di Valentina Petrini
La Stampa, 6 giugno 2025
Tra i cassintegrati dell’ex Ilva e i disperati della Terra dei fuochi, sono i sacerdoti a informare sul voto: “Tocca a noi sopperire a questa mancanza”. “Hai sentito? - sussurra la moglie al marito -. Il prete sta dicendo che dobbiamo andare a votare”. Don Marco Crispino è parroco della chiesa San Giuseppe Moscati, quartiere Paolo VI. Domenica 18 maggio, messa della sera tra i palazzoni a schiera del quartiere nato negli anni Sessanta per far spazio alle famiglie degli operai del siderurgico ex Ilva nel periodo del boom economico.
di Giulio Cavalli
Il Domani, 6 giugno 2025
I dati dell’Università di Bari dimostrano che nonostante le ingenti risorse investite nei Centri per il rimpatrio, il tasso di espulsioni continua a diminuire. Ma la permanenza prolungata nei centri continua a produrre atti di autolesionismo e somatizzazioni da detenzione forzata. Una politica fallimentare. C’è un dato che smonta l’apparato retorico sulla “linea dura” dei rimpatri. In Italia l’espulsione forzata è, nella maggioranza assoluta dei casi, un’operazione annunciata ma non eseguita. Lo certifica il rapporto Rimpatri forzati e pratiche di monitoraggio, frutto della ricerca empirica del Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Bari, curato da Giuseppe Campesi, Elisabetta de Robertis e Francesco Oziosi.
di Pietro Saccò
Avvenire, 6 giugno 2025
Gli italiani che ancora si ricordano dei “frugal four” difficilmente li rammentano con simpatia. Si erano guadagnati questo soprannome dei “frugali” quattro governi dell’Unione europea - quelli di Austria, Paesi Bassi, Danimarca e Svezia - che nel 2020, durante i negoziati per il bilancio dell’Ue per il 2021-2027, erano uniti nell’opporsi all’aumento dei contributi degli Stati al bilancio comune, indebolito dall’uscita del Regno Unito. Alfieri del rigore fiscale e della parsimonia dei conti pubblici, sempre sospettosi verso gli Stati più indebitati (come l’Italia), i “frugali” avevano provato - senza successo - anche a darsi il più nobile nome di Nuova Lega Anseatica, con un richiamo alla federazione delle città mercantili che aveva tenuto il monopolio del commercio tra il Baltico e il Nord Europa per quasi quattro secoli. Mentre i governi negoziavano il bilancio, la pandemia del Covid-19 cominciava a fare strage anche in Europa. Nel panico generale i “frugali”, che nel frattempo avevano imbarcato anche la Finlandia, trovarono il modo di distinguersi: si ribellavano a ogni ipotesi di debito comune per gestire l’emergenza e rilanciare l’economia europea.
ilpost.it, 6 giugno 2025
È una misura voluta dall’estrema destra svedese per ridurre il sovraffollamento: non è la prima volta che si fa un accordo simile in Europa. I governi di Svezia ed Estonia hanno fatto un accordo per trasferire in un carcere estone fino a 600 detenuti dalla Svezia, con l’obiettivo di diminuire il sovraffollamento carcerario. L’accordo prevede che la Svezia affitti 400 celle nel carcere della città estone di Tartu, che in totale può ospitare 933 detenuti ma che oggi è vuoto per due terzi. Il testo deve ancora avere l’approvazione dei due parlamenti e in quel caso entrerà in vigore nel luglio del 2026. In Svezia il governo, di centrodestra, ha bisogno anche dei voti del Partito Socialdemocratico, di centrosinistra e all’opposizione, che per il momento non si è completamente opposto alla proposta, ma ha espresso molto scetticismo.
di Alessandra Annoni, Micaela Frulli, Triestino Mariniello
Il Manifesto, 6 giugno 2025
Il 19 luglio 2024, la Corte internazionale di giustizia (Cig) ha reso un parere consultivo di importanza storica. Considerando le prassi e le politiche implementate da Israele in Cisgiordania, a Gerusalemme est e nella Striscia di Gaza come una grave violazione del diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese, del divieto di acquisizione territoriale con la forza e del divieto di segregazione razziale e apartheid, la Cig ha accertato l’illiceità dell’occupazione israeliana, affermando l’obbligo per lo Stato ebraico di smantellare le colonie e ritirare le proprie truppe “il più rapidamente possibile” - senza possibilità di invocare ragioni di sicurezza o la necessità di negoziare una pace duratura come giustificazione per il protrarsi dell’occupazione - e quello di riparare i danni causati, consentendo ai rifugiati palestinesi del 1967 di fare ritorno nelle proprie terre.
di Michele Giorgio
Il Manifesto, 6 giugno 2025
Intervista all’avvocata Nadia Daqqa. “Ho visitato la sezione sotterranea di Nitzan: i prigionieri vivono in celle minuscole, non sanno quando è giorno o notte, né sanno nulla di quanto avviene all’esterno”. Le migliaia di palestinesi di Gaza e Cisgiordania arrestate dopo il 7 ottobre 2023 rappresentano uno dei capitoli più critici della reazione di Israele all’attacco di Hamas. Abusi, torture, gravi privazioni ai danni dei prigionieri, in particolare quelli provenienti da Gaza, sono solo alcune delle accuse più frequenti rivolte a Tel Aviv, che ha allestito veri e propri campi di prigionia. Fondamentali per la diffusione delle notizie su quanto avviene nelle carceri sono gli avvocati israeliani e palestinesi. Noi abbiamo incontrato a Gerusalemme l’avvocata Nadia Daqqa.
di Antonella Barone
gnewsonline.it, 5 giugno 2025
È un’affermazione di Gino Cecchettin, “essere cattivo cosa aggiungerebbe di bello nella mia vita?”, a dare il titolo a una delle sessioni del convegno annuale di Ristretti Orizzonti “Disinnescare …Attrezziamoci per disinnescare i conflitti, non per fomentarli”, tenutosi il 23 maggio nella casa di reclusione di Padova. Il padre di Giulia, uccisa dal suo ex fidanzato Filippo Turetta il 22 novembre 2023 - oggi impegnato con la Fondazione a lei dedicata in iniziative di contrasto alla violenza di genere - è stato uno dei relatori intervenuti sul tema del convegno di quest’anno, dedicato agli strumenti per superare la cultura del conflitto che sembra ancora radicata nella percezione sociale della giustizia penale.
di Rachele Gonnelli
sbilanciamoci.info, 5 giugno 2025
La situazione nelle carceri italiane diventa bollente. La rivolta dei detenuti del carcere Marassi di Genova arriva nel giorno dell’approvazione anche al Senato del decreto sicurezza che, anche per loro, aggraverebbe le pene. “Senza Respiro”, il report di Antigone. Soltanto due agenti penitenziari portati in ospedale per accertamenti e altri due medicati sul posto: è contenuto il bilancio della rivolta scoppiata mercoledì 4 giugno nel carcere Marassi di Genova, in particolare - a quanto sembra - scoppiato negli spazi della seconda sezione penale. Ma poteva essere più cruento e in ogni caso è un drammatico segnale del sovraffollamento del sistema penitenziario italiano. Il Marassi ha un sovraffollamento storico, verificato sei mesi fa da visita organizzata dall’associazione Nessuno Tocchi Caino pari al 128 per cento: 684 detenuti per 535 posti.
di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 5 giugno 2025
Agli atti di resistenza sono equiparate anche le forme di resistenza passiva. Incrinano due principi base del nostro ordinamento penale altrettante misure inserite nel decreto sicurezza approvato ieri definitivamente al Senato. Entrambe riguardano le carceri e l’esecuzione della pena. Innanzitutto si introduce il reato di rivolta in istituto penitenziario sanzionato con la reclusione da uno a cinque anni; a esserne colpito chi partecipa a una contestazione con violenza e minaccia oppure atti di resistenza all’esecuzione degli ordini impartiti. Dove agli atti di resistenza sono equiparate anche le forme di resistenza passiva, introducendo una novità del tutto sconosciuta al nostro sistema giuridico, come ricordato dal parere approvato dal Csm sul provvedimento: sinora infatti le condotte di semplice inazione rispetto all’ordine impartito dall’autorità sono state caratterizzate da una sostanziale irrilevanza penale.
di Francesco Machina Grifeo
Il Sole 24 Ore, 5 giugno 2025
Il Senato ha votato il via libera definitivo al provvedimento già approvato dalla Camera. Lavori sospesi per le proteste delle opposizioni che hanno inscenato un sit-in in Aula e poi ripresi dopo la Capigruppo. Via libera definitivo alla conversione del Dl 11 aprile 2025, n. 48, contenente disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica, di tutela del personale in servizio, nonché di vittime dell’usura e di ordinamento penitenziario che si compone di 39 articoli. Il provvedimento riproduce sostanzialmente i contenuti del disegno di legge sicurezza, confrontando i testi dei due provvedimenti risulta che 12 articoli hanno subito modifiche, anche minime, rispetto al testo licenziato dalle Commissioni riunite del Senato.
- Ma la sicurezza non può essere un alibi
- La resistenza passiva non ferma il Senato. Il dl sicurezza è legge
- Decreto Sicurezza, la versione del Governo non regge alla prova dei numeri
- Parla Paolo Ciani: “Decreto Sicurezza fatto di slogan, funge da vendetta istituzionale”
- Tamar Pitch: “Il dl sicurezza è una legge fascista. Così criminalizzano dissenso e povertà”










