di Francesco Muser
Il Manifesto, 18 febbraio 2015
Un diritto per essere tale deve essere esigibile, tanto più se si tratta di un diritto legato alla salute. Ebbene, in Italia la canapa ad uso terapeutico è per molti malati ancora un miraggio. Occorre affrontare un percorso a ostacoli per ottenere una prestazione resa legittima da due decreti ministeriali.
Il primo del 18 aprile 2007 che inseriva nella Tabella II, sezione B, della legge sugli stupefacenti fra le sostanze ad uso terapeutico il Delta-9-tetraidrocannabinolo e il Dronabinolo, consentendo la vendita di prodotti sintetici come il Sativex; l'altro del ministro Balduzzi, del febbraio 2013, che aggiungeva i medicinali a base di cannabis di origine vegetale.
Molte regioni hanno approvato leggi per tradurre queste novità legislative in linee operative, ma le resistenze degli apparati burocratici che devono predisporre i regolamenti attuativi, i ritardi delle Asl motivati con la preoccupazione dei costi da sopportare (e non ultimo i boicottaggi per ragioni ideologiche) hanno fino ad oggi frenato l'accesso a questi farmaci, ben al di sotto del target di pazienti potenzialmente interessati.
La Regione Toscana si è mossa per sbloccare l'impasse. L'11 febbraio scorso, il consiglio regionale ha votato alcune modifiche importanti alla legge di tre anni fa, proposte dalla consigliera Monica Sgherri. La cannabis potrà essere prescritta prescrizione anche dai medici di base, con oneri a carico del Servizio sanitario regionale, sulla base di un piano terapeutico redatto da uno specialista. I farmaci potranno essere somministrati a domicilio e saranno forniti dalla farmacia ospedaliera.
Per ridurre il costo dei farmaci importati dall'estero, si è dato incarico alla giunta regionale di avviare azioni sperimentali o specifici progetti pilota per la produzione dei farmaci stessi. Quest'ultima disposizione dovrebbe accelerare l'avvio della produzione di medicinali cannabinoidi da parte dell'Istituto chimico militare di Firenze, già individuato allo scopo dalle ministre Pinotti e Lorenzin.
Sono di particolare interesse i risultati di uno studio condotto dall'Azienda Ospedaliera di Pisa sui pazienti trattati con cannabis terapeutica nella terapia del dolore nell'ospedale di S. Anna, nei tre anni successivi all'approvazione della legge toscana. I dati sono stati presentati dal dottor Paolo Poli, direttore dell'unità operativa competente, in sede di audizione di esperti presso la Commissione sanità del Consiglio regionale della Toscana.
Innanzitutto, lo studio ha evidenziato l'esistenza di critiche e resistenze di parte del mondo sanitario all'utilizzo di cannabinoidi nella cura del dolore cronico, oncologico e non. Emerge anche che il materiale vegetale presenta notevoli vantaggi rispetto al Thc sintetico. Non solo le infiorescenze prodotte in Olanda (utilizzate nello studio) derivano da piante con profilo genetico stabile, per cui forniscono un prodotto con un contenuto di principio attivo costante; rispetto ai farmaci a base di Thc sintetico, "l'infiorescenza secca permette di sfruttare le proprietà terapeutiche di un intero fito-complesso, di cui il Thc è solo uno dei costituenti", si è detto nell'audizione. Ben 327 pazienti sono stati trattati e monitorati: dopo tre mesi di trattamento, si constata un buon risultato sul dolore, un miglioramento della qualità del sonno rispetto agli effetti delle benzodiazepine e si riscontrano minimi effetti collaterali. L'unico aspetto negativo è il costo della terapia, che nella prima versione della legge regionale era ancora a carico del paziente. È uno studio importante, che avvalora le proprietà benefiche della cannabis e mina i miti del terrorismo anti cannabis. Con buona pace dei buchi nel cervello!
Adnkronos, 18 febbraio 2015
Eric Holder, il ministro della Giustizia americano uscente, ha chiesto agli stati che applicano la pena di morte di varare una moratoria delle esecuzioni in attesa che la Corte Suprema si esprima sui farmaci sotto accusa usati in Oklahoma e in altri stati per il cocktail letali. L'esponente democratico afroamericano, che ha detto di parlare a titolo personale e non come membro dell'amministrazione, ha ribadito di essere contrario alla pena di morte perché è "inevitabile" la possibilità dell'esecuzione di un innocente.
"Il nostro sistema di Giustizia è il migliore del mondo, composto da uomini e donne che fanno il loro meglio per fare la cosa giusta - ha detto parlando al National Press Club di Washington - ma c'è sempre la possibilità che vengano commessi errori, per questa ragione io mi oppongo alla pena capitale".
"Credo che vi siano alcune questioni fondamentali riguardo alla pena di morte che devono essere affrontate - ha poi aggiunto - e tra queste, la decisione della Corte Suprema riguardo alla costituzionalità dell'iniezione letale. Dal mio punto di vista, credo che una moratoria delle esecuzioni in attesa di questa decisione sarebbe appropriata".
La Corte Suprema ha accettato il ricorso presentato dai legali di alcuni condannati a morte dell'Oklahoma dopo lo shock provocato in America e in tutto il mondo dalla morte di Clayton Lockett, spirato dopo 43 minuti di terribile agonia provocata dal cocktail di farmaci sotto accusa.
www.ncr-iran.org, 18 febbraio 2015
Sei detenuti sono stati impiccati domenica in due prigioni delle città meridionali di Shiraz e Kerman. Un gruppo di quattro detenuti è stato impiccato nella prigione di Adelabad nella città di Shiraz, secondo notizie giunte dall'Iran. Altri due uomini sono stati giustiziati nella prigione di Shahab nella città di Kerman. Asghar Shabani e Mehrdad Abshirin facevano parte di un gruppo di tre detenuti trasferiti in isolamento sabato in attesa della loro esecuzione.
Il terzo detenuto era la moglie di Shabani il cui destino è tuttora ignoto. Queste esecuzioni sono state compiute in segreto e nessuna informazione è stata pubblicata dagli organi di stampa del paese. Queste esecuzioni seguono a ruota l'impiccagione di due detenuti baluci avvenuta nella prigione centrale di una città sud-orientale sabato. I due uomini baluci, identificati come Hamed Kahrazhi, 28 anni e Mobasher Mir-Balochzehi, avevano passato quattro anni in prigione ed erano stati condannati a morte per "moharebeh", cioè "inimicizia verso Dio".
Radio Vaticana, 18 febbraio 2015
"Preghiere del mattino e della sera per le persone in prigione": si intitola così il libretto che la Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles (Cbcew) ha donato ai detenuti cattolici del Paese. L'iniziativa ha preso il via domenica scorsa, con una Messa celebrata da mons. Richard Month, responsabile della Pastorale carceraria, nel Centro di detenzione minorile di Feltham.
"È un libro di preghiere facile, da usare ogni giorno - spiega in una nota il card. Vincent Nichols, presidente della Cbcew - perché pregare porta i detenuti oltre le mura nelle quali sono confinati. Le loro singole preghiere, così, diventano parte di un un'unica invocazione che sale a Dio da ogni angolo del mondo".
"Le vostre voci non saranno più silenziose - continua il porporato, rivolgendosi direttamente ai carcerati - ma verranno liberate, unendosi ad un grande insieme di preghiere che include quelle di monaci, suore di clausura, sacerdoti, diaconi, insegnanti, genitori e molti altri". "Pregate! - esorta il card. Nichols - Imparate ad ascoltare Dio nella preghiera e troverete la pace nel vostro cuore". Dal canto loro, molti detenuti hanno espresso soddisfazione per il dono ricevuto, raccontando come la preghiera abbia fortificato il loro spirito, confortandoli nei momenti di difficoltà e tristezza che si vivono in prigione.
di Damiano Aliprandi
Il Garantista, 17 febbraio 2015
Si è tolto la vita impiccandosi all'interno della sua cella del carcere di Opera, alla periferia di Milano. Parliamo dell'ennesimo suicidio all'interno delle nostre patrie galere e questa volta è toccato ad un detenuto romeno di 39 anni, condannato dalla Corte di assise d'appello di Venezia all'ergastolo per omicidio.
di Liana Milella
La Repubblica, 17 febbraio 2015
In via Arenula hanno chiuso l'accordo su falso in bilancio e prescrizione. Con una novità sostanziale per il falso e una conferma per la prescrizione. Partiamo dal primo, il più sofferto politicamente. Innanzitutto reato perseguibile d'ufficio, abolita definitivamente la querela di parte. Poi tre diversi step di punibilità. Da 2 a 6 anni per le imprese non quotate.
Il Tempo, 17 febbraio 2015
L'irragionevole durata dei processi provoca un danno erariale altrettanto irragionevole. È questa la denuncia presentata dal partito dei Radicali alla Corte dei conti. Uno dei tanti esposti a carattere politico che ultimamente hanno sommerso gli uffici della Procura contabile per il Lazio. La legge 89 del 24 marzo 2001, cosiddetta "legge Pinto", disciplina il diritto di richiedere un'equa riparazione per il danno subito quando il processo, civile o penale, supera i termini di durata ragionevole stabiliti dalla Corte europea dei diritti dell'uomo.
Ansa, 17 febbraio 2015
Il Sindacato di Polizia penitenziaria Osapp segnala "un grave stato di disagio" del personale del corpo dovuto alle "attuali pessime modalità di gestione-organizzazione presso l'amministrazione centrale". Lo afferma in una nota il segretario Leo Beneduci, che segnala problemi per "quanto attiene la mobilità e i distacchi senza oneri per gravi motivi personali, il mancato riconoscimento degli straordinari nonché la gravissima situazione per quel che riguarda il pagamento delle caserme".
Adnkronos, 17 febbraio 2015
Gli ultimi esami dei carabinieri di Parma proverebbero che i fili ritrovati sui pantaloncini della ragazzina sarebbero gli stessi dei sedili dell'automezzo. Potrebbero essere a una svolta le indagini sull'omicidio di Yara Gambirasio, la ragazzina di Brembate trovata morta il 26 febbraio 2010. I risultati delle ultime analisi dei Ris di Parma proverebbero che la giovane sarebbe effettivamente salita sul furgone di Massimo Bossetti per andare incontro alla morte. Sui leggings che indossava sono stati ritrovati fili che apparterrebbero al sedile del camioncino del muratore di Mapello, in carcere dal 16 giugno scorso, con l'accusa di essere l'assassino della tredicenne. Dopo il Dna nucleare rinvenuto sugli slip, quest'altro elemento potrebbe inchiodare il 44enne alle sue responsabilità.
Ansa, 17 febbraio 2015
Lo ha confermato la Corte di Cassazione, l'operaio marocchino Mohamed Fikri ha il diritto di ricevere un indennizzo di circa diecimila euro, per ingiusta detenzione e i danni morali subiti a causa dell'arresto con l'accusa di aver ucciso la tredicenne Yara Gambirasio, un'accusa rivelatasi del tutto falsa per via di una intercettazione tradotta male. Danno che si è andato a rafforzare a causa dell'esposizione mediatica e della lentezza dell'inchiesta che gli ha fatto perdere anche il posto di lavoro.
Un'indagine durata ben tre anni che, però, dovrà discutere ancora una volta nei tribunali, infatti la Suprema Corte ha tenuto in considerazione il fatto di un'ulteriore richiesta d'indennizzo proprio per il tempo "monstre" della sua indagine. Ad avviso della Procura della Cassazione, rappresentata dal sostituto Pg Fulvio Baldi, invece, Fikri avrebbe già adesso il diritto a un risarcimento maggiore per essere stato vittima della giustizia. La Giustizia italiana si rivela, poi, paradossale, infatti nonostante Fikri abbia ragione è stato condannato al pagamento delle spese ed al risarcimento di mille euro al Ministero dell'Economia.
Fikri, che lavorava in un cantiere a Mapello, rimase in carcere in isolamento per tre giorni - dal cinque al sette dicembre 2010 - dopo essere stato arrestato con molto clamore sul traghetto da Genova a Tangeri, dove faceva rientro per un periodo di vacanza e non per darsi alla fuga.
Respingendo la richiesta di Fikri di ricevere un indennizzo più elevato dal momento che - ha fatto presente la sua difesa - il suo coinvolgimento nella vicenda di Yara gli è costato la perdita del lavoro e gli ha causato depressione e spese per i farmaci, i supremi giudici hanno replicato che questi ulteriori danni sono "riconducibili alla lunga durata delle indagini preliminari (oltre un anno dall'arresto)".
Per valutare il loro ammontare, la Cassazione spiega - come ha già osservato la Corte di Appello di Brescia, primo giudice a dare il via libero al risarcimento - che Fikri deve fare ricorso al Tribunale di merito e non alla Corte di Appello perché sono danni che non hanno a che vedere con la carcerazione ma con il prolungarsi dell'inchiesta che ha archiviato la posizione di Fikri solo il 14 febbraio 2013. Per quanto riguarda l'indennizzo definitivamente liquidato a Fikri, si tratta di 1.200 euro per i tre giorni di custodia cautelare, di 8mila euro per i danni morali, e di 580 euro per spese sostenute in diretta dipendenza della carcerazione.
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