di Marco Colombo
Il Domani, 5 aprile 2025
Dalla pagina Instagram “emargina il maranza”, creata nelle scorse settimane, arriva l’invito a scendere in piazza il 12 aprile “contro un fenomeno sociale ormai fuori controllo”. Ma se finora questi movimenti avevano tentato di mascherare la propria tendenza politica, stavolta emerge chiaramente il legame con Forza Nuova. Questa volta la matrice è chiara. Se nelle scorse settimane i movimenti “anti-maranza”, nati dalla pagina Articolo 52, avevano sempre tentato di rivendicare, goffamente, una piena autonomia rifiutando l’accostamento a qualsiasi area politica, a Verona è l’estrema destra neofascista a intestarsi questa battaglia. Senza nascondersi più di tanto, come spesso accade nella città scaligera, e anzi chiamando a raccolta tutti i propri sostenitori per una manifestazione anti-maranza indetta per sabato 12 aprile.
di Gabriele Segre
La Stampa, 5 aprile 2025
Dopo che la commissaria europea Hadja Lahbib ci ha mostrato come preparare il perfetto kit per sopravvivere alle emergenze, in rete spopolano i consigli in merito. È curioso, però, che si discuta più degli accessori indispensabili da infilare nello zaino (dalle barrette energetiche al coltellino svizzero) che da quale catastrofe dovremmo salvarci. Forse perché, in fondo, non ci importa davvero. Che si tratti di un attacco nucleare, di una nuova super-pandemia, del collasso delle reti informatiche o di un’invasione aliena, è da tempo che non riusciamo più a capire cosa ci spaventa maggiormente. In un presente incerto, in cui la cronaca assomiglia sempre più alla sceneggiatura di una puntata di Black Mirror, anche la nostra paura è diventata multipolare: frammentata, confusa, continuamente alimentata da minacce da ogni direzione.
di Emilio Minervini
Il Dubbio, 5 aprile 2025
Una bambina cammina scalza sulle roventi dune del deserto. Affronta da sola il silenzio di una prigione senza sbarre o confini, rotto solo dall’ululato del vento. “I suoi genitori potrebbero essere crollati dietro di lei, disidratati, cacciati o scomparsi durante le ultime espulsioni di massa di neri africani da parte della Libia. Forse sono stati arrestati e gettati nelle buche di Gharyan o Sikka. O forse sono stati lasciati morire, come tanti altri, nella terra di nessuno che l’Europa paga per mantenere invisibile”, si legge nella nota della Ong Mediterranea che giovedì ha pubblicato sui suoi canali social il video, diffuso da Refugees in Libya, che ritrae la bambina vagare solitaria e senza meta nel deserto tra Libia e Ciad. “Non si tratta di un incidente. È un’epurazione razziale, istituzionalizzata e finanziata dalla stessa Europa che dà lezioni al mondo sui diritti umani”, conclude la nota.
di Marta Serafini
Corriere della Sera, 5 aprile 2025
Ruwaida Amer, giornalista freelance di Khan Younis, è tra le finaliste del Premio Inge Feltrinelli. “Quando l’esercito ha spianato il cortile della scuola, i soldati hanno visto che l’edificio era in ricostruzione ma sono andati avanti lo stesso. È un posto vicino al mio cuore e piango ancora per il dolore. Ma resto orgogliosa di essere un’insegnante a Gaza”. Con la sua inchiesta pubblicata su +972 Magazine, è stata tra le finaliste del Premio Inge Feltrinelli, di cui si è da poco tenuta la cerimonia di premiazione a Milano. Via WhatsApp, dalla Striscia, Amer racconta al Corriere cosa vuol dire vivere e lavorare sotto i bombardamenti mentre tutto intorno a te viene distrutto. Ma anche del suo articolo dedicato ad un edificio a lei caro spianato dai bulldozer dell’Idf, la Rosary Sisters School, una scuola cattolica privata nella zona di Tal el-Hawa a Gaza City.
di Eugenio Cardi*
kulturjam.it, 4 aprile 2025
Il sovraffollamento carcerario in Italia è una vera e propria crisi umanitaria. Celle fatiscenti, condizioni disumane, perdita di dignità e diritti. Il sistema punisce senza riabilitare. Ignorarlo è abdicare ai principi di civiltà. La pena non deve mai negare l’umanità. Probabilmente nessuno di voi ha mai provato la terribile spiacevole sensazione claustrofobica di dover dormire al terzo livello di un letto a castello con il soffitto a 5 centimetri dal viso o su un materasso gettato in terra in uno stanzone malmesso e trascurato dove anziché sei persone ve ne sono dieci o dodici. Io l’ho visto, si può dire che lo abbia vissuto, da volontario delle carceri italiane (art. 17 Legge sull’ordinamento penitenziario), e devo dirvi che è qualcosa di assolutamente disumano, disagevole e lesivo della dignità umana.
di Antonio Lovascio
ilmantellodellagiustizia.it, 4 aprile 2025
Statistiche tragiche, che parlano da sole: nel 2024 ben 91 suicidi e dall’inizio del 2025 altri venticinque. Sono anni terribili per le carceri italiane, dove ogni giorno per il sovraffollamento viene calpestata la dignità umana dei detenuti e sono rese inaccettabili le condizioni di lavoro del personale penitenziario. Con i richiami del Presidente Mattarella, che invoca il rispetto della Costituzione, la scossa più forte alle coscienze è venuta da Papa Francesco, che durante il suo pontificato ha visitato, portando parole di conforto, non meno di sedici istituti di pena dimostrando una sensibilità particolare che deriva da un’esperienza profonda, personale. C’è una frase stupenda che dice sempre. “Ogni volta che entro in un carcere mi domando perché loro e non io”.
di Antonio Massari e Valeria Pacelli
Il Fatto Quotidiano, 4 aprile 2025
La circolare Dap del 27 febbraio scorso agli istituti penitenziari. Regolarizzare la gestione dei detenuti nelle sezioni di Alta sicurezza, con celle chiuse se non durante la partecipazione a determinate attività. Il 27 febbraio scorso, con una nota, la direzione generale dei detenuti del Dap ha chiesto agli istituti penitenziari di seguire tutti la stessa regola per la gestione dei carcerati più pericolosi. In una parola “custodia chiusa”, celle sbarrate se non per svolgere una particolare attività e non per oltre otto ore. Si ripristina dunque la stretta per i detenuti nelle sezioni di Alta sicurezza. Non parliamo dei reclusi al 41-bis, ma di condannati ritenuti particolarmente pericolosi per aver commesso reati come ad esempio associazione mafiosa o terrorismo. Un inasprimento che ovviamente non è stato gradito dai detenuti.
di Antonio Massari e Valeria Pacelli
Il Fatto Quotidiano, 4 aprile 2025
Una rivolta dei carcerati per rispondere alla nuova Circolare del Dap che ha ripristinato la chiusura delle celle dei detenuti in regime di Alta sicurezza. S.D.L., palermitano, all’indomani della stretta, dal padiglione “blu” del carcere di Sulmona, lancia l’avvertimento. O almeno questo scrive un agente della Polizia penitenziaria che, in una relazione “riservata” inviata agli uffici del Dap, riporta le reazioni di alcuni detenuti. Dal resoconto dell’agente emerge che S.D.L. gli dice: “Appuntato, perché vi state accanendo con questa chiusura delle carceri? Così facendo voi fate scoppiare le rivolte in tutte le carceri. Lo sapete che negli istituti ci sono i telefonini e se vogliamo ci mettiamo d’accordo in un attimo e in contemporanea facciamo in modo che in tutte le carceri d’Italia scoppiano le rivolte contemporaneamente”.
di Domenico Alessandro De Rossi
Il Riformista, 4 aprile 2025
Ben venga un intervento immediato, seppur temporaneo, contro l’emergenza. In molti si professano esperti per risolvere il problema del sovraffollamento. Dopo tanto sonno, anche coloro che si interessano di esecuzione penale hanno scoperto che le carceri con il governo Meloni scoppiano. Che in Italia il mondo penitenziario sia al collasso è cosa acquisita purtroppo da molto tempo. Già nel 2013 la Corte europea dei Diritti dell’Uomo si era accorta del fallimento politico, amministrativo e tecnico, sanzionando l’Italia con la famosa sentenza Torreggiani. Ma nulla in questo lunghissimo periodo è stato compiuto per fare di meglio, corrispondendo alle precise indicazioni richieste dalla Corte.
di Maurizio Carucci
Avvenire, 4 aprile 2025
Sei condannati su dieci sono già stati in carcere almeno una volta. La media dei reati ascritti a ogni uomo detenuto è pari a 2,4 contro l’1,9 di ogni donna detenuta. Si stima che il dato della recidiva possa calare fino al 2% per i detenuti che hanno avuto la possibilità di un inserimento professionale. Questi i dati evidenziati dal Cnel-Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, nell’ambito del programma Recidiva Zero, un articolato piano di intervento sviluppato nel corso dell’anno in collaborazione con il ministero della Giustizia e volto a favorire studio, formazione e lavoro in carcere.
- Da ddl a decreto. Il trucco del Governo per aggirare l’Aula
- La posta in gioco è la Costituzione
- “In galera! In galera!”. Alle radici dell’irrazionale refrain manettaro
- Nordio e i femminicidi: “Altre etnie non hanno la nostra stessa sensibilità”
- La resa del ministro Nordio sui femminicidi e quelle parole sconclusionate sulla “nostra etnia”










