di Tiziana Maiolo
Il Dubbio, 28 maggio 2025
Da decenni ormai la politica di destra, di centro e di sinistra agita lo spettro dell’insicurezza percepita per cercare consenso elettorale. Se chiedete a dieci cittadini milanesi incontrati per strada se conoscono il Decreto sicurezza del governo, la gran parte rispenderà in modo negativo. Ma se chiedete agli stessi passanti se a Milano esiste un problema sicurezza, si apriranno rubinetti infiniti di lamentale, proteste e racconti di episodi subìti o conosciuti.
di Giuliano Santoro
Il Manifesto, 28 maggio 2025
La rete A Pieno Regime sul corteo di sabato: “Il più grande di opposizione al governo”. 110 bus e 3 treni verso Roma, adesione anche di “Stop Rearm Ue” verso il 21 giugno. L’obiettivo è ambizioso: dare vita alla più grande manifestazione contro il governo da quando a Palazzo Chigi siede Giorgia Meloni. L’idea è che attorno alla battaglia contro il dl sicurezza si stia materializzando l’opposizione sociale alla destra. L’appuntamento è per sabato 31 maggio alle 14 a piazza Vittorio per muoversi fino al piazzale Ostiense. Ieri, a presentare il corteo alla stampa, c’era anche Luca Blasi, assessore alla Cultura del municipio III di Roma e portavoce della rete A Pieno Regime colpito al volto dai manganelli della polizia antisommossa due giorni fa, mentre qualche centinaio di attivisti cercava di raggiungere piazza Montecitorio.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 28 maggio 2025
Il procuratore nazionale antimafia prefigura danni alle indagini sulla criminalità organizzata. Gli azzurri: dal magistrato allarmismo ingiustificato. Scontro tra Forza Italia e il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Giovanni Melillo. Pomo della discordia: la sua audizione in Commissione giustizia della Camera in merito alla pdl “modifiche al codice di procedura penale in materia di sequestro di dispositivi, sistemi informatici o telematici o memorie digitali”.
di Virginia Piccolillo
Corriere della Sera, 28 maggio 2025
Il ministro della Giustizia: “L’Anm si esprime con gli slogan. Se le assoluzioni sono due la condanna è irragionevole”. “Il caso Garlasco? Comunque vada, finirà male”. Ne è convinto il ministro della Giustizia, Carlo Nordio. Perché? “O il detenuto è innocente, e allora ha sofferto una pena atroce ingiustamente. O è colpevole e allora è l’attuale indagato a dover affrontare senza colpe un cimento doloroso, costoso in termini di immagine, di spese e di sofferenze”.
di Edmondo Bruti Liberati
La Stampa, 28 maggio 2025
L’informazione, cartacea e televisiva, ci ripropone nel caso Garlasco scenari del “circo mediatico giudiziario”. Dovere di informazione, ma anche un minimo di cautela rispetto al sensazionalismo. La Procura di Pavia forse avrebbe dovuto adottare maggiore attenzione alla protezione della riservatezza di iniziative di indagine. Ora la difesa dell’indagato è molto proiettata sulla scena mediatica. La difesa non deve avere restrizioni nella scelta della strategia per il cliente, ma desta sconcerto una sorta di appello al Tribunale dell’opinione pubblica, che l’esperienza insegna essere pronta a passare dall’innocentismo al crucifige. Per non dire del silenzio di molti campioni della presunzione di innocenza.
di Irene Famà
La Stampa, 28 maggio 2025
Il presidente dell’Anm replica anche alla tesi di Nordio sull’inappellabilità: “Sogno un mondo dove ognuno fa bene il suo lavoro e rispetta gli altri”. “Le frasi del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro sono gravi e trasmettono un’immagine della magistratura completamente errata”. Il decreto sicurezza? “Ci preoccupa il metodo. Crea un precedente, da valutare con attenzione”. Il presidente dell’Associazione nazionale magistrati (Anm), Cesare Parodi, senza perdere l’aplomb, ribatte punto per punto alle dichiarazioni dell’onorevole di Fratelli d’Italia. E riflette sulle nuove norme sulla sicurezza.
di Nicoletta Cottone
Il Sole 24 Ore, 28 maggio 2025
Fra i casi più eclatanti anche quelli di Domenico Morrone, Massaro e Bova. La spesa in risarcimenti dal 1991 al 2022 è salita a 86,2 milioni euro, circa 2,6 milioni l’anno. Uno dei più gravi errori giudiziari della storia della giustizia italiana è stato quello del celebre conduttore televisivo Enzo Tortora, considerato uno dei padri fondatori della televisione italiana. Tortora fu arrestato il 17 giugno 1983, su richiesta dei procuratori Francesco Cedrangolo e Diego Marmo, dal giudice istruttore, il magistrato Giorgio Fontana, accusato di gravi reati, ai quali risultò totalmente estraneo, sulla base di accuse formulate da soggetti provenienti da contesti criminali. In questo elenco di vittime di errori giudiziari potrebbe finire anche Alberto Stasi, accusato dell’omicidio di Chiara Poggi a Garlasco.
youtg.net, 28 maggio 2025
“La Sardegna si appresta a diventare la regione italiana con il più alto numero di detenuti in regime di 41bis”. Lo sostiene Maria Grazia Caligaris, presidente dell’associazione “Socialismo Diritti Riforme”, che fa notare come l’apertura del Padiglione a Cagliari-Uta, destinato alla detenzione in regime di massima sicurezza, “farà registrare la presenza di circa 200 persone in tre Istituti dell’Isola, Sassari, Nuoro e Cagliari, un autentico record nazionale”. In Italia i detenuti al 41 bis sono circa 740, un dato quasi costante, e sono suddivisi in 12 Istituti Penitenziari, con numeri molto variabili. Si tratta di persone private della libertà appartenenti alle cosche mafiose, alla camorra e alla ndrangheta.
di Andrea Camurani
varesenews.it, 28 maggio 2025
Il 33enne, tossicodipendente, avrebbe potuto accedere a una comunità già pronta ad accoglierlo. La Procura indaga: oggi l’autopsia. Le Camere Penali: “Massima attenzione sul tema dei suicidi in carcere”. C’erano concrete possibilità di uscire dal carcere per il detenuto 33enne trovato morto lunedì mattina da un compagno di cella alla casa circondariale dei Miogni di Varese. “L’avevo visto pochi giorni fa, eravamo persino riusciti a scherzare insieme perché, con un pizzico di fortuna, a luglio avrebbe potuto uscire per accedere a una comunità di Morbegno, che aveva già dato il suo assenso ad accoglierlo”, racconta l’avvocato Elisa Benetazzo, che da anni seguiva il giovane, detenuto per furto aggravato in appartamento e con una lunga fedina penale.
di Niccolò Dolce
torinocronaca.it, 28 maggio 2025
Duecento persone sfilano per le strade di Barriera Milano per Hamid Badoui. E c’è anche la sorella Zahira. Circa duecento persone si sono ritrovate questa sera, martedì 27 maggio, per il presidio di solidarietà in onore di Hamid Badoui, il 42enne marocchino che lunedì 19 maggio si è tolto la vita nel carcere di Torino (per il suo suicidio la procura ha aperto un’inchiesta) dopo essere stato arrestato in corso Giulio Cesare angolo corso Palermo due giorni prima, dalla polizia. E proprio nel punto dov’è stato arrestato, cioè largo Giulio Cesare, si sono ritrovati i manifestanti, molti dei quali membri del centro sociale Gabrio e dello Spazio popolare Neruda. “Hamid è vivo! Basta razzismo della polizia”, lo striscione in testa al corteo partito da corso Giulio Cesare e che ha sfilato lungo le vie di Barriera in direzione centro città.
- Santa Maria Capua Vetere (Ce). In carcere mancano farmaci salvavita, l’appello di 70 detenuti
- Torino. Il ministero taglia i fondi: chiude il Liceo artistico per i detenuti
- Milano. L’arte abbatte i muri: i detenuti di Opera creano un murales che trasforma la palestra
- Bari. “Il teatro che ripara, il teatro che è riparo”, appuntamento nella Casa circondariale
- Venezia. Le storie delle detenute e la Disney, così è nato il libro dedicato ai piccoli pazienti










