di Gianfranco Locci
L’Unione Sarda, 7 giugno 2026
La chiamano “giustizia riparativa”. È una seconda possibilità data ai detenuti, che per Nuoro è sempre stata un vanto. Con il carcere al 41 bis, però, la città perde questo programma. “Un percorso spazzato via”, rimarca Don Pietro Borrotzu. Un carcere che cambia approccio, non dialoga con il territorio. Isola e non dà una seconda possibilità. Il rammarico è palpabile nelle parole di quel sacerdote che ha dedicato la sua vita ad aiutare il prossimo, anche grazie al progetto di giustizia ripartiva, “Riannodare i fili”, con la cooperativa “Ut unum sint”.
varesenews.it, 7 giugno 2026
Una riflessione sulla complessità del sistema carcerario e sui percorsi di inclusione e cura della persona arriva a Varese con una tavola rotonda dal titolo “La realtà delle carceri; storia di migrazione, cura, inclusione, fallimento”. L’evento si terrà il 13 giugno, dalle 10 alle 12, presso il Centro Parrocchiale Kolbe in Viale Aguggiari 140. L’incontro è promosso in collaborazione con Caritas Varese, Sanità di Frontiera, l’Ordine dei Medici di Varese e l’Ordine degli Avvocati di Varese. Gli ospiti porteranno testimonianze e competenze differenti, ma complementari, sulla realtà delle carceri e sui percorsi di recupero. Si parlerà di salute mentale, legislazione, migrazione, cura, inclusione e attenzione ai minori non accompagnati.
di Pietro Barabino
Il Fatto Quotidiano, 7 giugno 2026
Recita anche il giudice Morando: “La funzione della pena è la rieducazione”. Dieci anni fa Teatro Necessario ha trasformato una discarica interna alla casa circondariale Marassi in un teatro e oggi va in scena con la Voce di Antigone. “Questo attore, da cinque giorni, è un uomo libero”. Carlo Imparato lo annuncia dal palco del Teatro dell’Arca, dentro il carcere di Marassi, a Genova, alla fine di una replica della “Voce di Antigone”. L’uomo che ha appena finito di recitare con la compagnia di persone detenute ha finito di scontare la sua pena. Il pubblico applaude. Fuori da quel teatro, anche in Liguria, il carcere resta sovraffollato, attraversato da violenze, lavoro scarso e misure alternative spesso bloccate dalla mancanza di una casa.
di Laura Distefano
La Sicilia, 7 giugno 2026
La musica è uno strumento di comunicazione potentissimo. Può fare la differenza. Maurizio Musumeci, in arte Dinastia, è un rapper di Paternò - nel Catanese - che oltre a scrivere, comporre e cantare ha scelto di usare l’arte per aprire un dialogo con i ragazzi. Senza schemi, filtri e pregiudizi. Dalle scuole di periferia alle carceri minorili, ma anche fra i banchi di istituti scolastici di zone centrali e residenziali. Perché il disagio giovanile che può trasformarsi in violenza e cattiveria ha più origini, sociali e anche psicologiche. L’emarginazione del quartiere ghetto è forse la più diffusa e studiata, ma anche il vuoto della solitudine è un campanello d’allarme da non sottovalutare. La musica è sempre stata nella vita di Dinastia. Ed è stata, forse, un’ancora di salvezza. Anzi di supporto. Una via per “portare fuori” domande, tormenti, ansie, paure e soprattutto sogni.
di Lorenzo Bandera*
Corriere della Sera, 7 giugno 2026
Per la prima volta la Commissione Ue si impegna formalmente su un tema tradizionalmente di competenza degli Stati. Ma nella Strategia si invitano gli Stati membri a “mobilitare in modo più efficace i finanziamenti pubblici e privati”, e qui sta il problema: un taglio delle risorse pubbliche non può essere compensato da quelle private, soprattutto nel campo della povertà. Con la Strategia anti-povertà presentata a maggio, per la prima volta la Commissione Ue si impegna formalmente su un tema tradizionalmente di competenza degli Stati. La situazione richiede infatti interventi di ampio respiro, coordinati e ambiziosi, su cui l’Ue vuole giocare un ruolo chiave.
di Francesca Fulghesu
Il Domani, 7 giugno 2026
Migliaia di persone al corteo della Cgil nel luogo della strage dei braccianti, bruciati vivi perché chiedevano di essere pagati. Dei 200 milioni contro il caporalato usati solo 20, gli altri vanno restituiti. I sindacati: “Colpire le aziende che sfruttano”. Le corone di fiori e un sole caldo che sembra far risaltare l’odore di bruciato. Poco più in là, bandiere e cartelloni ricordano i nomi delle vittime del lavoro e dello sfruttamento. Fuori dalla stazione di servizio di Amendolara in cui lunedì 1 giugno sono stati arsi vivi Waseem Khan, Amin Fazal Khogiani, Ullah Ismat Qiemi e Safi layjad, sono migliaia le persone riunite. Sono lavoratori stranieri e italiani, braccianti del territorio e delle province del Sud.
di Redazione Buone Notizie
Corriere della Sera, 7 giugno 2026
“Una “etichettatura sociale obbligatoria su condizioni di lavoro, regolarità dei contratti, sicurezza nei campi, dignità dei lavoratori lungo tutta la filiera: solo così i consumatori potranno scegliere”. È l’appello di Federconsumatori, rilanciato dal Forum nazionale Terzo settore, dopo la strage di Amendolara in Calabria”. “Ogni volta che un consumatore acquista fragole, pomodori, arance o altro ha il diritto di sapere che quel prodotto non porta con sé il peso dello sfruttamento, della violenza, del ricatto, e spesso del sangue. Nessuno vuole essere complice di un sistema criminale. Eppure, senza strumenti di trasparenza, facendo la spesa possiamo diventarlo”.
di Mauro Magatti
Avvenire, 7 giugno 2026
Dietro ai flussi contemporanei si manifestano molte delle grandi contraddizioni del nostro tempo. Prigionieri del breve periodo, i politici rincorrono le emergenze anziché governarle. La costruzione di società capaci di valorizzare le differenze senza rinunciare alla coesione sociale resta un obiettivo ancora da raggiungere. Ovunque nel mondo la questione migratoria è uno dei nodi sociali e politici più scottanti. Dall’Europa agli Stati Uniti, dall’America Latina all’Africa, dall’Asia al Medio Oriente, questo tema attraversa le società contemporanee e ne mette alla prova capacità di governo e logiche di convivenza. Eppure, nonostante la centralità del fenomeno, continuiamo a parlarne in modo superficiale.
di Emiliano Abramo*
Il Fatto Quotidiano, 7 giugno 2026
Lampedusa è il centro morale dell’Europa: i morti, le violenze sulle donne, le 1.800 vite inghiottite dopo il ciclone Harry: tutto questo non chiede solo commozione, ma decisioni. Lampedusa è di nuovo lì, come un promemoria che l’Europa si ostina a ignorare. Ogni volta che succede qualcosa sull’isola, Bruxelles scopre di avere una coscienza. E puntualmente la rimette nel cassetto. Ancora sbarchi nell’ultimo mese sul molo Favaloro, che ne seguono diversi altri. Anche se nessuno ne parla, siamo nel pieno della stagione degli sbarchi. Sbarco è una parola che confonde. È un termine non umanitario, piuttosto è militare. Si sbarca in Normandia, non a Lampedusa. Cosa c’è di umano nel chiamare sbarco, ad esempio, quello avvenuto a metà maggio caratterizzato dalla storia di una neonata ivoriana di un mese morta di freddo?
di Ernesto Galli della Loggia
Corriere della Sera, 7 giugno 2026
Disaffezione e perdita di capacità di coinvolgimento politico. La crisi (silenziosa) delle democrazie. È ormai un luogo comune: oggi in Europa le democrazie non godono di buona salute e il loro indice di gradimento non è certo tra i più alti (anche perché, ricordiamolo, sono gli unici regimi la cui popolarità è più o meno misurabile attraverso quell’indice rozzo ma pur sempre significativo che sono i risultati elettorali. Dove le elezioni non ci sono o sono finte ogni misurazione di gradimento del regime politico è in realtà impossibile). Comunque le cose qui in Europa stanno come dicevo: le democrazie non piacciono. Agli occhi dei loro cittadini le democrazie appaiono regimi “freddi”, che non hanno alcuna capacità di coinvolgimento emotivo, non suscitano alcun sentimento vero d’identificazione e quindi di partecipazione.










