di Leonardo Fiorentini*
L’Unità, 3 aprile 2025
Secondo lo studio realizzato per Canapa Sativa Italia sarebbe questo l’impatto della criminalizzazione delle infiorescenze di canapa industriale, con la perdita di oltre 22mila posti di lavoro. Un regalo ai produttori stranieri e al mercato illegale. Il Ddl sicurezza arriverà in aula al Senato martedì 15 aprile con un testo che, vista la mancata copertura di alcune norme, sarà necessariamente diverso da quello approvato a settembre scorso dalla Camera. L’esame è stato contingentato nei tempi, così il voto pare già possibile il giorno successivo. Il ritorno a Montecitorio è però certo: una porticina aperta anche per altre possibili modifiche del testo, ormai feticcio della destra al Governo. All’interno della maggioranza sembra si siano aperti spiragli per minimi emendamenti necessari a evitare le perplessità del Quirinale. In particolare, ci dovrebbero essere modifiche almeno sul carcere per le donne incinte, le schede sim per i migranti irregolari e la resistenza passiva assimilata alla rivolta carceraria. Quali saranno le compensazioni promesse a Salvini in cambio delle modifiche in aula, lo vedremo presto. Forse a partire dallo scudo penale per le forze dell’ordine.
di Giovanni Fiandaca*
Ristretti Orizzonti, 2 aprile 2025
È un dato di esperienza che i diritti riconosciuti sulla carta ai detenuti non sempre, all’interno delle carceri, vengono di fatto garantiti. Accade non di rado che, nel bilanciamento tra rispetto di diritti costituzionalmente rilevanti ed esigenze di ordine e sicurezza, siano queste ultime ad esercitare un peso prevalente in base a valutazioni contingenti dell’amministrazione penitenziaria ai vari livelli. Solo che entità come ordine e sicurezza, a causa della loro genericità e vaghezza, somigliano a formule magiche e contenitori pigliatutto utilizzabili per dare parvenza di legittimità anche a decisioni e disposizioni restrittive in realtà prive di giustificazione e, dunque, arbitrariamente limitatrici degli spazi di libertà che il nostro ordinamento giuridico consente anche alle persone in esecuzione di pena.
di Giovanni Maria Flick*
Ristretti Orizzonti, 2 aprile 2025
Il riconoscimento del diritto all’informazione - nel quadro delle convenzioni e dichiarazioni internazionali e del contesto costituzionale - è affermato dalla nostra Costituzione sotto un duplice profilo: il significato attivo (il diritto di informazione e la libertà di espressione anche nel sistema dei media) e passivo (il diritto a essere informato, a ricevere e a cercare l’informazione).
di Federica Olivo
huffingtonpost.it, 2 aprile 2025
Spulciando nel bando che scadrà il prossimo 10 aprile si scopre che la soluzione del governo per rispondere agli oltre 11 mila detenuti in più presenti negli istituti penitenziari italiani sono strutture prefabbricate destinate a ospitarne solo il 3,5%. De Fazio (Uilpa) ad HuffPost: “Così il ministro dimostra di non credere né alla riduzione dei detenuti né alla costruzione di nuove carceri”. Qualche agente penitenziario di grande esperienza il sospetto lo aveva avuto da subito. Quando aveva visto, a fine febbraio, il video che ritraeva il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ammirare estasiato il progetto che avrebbe portato all’installazione di container prefabbricati nel cortile del carcere di San Vito al Tagliamento, per ampliare la struttura, e definirlo “un modello da sogno”, in chat con alcuni colleghi aveva insinuato: “Ma non è che vogliono fare come con l’Albania?”.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 2 aprile 2025
Le opposizioni contro i blocchi detentivi previsti nel nuovo piano di edilizia penitenziaria. Il nuovo piano-sperpero di edilizia penitenziaria da 32 milioni di euro per la realizzazione di appena 384 nuovi posti detentivi - nelle carceri sovraffollate come ai tempi della condanna Cedu - arriva al suo primo giro di boa. E scalda gli animi, con la protesta delle opposizioni e la difesa ad oltranza del sottosegretario Delmastro. Mentre il Dap naviga a vista, in attesa da oltre tre mesi di un nuovo capo la cui nomina è ostacolata ormai solo dalle imposizioni dell’esponente biellese di Fratelli d’Italia, numero due di via Arenula, che considera il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria feudo personale.
di Felice Manti
Il Giornale, 2 aprile 2025
Il 10 aprile la gara Invitalia, ogni blocco è smontabile e può ospitare 24 detenuti. Servono almeno 1.500 posti in più contro il sovraffollamento per evitare le sanzioni Ue. Ma sul Dap e sul governo è scontro. Le carceri italiane si confermano un colabrodo dove entra di tutto, la sinistra accusa il governo di immobilismo e chiede di svuotarle per evitare i troppi suicidi, l’esecutivo pensa invece a realizzare dei moduli prefabbricati per ampliare la capienza degli istituti. Entro il 10 aprile con una procedura ristretta gestita da Invitalia sarà infatti possibile presentare delle offerte per realizzare questi 16 “blocchi detenzione trasportabili e smontabili” da 2 milioni di euro l’uno (gli stessi usati per realizzare i neo Cpr in Albania), prefabbricati in calcestruzzo, standardizzati e trasportabili, dotati non solo di celle 6 metri per 5, compreso un bagno di tre metri quadri, ma anche mini spazi comuni per biblioteca, barberia, sala psicologo e palestre, oltre a impianti di sicurezza avanzati, ciascuno progettato per accogliere 24 detenuti e aumentare la capienza delle carceri di appena 384 posti, al costo di circa 83mila euro l’uno.
di Mattia Gisola
rivistamissioniconsolata.it, 2 aprile 2025
Sette ex detenuti su dieci tornano a delinquere. Il numero di suicidi in cella ha raggiunto un nuovo record. Questi dati mostrano che la funzione rieducativa del sistema penale non funziona. La storia di un ex detenuto fa riflettere sul carcere, e su quello che avviene dopo. L’articolo 27 della Costituzione italiana recita: “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. Nel 2021, però, solo il 38% dei detenuti presenti nelle carceri italiane stava scontando la prima detenzione, il 62% era già stato ristretto, il 18% era addirittura alla quinta carcerazione. Questo significa che, nella maggioranza dei casi, la funzione rieducativa della pena ha fallito. Il sistema penale dovrebbe occuparsi delle persone che hanno commesso reati per evitare che ne commettano altri, e con il fine di reimmettere in libertà individui capaci di vivere nella legalità.
di Alessia Arcolaci
Vanity Fair, 2 aprile 2025
Diana, Roberta e Anna vedono i mariti in carcere, ma non possono abbracciarli. I giudici hanno autorizzato le stanze dell’amore, ma gli ostacoli ci sono ancora. Se il desiderio di riabbracciarsi fosse un paesaggio con alberi dal fusto largo sui quali scende pacifica la prima neve, la storia di Diana e Diego (nomi di fantasia), che non si abbracciano da quando lui è finito in carcere, dovrebbe apparire ai nostri occhi con la stessa candida tenerezza. Ma quando si sconta una detenzione, la dolcezza è la prima cosa a essere recisa. E allora, se vogliamo continuare a immaginare questa coppia come quel tenero paesaggio imbiancato, dobbiamo fare lo sforzo di vedere la neve scendere nell’auletta dai colori pallidi adibita ai loro colloqui, dentro al carcere.
di Giuliano Foschini
La Repubblica, 2 aprile 2025
Magistrata di sorveglianza abruzzese, il sottosegretario vorrebbe che diventasse la prima donna alla guida del Dipartimento. Oggi è vice. Quando ieri il sottosegretario Andrea Delmastro ha detto ai cronisti che “sul Dap non c’è alcuna novità”, stava dando una notizia. E cioè che per il momento, per lui, il solo nome in campo per guidare le carceri italiane è l’attuale reggente, Lina di Domenico, la magistrata attorno alla quale si sta realizzando lo scontro tra il governo e il Quirinale. La storia ormai è nota: Di Domenico è stata scelta dal governo senza un’interlocuzione con il Colle a cui spetta la scelta. Di più: addirittura il Csm nei primi giorni di gennaio ha votato per il suo distacco (Di Domenico è una fuori ruolo) dando per scontato una nomina che invece non c’era. E tre mesi dopo non è ancora arrivata.
di Simona Musco
Il Dubbio, 2 aprile 2025
Nulla di nuovo sul fronte occidentale, ha risposto il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro a chi ieri gli chiedeva se ci fossero novità sulla nomina del capo del Dap, poltrona vuota da fine dicembre, dopo le dimissioni di Giovanni Russo, che aveva sbattuto la porta proprio per gli attriti con Delmastro. Una lunga attesa diventata imbarazzante, mente gli istituti penitenziari macinano l’ennesimo suicidio, il venticinquesimo dell’anno, nel silenzio generale. Anche perché dietro la lunga attesa c’è un incidente diplomatico di non poco conto: la scelta di un successore - il numero due di Russo, attuale facente funzione, Lina Di Domenico - con tanto di visto del Consiglio superiore della magistratura, senza avvisare il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che è anche Capo delle Forze armate.
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