbe concretizzarsi, riflettono dalla Regione. Ma certo è che Castiglione potrebbe essere meta per diversi pazienti di altre regioni. E pare che richieste in questa direzione già ne siano arrivate. Oggi i pazienti a Castiglione sono 225, domani il numero potrebbe già cambiare, diminuire ma anche aumentare.
"In teoria siamo già alla soglia massima - spiega Invernizzi - Nei mesi scorsi, raggiunta quota 220 ci dichiaravamo al limite superiore, ai livelli di guardia. Se il numero dovesse crescere ancora saremmo oltre le nostre possibilità attuali. Certo in passato abbiamo raggiunto anche i 330 ospiti, ma in quel modo si lavora, brutto dirlo, sulla quantità più che sulla qualità". E lo spirito della legge che prevede il superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari è un altro.
Questi saranno anche giorni di partenze, per esempio delle 65 donne ospitate a Castiglione: per 9 è già arrivata la comunicazione del trasferimento, destinazione Lazio (Rems di Pontecorvo), e 3 andranno in Emilia Romagna. I pazienti che sono in carico alla Lombardia sono in tutto 165, compresi quelli che rientreranno in questi giorni dall'ex Opg dell'Emilia Romagna. Castiglione ha anche in carico una quarantina di pazienti maschi del Piemonte che, è già noto, non sarà pronto con le Rems prima del 1 settembre.
"Siamo in una fase di passaggio - sottolinea Vernizzi - L'Opg di Castiglione è stato l'unico a conduzione strettamente sanitaria e questo ci ha agevolato come Lombardia nell'avvio delle Rems. Qui non abbiamo aspettato il 31 marzo", data di scadenza dell'ultima proroga concessa alle Regioni. "Quando mesi fa abbiamo capito che non ci sarebbero stati altri rinvii abbiamo cominciato ad attrezzarci, nonostante i fondi statali" previsti dalla legge "siano stati sbloccati solo alcuni giorni fa. Presto dunque sarà possibile mettere mano alla situazione anche da un punto di vista strutturale".
Sulla carta "si prevede di radere al suolo le strutture esistenti perché non adattabili al modello Rems e il programma definitivo è di procedere con la ricostruzione di 6 Rems, in vista di un target di 120 pazienti". Altre 2 Rems, nei piani della Regione, dovrebbero nascere in futuro a Limbiate. Ma attualmente le Rems provvisorie previste a Castiglione sono 8, ognuna da 20 posti per un totale di 160 pazienti.
"La Lombardia, considerato che è consentito alle Regioni più piccole e con meno pazienti di associarsi, ha già acconsentito e firmato convenzioni per ospitare i pazienti di Liguria e Valle d'Aosta". La situazione attuale però resta "difficile da decifrare", osserva Vernizzi.
Al momento a Castiglione, assicura il vice direttore, "una Rems è di fatto già attiva e fungerà da accoglienza e osservazione iniziale dei pazienti appena giunti". I nuovi assegnati, dunque, che non si sa a che ritmo arriveranno. "Ci aspettiamo partenze, ma temiamo anche arrivi da regioni non pronte con le Rems. Se si sale sopra i 20 si dovrebbe accelerare la diramazione verso altre 3 Rems". Fra le note positive c'è il fatto che "negli ultimi tempi c'è stato un incremento delle dimissioni per effetto della sensibilizzazione delle magistrature e dei servizi sociali locali, più disponibili ad accogliere misure di sicurezza alternative".
E c'è anche il pensiero che "forse si sarebbe dovuto cominciare prima". Sulla destinazione dei pazienti, fa notare Vernizzi, "è il Dap che decide. Noi non abbiamo l'autorità per dire no. Possiamo prendere in mano il telefono o scrivere per comunicare eventuali difficoltà. Entro certi limiti potremmo ancora accogliere. Certo se i pazienti continueranno ad aumentare l'avvio delle Rems non sarà agevolato.
Fermo restando che il processo di organizzazione delle nuove strutture non si arresta. La progettazione qui va avanti, come anche le procedure d'appalto, la formazione e anche l'assunzione annunciata di varie figure professionali da psichiatri a infermieri". A parte la pre-Rems già attiva, "gli altri reparti in attesa di ristrutturazione da qualche settimana si stanno attrezzando per la suddivisione dei pazienti in base a diagnosi affini. In alcuni casi si comincia a smistare virtualmente gli ospiti, dove possibile i trasferimenti si stanno già facendo. L'idea è di risolvere la situazione attuale di commistione di persone con situazioni diverse".
di Sandro Addario
www.firenzepost.it, 2 aprile 2015
Il previsto trasferimento di 22 internati gravi dall'Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Montelupo all'Istituto Mario Gozzini di Firenze, la struttura a custodia attenuata più nota come "Solliccianino", sta creando fermento e preoccupazione tra gli stessi detenuti della struttura penitenziaria. Dopo la decisione della Regione Toscana, il tam tam è corso veloce tra le celle del Gozzini, tanto che oggi 1 aprile gli stessi detenuti hanno preso carta e penna e consegnato alla Direzione del carcere una lettera aperta, da trasmettere al Garante dei detenuti di Firenze Eros Cruccolini.
La preoccupazione maggiore riguarda le possibilità di "convivenza" - pur in ambienti separati - tra detenuti che stanno seguendo un percorso di riabilitazione che può portare anche alla semilibertà e soggetti affetti da patologie psichiatriche gravi. Tanto più che sembra che per "far spazio" ai 22 di Montelupo, qualche decina dei 90 detenuti di Solliccianino dovrà far ritorno in un carcere "ordinario". Resta aperto anche il problema su chi dovrà sorvegliare gli internati: la Polizia Penitenziaria o personale delle Asl? Con quali costi?
"Siamo i detenuti dell'Istituto Mario Gozzini - scrivono nella loro lettera - e abbiamo appreso dai giornali e dalle TV che questa struttura verrà convertita ad uso sanitario per la detenzione di soggetti con patologie psichiatriche (anche gravi) dell'Opg di Montelupo Fiorentino. Siamo sinceramente preoccupati dal momento che questo istituto è nato 25 anni fa come primo carcere a custodia attenuata in Italia allo scopo di seguire e sostenere i progetti delle persone detenute. Si sottolinea poi che il Mario Gozzini (meglio conosciuto in citta come Solliccianino) ospita anche un reparto dove confluiscono detenuti per concludere la pena in semilibertà".
"La nostra preoccupazione - dicono i detenuti - riguarda l'eventuale cambio di destinazione dell'attuale struttura ad uso totalmente psichiatrico e quindi la domanda che ci poniamo è: come finirà il nostro percorso di riabilitazione nella società se verremo abbandonati e trasferiti in altre carceri? Qualcuno tra noi, mentre si trovava in altri Penitenziari, era diventato depresso e non vedeva più il futuro, mentre qui ha ricominciato a sperare".
"L'Istituto - prosegue la lettera - non è preparato all'accoglienza di detenuti con patologie psichiatriche e riconvertirlo a questo scopo comporterà sicuramente un costo ulteriore per Ia società. Ci teniamo a far presente che al momento in questa struttura siamo circa 90 detenuti di cui alcuni in semilibertà e quindi già avviati verso un concreto reinserimento esterno. Tutti gli altri sono occupati durante la giornata in corsi scolastici e di formazione professionali ed in laboratori di tipo culturale e varie attività lavorative".
"A questo punto - concludono i detenuti - ci sentiamo trattati come "merce di scambio" e non come esseri umani che hanno commesso degli errori ma cercano di riprendere in mano la loro vita. Ci sembra che chi ha pensato a questa nuova destinazione per l'Istituto Gozzini voglia privarci di quei pochi diritti che la nostra condizione ci consente. Pertanto desideriamo che la nostra situazione ed i nostri pur fragili diritti non vengano sottovalutati chiedendo a chi di dovere di riflettere bene sui percorso che ha intrapreso".
di Livio Coppola
Il Mattino, 2 aprile 2015
Lavoriin corso in Irpinia per ospitare i detenuti degli ex Opg. Con aprile si è avviata la riforma del Ministero della Giustizia che, di fatto, porterà alla chiusura di tutti gli ospedali psichiatrico giudiziari. In Campania sono due (Aversa e Napoli), e in queste ore si è avviata la procedura di trasferimento, ovviamente, graduale, di tutti i condannati che vi risiedevano. In provincia di Avellino nei prossimi giorni ne arriveranno al massimo 10, nella struttura intermedia di Bisaccia, mentre a fine maggio aprirà la vera e propria residenza (Rems) di San Nicola Baronia, che contribuirà con 20 posti al superamento definitivo degli ospedali.
Dal momento in cui il Ministero della Giustizia ha annunciato il varo operativo della riforma, ossia due giorni fa, si era montata un po' di confusione nelle diverse province, chiamate tutte con nuove strutture a contribuire alla chiusura di Opg ormai da tempo considerati desueti e, in alcuni casi, non umani per le condizioni di detenzione di persone che, avendo ricevuto condanne con tanto di certificazione di infermità mentale, necessitano di trattamenti specifici. L'Irpinia, però, recependo il piano di superamento studiato dalla Regione, ha risposto positivamente dando inizio a tutte le opere necessarie a garantire nuova ospitalità innanzitutto ai residenti della provincia che vivevano negli Opg (circa una decina, secondo le ultime statistiche), con la possibilità di dare
spazio anche a soggetti di altra provenienza, ma sempre in base a quanto stabilito da Regione e Asl. In tal senso, il primo plesso ad aprire i battenti sarà la Sir (struttura intermedia di residenza) inserita nell'ex ospedale Di Guglielmo di Bisaccia. "Le prime persone che l'Irpina sarà chiamata a gestire in seno al superamento degli Opg saranno trasferite nei prossimi giorni a Bisaccia - dove sono in corso dei piccoli aggiustamenti per garantire il funzionamento dell'ala dell'edificio destinata a questa nuova funzione - spiega il commissario dell'Asl Avellino Mario Ferrante. Va premesso che i detenuti arriveranno gradualmente dopo la valutazione dì ogni singolo caso (per tipologia dì reato commesso e di patologia psichiatrica). A Bisaccia potranno arrivarne al massimo 10, ma non è detto che si raggiunga questo numero".
Bisaccia sarà una sistemazione temporanea, riservata soprattutto ai detenuti con minore grado di pericolosità, al contempo nel carcere di Sant'Angelo dei Lombardi sarà in funzione un'articolazione ad hoc, sempre di 10 posti, dove potranno trovare posto le persone condannate per ireati più gravi. Il tutto, però, è funzionale al vero e proprio superamento degli Opg, che avverrà con l'apertura delle Rems, residenze che rappresentano la nuova dimensione di vita del detenuto psichiatrico, e che saranno attrezzate per garantire cure e vivibilità, connesse ovviamente alla necessità di scontare la pena. L'Irpinia avrà la sua Rems a San Nicola Baronia, con inaugurazione prevista alla fine di maggio: "I lavori nella ex Rsa di San Nicola inizieranno oggi e abbiamo programmato di terminarli in due mesi - spiega ancora Ferrante - anche in questo caso parliamo di un edificio in buone condizioni, per il quale saranno necessari pochi accorgimenti. Allo stesso tempo è in corso la gara per affidare i servizi interni alla residenza e integrare le risorse umane che l'azienda ha già destinato ai servizi penitenziari".
Dunque per la prima volta l'Irpinia contribuirà al sistema penitenziario psichiatrico. Per Ferrante non c'è da preoccuparsi: "Le criticità possono esserci ma siamo attrezzati per affrontarli, questa riforma può incutere timori più adirsi che a farsi. Il territorio si è fatto trovare più pronto di altri, l'importante sarà applicare la legge in modo puntuale ed efficiente".
di Damiano Aliprandi
Il Garantista, 2 aprile 2015
Il nuovo carcere di Uta comincia a fare acqua da tutte le parti. Non è un modo di dire perché il nuovo complesso penitenziario sardo sembra "fare acqua" nel vero senso della parola. A denunciarlo è il deputato e leader sardo di Unidos, Mauro Pili, pubblicando fotografie e un video che sembrano lasciare poco spazio all'immaginazione. In particolare, si vede una stanza con due estintori circondati da carta bagnata e da un recipiente, oltre a una bottiglia d'acqua capovolta che scende dal tetto. E non mancano delle abbastanza chiare macchie proprio sul soffitto, tipiche di infiltrazioni d'acqua.
Pili così denuncia: "Lo scenario che si presenta nella struttura appena aperta costata 95 milioni di euro è qualcosa di surreale. In queste ultime settimane di pioggia la principale occupazione dentro la struttura è stata quella di tamponare l'avanzata delle perdite. È l'ennesima dimostrazione della superficialità con la quale si è operato in occasione dell'apertura del carcere di Uta".
Poi il leader di Unidos continua: "Il Dap l'ha aperta senza alcun tipo di collaudi e soprattutto negando qualsiasi tipo di verifica degli stessi documenti. Ha imposto a tutti gli uffici pubblici l'apposizione della segretezza di atti autorizzativi, compresa la verifica dell'iter di collaudi". E conclude, annunciando anche un'interrogazione parlamentare: "Tutto questo avviene con la vergognosa copertura della situazione da parte della direzione dello stesso
carcere, che continua a stare in silenzio su quanto sta avvenendo e anzi a negare l'evidenza di queste immagini".
Da ricordare che il carcere di Uta attualmente a regime, ospiterà - assieme al carcere di Sassari -tutti i detenuti del 41 Bis, attualmente dislocati su tutto il territorio italiano. La proposta di concentrare i detenuti a regime speciale nelle due carceri fa discutere e va a scontrarsi con le parole del dottor Roberto Piscitello - direttore generale dei detenuti e del trattamento presso il Dap -ascoltato il giungono scorso dalla Commissione straordinaria dei diritti umani presieduta dal senatore Luigi Manconi.
Così Piscitello disse durante l'audizione: "Nell'assegnazione della misura si evita l'assembramento in pochi istituti di soggetti che facciano parte della medesima associazione o di organizzazioni fra loro contrapposte. E si evita che soggetti di grande spessore criminale siano ristretti nello stesso istituto. I soggetti in 41 bis sono detenuti rigorosamente in celle singole. Come tutti i detenuti hanno diritto a colloqui e momenti socialità con altri detenuti, in gruppi non superiori a quattro". Alla notizia dell'imminente trasferimento dei detenuti sottoposti al regime duro, ha alzato la voce sempre il deputato Mauro Pilli: "La commissione antimafia deve occuparsi immediatamente dello scellerato progetto del Dap di trasferire in Sardegna oltre 200 capimafia".
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