di Andrea Scutellà
La Stampa, 5 aprile 2025
Emerge da un verbale di un consiglio di disciplina presieduto dalla direttrice (non imputata), durante uno degli episodi oggetto del processo sui fatti del 2016. Alcuni feriti passarono la notte nella sala d’aspetto dell’infermeria senza letto. Dal verbale del consiglio di disciplina del carcere di Ivrea del 10 giugno 2016, presieduto dall’allora direttrice Assuntina Di Rienzo (che sarà sentita come testimone assistita alla prossima udienza), emerge con chiarezza: “Tenuto conto delle dichiarazioni del detenuto si dispone l’isolamento in cella liscia”. Cosa aveva dichiarato il detenuto? Secondo il verbale di “aver bruciato il materasso” e di “voler essere trasferito oggi stesso altrimenti compirà atti che causeranno molti problemi”. Quando il medico del carcere chiamato a testimoniare legge la parola cella liscia, sul documento che gli mostra l’avvocato Enrico Scolari, trasale. “Evidentemente allora si poteva”, commenta.
di Federica Pozzi
Il Messaggero, 5 aprile 2025
Un testimone: ucciso da 3 agenti. Era stato trovato impiccato nel carcere Mammagialla. Nuove indagini dopo un primo processo (in corso) contro 2 medici e un poliziotto. “Andrea è stato ucciso”, ne sono sempre stati convinti i familiari di Andrea Di Nino, morto nel carcere Mammagialla di Viterbo il 21 maggio 2018. E ne è convinto anche un testimone, vicino di cella della vittima, grazie al quale la procura di Viterbo ha riaperto le indagini sul caso, questa volta con l’ipotesi di omicidio volontario a carico di ignoti.
di Cesare Burdese
L’Unità, 5 aprile 2025
Ho visitato la Casa Circondariale di Ancona Montacuto insieme a Nessuno tocchi Caino e alla Camera penale. In simili circostanze la mia attenzione si concentra sull’architettura che visito, spingendomi sino a misurare le dimensioni delle celle. Il mio intento è quello di registrare lo stato materiale dei luoghi e acquisirne le criticità. Tale attività mi consente di entrare a contatto con gli aspetti più intimi della nostra miseria carceraria, frutto di una progettistica mai all’altezza del monito costituzionale. Ancona Montacuto appartiene al gruppo di carceri del nostro Paese della seconda metà degli anni 70 del 900, concepiti per la massima sicurezza e la custodia di detenuti resi al massimo grado inermi. Questo carcere, come quasi tutti gli altri, oggi, appare disumano e inadeguato a svolgere la funzione risocializzante della pena. Tra le criticità spicca in primo luogo la localizzazione in aperta campagna del complesso che rimane distante da tutto e raggiungibile con difficoltà coi mezzi pubblici.
studio93.it, 5 aprile 2025
Le voci dei detenuti dal Carcere di Rebibbia arrivano alla Curia vescovile di Latina. Oggi alle 18.00 ci sarà la presentazione del Libro “Noi fuori” a cura di Suor Emma Zordan, da anni volontaria alla casa di reclusione di Rebibbia dove tiene un laboratorio di scrittura creativa con le persone detenute. Modera l’incontro il giornalista vaticanista Roberto Monteforte. Il Vescovo di Latina, Monsignor Mariano Crociata, oggi ospiterà la presentazione del libro a cura di Suor Emma Zordan, della Congregazione delle Adoratrici del Sangue di Cristo, da anni volontaria alla casa di Reclusione di Rebibbia dove tiene un laboratorio di scrittura creativa con le persone detenute.
ecodellojonio.it, 5 aprile 2025
Per la prima volta il risultato di un laboratorio teatrale per reclusi verrà presentato sulle tavole del palco del Teatro Sybaris e non solo all’interno della struttura carceraria. Un’ulteriore barriera cade grazie al linguaggio universale del teatro. Sabato 5 aprile Aprustum porterà in scena lo spettacolo “Finale di partita” di Samuel Beckett, frutto di un percorso artistico e umano svoltosi all’interno della Casa Circondariale “Rosetta Sisca” di Castrovillari. Per la prima volta il risultato di un laboratorio teatrale per i detenuti verrà presentato sulle tavole del palco del Teatro Sybaris e non solo all’interno della struttura carceraria. Un’ulteriore barriera cade grazie al linguaggio universale del teatro.
di Anna Ascani
Il Domani, 5 aprile 2025
Una nuova grammatica dei rapporti, una nuova consapevolezza della necessità del rispetto dei diritti di tutte e tutti richiedono uno sforzo educativo che non stiamo promuovendo. La classe politica - tutta intera, maggioranza e opposizione - deve interrogarsi su quale sia il modo giusto per rendere l’educazione affettiva e sessuale strutturale nei percorsi scolastici. “Se domani tocca a me, voglio essere l’ultima”. Dopo il femminicidio di Giulia Cecchettin, molti di noi hanno sentito ripetere spesso questi versi di dolore e lotta di Cristina Torres-Cáceres. Riaffiorano sulle nostre labbra anche in queste ore in cui facciamo i conti con la rabbia e la sofferenza per la morte di due giovani donne, Sara Campanella e Ilaria Sula.
di Laura Onofri
Il Fatto Quotidiano, 5 aprile 2025
E invece i progetti sono solo extrascolastici. Due nuovi femminicidi di giovani ragazze in queste ultime ore hanno colpito profondamente l’opinione pubblica. Perché alcuni femminicidi scuotono le nostre coscienze più di altri? Per tante ragioni: la giovane età delle due ragazze, le modalità quasi identiche, l’ambiente culturale in cui vivevano, l’università frequentata da entrambe. Ma soprattutto il movente: avevano respinto la ossessiva, assillante e prepotente intromissione nella loro vita di due ragazzi che sono stati i loro assassini e non erano, o non erano più, legate a loro da una relazione. Dall’analisi dei femminicidi del 2024 eseguita dall’Uil risulta che le vittime sono in prevalenza donne adulte, in particolare nella fascia di età 31-50 anni, circa il 50%, mentre in quella fra i 21 e i 30 anni la percentuale è del 16%.
di Marco Balzano
Il Domani, 5 aprile 2025
L’offerta formativa degli istituti scolastici del Paese tra ritardi e stalli. Mentre il numero di femminicidi aumenta, ecco cosa succede nelle aule dove siedono le giovani generazioni. Giulia Cecchettin è stata uccisa quasi un anno e mezzo fa. Il giorno dopo il ministro Valditara aveva promesso di intervenire istantaneamente per far entrare nelle scuole di ogni ordine e grado l’educazione all’affettività, così battezzata per il disagio che a chi governa mette la parola “sessualità”. Nelle linee guida Unesco si chiama semplicemente Sexuality education, mentre il percorso alla conoscenza del corpo e alla relazione in base a un paradigma olistico si chiama Comprehensive sexuality education.
di Raffaella Romagnolo
La Stampa, 5 aprile 2025
Quando racconto la storia di Edipo che sulla strada verso Tebe incrocia il padre Laio e, non riconoscendolo, lo ammazza, in classe si fa silenzio. Succede ogni volta, è una specie di magia, però nera. Io adulta e loro ragazzi dimentichiamo le pareti spoglie, i banchi sbreccati, le sedie scomode per le loro gambe lunghe di quindicenni, dimentichiamo persino le distrazioni dei Social e ci troviamo di colpo alle prese con un’angoscia che travalica i millenni, primigenia, fondativa. Non si uccide il padre. Non perché lo dice la legge, non si fa e basta. La legge, i tribunali, vengono dopo. È un tabù, spiego, e infrangere un tabù distrugge l’individuo e fa saltare in aria la società. Edipo patricida pagherà duramente, e con lui i suoi figli, per generazioni. Di qui, credo, lo sgomento a leggere i fatti di Mezzolombardo. Perché ciò che è accaduto nella notte tra giovedì e venerdì a Simeun Panic e a suo figlio Bojan, e alla madre, e a tutti i loro famigliari e amici, non è semplice, amarissima cronaca: è tragedia.
di Silvia M.C. Senette
Corriere del Trentino, 5 aprile 2025
Lo psichiatra Crepet sull’omicidio in Trentino: “Nuove invasioni barbariche. Mi preoccupa questa ondata che attraversa l’Italia e i giovani che lavano nel sangue le beghe, come i loro trisavoli”. Paolo Crepet, psichiatra di fama indiscussa, non usa mezzi termini nell’analizzare la tragedia familiare avvenuta a Mezzolombardo. Un’analisi lucida e senza sconti, la sua, che si allarga alla società contemporanea.
- A Verona in piazza contro i maranza. “A difesa del veronese bianco”
- Le paure invisibili in un mondo infantile
- Quella bimba nel deserto è una crepa nel muro della nostra rimozione
- “Insegnante e giornalista, così provo a raccontare la mia Gaza distrutta”
- La crisi del sistema penitenziario in Italia: sovraffollamento, suicidi e soluzioni contestate










