latinatu.it, 22 maggio 2025
Voci dei detenuti da Rebibbia e confronti sui temi che attanagliano le carceri. Interviene Salvatore La Penna, Consigliere regionale del Lazio gruppo Pd. Modera Rosalba Grassi. Ai piedi del Tempio di Giove Anxur giunge la quarta tappa del Book Tour di ‘Noi fuori’, il libro a cura di Emma Zordan, la suora che va incontro al pubblico. Sabato 24 maggio alle 17 si terrà a Terracina, presso la Parrocchia San Domenico Savio in via delle Arene, la presentazione del libro, una raccolta di testimonianze dei detenuti del carcere romano di Rebibbia, realizzato in seguito a laboratori di scrittura creativa.
di Gabriella Esposito
buonasera24.it, 22 maggio 2025
Voce ai protagonisti del progetto che ha trasformato la lettura collettiva in un potente strumento di arricchimento personale. Storie di rinascita e riscatto tra le pagine: la Casa Circondariale di Taranto ospiterà la giornata conclusiva dei Gruppi di lettura in carcere, un’iniziativa che ha trasformato la lettura collettiva in un potente strumento di crescita personale e riflessione per detenute e detenuti. L’iniziativa, in programma venerdì 30 maggio a partire dalle ore 10,30, vedrà i partecipanti condividere le proprie toccanti testimonianze, mettendo in luce il valore di un percorso che va oltre le sbarre.
Il Messaggero, 22 maggio 2025
Venerdì 13 giugno, all’interno del carcere di Rebibbia si disputerà la prima edizione de “I giochi della speranza”, in occasione del Giubileo degli sportivi. L’iniziativa promossa dalla Fondazione Giovanni Paolo II per lo sport, dal Dap - Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e dalla rete di magistrati “Sport e Legalità”, è stata presentata nel corso del convegno “Lo Sport Dentro” - Il ruolo della pratica sportiva nelle carceri per promuovere educazione e qualità della vita, un’importante occasione di riflessione e confronto sul valore educativo e rieducativo dello sport in ambito penitenziario.
di Marina Lomunno
vocetempo.it, 22 maggio 2025
Grande folla al Salone del Libro per l’assegnazione del Premio letterario “Meco” sui temi del carcere. Oltre 800 gli elaborati giunti alla giuria del concorso promosso dal Forum Terzo Settore e dai Salesiani, in collaborazione con “La Voce e il Tempo”. Decine di persone sono rimaste in piedi al Salone del Libro, venerdì scorso presso lo stand del Comune di Torino, dove si è tenuta la premiazione della 1ª edizione del Premio letterario “Meco”, dedicato alla memoria di Domenico Ricca, salesiano, per 40 anni cappellano all’Istituto penale minorile torinese “Ferrante Aporti, scomparso lo scorso anno. Un pubblico inatteso come la partecipazione al concorso di cui il nostro giornale era media partner: nel giro di due mesi sono pervenuti alla giuria da tutt’Italia 850 contributi di autori nati dal 2007 al 1947. Saggi, poesie, racconti anche di detenuti (nel carcere di Biella al termine di un laboratorio di scrittura si è deciso di partecipare al premio) e da 13 giovani ristretti al “Ferrante Aporti” a cui era dedicata una sezione.
di Claudio Bottan*
L’Osservatore Romano, 22 maggio 2025
C’ero anch’io accanto a Papa Francesco il 6 novembre 2016, Anno Santo della Misericordia, e non potrò mai dimenticarlo. Don Silvano, il cappellano del carcere di Busto Arsizio a cui mi legava ormai un rapporto fraterno di amicizia, ci aveva preannunciato che alcuni di noi sarebbero stati scortati a Roma per assistere alla celebrazione del Giubileo dei carcerati. Avremmo potuto farlo da una posizione molto vicina al Pontefice, ci aveva promesso “il don”. Nessuno tra gli undici “prescelti”, tuttavia, si sarebbe mai aspettato di trovarsi faccia a faccia con Francesco e, men che meno, accanto a lui come chierichetto. Abbiamo assistito il Pontefice nella fase di vestizione poi siamo entrati in processione e abbiamo preso posto ai piedi dell’altare cercando di reggere all’emozione.
di Viola Mancuso
gnewsonline.it, 22 maggio 2025
Ieri sera lo storico palcoscenico del Maurizio Costanzo Show ha ospitato un evento straordinario: il premio dedicato al grande giornalista e autore, una iniziativa che mira a valorizzare i progetti teatrali realizzati all’interno degli istituti penitenziari e a promuovere il teatro come strumento di riscatto e integrazione. Tra le 26 opere inviate dalle compagnie teatrali, la giuria composta dal conduttore Pino Strabioli, dall’attore Valerio Mastandrea, dal giornalista Paolo Conti e dalla presidente dell’associazione “Voglia di Teatro”, Brunilde Di Giovanni, ha selezionato la sceneggiatura scritta dai detenuti della casa circondariale Sanquirico di Monza, con il supporto della Compagnia teatrale dei “Geniattori”.
di Paola Gabrielli
Corriere di Bologna, 22 maggio 2025
Scutellà mette in scena “Antigone” con i giovani detenuti del carcere minorile Beccaria di Milano. I più giovani hanno appena 14 anni. Gli anziani, per così dire, non arrivano ai 25. Questa sera al Teatro del DAMSLab il Dipartimento delle Arti insieme al Dipartimento di Filologia Classica e Italianistica presentano Antigone, spettacolo di teatro-carcere della compagnia Puntozero Teatro con gli attori-detenuti dell’Istituto Penale Minorile Cesare Beccaria di Milano. Diretto da Giuseppe Scutellà, è un progetto composito. Nei giorni scorsi è stato svolto anche un laboratorio per gli studenti del nostro ateneo condotto dallo stesso Scutellà che partecipano alla messa inscena con un introduttivo, energic oK horos. Conclude il progetto “Rinuncia alla tua rabbia, mostra che sai cambiare” (ore 20.15. Prenotazione consigliata: unibo.it/damslab/eventi).
di Marianna Aprile
La Stampa, 22 maggio 2025
Il saggio di Marianna Aprile con Luca Telese racconta le comunità che ci provano ancora: “Bisogna essere refrattari alla resilienza, il più riuscito anestetico dei nostri tempi”. La relativizzazione dei diritti non l’abbiamo vista arrivare. Ma anche ora che ce l’abbiamo sotto gli occhi fatichiamo a riconoscerla davvero, quindi ad arginarla. Ma sta (anche) a noi farci domande, e farne, non tanto per leggere quel che fin qui è stato, quanto per provare a interpretare quel che è e quel che potrebbe essere.
di Francesca Spasiano
Il Dubbio, 22 maggio 2025
Nel piccolo giallo sul fine vita il finale non è ancora scritto. Un “testo condiviso” dalla maggioranza è ancora possibile, anche se il quadro è complicatissimo e la partita si gioca a carte coperte. Qualcuno tira un sospiro di sollievo: meglio nessuna legge che una cattiva legge, si sussurra fuori dal Palazzo. Dentro, invece, sono tutti a volerla. Almeno a parole. Perché a destra c’è anche chi farebbe volentieri a meno di una norma, nella speranza che un nuovo orientamento della Consulta tolga dall’imbarazzo il Parlamento.
di Piero Ignazi*
Il Domani, 22 maggio 2025
Sul tema la società civile italiana, come ai tempi del divorzio e dell’aborto, è molto più avanti rispetto ai governanti. La stessa Corte costituzionale è intervenuta ben quattro volte per dirimere tutte le questioni sorte in merito a una legislazione carente. Ma la maggioranza fa ostruzione, anche per le sue divisioni interne. Di chi è la mia vita? Questo è l’interrogativo essenziale di cui scriveva anni fa Roberto Escobar a proposito del caso di Eluana Englaro. Un caso che sollevò tanta passione emotiva e politica per la ferocia, questa sì mortifera, con cui la destra voleva impedire una fine degna a una vita già spenta da decenni. Ora siamo tornati a quel punto, perché in Italia raramente si fanno passi in avanti: si è condannati a eterni ritorni. Basti pensare a come l’essenza del fascismo, la sua pulsione autoritaria e nazionalista, stia tornando a infettare la società dopo un secolo.










